No-Tav? No, tavor…

No-Tav? No, Tavor… Luddisti di tutto il mondo: ma andate a caghér (per dirla con un francesismo).

Spiace vedere persone in sicura buona fede, benché in bestemmia logica, essere prese a manganellate dalle forze dell’ordine, come sta avvenendo nella val di Susa. Spiace, sempre e comunque, quando a una protesta di qualsiasi tipo, anche se irragionevole, si oppone le forza fisica (e lasciamo stare la questione sul chi ha cominciato prima a menare ché tanto non se ne esce…).

Il problema vero è:  per cosa si protesta?

Se fosse esistito un movimento No-Autostrade negli anni Sessanta, quando si cominciò a impiantare la rete delle nostre autostrade, e malauguratamente avesse vinto la prova di forza, oggi per andare in macchina da Roma a Milano impiegheremmo ancora dodici ore.

Se i romani (quelli antichi) si fossero posti il problema dell’impatto ambientale, non avrebbero costruito nemmeno le vie consolari dell’Appia, della Cassia e dell’Aurelia.

Grazie agli Dèi tutti, i romani (quelli antichi) pensavano in grande: la rete delle vie di comunicazione fra il centro e la periferia dell’Impero erano fondamentali allo sviluppo della loro società e della loro economia. E, fregandosene dell’impatto ambientale che, poi, allo studio archeologico di oggi, non ero nemmeno così male, le strade le fecero.

L’impatto ambientale, poi… Ma di cosa stiamo parlando? I treni sono il mezzo di trasporto più ecologico che esista: va ad elettricità, mica a carbone o petrolio. E non sarà un binario a deturpare l’ammirevole grazia della val di Susa.

Può restare il dubbio degli affari, sicuramente non sempre pulitissimi, che si celano dietro l’intenzione dell’impresa. Va bene: tanto per dirne una, il consulente nominato una decina di anni fa, e lautatissimamente ricompensato per la sua perizia sulla efficacia della realizzazione, era Romano Prodi (non ancora Capo di governo). Quel Romano Prodi che, all’atto medesimo dell’insediamento del suo ultimo (speriamo) governo, si affrettò a ribadire che la “cosa” s’aveva da fare, senza se e senza ma.

Ci saranno pure dietro loschi figuri che nelle retrofila dell’affare si arricchiranno. Ma ditemi in quale affare di questo genere, in Italia, qualcuno non si arricchisce impropriamente. E’ successo con la rete ferroviaria, con la rete autostradale, con il boom edilizio degli anni Sessanta ed ultra… ed ultra…

Il difetto, insomma, non è nella linea ferroviaria ad alta velocità, ché se non la facessimo taglierebbe fuori l’Italia da questa nuova linea di comunicazione europea; il difetto, se difetto c’è,  è sempre e comunque nelle nostre infamie di amministratori della cosa pubblica…

Un’infamia che va eliminata… sì, sì: questo è sicuro. Ma che nelle more non può servire da alibi per le proteste dei luddisti.

miro renzaglia

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