George Nolfi. I guardiani del destino

E  se ci fosse qualcuno a governare il nostro destino? Non tanto una generica mano invisibile ma proprio un gruppo di uomini, al servizio di un fantomatico presidente, che orientano le nostre scelte e fanno girare il mondo secondo un piano prestabilito. E che succede se nel perfetto ingranaggio qualche meccanismo si inceppa? Se il libero arbitrio di qualcuno non fosse più così facilmente controllabile come consuetudine vorrebbe?

È ciò che avviene in I guardiani del destino, dal 17 giugno nelle sale italiane, action fantascientifico del regista e sceneggiatore americano George Nolfi, interpretato da Matt Damon e Emiliy Blunt. L’opera prima di Nolfi, già sceneggiatore di diversi blockbuster (Ocean’s Twelve, The Bourne Ultimatum), lungi dal porsi gravosi interrogativi esistenziali ma concentrandosi sul puro intrattenimento e su una fantascienza dal retrogusto romantico, rilegge un breve racconto di Philip K.Dick intitolato Adjustmen Team (Squadra riparazioni), pubblicato per la prima volta sulla rivista Orbit Science Fiction e poi incluso in diverse raccolte.

È la storia di David Norris (Matt Damon), giovane e carismatico uomo politico in forte ascesa, candidato al Senato e favoritissimo per l’elezione. Il destino, però, sembra voltargli improvvisamente le spalle, e nell’ultima settima elettorale, grazie al ritrovamento e la pubblicazione di un video sulle sue goliardiche abitudini studentesche, perde un gran numero di consensi e con essi il seggio che sembrava sicuro. Ma se la carriera politica sembra andare a rotoli, la vita sentimentale gli riserva una sorpresa imprevista. Incontra l’affascinante ballerina Elise Sellas (Emiliy Blunt), ma contestualmente entra in una spirale di strani eventi che lo portano al cospetto di improbabili personaggi. Ci sono forze misteriose sulla terra, che tentano di separarlo da Elise e che sono preposte ad orientare il suo destino come quello di ogni singolo abitante del pianeta. La lotta per piegare un destino che sembra ineluttabile, per David, è appena cominciata.

Gli elementi del film di cassetta non mancano: azione, sentimento, fantascienza e due interpreti noti al grande pubblico come Damon e la Blunt. I guardiani del destino, però, nonostante la firma prestigiosa di uno dei migliori romanzieri di fantascienza non va oltre lo spensierato intrattenimento, fermandosi alla superficie delle cose narrate e utilizzando la chiave filosofico-esistenziale (il concetto di libero arbitrio) come vaga suggestione d’innesco, volendo puntare soprattutto sul lato romantico e su qualche inseguimento girato ad arte. Troppo poco, sinceramente, per differenziare l’opera di Nolfi da una miriade di prodotti di genere pensati per un target che supera di poco l’età adolescenziale.

La sceneggiatura è al minimo sindacale, gravata da dialoghi prevedibili che in più di un’occasione lasciano assai a desiderare. Gli attori sono noti e celebrati, è pur vero, ma Matt Damon è espressivamente ingessato, quanto basta per ricordarci le sue indifferenziate performance precedenti, mentre al contrario la bella Emiliy Blunt (premiata quest’anno, a giusto merito, per l’irriverente Easy Girl), pur senza strafare regala una buona interpretazione.

«È fantastica, divertente, incantevole – afferma Damon a proposito della Blunt -, è molto versatile e può fare di tutto. Quando lavori con una compagna così risulta tutto più facile, senza sforzi. È una delle migliori attrici che ho conosciuto in questo lavoro». Riguardo al personaggio interpretato, l’attrice londinese si è invece espressa in questi termini: «Credo che George Nolfi abbia scritto un personaggio energico, forte e complesso –afferma la Blunt -, capace di difendersi ma anche vulnerabile. I dialoghi sono geniali ingegnosi ma anche riconoscibili: è così che parla la gente! George ha saputo creare anche una specie di linguaggio segreto che usano due persone quando si innamorano».

Tra gli interpreti da segnalare anche Terence Stamp, in un ruolo che fa un po’ il verso, in chiave decisamente più edulcorata, a precedenti diaboliche incarnazioni che lo hanno reso celebre. Girato prevalentemente a New York, I guardiani del destino è un onesto film di genere che sicuramente sottrae alla complessità di Philip K.Dick qualche approdo forse troppo cervellotico per il cinema di largo consumo ma che, visto il tema trattato, poteva spingersi un pochino oltre per dare un po’ più di pathos ad un’opera che certamente non si sforza di sorprendere.

Federico Magi

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