Torna il calcioscommese. Perché, se ne era andato?

Calcio-scommesse. Ci risiamo. Ammesso e non concesso che una volta esserci stati, qualche decennio fa, poi ci sia stata una pausa di mezzo. C’è stata? Dubito. Ma se pure c’è stata, bisogna contemplare che nella eventuale pausa si è verificato quel fenomeno che agli atti di cronaca giudiziaria va sotto il titolo di “calciopoli”.

Al di là dei nomi chiamati in causa stavolta, che non mi va nemmeno di citare, è assai probabile che alcuni campionati in corso o appena terminati siano stati pesantemente condizionati dalle scommesse calcistiche.

Al che, verrebbe da porsi la domanda se non siano le scommesse in sé a determinare il fenomeno e se non sia il caso di proibirle per legge.

Ma come si fa? In una società che si fonda sulla legge del profitto, la scommessa legalizzata è una fonte di incassi per le esangui tesorerie dello stato. Può lo stato rinunciarvi? Sì, potrebbe e finanche dovrebbe.

Si potrebbe obiettare che comunque tornerebbe lo status delle scommesse clandestine. Oppure che, comunque, di partite comprate o vendute per vincere un campionato o non retrocedere, per accedere al Champions League o alla Coppa del Nonno continueremmo a leggere e discutere. Vero.

Ma se  si riuscisse ad uscire dalla logica che tutto quanto fa profitto abbia legittimità statale, almeno nel mondo dello sport, e di uno sport popolare per eccellenza come il calcio, sarebbe già una gran conquista.

miro renzaglia

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