Aridatece la Repubblica Romana

Ve lo dico chiaro e tondo: sono assolutamente d’accordo con lo spostamento di alcuni ministeri da Roma a Milano, come richiesto da Bossi e sembra concesso da Berlusconi. Sono in forte disaccordo, invece, con chi all’interno del Pdl vi si oppone. Io, però, da romano nato e cresciuto nella Capitale, pretendo che non solo due ma tutti i ministeri si trasferiscano a Milano, a Napoli o dove vogliono lor signori.

Aria, aria… prendetevi tutto: i dicasteri e i dipartimenti, le direzioni generali e i gabinetti. Godeteveli voi i cortei di protesta e la congestione del traffico, le auto blu e le scorte, le facce dei politici e le loro “vacanze romane”, i portaborse e i porta qualcos’altro.

Pensate davvero che questa brillantissima trovata faccia dispiacere al romano, di nascita o residente che sia? Sbagliate di grosso. Anzi: se trovate pure la maniera di convincere il Papa a trasferire la Santa Sede in una Avignone qualsiasi, risparmiando all’Urbe i pellegrinaggi di milioni di fedeli che ci affliggono ogni anno, ancora meglio.  Al limite – ma solo se non trovate soluzione migliore anche per queste – lasciateci Roma Capitale e le sedi della Presidenza della Repubblica, del Parlamento e del Senato. Il resto se lo prenda chi ha la brama  di acquisire un po’ di burocrazia sopraggiunta a quelle delle regioni e delle province.

Fatta – come mi conviene – una delle mie sparate polemiche, veniamo al dunque. Che cazzo di proposta è? Un Paese che ha, come ha il nostro, problemi di economia, di rappresentanza politica, di lavoro, di sanità, di giustizia, di previdenza sociale, di istruzione e di ricerca scientifica; che è in bolletta rossa di risorse energetiche e relativi approvvigionamenti, che si avventura in qualsiasi “missione all’estero” comandata da Washington e adesso anche da Parigi, e che ha il debito pubblico che ha, si mette a disputare su un trasloco di ministeri? Vale come se a un malato terminale si prescriva la pedicure per risolvere il problema di un’unghia incarnita.

Così, Bossi strepita e celebra la rivoluzione copernicana. Berlusconi puntualizza la sostanza della riforma epocale. La Russa, Gasparri e Cicchitto promettono sfracelli. La governatrice del Lazio, Polverini e il sindaco Alemanno si indignano contro il sacrilegio inferto alla Capitale. E questo è il segnale del nostro dibattito politico.

Oddio, ci sarebbe anche da far notare che questa avanguardistica soluzione ai problemi del Paese capita proprio a cavallo fra il primo e secondo turno elettorale nella amministrative – guarda un po’ il caso –  di Milano (e Napoli). Si va troppo lontano dal vero se a uno viene il sospetto che sia una parcella dovuta per l’impegno che la Lega metterà nella risoluzione della sfida (soprattutto, a Milano)?  Ma è sicura, la Lega – che questo sia l’onorario giusto per i suoi servizi? Guarda caso, fra i perplessi è proprio il Governatore della regione lombarda, quel Roberto Formigoni al qual non deve essere sfuggito che il risultato di differenza fra dare e avere non è che lasci prevedere un segno positivo in termini di convenienza. Però ‘sta cosa s’ha da fare – dice Bossi – che, in mancanza di novità sul fronte della riforma federale, a qualcosa si deve pur attaccare.

Del resto, sono più di venti anni che fra ipotesi federali e minacce di secessione, Bossi rimane puntualmente con un pugno di mosche in mano. Ci ha provato in tutti i modi, sia con i governi di centrodestra che con quelli di centrosinistra: niente. Talmente niente che, ormai, anche nelle vallate dell’alto bergamasco si chiedono: ma il Bossi il federalismo lo vuole davvero? Lui, tutti gli anni, giura di sì a Pontida, che la sua missione è liberare la Padania dalle legioni di Roma ladrona. Intanto, però, si vuole portare qualche pezzetto di quei noti simboli del mefistofelico potere capitolino direttamente a Milano.

Verrebbe quasi voglia di scavalcarlo al centro facendogli sapere: a Bossi, lo sai che nova c’è? Adesso la secessione dalla Padania la vogliono i romani. Ma vattene un po’ affanculo tu e il federalismo tuo, nazionale e/o fiscale che sia. Noi rifacciamo la Repubblica Romana, dentro i nostri confini che vanno da Terracina al Tronto. A rimandare il Papa un’altra volta a Gaeta, provvediamo da soli  (così pure i neoborbone sono contenti). Lui e tutta la congregazione dei padri pii alla don Riccardo ed affini. Però, caro Bossi, Berlusconi te lo ripigli tu. Lui e tutta la sua corte di nane e ballerini, padani o non padani che siano. Aria, aria:  fatece respira’. E se ce fate ‘sta grazia, noi la fava romanesca ve la potemo regala’…

miro renzaglia

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