Radiografia di uno sfacelo

Radiografia di uno sfacelo è un concerto di musica-poesia, da me scritto diretto e interpretato che, negli anni, ho rappresentato in parecchie città italiane. Lo replico oggi a Roma. Per chi non è possibilitato ad assistere, offro il testo  ed il link [CLIKKATE SULLA COPERTINA] dove  si può ascoltarlo registrato. Certo: dal vivo è un’altra cosa.

miro renzaglia


I

Muhammad ibn Ahmad

Muhammad ibn Rushd negò, è vero,

la città di ‘Ad. E a Palermo

fu astrologo di Federico II.

Ma la teoria della doppia verità

È uno scherzetto scolastico.

Ai commenti degli Ulema,

Solo pochi ritocchi.

Arcana Imperii:

non mi fido della critica

a ragion veduta.

Chiuso il sipario,

quello che si può fare è:

radiografia di uno sfacelo

e… qualche similitudine.

II

Ero giovane e non potevo ammettere altre verità che le mie, né concedere all’avversario il diritto di avere le proprie, di farle valere o di imporle. Che i partiti potessero affrontarsi senza annientarsi superava le mie capacità di comprensione. Vergogna della specie, simbolo di un’umanità esangue, senza passioni né convinzioni, inadatta all’assoluto, priva di avvenire, limitata sotto ogni aspetto, e incapace di elevarsi a quell’alta saggezza che mi insegnava che l’oggetto di una discussione era la polverizzazione del contraddittore.

Così io consideravo il regime parlamentare. E, in compenso, i sistemi che lo volevano eliminare mi sembravano belli, tutti, senza eccezione,

all’unisono con il movimento della vita: la mia divinità di allora.

Chi, prima della trentina, non ha subito il fascino di tutte le forme di estremismo, non so se devo ammirarlo o disprezzarlo, considerarlo un santo —————– o un cadavere…

III

LETTERA A UN COMPAGNO

Caro Marco,

ti dico  subito come mi sento: sono un fallito, sono un uomo.

Del mio bilancio assumo per intero la responsabilità: voglio che nessun altro se ne ascriva la colpa o il merito: né il destino, né l’inconscio, né i padri, né la società né, come diceva Pasolini: “il potere imparlabile che ci ha voluto contro il potere”. E nemmeno chi, in una bella e fredda notte del ’79, mi ha scaricato addosso il piombo della sua rivoltella.

In una mia poesia, proprio ripensando a quegli anni, ho scritto: “In realtà non volevo niente, / ma con tutte le mie forze”.

A chi mi chiedeva di esibire le mie generalità politiche, rispondevo: fascista di sinistra anarchico e rivoluzionario.

Storicamente contraddittorio? Ma, sì! può darsi. Ma la storia è forse coerente?

Mi sono sempre piaciute le ballate anarco-nichilste di Francesco Guccini. C’è ne è una che all’incirca fa così:

Non ho utopie da realizzare

Non dico più d’essere poeta

Stare a letto il giorno dopo

è forse l’unica mia meta.

Mi ci trovo quasi per intero.

Quasi: perché “stare a letto”, a me, non m’è proprio mai riuscito. Non potevo letteralmente stare fermo. Agire. Reagire. Senza illusioni. Senza speranze. A volte, addirittura, sorprendendomi a desiderare che la mia stessa azione fallisse. Ma in ogni caso agire, per dio! Se non altro.

Ho preferito i cortei burrascosi. I volantini sgrammaticati. I pianti lacrimogeni. La nebbia di MS e Nazionali senza filtro nelle fumose sezioni di partito, tra nostalgici del passo dell’oca e coetanei che vedevano nero attraverso i ray-ban di ordinanza.

Il secchio di colla, la mazzocca e il rotolo di manifesti con firma a fiamma o a celtica che fosse. Gli slogan sgolanti rivoluzioni irreali. “Le assemblee dove vorticava un’idea confusa, un’assoluta certezza / una presunzione di eroi destinati a non morire.”

E gli scontri di piazza a gloria degl’ismi, tra scismi interiori e logici lager. Tutto per l’azione e nient’altro che lei. Mia sposa senza promessa.

Caro Marco,

negli anni della nostra giovinezza ci siamo scatenati contro una guerra in-civile che non ha cambiato niente in meglio. In peggio, invece, sì. Ci siamo odiati, scontrati, sprangati, sparati. Fu orrendo il modo e sbagliata la causale del versamento. I reduci degli opposti estremismi, i sopravvissuti alla strategia dalla tensione non possono né devono permettersi alcuna enfasi, nessuna retorica. Ma in fondo, non è un male. Ripensandoci bene, siamo esentati dal dover tirare acqua verso un mulino qualsiasi.

Non so se i figli potranno capire. A loro, tutto è dovuto. Da loro, nulla è lecito pretendere. Ma nonostante il nostro dovere sia soprattutto quello di lasciarli sbattere la testa per proprio conto, mi preoccupa il pensiero (perché, cazzo! è sempre il maledettissimo pensiero a pre—occupare) che possano sbagliare nemico. Come abbiamo fatto noi.

III

Sulla scia ipnotica del dis-astro,

ribelle all’incognita durata del mio viaggio,

vado a caccia di neuroni,

tra fonti d’annichilazione e nuvole d’antimateria.

La memoria pascola nell’ippocampo,

io sono quello che mi ricordo:

la mia maestrina che mordicchia la sua bic a scatto

e una voce che esce dal collo della bottiglia

“A quattro anni sapevi già leggere”

C’infilo l’occhio a cannocchiale e metto a fuoco:

“Guarda guarda: è mio padre…”

Un sorso e la butto in mare:

Mayday Mayday Mayday

La mia ancora sta arando

“Venite in pace dove dico i-oooooo.

Il posto è a meno di un no lungo chilometri

dalla Cappella del Dialogo.”

“Tuo figlio ha bisogno di io——-odio.”

Lunetta tattica alla mano,

salto sulla nave scuola

e misuro l’angolo di bolina.

Sulla rotta a variata del mio cervello

Ho dato l’autostop a un altro pensiero.

“Beh??? Nun ce vedo proprio gnente de male.”

“Terra”

Non altro.

Qui la vita è surrogata e non costa un cavolo.

Qui, tra opera morta e opera viva,

solo se fossi un dio mi farei clonare

IV

1971. Roma. Via della Vasca Navale. Due gruppi, imbardati e bellicosi, si fronteggiavano sul piazzale esterno della scuola: il Nautico era assaltato. Davanti al cancello d’ingresso, i fasci. All’imbocco della via, più numerosi, gli altri. Si scambiavano slogan truci. Dalle bombe sui treni alle nostre non rare incursioni contro le altre scuole di zona, ogni pretesto era buono per essere puntati. La cosa – per la verità – non ci dispiaceva. Se c’era da menare, nessun fascista se ne è mai rammaricato granché. Rimasi per qualche minuto, muto osservator di scena. Ero fermo tra un:

“Camerata basco nero / il tuo posto è al cimitero”

Ed un:

“Piazzale Loreto / Sarà vendicato”

Avrei potuto schierarmi con la stessa consapevolezza politica (in quel momento quasi nulla…) in uno o l’altro dei due schieramenti. Restare neutro, no: non è da me. Il ragionamento abbassò lentamente le sue pretese. Si mise in moto qualcos’altro.

Ho una vocazione metafisica per il centro. E lì c’era un accerchiamento in atto. Fui fatalmente attratto dal fuoco, non dalla linea di circonferenza.

Inoltre, per quanto, allora, politicamente semianalfabeta, sapevo con certezza qual era l’appostamento che aveva già perso in partenza. Ecco: prima ancora di leggere Nietzsche, per non dovermi chiedere se al getto di dadi favorevole, tante volte non fossi un baro, ho sempre preferito la puntata a perdere piuttosto che la giocata giusta. Che poi, non è la cosa più furba del mondo, eh? lo riconosco. Ma credo che salvo è fatto ognuno dalla propria croce.

Oggi, so che anche gli altri non erano destinati “a una meravigliosa vittoria [.] che non esisteva”, però, lo intuiva in quel momento, solo Pasolini…

Sia come sia: il thimos surriscaldò il frullìo cerebro-spinale. Alzai la sciarpa sul viso, feci il saluto romano e mi calai nella mia parte.

V

Nel suono della pressa esecutiva dell’ultimo Nono.

Al tempo d’un magam iracheno.

Do’ lo munno se regira e offre il culo alla lingua del poeta

ho lasciato la mia firma sul muro dell’Istituto Nautico.

“Non è che l’inizio /combatteremo ancora:

La lotta iconoclasta / è cominciata ora”

Tra un atto vandalico e veleni di tipografia,

Solo una falsa partenza salva l’uomo dall’obbligo di arrivare.

La biografia è mia e il finale, un monologo.

Mi asterrei se tu non t’estasiassi ai plagi del Grande Editore.

“Ma piantala!

Pe’ tutta ‘a vita hai fatto finta d’esse’ ‘n poeta… E nun c’ha creduto nessuno”

Ma un’infermiera dannunziana, spegne fuochi futuristi con le mani.

Quando dice:

“’n te move”

Sa quello che fa.

“venghino signori venghino”

Nel mio piccolo, so ricambiare il bacio a tradimento

con labbro leporino

… e sono più intelligente del mio inconscio:

parlano i fatti.

Solo io nel nido nicture concepivo prodezze anselmiche.

“All’uscita di scuola i ragazzi vendevano i libri. / Tu restavi a guardarli cercando il coraggio per imitarli”

“I libri e non le suggestioni della vita reale mi spinsero all’eroismo”.

Credo al sacrificio in sé. Vivo e vegeto a forza di pensare:

Primo: non t’agitare e mira bene: stai per uccidere un uomo.

Secondo: non rimandare a ieri quello che non avresti dovuto fare mai.

Tra macerie e killers con le treccine,

if the single woman wants a promise keepers,

ciò che resta di me, mastica amaro.

“Ma chi ha fatto sette vorte de seguito

Er giro de peppe ‘ntorno ar Reale,

Nun se fa ‘nculà’ sur rettifilo d’a storia”.

Il laccio emostatico è uno stato d’animo.

Intifada o metafisica del sasso,

caso probabilità e statistica:

o io o un altro era lo stesso.


VI

Più in là che Abruzzi. E’ accaduto. Tre giorni dopo. A oriente.

Il suo insegnante dice:

“E’ un figlio”

Ma lo critica:

“Vive sotto falso nome”

“E a forza de dà retta a certe voci

se crede ‘n padreterno”

“Me so rotto l’osso sacro.

Fosse capitato tra Titano e Terminillo,

oh! capirei pure, eh?… Ma così, cazzo! quasi da fermo…”

“A Renza’: nun sei fatto pe’ salite”

…e vengo dritto dritto dalla Civiltà del Vulcano che Vacilla.

“Le barricate in piazza le fai per conto della borghesia”

In termini tecnici: extra anti shock active use memory.

“A stronzo: fotografa ‘sto cazzo”

(A El Ocote erano ammesse tutte le parole)

L’ultimo giorno di scuola, il mio maestro sputò un osso d’oliva

nel piccolo pugno, lo passò nel mio e disse:

Se la vita va da qualche parte, tu seguila pure ma: fuori orario e… a mano armata

Up patriots to arms / Engagè-Vous

Up patriots to arms / Engagè-Vous

Up patriots to arms / Engagè-Vous

Up patriots to arms / Engagè-Vous

Ma nessun maestro mi ha meritato come suo allievo.

E nessun allievo, come maestro


VI

Il guardiano del genoma è il fantasma del corpo

Che vive come creatura senza valore.

Patetico nell’abortire chi tanto s’annienterà

Nella dittatura dell’apparenza.

Ma non basta dire chiaro e tondo:

Ecco, vedi? parlo un po’ da fascista di sinistra

“Piazza del Popolo

Noi cantavamo

Ed eravamo una sola cosa.

Poi, tutt’a un tratto”

Finimmo di cantare la nostra giovinezza

Sulle scale della Questura di Latina.

Ma il guanto di paraffina ci scagionò tutti.

Ce ne andammo tra fischi pacifisti

E molecole invecchiate per traumi transgenetici.

“Ma se neghi d’esse’ stato uno dei nostri, sei ‘n rifardito”

Il cervello è plasmato da caso ed esperienza.

Come dicono gli astrologi delle stelle:

il gene predispone, NON determina.

Le macromolecole NON svolgono il destino biostorico.

A suola urlavamo:

“’a polizia spara”

Come se niente fosse, trent’anni dopo siamo tutti poliziotti.

La violenza è un simulatore d’esistenza

E l’impresa del tutto è perduto, un clic…. Sulla dopovita…

VII

Negli archeobateri.

Nel DNA della mosca e del topo.

Nell’Ayurveda

E nel libro sufi delle guarigioni.

Nella creatività dei Vuoti.

Nell’inquieto d’universi fai-da-te.

Seguendo il filo della trama affascinata

Da detriti e slogature sintattiche.

Dentro ‘a Buca de  Portuense.

In una storia di svenimenti e stupori ideopatici.

Tra crolli vertebrali.

Sindromi di Rokytansky.

Verità e severità

… e sulla deriva erresseista.

Quando Togliatti chiamò i “fratelli in camicia nera”

E Bertold Brecht scriveva:

“La prego, mi dia il nulla osta. Sogno un cesso in casa.

Non credo sia necessario difendere l’assenza di toilette.

In breve, come contropartita a certi versi su una vita migliore, mi costruisca un wc nell’appartamento”

Il pretesto fu quel no fatale

sputato in faccia

a mezzo secolo fresco d’america

e alle purghe del cheghebé.

Ho strappato tessera e lettera di scuse.

Bomba chimica o samba nucleare,

lascio i miei tumori a Mamma Natura.

Sono nato qui. E qui voglio crepare.

Come un dio,

per amore del Caos

… e per niente al mondo.

VI

In quest’epoca stampata molto più d’un’etichetta,

aho! Ma me riuscisse de vede’ un’ombra di etica.

“Io so’ stato molto chiaro. ’J ho detto:

nun se stamo a pija’ per culo…

sete accavallati? Sì…

l’indirizzo cell’avete? Sì…

’mbeh,

mo’ me so’ rotto veramente li cojoni.

Mo’, voi ’sta pratica ’a chiudete,

perché se voi n’ ’a chiudete…”

50 anni di memoria laica saranno purgati nella ristampa anastatica dell’Encyclopédie.

Mezz’ora fa, mi volevo iscrivere al Circolo della Storia

ma i dati anagrafici, purtroppo, erano illeggibili. Durchfuhrungsideologie.

“Io c’ho ’a coscienza a posto.

Ho fatto quello che dovevo fa’.

Mo’: basta”.

Non si resta all’infinito nel nido di memorie.

Oltre il corpo, troppi fattori oscuri, nebbie gelate, soli sotto zero:

“… E famola finita.”

VIII

La mia carta sono i pensieri.

La lettera ispirata risucchia in sé tutte le parole che…

Scrivo

mentre schiere di me ombra

riscrivono esattamente, le stesse, identiche cose.

Qualcuno, addirittura, anche meglio…

Qualcun altro è sceso a prendere un caffè,

muore per la seconda volta e se ne vanta pure, lo stronzo…

Ma qualunque sia il tuo profilo,

l’automatico chicchirichì dell’io deve finire qui.

Non è cosa da poco chiedersi:

“Chi sei?”

Se il Doppio è un morso profondo e scheletrico

e le carie del cosmo, l’ortopanorama.

“Però scordasse ‘n segreto è peggio che spifferallo”

Un bonzo laico,

con berretto di lana e stomaco a cascata, fa dice:

“’a verità è ‘na cipolla:

svela svela, tra le mani resta er nulla…”

Apriti cielo…

“Penso spesso al Paradiso”

…ma all’ora esse se l’è fatta addosso.

L’hanno pulita con una spugna, prima di legarla,

i cinque addetti alla squadra cinghie

… e ora canta il nome del Signore

come un aquilone sollevato da un vento morto.

“Nun parlà’ de fatalità… Nun ce passà’ sotto quelle funi.”

“Una foto di Angela Davis muore lentamente sul muro.

E a me di lei non me ne è fregato niente mai”

IX

Qualcuno era fascista perché era nato a Littoria

Qualcuno era fascista perché il nonno lo zio il papà… anche la mamma

Qualcuno era fascista perché la Russia era un gulag, la Cina troppo vicina, e “il sole non sorge più ad est”

Qualcuno era fascista perché si sentiva “In un mondo che non ci vuole più…”

Qualcuno era fascista perché aveva avuto un’educazione… un’educazione… aveva avuto un’educazione?

Qualcuno era fascista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura e tutta l’intellighenzia  italiota esigevano… di essere antifascisti

Qualcuno era fascista perché lo sapeva lui il perché

Qualcuno era fascista ma non lo sapeva

Qualcuno era fascista perché prima… prima… prima… era stato Ghibellino

Qualcuno era fascista perché i comunisti: “Veniamo da lontano e andiamo lontano…” e meno male che siete solo di passaggio

Qualcuno era fascista perché “mica è vero che Almirante era un fucilatore”

Qualcuno era fascista perché Berlinguer  è marchese, c’ha mezza Sardegna e c’ha pure er coraggio de parlà’ in nome del proletariato

Qualcuno era fascista perché era ricco e gli altri… gli altri: “Aho! ma che me frega  a me degli altri: chi vo’ dio se lo prega da sé”

Qualcuno era fascista perché beveva vino e si commuoveva ricordando le oceaniche adunate

Qualcuno era fascista perché non credeva in Dio ma, ormai: “Soltanto un Dio ci può salvare”

Qualcuno era fascista perché “…ma che cazzo vonno ‘sti operai?”

Qualcuno era fascista perché aveva letto “L’operaio”

Qualcuno era fascista perché il padrone l’aumento di stipendio glielo aveva promesso sulla tomba del duce

Qualcuno era fascista perché la rivoluzione oggi forse no, ma “il domani appartiene SICURAMENTE a noi”

Qualcuno era fascista perché “Dio, patria e famiglia… ostia”

Qualcuno era fascista per far rabbia al padre  ex partigiano

Qualcuno era fascista perché la TV è l’occhio del Grande fratello

Qualcuno era fascista perché odiava le mode, qualcuno per principio e qualcuno per frustrazione

Qualcuno era fascista perché “la proprietà privata è sacra…”

Qualcuno era fascista proprio perché voleva diventare proprietario

Qualcuno era fascista perché aveva scambiato il Manifesto di Verona per i Dieci Comandamenti

Qualcuno era fascista perché era convinto che la classe operaia aveva preso un abbaglio

Qualcuno era fascista perché: “Tutto nello Stato. Tutto per lo Stato. Nulla contro lo Stato”

Qualcuno era fascista perché era un impiegato dello Stato

Qualcuno era fascista perché “se stava mejo quando se stava peggio…”

Qualcuno era fascista perché a furia di tapparsi il naso e votare D.C. rischiava di soffocare

Qualcuno era fascista perché quella che chiamano democrazia è una truffa  tragica  e oscena

Qualcuno era fascista perché aveva capito che gli americani confondevano la libertà con il libero mercato

Qualcuno era fascista perché sognava l’Europa dei popoli, non delle banche

Qualcuno era fascista perché c’era il grande partito comunista

Qualcuno era fascista malgrado ci fosse il partito comunista armato

Qualcuno era fascista perché era contro…  era contro…  e basta

Qualcuno era fascista perché più fascista di così si muore

Qualcuno era fascista perché “Uccidere i fascisti non è reato”…e, infatti, Acca Larenzia, i fratelli Mattei, Michele Mantakas, Paolo Di Nella, Mario Zicchieri, Angelo Pistolesi, Sergio Ramelli, Francesco Cecchin… eccetera eccetera eccetera

Qualcuno… qualcuno diceva di essere fascista e invece era qualcos’altro

Qualcuno era fascista perché “Una vita felice è impossibile. Il massimo a cui un uomo può aspirare è una vita eroica”

Qualcuno era fascista di sinistra perché quelli di destra volevano l’ordine prima di tutto e lui, invece, voleva la socializzazione

Perché forse non voleva niente ma lo voleva con tutte le sue forze

X

NOI ERAVAMO QUELLI CHE…

Le tue lacrime, Jan, le berremo fino in fondo…

Quelli che:

“Alain Escoffier, Alain Escoffier, Alain Escoffier…”

Quelli che:

se devi morì, fallo ‘n piedi…

Quelli che:

 

se quarcuno ce manda ar cimitero, s’accenne ‘n cero e nun ce se pensa più…

Quelli che: “Camerati caduti:”     “PRESENTE!!!”

“Son morto nel Katanga / Venivo da Lucera / Avevo 40 anni / E la camicia nera…”

Quelli che:

Il nucleare? Mai…

Sto con Settembre Nero…

Un brindisi alla vittoria del popolo vietnamita…

A Valle Giulia ce stavo pur’io. E non ero  né communista  né pulizziotto…

E Lama, dall’Università, l’hanno buttato fuori l’indiani metropoliani e i fasci: uniti nella lotta…

Noi eravamo quelli che:

La vita senza musica è soltanto un errore…

Guccini, De Andrè e Gaber bisogna sentilli bene…

E il jazz è più fascista di Wagner…

Voglio una vita spericolata”, come Vasco…

“Io vorrei, non vorrei… ma, se vuoi..”

Noi, che:

Ma è proprio vero che ‘sti pariolini so’ fascisti?

I comunisti rivoluzionari so’ camerati che sbajano…

La socializzazione prima di tutto…

Er vero delinquente è chi fonda le banche, no chi le rapina…

Ha fatto bene Cristo a prendeli a mazzate i mercanti der tempio…

Viva el “Che”: un rivoluzionario, come noi…

“Contro Giuda e contro l’oro, sarà il sangue a far la storia…”

Noi che:

Porto i ray-ban, e allora?

C’ho a certica, ‘mbeh?

Nice che dice?

Boh!

Nero è bello

Al cuore, Ramon…

Occidente, Goodbye

Mohammad Alì è dei nostri…

A me me sa che Carmelo Bene era fascista…

Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare

Me ne frego se c’hanno l’aquila imperiale: C’è solo l’A.S. Roma…

Eppoi, c’erano pure quelli che:
A scuola dallo stregone…

Frammenti di un insegnamento sconosciuto…

Vado per la via della mano sinistra…

Cavalcare la tigre…

La magia quale scienza dell’io…

La metafisica del sesso

E la metafisica del… sasso…

“Cerco un centro di gravità permanente…”

Noi, quelli che:

La rivoluzione è come il vento…

Noi, a mani nude o col martello…

Noi, escursioni sotto la pioggia…

Noi, al freddo e senza viveri…

Fa sì che quello contro cui nulla puoi, nulla possa su di te…

Noi, che:

 

“Avevamo quindici anni / correvamo sui cavalli / BANG BANG /di colpo, poi / BANG BANG…”

Boia chi molla è il grido di battaglia…

Ma, pure: camerata camerata, fregatura assicurata…

E, quindi:

“Me ne frego della svolta. / La rivolta del ’70, / non l’ho fatta mica a Fiuggi: / stavo a Reggio a non mollar…”

Inoltre, c’erano quelli che:

La nostra esperienza c’è servita a misurare il senso, è vero, delle caratteristiche funzionali e strutturali della destra…

MADDECHÉ?

L’esperienza intellettuale e umana avviata con la composita pattuglia della destra vecchia e nuova era avviata, è vero, a proseguire naturalmente…

MADDECHÉ?

Proseguimmo insieme la riflessione di un universo di valori che potesse servire, è vero, da antidoto alla tendenza occidentale a vedere la vita come…

MADDECHÉ?

Ma facce er piacere… E levate de torno!!!

Noi:

Siamo tutti RSI

Siamo tutti RSI

Siamo tutti RSI

“Chi non ha il coraggio di rischiare qualcosa per le proprie opinioni o queste non valgono niente, o non vale niente lui

L’unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azione…

Qui l’errore è tutto nel non avere agito. Tutto, nella diffidenza che fece esitare…

Ma avere agito, in luogo di non avere agito, questa non è vanità…”

Eh, sì… Proprio così…

Noi eravamo quelli…

NO… Aspetta un attimo

Me sa che me sto a sbajà’…

Noi… ERAVAMO?

NO… Noi SIAMO ancora quelli che:

Dove non si può, passiamo.

Dove non si può, lottiamo.

Dove non si può, ci siamo.

Ancora qui: sul Fronte dell’Essere… Capito?”

XII

Io,

Miro Renzaglia,

l’untore del ’57,

catturato come selvaggina

e fatto a pezzi,

tumulato all’insaputa del parroco

e invaso dai vermi,

voglio

il miracol mostrare

della ri——-vita:

agnostici e credenti

ortodossi ed eretici,

l’essenziale è il distacco da sé…

fino in fondo…

MAL ANNI

“Ho avuto tutte le età, tranne la mia.”

Ma lo stupro della tua adolescenza

Non ti dà diritto di scegliere per contrarietà

Il rovescio d’ogni ideologia. Anche se a istigarti

È il sicario del suicidio e il vero crimine

Fu il discrimine accettato come stimmate

Della differenza. Perché nicciano libertario

E anarchico evoliano è un’equazione culturale

A troppe incognite per dare un risultato

Diverso dallo zero. In realtà non volevo niente

Ma con tutte le mie forze: artefice geniale

D’un marchingegno autonichilista.

E svaginare a sassate il senso dalla vita

Era l’unica utopia. Balbettata per le rime

La parola disdetta, amore e poesia

Si coniugavano strette al tempo d’un futuro,

funereo. Presagio: “Tra ovulo e loculo,

il passo è breve.” E frettoloso fra quei mal anni

di piombo anch’io ebbi equa razione.

Oh inquieta età, ogni pietà ti fu vietata.

Ma se fra il dire e il non dire c’è di mezzo

Il fare, l’azione brucia fra le spire

l’esperienza e ogni diffidenza a vivere

è scongiurata nel limpido invernare.

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