Cosa succede in Italia? Anatomia di una rivoluzione silenziosa

Non sempre i cambiamenti sono reali, troppo spesso sono solo apparenze di cambiamenti. Troppo spesso ci si trova davanti a ologrammi della realtà, a suggestioni personali o a idee e supposizioni che vengono puntualmente deluse. Ma credo che questa sia la volta giusta, si sente nell’aria. Si sente un sommovimento che come scossa tellurica attraversa la Nazione; un’era sta volgendo al termine e un’altra è alle porte.

Lo si può notare – e gli episodi concreti danno prova che non si sta sognando né fantasticando – dalle vittorie di Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris, rispettivamente a Milano e a Napoli, città dalla valenza fondamentale, per numero di abitanti – e conseguente difficoltà ad essere amministrate – e per il fatto che, in un certo qual modo, sono la vetrina della nostra Italia. Ebbene si. Perché se Napoli, città dilaniata dalla camorra, elegge un magistrato, e Milano, roccaforte della destra liberale, borghese, perbenista, elegge un esponente dell’ex Rifondazione Comunista, vuol dire che il cambiamento non si può solo immaginare, ma si può percepire.

Un cambiamento che, a ben vedere, attraversa l’Italia da un po’ di tempo a questa parte, da quando attorno a Berlusconi sono venute a crearsi le prime crepe: Fini col progetto di Futuro e Libertà, – ormai è passato più di un anno da quando è nata Generazione Italia, l’associazione da cui è partito il progetto finiano – le avvisaglie della Lega Nord, i rumors e i malumori di un partito – caserma dove gli iscritti – sudditi cominciano a rendersi conto di possedere un cervello e una coscienza. Forse perché la crisi economica colpisce tutti e quindi anche Berlusconi, lasciando qualcuno scontento, inizia a perdere consensi persino nel suo Popolo della Libertà.

Ma a sostituire il populismo berlusconiano, pur senza le stesse armi mediatiche ma barcamenandosi tra facebook, blog e comizi, ecco che arriva Beppe Grillo, con la sua verve densa di turpiloquio e retorica, alla panem et circenses. Il comico genovese come leader di partito se la cava bene: in questa tornata elettorale il suo MoVimento 5 Stelle ha ricevuto più consensi del previsto; peccato che, però, da forza anti – sistema quale era, o ambiva ad essere, ha raggiunto il risultato opposto, e cioè, in alcune parti d’Italia, togliere quei voti utili per far vincere proprio quelle forze che il sistema lo incarnavano in toto.

Ma andando oltre il risultato elettorale o la visione dell’attualità limitata ai partiti e alle contingenze politiche, è l’Italia più bella, quella della società civile, che sta dando prova di essere vitale in questo periodo di speranza. Dalle manifestazioni più frequenti e più partecipate, alla Notte bianca per la democrazia, alla campagna referendaria fortemente sentita. E’ forse il momento propizio per respirare un vento nuovo, un cambiamento europeo se non addirittura mondiale, in cui possano seriamente prevalere i progetti comuni e condivisi sugli steccati ideologici, il dialogo sulla chiusura mentale e l’offesa e la rissa verbale come unica forma di comunicazione.

Quella che in questi giorni stiamo vivendo è una rivoluzione silenziosa, figlia dei sentimenti esasperati che come una pentola a pressione stanno cominciando a sibilare, a mandare messaggi, a farsi sentire. E’ solo un primo passo, questo vento di cambiamento, per raggiungere una situazione di presa di coscienza, di considerazione di sé e dell’altro, in una società che ci schiaccia sempre più in una dimensione atomica, personale, singola, individuale. Siamo vittime di una nuova alienazione, figlia della mancanza di dialogo sereno e madre del rintanarsi dentro se stessi, in preda alla sfiducia più totale e al rinvigorimento della pigrizia sociale.

Sulle speranze di ventenne si sente forte la voglia di prendere in mano il proprio futuro, di fare della propria vita una testimonianza di rinascita. Perché più ci si guarda intorno e più è forte questa forza, questa molla di riscatto morale, questa brama di onestà. Questo desiderio di vedersi rappresentati da uomini e donne responsabili e meritevoli e non da figli di papà cooptati – troppi ce ne sono, e si annidano dappertutto – e da soubrette oche giulive.

Io penso che questa rivoluzione silenziosa sia matura per poter cominciare a parlare, a schiarirsi la voce, prima di lanciare l’urlo gentile che la porterà alla ribalta.

Francesco Onorato

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