Strage di Oslo. Tutte le cantonate dei giornali

Sfogliando i giornali del 22 e 23 Luglio, i grandi editorialisti della stampa italiana tratteggiavano scenari apocalittici. Il mondo islamico è tornato a mostrare il suo volto più oscuro e violento. Il Giornale e Libero si sono esercitati nella caccia all’islamico, pronto per essere offerto in pasto ad un opinione sempre più vorace ed eternamente fragile, profondamente scossa dalla ferocia di Oslo.

Al neutrale “Sono sempre loro. Ci attaccano” del Giornale (costretto a correre ai ripari con un più ecumenico “Attacco sanguinoso. Strage in Norvegia” , [leggi anche QUI]  ed il pacato “Con l’Islam il buonismo non paga” di Libero, hanno fatto seguito i più inquietanti “dubbi sulla rivendicazione della Jihad” del Mattino e della Stampa ed i sinistri “sospetti su Al Qaeda” del Corriere della Sera, mentre Il Foglio ammonisce “Oslo sotto attacco ricorda che al Qaida che l’ha con la Norvegia”, sul lato sinistro se La Repubblica ed Il Manifesto si astengono dall’indicare i possibili responsabili, mentre l’Unità rilancia la “rivendicazione jihaidista”.

Alcuni di voi diranno che era necessario dare comunque un’indicazione dei possibili colpevoli (chi l’ha detto?) , che le notizie erano frammentarie e provvisorie (astenersi dal giudicare no eh?) e soprattutto che i giornali ad una certa ora devono chiudere per andare in stampa, non è possibile scomodare nuovamente l’esperto o l’editorialista di punta per indicare un nuovo colpevole, è scorretto.

Vittima di questo perverso meccanismo è l’attendibilità delle fonti, è irrilevante , purtroppo per loro, che le opinioni precostituite sul movente islamico vengano superate incredibilmente dai fatti, tanto il giorno dopo nessuno chiederà scusa, ci saranno i “nazisti del Nord Europa” a fungere da “capro espiatorio”, pronti a soddisfare gli appetiti belluini di una platea affamata di colpevoli.

Infatti Domenica 23 Luglio, pur essendo il quadro investigativo più chiaro con la cattura del reo confesso Anders Behring Breivik, la situazione non migliora, anzi.

Non potendo platealmente sconfessare le teoria del giorno precedente, vedi mai che qualche attento lettore si fosse stufato delle prese in giro e della disinformatia , la stampa non abbandona la tesi della pista islamica e pur di non arrendersi all’evidenza dei fatti (la fisionomia caucasica non è indicativa) cerca di saldare «i metodi mediorientali con una strage legata all’estremismo interno, forse neonazista».

II Corriere della Sera forse soffre di strabismo da un lato mette in guardia dalle “schegge della galassia neonazi” con le sue paurose “ombre nere” e “la trascurata lezione di Larsonn” (pag. 8) , dall’altro invita con Pierlugi Battista ad osservare come «Alla smania frettolosa e spaventosamente disinformata con cui i cantori dello scontro di civiltà hanno subito gridato al terrore di marca islamista si replica con altrettanta sicumera sulla pista della cospirazione nazista» (pag. 9).

Se Belpietro dopo la punzecchiatura di Vendola, correggeva il tiro con un «Ha ucciso 100 norvegesi perché odiava gli islamici» e provando a giustificare l’apertura del giorno precedente indicando come «la dinamica degli attentati è identica a quella tipica di Al Qaeda» e soprattutto che «il clima di esasperazione e di angoscia favorisce l’esplosione di altri estremismi».

Feltri fa peggio nell’editoriale di Domenica, additando come possibili responsabili della strage «qualche estremista, che in ogni paese che sotto la camicia porta la croce celtica ed è pronto a comportarsi coerentemente con le idee che essa simboleggia». Ci pare superficiale l’accusa di Feltri, parole degne di un militante antifascista e, forse, non è lo stessa persona nella cui stanza troneggia (troneggiava ?) il busto di Benito Mussolini

Stranamente il Manifesto e Repubblica quasi mai teneri con “l’ultra-destra” e spesso superficiali sul tema,  evidenziano come le cosiddette «idee [fasciste e naziste, ndr] possono risultare vuote, quantomeno inadatte» e che bisogna prestare attenzione alle differenze tra il movimento neo-nazista e questi «conservatori culturali». Nei suoi scritti online, Breivik non mostra i segni del tradizionale razzismo dell’estrema destra; condanna l’islam come ideologia politica e non i musulmani come una sorta di razza inferiore, non promuove crociate contro il mondo islamico, sostiene Israele e denuncia il nazismo storico.

Il pantheon culturale del giovane norvegese è, insomma, alquanto confuso e controverso, quasi come certa stampa…

Alfonso Noel Angrisani

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