Che la banca sia con voi… Amen

Il presidente uscente della Bce, Jean-Claude Trichet (quello che gli subentrerà a novembre sarà il “nostro” Mario Draghi, il che non significa che sarà un vantaggio perché per i banchieri prima vengono le banche, poi, ma solo poi ed eventualmente, i popoli e gli stati): l’mmarcescibile Trichet – dicevo – prima di uscire di scena, ha deciso di rinverdire i fasti della sua miserabile ricetta: rialzare i tassi d’interesse per contenere l’inflazione e quindi i prezzi.

Abbiamo più volte ribadito e dimostrato qui, sul Fondo,  che i prezzi dei beni al consumo NON salgono quando il tasso d‘interesse è basso e NON scendono quando il tasso d’interesse si alza. Da quando il tasso d’interesse dell’euro in seguito alla crisi della finanza globale del 2008 è stato abbattuto all’1% (in America addirittura allo zero per cento), dal 4,5% che era, l’inflazione non ha fatto registrare alcuna sensibile impennata: ancora oggi siamo fermi al 2,6% (in Italia), mentre nel 2008, prima della crisi, e con quel tasso d’interesse nettamente più elevato, si registrava un’inflazione pari  al 3,5%.

La formula di Trichet, quindi, insieme alle motivazioni che propone è una bufala. La verità vera è che con il prossimo ri-aumento dei tassi, prima della sua uscita di scena, Trichet vuole premiare i suoi più affezionati estimatori: le banche. Le quali troveranno modo di moltiplicare per due o per tre al dettaglio del consumatore il maggior costo della merce che la Bce produce all’ingrosso, senza vincoli o controlli da parte degli stati: il denaro.

Non bastasse il preannunciato nuovo salasso nelle tasche degli europei (e degli italiani) per il pagamento maggiorato, ad esempio, dei mutui a tasso variabile già accesi, il nostro Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti c’ha messo il carico da undici. Il piano della nuova manovra economica da lui pensata prevede: l’aumento di un punto dell’Iva sulle aliquote  più alte (10 e 20 per cento) compensato, però nelle sue pretese del Ministro, dalla riduzione del prelievo dell’Irpef, derivante dalla riduzione delle aliquote di prelievo fiscale.

Calcoli alla mano, i primi a stigmatizzare che fra il prendere e togliere a rimetterci saranno ancora una volta i redditi con perdita del potere d’acquisto è proprio la Confcommercio che fa notare: «Gli effetti negativi di una tale manovra sono dovuti al fatto che l’aumento dei prezzi dovuto al rialzo del’Iva neutralizza l’aumento di reddito monetario per il taglio dell’Irpef ma riduce il potere d’acquisto dello stock di ricchezza detenuto dalle famiglie».

Ciliegina marcia su una torta che già si preannuncia al veleno è la notizia, sempre di oggi, del nuovo record storico per il premio di rendimento pagato dai titoli decennali italiani rispetto al bund tedesco. Gioverà appena ricordare che il recente crack finanziario della vicina Grecia, praticamente ridotta alla fame, è stata determinata proprio da un eccessivo rialzo dei tassi pagati sui propri titoli di stato.

Tutto ciò avviene mentre  il dibattito politico italiano concentra la sua attenzione sui No-Tav, i bunga-bunga presidenziali, i ministeri al nord, il ritiro del patrocinio della Regione Lombardia per una manifestazione il cui volantino di programmazione presenta la parola “porno”, giudicata inammissibile dal Presidente Formigoni, le camerille dei Bisignani e dei suoi interlocutori politici,  e altre imprescindibili querelle degne di una sceneggiata napoletana.

Con tutto il rispetto per Napoli e i napoletani che in queste ore affondano letteralmente nell’immondizia, sotto l’impotente sguardo di San Gennaro De Magistris

miro renzaglia

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