Islam, Ramadan e dintorni…

L’articolo che segue è stato pubblicato venerdì scorso, 26 agosto, sul settimanale Gli Altri. E’ qui ripreso per gentile disponibilità dell’Autore e della Direzione.

La redazione

SI FA PRESTO A DIRE CITTÀ MULTIETNICHE
SULL’ISLAM ANCORA TANTA IGNORANZA

Sempre più ormai agosto appare come il mese in grado di far luce sulla situazione  socio economica del nostro paese e non è difficile verificare quanto si stia consolidando la grande mutazione “antropologica” della vita delle città europee, dalle metropoli a quelle più piccole si afferma una realtà multietnica, plurireligiosa di cui si parla, sopratutto in termini politici e culturali, ancora troppo poco.  Roma non fa certo eccezione, in questo periodo, attraversandola in auto, la carellata d’immagini che si mostrano agli occhi certifica un paese di anziani e di stranieri –  spesso insieme gli uni accompagnatori degli altri nel loro incedere faticoso –   mentre in alcuni quartieri della capitale a più numerosa presenza immigrata si rivedono le scene degli anni cinquanta quando non c’era altro refrigerio e passatempo se non nella propria strada, dotandosi di sedia portata da casa.

A quell’immaginario delle “domeniche d’agosto” di Luciano Emmer,  di «quei pomeriggi azzuri e lunghi in cui non c’era neanche più un prete per chiacchierare», nel repentino volgere  degli ultimi ventanni, si è sostituito un nuovo paesaggio urbano chiassoso e  che ha visto in quartieri in dismissione il costante risorgere di negozietti al minuto:  kebab,  i frutta e verdure gestite da bangali  fino ai cinesi che ora iniziano a gestire bar e caffè. di sicuro la sovrapposizione di queste nuove vivaci foto di “cartoline”  negli stessi scenari  pasoliniani (Quadraro, Centocelle e Maranella) risulterà assai fastidioso  ad un certo populismo che non pare proprio disposto a rassegnarsi a questa grande mutazione,  dove tutto invece rimanda inevitabilmente più a dimensioni autentiche, neorealiste dell’esistenza piuttosto che alla patina delle illusioni che hanno dominato il recente ventennio del liberismo.

La Crisi politica e finanziaria del cocente agosto del 2011 coincide col sacro mese del Ramadan, il nono mese del calendario lunare in cui nel Corano è prescritto il digiuno, a causa degli 11 giorni in meno di differenza col calendario solare, il Ramadan slitta continuamente cosi capita che il mese del digiuno cada in pieno dicembre altrettanto nei prossimi sette anni il Ramadan si svolgerà nei caldi mesi estivi.

Cosa rappresentino per il milione e mezzo di musulmani presenti in Italia, le moschee o per meglio dire le sale di preghiere (garages, magazzini riadattati alla meglio) può essere osservato proprio durante il Ramadan, statistiche più o meno attendibili danno comunque al 71% la adesione al digiuno nelle comunità islamiche; variegate etnie (marocchini, egiziani senegalesi, pakistani, somali, turchi)  che perpetuano non solo i riti religiosi ma anche le loro più strette consuetudini alimentari del paese di origine. Perche al tramonto c’è finalmente il pasto, una festa per aver vinto  sulle proprie debolezze, Si è dato cosi vita ad un indotto di macellerie halal (lecite) e non solo (librerie, abbigliamento) che a Roma si “aggrappa” intorno alle principali sale di preghiere, a Roma ce ne sono una quindicina, partendo da Piazza Vittorio, arrivano via via fino a Tor Pignattara e a Centocelle. Mentre gli egiziani prediligono l’asse sud-ovest (Laurentina. Magliana, Ostia). Tutti luoghi, come lo è a Milano via Padova,  di rinsaldo dei legami sociali ma anche di rimescolamento di tutte le identità, esemplare i barbieri arabi con clienti romeni, sudamericani fino ai pensionati italiani.  Ulteriore segno della mutazione: si cominciano a vedere ai funerali dei musulmani anche i loro amici italiani non musulmani, efficace in questo la scena nel film su Marsiglia, “l’Immortale”, dove Jean Reno partecipa ai riti della sepoltura islamica del suo amico “ karim”.   Ramadan difficile in quest’estate  quando fra le 4 e mezzo del mattino e le otto non si può ingerire alcun tipo e quantità di cibo e di bevanda. Naturalmente fare il digiuno non è dell’ordine delle torture quanto quello del vincere i limiti delle propria corporeità, è la disciplina della volontà individuale che si può interrompere qualora non se ne possa fare a meno, ovviamente i malati, i bambini, gli anziani, le donne incinte ed anche chi si trova in viaggio è esentato dall’impegno del digiunare.

Al contrario di Parigi o Londra o perfino di Amsterdam di Wilders, In Italia non esistono veri e propri edifici di culto islamici se non la Grande Moschea di Roma e quella di Segrate a Milano 2, solo l’estate torrida e vacanziera desertificando i condomini ha potuto evitare frizioni su parcheggi e silenzi che la straordinaria affluenza di fedeli comporta durante il Ramadan.

Tuttavia cresce la consapevolezza della politica italiana più avvertita di quanto una moschea possa costituire  l’espressione concreta e simbolica della città, delle sue istituzioni, nel voler  considerare i musulmani parte integrante dell’intero tessuto economico e sociale, quella allestita a Pordenone lo scorso anno e la costruzione in atto delle moschee di Genova e di Ravenna sono il segnale di un tale indirizzo. Traguardo non facilmente acquisibile come si è visto a Milano dove lo slancio della nuova amministrazione non ha trovato piena corrispondenza nelle organizzazioni islamiche meneghine  rinserratesi nelle proprie specificità ideologiche

Del resto le difficoltà non vanno sottaciute: si sa troppo poco gli uni degli altri che a loro volta sono profondamente diversi: chi gliele spiega a Pisapia le differenze “teologiche” tra “fratelli musulmani”, “tabligh”, “salafiti” e “sufi”? Si fa presto a dire mettetevi tutti insieme. Nel film di Ricki Tognazzi Il padre e lo straniero tratto dal romanzo di De Cataldo, al di là di acune superficialità, il protagonista arabo è rappresentato  affascinante, come possono esserlo  dei musulmani che s’incontrano tutti i giorni, immersi in una dimensione del sacro, senza un clero,  che riguarda tanto l’individuo che i suoi rapporti con gli altri  ma la percezione del film come di molti è che resta un alone di incomprensibilità.

Non si tratta come vorrebbe la vulgata dell’islamofobia dilagante di allarmi sul terrorismo,  estremismo vario,  con o senza burqa però si fa sentire l’assenza di una adeguata intermediazione: al contrario degli altri paesi europei, in Italia, non ci sono parlamentari musulmani che possono realmente interloquire con le comunità, le esperienze passate sono state un disastro. Sopratutto mancano nei media più autorevole (Repubblica e Corriere  etc)  quell’attenzione e quella presenza di giornalisti musulmani in grado non solo di informare ma di formare una opinione pubblica sulla complessità della realtà islamica che proprio dall’”uno, due, tre” della primavera araba ha ricevuto un input formidabile di rinnovamento e di ottimismo; ad esempio la gestione dei luoghi di culto islamici non raggiunge quasi mai quegli standard di pluralismo e di trasparenza che buona parte dei musulmani italiani si auspica, non sempre gli imam sono in grado di dare adeguati responsi alle problematiche della vita quotidiana cosi come i programmi di interazione con il territorio paiono largamente insufficenti, anche la macellazione halal necessiterebbe di una tutela a favore del consumatore musulmano. Tutte questioni che sembrano cozzare contro l’acquisita separazione tra stato e religione (della serie sono affari vostri).

Omar Camiletti

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