Italia commissariata. La Bce ci salva ma…

La notizia è una NON notizia: lo Stato italiano è stato commissariato. Perché è una NON notizia? Semplice: la storia della Repubblica italiana nata dalla resistenza ci dice che il commissariamento è cominciato 75 anni fa e che i nostri commissari sono per la precisione e in ordine di materia: gli Stati Uniti d’America, per la politica internazionale; la Bce per la nostra politica monetaria e, quindi, di conseguenza immediata anche economica; il Vaticano per quanto riguarda la nostra politica etica. La notizia vera, semmai è che la Germania, il paese più economicamente virtuoso d’Europa, si è aggiunta agli altri commissari.

E’ successo questo. L’Italia, in seguito al dissesto economico che ha nel debito pubblico la prima delle cagioni, è a rischio fallimento. Né più né meno – lo abbiamo ripetuto più volte qui, sul Fondo – di quanto è capitato alla Grecia. Tra gli altri indici che stanno a segnalare un tragico default della nazione italiana, c’è il tasso d’interesse dei nostri titoli di borsa che continua a salire. Continua a salire perché ne abbiamo dovuti emettere così tanti che ormai il mercato che li acquista è quasi saturo e per essere resi appetibili e, quindi continuare ad ottenere prestiti, gli scienziati della nostra economia non trovano di meglio che alzare l’indice di profitto. Al momento, siamo arrivati ad offrire i nostri titoli decennali al  6,1% d’interesse.  Tanto per fare un raffronto: la Grecia, maglia nera,  per continuare a venderli offre un tasso del 15,57%, mentre la Germania può permettersi di non spendere oltre il 2,35% per ogni titolo emesso.

Il commissariamento lo ha denunciato con un editoriale sul Corriere della Sera di ieri, un certo non disinteressato alla questione Mario Monti. Il quale ha reso se non note quantomeno alludendone  (tanto chi doveva capire, Berlusconi e Tremonti, in primis, ha capito benissimo) che, dopo la risoluzione della Bce, in accordo con la cancelliera tedesca Angela Merkel, di comprare direttamente i nostri titoli per non far andare deserta la prossima asta, i soccorritori hanno fatto pervenire al Governo italiano le proprie condizioni di aiuto. E in quella lettera è detto chiaro e tondo cosa il nostro Governo deve fare.

Il primo comandamento è questo: strappare la recente manovra finanziaria che il governo aveva preparato e riscriverla. Quella manovra conteneva un macroscopico trucco [leggere QUI il mio articolo: “Manovra finanziaria. Il trucco c’è e si vede”]. In sostanza, si trattava di dilazionare gli interventi che avrebbero dovuto racimolare 45 miliardi di euro in quattro anni rimandando al secondo biennio, ovvero: al dopo le prossime elezioni il grosso del prelievo. La Bce gli ha detto che non solo i miliardi necessari per coprire il buco sono una settantina (se bastano) ma che l’intervento massiccio va fatto adesso, subito.

Il secondo comandamento, invece, predica: servono riforme strutturali. Il taglietto alla spesa della pubblica amministrazione qui e la tassuccia sanitaria lì non bastano. La prima cosa da fare è riformare le pensioni,  elevando l’età pensionabile a 70 anni fin da subito.

Il terzo comandamento recita: in Italia ci sono ancora tante cosucce interessanti da privatizzare che fanno gola al mercato finanziario. Forza, procedete alacremente al piano di liberalizzazioni. E anche qui: subito.

Berlusconi l’ha presa male.   Intendiamoci: la responsabilità di quanto sta accadendo non è soltanto sua. Il debito pubblico in Italia ha cominciato ad avvitarsi in maniera centrifuga negli anni Settanta, quando lui non s’era ancora nemmeno sognato di scendere in politica. Inoltre, del famoso e famigerato diciassettenio berlusconiano, i governi a sua leadership hanno retto solo, a tutt’oggi, per 9 anni. Gli altri otto che lo hanno intervallato sono stati retti dai vari Dini, D’Alema e, soprattutto, Prodi. E, con ogni evidenza, le responsabilità del rischio crack, per omesso intervento di prevenzione, va equamente e proporzionatamente distribuito. Questo va detto per onore di onestà intellettuale e di verità della cronaca.

Le sue responsabilità vere, in termini di politica economica, sono quelle di aver fatto perdere via via credibilità all’ azienda Italia, con l’ultima furbata (la penutima l’abbiamo raccontata sopra) di andare, pochi giorni fa,  in Parlamento a riferire che: “tutto va bene signora marchesa: sono l’Europa e la Bce che non capiscono la portata innovativa del nostro piano di salvezza, recupero e rilancio dell’economia”. Invitando gli italiani, per sovrapprezzo di ilarità, a comprare le azioni di Mediaset. Al che, in quei siti, dopo essersi fatti una bella risata per l’ennesima barzelletta, hanno presa carta calamaio e penna e gli hanno spedito la bella lettera di commissariamento che abbiamo in oggetto.

Prospettive? Mah! In Spagna, che sta più o meno nelle nostre stesse condizioni, il premier Zapatero si è appena dimesso. Personalmente, non credo che un nuovo governo italiano, comunque composto, abbia da fare cose diverse da quelle che ci sono state dettate. Che ad eseguire il diktat sia Berlusconi, Monti o chi per loro e/o insieme a loro, farà poca differenza. Certo che un atto di onestà politica da parte sua (di Berlusconi) servirebbe a rendere se non più credibile almeno meno ridicola la nostra tragica situazione.

miro renzaglia

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