Morti sul lavoro in diminuzione? Falso. E ve lo dimostro

Qualche giorno fa, l’Inail ha diffuso i dati delle morti sul lavoro relativi al 2010. Dati che segnalerebbero una sensibile diminuzione rispetto a quelli del 2009 e, in assoluto, toccherebbero un indice positivo storico per l’Italia che, per la prima volta scenderebbe al di sotto delle 1000 vittime: 980 per la precisione.

Il dato, tuttavia, va letto con attenzione e anche con sospetto.

Intanto, il campione dell’Inail fa riferimento SOLO agli assicurati. In altre parole, si riferisce SOLO ai lavoratori in regola di contratto. Non tiene conto – per essere chiari – dei lavoratori in nero, italiani o immigrati più o meno clandestini, che lavorano e muoiono senza alcuna tutela assicurativa e contrattuale. Ma tiene conto, invece, dei cosiddetti, morti “in itinere” (lavoratori morti per incidenti automobilistici o stradali mentre raggiungono il posto di lavoro o per far rientro a casa dopo la giornata lavorativa).

Spogliati di quest’ultima voce (morti in itinere), ma comprendendo i decessi dei NON assicurati Inail, i morti per incidenti SUL LUOGO di lavoro sono stati, nel 2010,  593. Dato che segnala, in antitesi all’Inail, un +  6,5% rispetto al 2009.

Non solo. Dal 1° gennaio al 7 luglio del 2011, si sono registrati 328 morti per infortuni SUI LUOGHI di lavoro, contro i 274 registrati nello stesso periodo del 2010. L’aumento, in questo caso, è del 17,5%.

A decrescere, insomma, sono soprattutto gli incidenti nel tragitto casa-lavoro-casa come rileva la stessa Inail che lo segnala come maggior indice del calo infortunistico.

Alla luce di ciò, non si possono condividere le analisi – se così si possono chiamare – di quanti, pur criticando la fonte, motivano le loro obiezioni con la maggior disoccupazione dovuta alla crisi economica e, quindi, con l’abbassamento del contingente umano sottoposto a rischio.

E’ vero, invece, esattamente l’opposto. La crisi ha fatto aumentare i morti SUI LUOGHI di lavoro perché nel clima generale di difficoltà la voce “Sicurezza”, nella stipula dei contratti di appalto, viene ritoccata al ribasso. Pur di evitare il fallimento, le aziende accettano commesse a prezzi più bassi e i lavoratori, per non perdere l’occupazione aumentano i ritmi e accettano senza contestazioni condizioni di maggior rischio.

In conclusione: non solo le morti SUL LAVORO non diminuiscono ma aumentano ma se messe in confronto con il calo di occupazione dovuto alla crisi economica, l’incremento è mostruoso.

P.S. I dati portati a confronto con quelli dell’Inail, sono ripresi dall’ “Osservatorio indipendente morti sul lavoro” [leggi QUI]. Un’associazione senza scopo di lucro formata da esperti del settore in servizio volontario.

miro renzaglia

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