Bisignani, i poteri opachi e la scelta di campo

L’articolo che segue è stato pubblicato dal Fatto Quotidiano venerdì scorso, 24 giugno. E’ qui ripreso per gentile disponibilità dell’Autrice.

La redazione

LETTERA APERTA DALL’ESILIO
SUL CASO BISIGNANI

Flavia Perina

Caro direttore, il disvelamento dei meccanismi di potere di questa misera seconda Repubblica rende chiaro a tutti che, ormai, è necessario ridisegnare la mappa del bipolarismo italiano. Lo schema destra/sinistra, il pro o contro Berlusconi, e persino la classica contrapposizione tra il valore dell’uguaglianza e quello della libertà, tra il merito e la solidarietà, tra la responsabilità dell’individuo e quella della società, sono carta straccia.

Il solo bipolarismo immaginabile in Italia è tra chi condivide e giustifica l’opaca prassi del “metodo Bisignani” e chi la giudica indecente per la democrazia e inammissibile sotto il profilo etico e politico. Quel metodo precede il Cavaliere ed è il nodo gordiano che credevamo di aver sciolto tra il ’92 e il ’93: lo aggrovigliavano i traffici della P2 e la rete di Gladio, i dossier dell’ufficio Affari Riservati di Umberto Amato e i 157mila fascicoli censiti dalla Commissione Beolchini, e anche allora i dettagli personali – l’abitudine al bere, le preferenze sessuali, i festini – servivano a esercitare il potere più assoluto che si può avere sulle persone: quello del ricatto.

Nonostante tutto, dunque, siamo ancora lì. Con l’aggravante che ieri nemmeno gli elementi più corrotti della Dc avrebbero osato rivendicare quel sistema e oggi non si ha ritegno nel difenderlo apertamente sulla base dell’assunto teorico ben sintetizzato da Giuliano Ferrara: «In Italia se vuoi fare politica devi essere ricattabile, perché nell’ambiente politico devono sapere qual è il tuo prezzo e quanto è lungo il tuo guinzaglio. Se non sei ricattabile, non sei controllabile. E quindi non ti ci vogliono».

Ecco, questo è il confine che oggi dovrebbe tagliare come una lama gli schieramenti e determinare scelte e alleanze, esattamente come divide gli elettori e costruisce tra loro inedite sintonie oltre gli schieramenti classici: da una parte quelli che derubricano il metodo Bisignani sotto la voce “si è sempre fatto”, dall’altra chi intende impegnarsi perché non si faccia mai più, in nessuna forma, per nessun motivo. E se fino a ieri ci poteva essere l’alibi di non sapere, di non avere piena contezza dell’esistenza di una sovrastruttura di potere che manovra ministri come birilli e carriere come pedine del risiko, oggi la mappa è chiara e altrettanto trasparente il rapporto di continuità con la vecchia Repubblica. Nessuno può chiamarsi fuori, nessuno può evitare di prendere posizioni nette.

Caro direttore, so che i lettori del Fatto sono in gran parte lontani dalla mia storia, la storia di una persona di destra. Ma credo che ci sia un passaggio interessante da raccontare qui, anche per ricordarlo agli ex An che così spesso fanno vanto del loro passato con ampio uso di retorica e vanagloria. E’ il passaggio della mozione parlamentare sulla P2 firmata nel 1989 da Beppe Niccolai, intellettuale e parlamentare missino, dopo una lunga battaglia (anche interna al partito) che vide prevalere la linea della assoluta intransigenza.

Lì si legge l’appello a tutte le forze parlamentari «a moralizzare l’intera vita pubblica italiana» recidendo «le escrescenze putrescenti di un sistema di potere che ha espropriato le istituzioni, dando vita nel paese ad una guerra fra bande, e fra bande e cittadini».  I politici, scriveva Niccolai in un articolo pochi giorni dopo, «dovrebbero essere diversi. Devono esserlo, perché dettano le regole del gioco sulla pelle di tutti. E debbono essere onesti anche nel loro interesse, intendo l’interesse a sopravvivere come ceto professionale, come classe. Nessun sistema politico si salva se cade nella più lurida delle fogne».

Ventidue anni dopo non c’è una virgola da cambiare. La scelta è sempre quella e non credo consenta equilibrismi o mediazioni, né alla destra né alla sinistra, né  al centro, alla Lega o a tutti gli altri.  Staremo a vedere.

Flavia Perina

.

.

.

 

 

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks