Il calcio, al di là del cambiamento antropologico di questo sport negli ultimi anni, è comunque un palcoscenico ideale per le pulsioni che possono animare un popolo. Nel calcio, nonostante tutto, si riversano ancora idee, passioni forti, anche al di fuori del politicamente corretto, rendendolo (nonostante tutto) ancora uno sport bellissimo e permettendo a noi, cocciuti nostalgici, di appassionarci al football.
In una Spagna che oggi si ritrova unita nelle proteste degli indignados il calcio rimane un fattore di scontro, e non solo nell’eterna sifda tra Barcelona e Real Madrid. L’anomalia del calcio spagnolo, e probabilmente del calcio europeo (se non mondiale) si chiama infatti Athletic Bilbao, la squadra simbolo dell’Euskal Herria, al secolo (castigliano) del Pays Basco. Sarebbe difficile descrivere in un articolo la difficile situazione politica di questa regione, da sempre ribelle alle scelte storiche che l’hanno vista unita alla corona spagnola o divisa con la vicina Francia, e che hanno trovato con il terrorismo dell’ETA la più drammatica espressione di questo sentimento indipendentista. Oggi, il governo della regione è retto principalmente dal PNV (Partido Nacionalista Basco) che si può definire moderato ma con fortissime tendenze federaliste, basti pensare però che il partito Batasuna, soppresso perché incriminato di essere il bacino elettorale di ETA, prendeva il 10% dei voti in tutta la regione e nel processo di pacificazione portati avanti oggi dalla sinistra indipendentista (izquierda abertzale) si sta cercando di rifondare un partito di quest’aerea capace di rappresentare una grandissima fetta dell’elettorato basco.
Insomma, in una chiara volontà del popolo basco di autogovernarsi, la squadra di Bilbao non poteva di certo fare eccezione. Esce in questi giorni, un libro scritto da Simone Bertelegni, intitolato L’utopia calcistica dell’Athletic Bilbao (Bradipolibri, 224 pagine, euro 16) dove si narra la storia di questa “ultima romantica” del calcio, dove tutti i giocatori sono baschi o di origini basca (al massimo devono aver giocato almeno nelle giovanili della regione, ma sono casi rari).
E ha ben pagato questa politica identitaria perché i biancorossi di Bilbao non sono mai retrocessi, hanno vinto 8 campionati, molto spesso raggiungono posizionamenti che gli permettono di giocare in Europa e soprattutto hanno uno dei settori giovanili più forti al mondo, capace per l’appunto di sfornare giocatori per la massima serie. E un po’ la ricetta del Barcelona, che certo la applica in maniera più soft ma che vede gran parte della sua prima squadra provenire dal settore giovanile proprio o di altre squadra catalane. Al di là di come la si possa pensare sull’indipendenza dei baschi e dei catalani, è innegabile che la loro ricetta da buoni frutti, se non ottimi, fornendo una bella risposta al calcio odierno dove i settori giovanili sono tristemente affossati (guardiamo l’Italia)
E in Italia per l’appunto? Miro Renzaglia, in un geniale articolo sul Secolo d’Italia (forse è stato anche il suo ultimo per quella testata, purtroppo per la testata) salutava l’arrivo del bostoniano Di Benedetto alla Roma, sostenendo che «sono italiani che tornano». Nonostante Boston sia la capitale dei democratici americani, però ho i miei dubbi, soprattutto perché la Roma in questi anni seppur con tutte le difficoltà (e le ombre) della gestione familiare Sensi ha dimostrato di essere l’ “anomalia” del nostro calcio, riuscendo a sfornare diversi campioncini dal settore giovanile, che se non hanno fatto il bene della squadra hanno comunque giocato in altre squadre di club italiano.
L’altro profondo dubbio che nutro nei confronti di questa nuova gestione, è la comprensione del romano e romanista che vige dalle parti di Trigoria, dove si intende la valorizzazione di giocatori sia nati a Roma e sia stratifosi della squadra. Ed è inutile fare una lista di quanti, da sempre, vestono la maglia giallorossa con un cuore da ultras. Certo, la Roma non è al livello dei baschi, ma non vorrei che in una rincorsa al mercato (o merchandising U.S.A.) si perdesse questa splendida tradizione.
Finendo volendo parlare ancora della Roma, mi piacerebbe rendere onore a Francesco Totti che ha concluso il campionato segnando il suo gol 207. Quando il primo maggio scorso ha superato Roberto Baggio nella top five dei cannonieri italiani, molti (soprattutto su sponda Lazio) hanno affermato che mai il pupone potrà comunque essere ai livelli di Baggio (che si è fermato a quota 205 gol).
Alcuni hanno notato che Totti segna solo su rigore, per poi essere smentiti dal fatto che di rigori, il divin codino, ne ha segnati di più del giallorosso. Ma in qualche modo i critici di Totti hanno ragione perché è veramente lontanissimo da Baggio su moltissimi aspetti: non è un giocatore “nazionale”, non è stato un giocatore particolarmente decisivo per la Nazionale, non è un giocatore particolarmente corretto o poco incline alla polemica.
Insomma, Totti non è uno che si è fatto amare fuori dai confini capitolini e probabilmente lo sputo a Poulsen, la falciata a Balotelli, i gesti e gli sfottò e le denunce contro Calciopoli non gli tributeranno un minuto di applauso in uno stadio che non sia l’Olimpico.
Ma Francesco Totti, a noi romani e romanisti piace così, anche con tutti i suoi difetti: sarebbe da stolti elencare una per una le sue prodezze (solo chi è in malafede può non considerarlo un campione), ma a noi ci basta sapere che il talento di Porta Metronia ha sacrificato la sua carriera rimanendo sempre alla Roma (e avrebbe potuto emigrare mille volte), mettendo tutte se stesso in ogni sfida, senza risparmiarsi mai. Poi che sia un giocatore romanocentrico, boro, coatto, agitatore di spogliatoio, mai disposto a stare in panchina, attaccabrighe, provocatore, culo de piombo, beh, questo fa parte del popolo romano e della sua indole. Da sempre.
Ecco, detto questo, sarò anche affetto da «risentimenti nostalgici mal collocati e nuove idiosincrasie no-global o anti-global peggio digerite» ma spero che la nuova gestione made in U.S.A. non cancelli questo tratto, così stupidamente identitario, dell’Associazione Sportiva Roma 1927.
Simone Migliorato
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Pancev o Ian Rush hanno segnato in carriera più di Totti e Baggio messi insieme ….
a nessuno salta in mente di paragonare il bulgaro o lo scozzeze al pallone d’oro R. Baggio …
Totti è ed è stato un grandissimo giocatore, ma non un fuoriclasse assoluto,
mancanza di carattere, nervi poco saldi, mai determinante nelle partite che contano …
un pupone rimasto in fasce cullato e accudito … mai in grado di mettersi in gioco in una grande squadra ! Purtroppo De Rossi sta seguendo le sue orme … peccato
porca miseria… a parte l’arguta osservazione sul numero di gol di Pancev e Ian Rush, su Totti ripeti tutta la filastrocca dei suoi più ottusi detrattori…
i nervi saldi? manco Maradona e Sivori ce l’avevano…
i goal determinanti? ne ha fatti una carovana… ma non è che ad ogni incontro decisivo ci si possa ripetere… E questo vale per tutti. Ti ricordi, per esempio, il rigore sbagliato da Baggio nella finale dei mondiali americani?
mai mettersi in gioco in una grande squadra? Intanto, la Roma è una grande squadra… e se non è andato a giocare altrove, non è per la paura di misurarsi ma per amore di questa società… e non gli è certo convenuto né sul piano del prestigio né su quello economico…
Parliamo ora di identità: di quale identità parli?
Calcisticamente la ASR nasce dal melting pot di una dozzina di team cittadini …. a tavolino
per ordine Supremo
I tifosi , nel tempo hanno assunto una certa identità … che è quella magnereccia e svaccata
dipinta in tanti film tipo “Fratelli d’Italia” …
e no, eh? se non ha identità una societa che si chiama “Roma” allora l’dentità non ce l’ha nessuno… Tanto meno i “Semo Nasciuti Prime” dei quali ti sospetto fortemente d’essere tifoso…
a Totti è convenuto economicamente E COME rimanere a Trigoria …
è convenuto anche sul piano del marketing che necessitava per forza di tutor-aggio mediatico che manco il tuo amato Berlusca
Si siamo nati prima, fatevene una ragione, attribuirsi nomi e simboli (cancellando altri) non fa di voi ne più romani ne una società con una forte identità …
ecco… adesso è tutto chiaro…
Miro, ho pubblicato con alcuni amici un rigoroso saggio sugli Ultras della Fiorentina, quelli che in Italia hanno una più forte identità cittadino-tifoso / squadra-città (http://www.territorisociologici.info/pages/i-working-papers/numeri-pubblicati/wp10—i-poeti-della-curva.php). L’analisi verte anche sul confronto con altre tifoserie. L’unica alla quale è riconosciuta una certa identità alla quale opporsi con nobile antagonismo fiorentino è la Roma, accusata però di essere una curva di politici. (Uno striscione recita: Grazie a Annibale e ai suoi elefanti che di romani ne ha schiacciati tanti). Dunque ritengo tu abbia ragione quando dici che la Roma ha una identità popolare da non trascurare. Ma penso anche che essa sia in dissolvimento nei suoli reali elemnti identitari a causa del prevalere di tendenze politiche superficilamente fascistoidi. Chi è interessato a comprendere il fenomeno ultras sotto una prospettiva culturale non demonizzante può leggere il saggio. Diaciamo che a Firenza si constata una situazione dove il calcio affonda e si mischia col mito, nello stile proposto da José Ortega y Gasset. Il Tottismo a mio avviso è un fenomeno inversamente correlato a quello identitario cittadino. A Firenze i calciatori divengono i calcianti del calcio storico, divengono coloro che praticarono la performanza sportiva, come fattore identitario, mentre la repubblica era sotto assedio. Si crea un binomio calciatore attuale-calciante storico. A Roma il tottismo, moderno fenomeno mediatico connesso sempre più al velisnismo, ha portato all’idividuazione del calciatore-spot televisivo. A Roma si va a magnà dove è stato avvistato Totti etc…. siamo più nel calciatore pin-up che è diverso dal calciatore-calciante di Firenze. A Roma, per fare un parallelo, mi attenderei piuttosto un mito fondante come quello del calciatore-gladiatore che non vedo reggere e crescere. In parte solo Di Canio e per un certo periodo De Rossi hanno avuto lo spazio per far sorgere questa figura…. ma ad oggi il tifo di Roma e Lazio non ha una identità che affonda le radici nel mito e le tendenze in corso, purtroppo, non fanno ben sperare.
Perbacco, non mi aspettavo tutti questi commenti
x Kamchatka: io personalmente, nella mia stupida e ossesiva ricerca di bandiera e identità nel calcio sono sempre molto oggettivo. Ad esempio, in passato, ho sempre difeso a spada tratta Paolo Di Canio, nonostante fosse laziale e fosse fascista, perchè comunque rappresentava alcuni tratti del tifo laziale. Di Canio non è assolutamente paragonabile a Totti per doti tecniche, per realizzazioni, ma ad esempio la sua grinta e la sua impronta sono stati determinanti nel far salvare la Lazio negli anni del suo ritorno in biancoazzurro. Questa era solo una disgressione, perchè dei giocatori si ama tutto, anche i loro lati negativi: di Di Canio si ama la spinta all’arbitro pancione, a Maradona l’amore sfrenato per la cocaina, a Gasgoigne e Best l’amore smisurato per l’alcool e chi più ne ha più ne metta. Forse l’unico giocatore veramente sui generis è Roberto Baggio, davvero un’anomalia positiva in tutto il calcio italiano (e forse europeo).
Riguardo al tuo primo posto credo che Miro ti abbia già risposto.
Riguardo al tuo secondo posto, ne parlavo con Fabrizio Ghilardi e anche lui sosteneva questa tua tesi, della Roma aglomerato di club per ordine supremo. Cosa vuoi che ti risponda? E’ vero. La città di Roma, nella storia, ha sempre rappresentato un mito di identità da fare propria, anche se non si era nati a Roma. Basti pensare che Romeo Ottaviani, detto Er Tinea, er più de Trastevere nella Roma dell’ultimo ’800, cioè er più de Roma, cioè er più romano de romano, cioè er sangue d’Enea: beh, non era nato a Roma. Era furestiero! Ecco questo è Roma: un’agglomerato caotico di persone, venute da ogni parte del mondo, ma che gli basta parlare romanaccio per sentirsi romani e sentiris parte di un’identità. Il fascismo aveva capito questa cosa, meno male, qualcosa di buono l’hanno fatto. Che poi Roma è un’identità svaccata e popolare, beh, non ci possiamo far niente, croce o delizia, questa è Roma.
Per Nicola: interessante il tuo discorso, e anche il tuo scritto che mi premuro di leggere. Sul Tottismo in parte hai ragione, difatti non è che io ritenga Totti un “illuminato” o un “mito”. Gli trovo però una certa purezza anche nel suo fenomeno mediatico, Totti questo era e questo è rimasto.
caro Simone neache io pensavo di avere tante repliche …
la mia era puramente, credo che si intuisse tra le righe, una replica con argomenti
da semplice tifoso solleticando certe sbandierate fedi calcistiche.
E’ certo che la Roma rappresenta la città, una certa parte della città: quella popolare , quella “trapiantata” (che il fascismo avesse ben capito tutto questo è vero) e quella “sfollata” e chi lo nega , come la Meravigliosa rappresenta nei secoli (aritanghete eh) un’altra Roma più romantica, radicata e consentitemi fatta di passione per un fine un pò più nobile di un esperimento sociologico!
Anch’io so essere obiettivo e Totti non mi deve piacere per forza e che vuol dire,
a me piacciono Aquilani e De Rossi … anche a molti romanisti non piace Totti,
peccato perchè quando faceva parte della sezione nuoto er pupone poteva crescere
bene
Caro K.
perdonami la frecciatina, ma voi avete rappresentato sempre o la Roma dei “baroni”, quelli ricchi di Prati o dei Parioli. Oppure avete rappresentato quelli di fuori Roma, di Marino, di Genzano e di Rocca di Papa.
Poi, le cose sono cambiate e ormai i laziali si trovano un pò ovunque, anche nei quartiere dove abitiamo noi, quelli degli sfollati, della marana, delle borgate.
Adesso sicuramente tu sarai di Prati o di Parioli (cioè portatore di quell’intramontabile stirpe di laziali che nel “1900 a piazza della Libertà….beh, non continuo tutta ‘sta manfrina…) o magari proviene dai ridenti Castelli Romani (dove l’aria è buona e si respira), quindi insomma per te non vale quello che sto per dire, ma insomma la cosa più bella della vita è vedere gli sfollati e i borgatari biancocelesti che da quando nascono si sforzano, intensamente, affanosamente, di sembrare altro: radicati, romantici, elitarii, stoici, inglesi, scozzesi, irlandesi…..immagino che per loro (ma non per te) è stato veramente difficile, per una vita intera, sentirsi ospiti nella città di Roma.
Dalle tue parole è evidente che l’esperimento sociologico è riuscito (genzano parioli prati … manfrina del romanista che taccia di burinità o di ), annoveriamola tra le tante cose riuscite al Fascio, ora però per chi non ha nervi saldi (non è il tuo caso forse) ne occorre uno psicologico …
La nostra nobiltà non deriva dal quartiere dove siamo nati tipica di chi ha una concezione materialistica della vita e arrivo a dire neanche dal fatto che siamo semplicemente nati prima, l’anagrafe non da di per se alcuna dignità,
,
ma nasce dalla purezza degli ideali sportivi e di vita che animarono i fondatori,
ma voi non siete neanche state fondati , siete stati fusi e ora siete fissati
non siete stati fondati perchè non avete ne principi ne ideali alla base,
di Roma città una cosa è certa la Fondazione, con il suo Rito augurale, con i suoi Simboli eterni.
Mo basta, me ce voleva prorio sta discussione dopo 3 derby persi
possinammazzalli
Questo dibattito-battibecco mi sembra dimostri l’assenza di una dimensione mitopoietica. Ma una bassa polemica ultras-materialistica fatta di quartieri nobili o popolari. Ricchi-Poveri, Nuovo-Vecchio….bla bla… Sempre prendendo Firenze ad esempio, la città è divisa in quartieri che in occasione delle partite di calcio storico si animano l’un contro l’altro (Quattro Quartieri storici di Firenze: i Bianchi di Santo Spirito, gli Azzurri di Santa Croce, i Rossi di Santa Maria Novella e i Verdi di San Giovanni) ma che allo stadio si uniscono nel calciatore-calciante viola. La città-squadra diventa elemento di una superiorità culturale (Dante, Miche etc.) sbandierato da tutti. Ma è una questione di cultura-spirito-identità…. ora il discorso è complesso, ma direi che sono dinamiche costitutive dell’identità che non ho ritrovato a Roma (in entrambe le sponde). Qui ci si identifica con un giocatore, con le vittorie, con la storia del club…. ma a Firenze la Fiorentina è ben altro. Forse, penso, ma occorrebbero altri studi, situazioni simili potrebbero riscontrarsi per la tifoseria del Pisa (ma non so) o per altre tifoserie Toscane dove la squadra diviene parte dell’identità campanilistica tipica della regione. Ma a Roma come Milano la divisione Roma-Lazio o Milan-Inter assume significati che poco hanno a vedere col mito e molto col ceto sociale, la società industriale etc…. temo che sia così.
Ovviamente scrivo in questo senso perchè siamo partiti da Bilbao…dove credo (ma leggerò lo studio) la dinamica costitutiva dell’identità-squadra abbia non solo a che fare col mito ma anche con dinamiche etnonazionaliste….
@ Nicola,,,
ma Firenze ha solo una squadra per tifare: il paragone non regge…
oddio! Pure Roma ha una sola squadra da tifare: quella che porta il suo nome… però poi ci sono toccati in sorte i “Semo Nasciuti Prime” che creano un po’ di confusione… ma neanche tanta…
a riguardo della localizzazione del tifo nei quartieri, ha ragione Simone: i “Semo Nasciuti Prime” hanno prevalentemente residenza in quartieri ricchi della capitale o fuori porta…
sulla politicizzazione delle curve, il fenomeno non data ad oggi ma agli anni Settanta,,, solo che prima l’identità prevalente era quella di sinistra mentre da un po’ di anni è diventata fascistoide (che poi in larga misura di fascismo gli ultrà non sappiano nulla è un altro discorso)
Per K.
i derby sono 5, non 3
Per N.
Ti sbagli, invece nella tua attenta analisi. Il simpatico battibecco tra me/Miro e K. è tipico del romano, anche nella sua identità cittadina (e centra poco il materialismo e l’industrializzazione).
A Roma, da sempre, i romani amano scannarsi tra di loro: sicuramente saprai dei bulli che praticavano come unico sport la sassaiola, la coltellata e la rissa tra rioni diversi. Rioni che stavano a linea d’aria a qualche chilometri uno dell’altro. Questo è il campanilismo del popolo romano, ti basti pensare appunto che i trasteverini si sposavano solo tra di loro, i monticiani idem…
Poi questo si è spostato con il cambiamento di Roma in uno scontro tra quartieri alti e quartieri bassi e come vedi questo, si ritrova anche nel calcio. Che poi, però la cosa che unisce i romani di fronte a chiunque altro è solo una cosa: la grandezza di Roma e lo scetticismo ostinato verso qualunque altro che dice “questo è più belllo di Roma…”.
Per quanto riguarda il Bilbao, ad esempio l’unione identitaria (che unisce la sola città di Bilbao calcisticamente e non il resto dell’Euskal Herria) è ovviamente contro Madrid e la Spagna.
Sono di Latina – cioè burino – e della Roma, ma noi Lanzidei – tranne due miei cugini della Juve – siamo romanisti dal 1927. Prima si tifava Roman. “Non è una lettera a fare la differenz” dice sempre mio nonno, prima di cantare il primo inno della Roma. E quindi sarà che sono di Latina, ma io sta storia dei romani e romanisti l’ho sempre interpretata come una trovata pubblicitaria e di marketing di Rosella Sensi. Perché Totti e Totti, ma Rosi è Rosi e così tanti altri – romani e romanisti pure loro – che sono andati a giocare altrove e non mi metto a fare l’elenco perché sarebbe troppo lungo. Perchè puoi esse pure romano e romanista, ma se sei una pippa scatenata come Rosi, per me è meglio se giochi da n’altra parte. La Roma, quando puoi, te la vai a vedere allo stadio. E giocatori come Losi, come Manfredini, come Lojacono, come Bruno Conti, come Pruzzo, come Nela, come Carlo Ancelotti e come tanti altri campioni che hanno scritto la storia di questa squadra, pur non essendo romani, dove li mettiamo? E’ l’AS Roma quella che conta, quella splendida maglia giallorossa per cui tanti giocatori hanno sacrificato chilometri e chilometri, mettendo sul tavolo anche ginocchia, gambe, cuore, testa e tanto, tanto altro.
Non pretendo una Roma che vinca, ma non voglio nemmeno una Roma che, in virtù di una finta romanità, svenda i suoi gioielli alle squadre del Nord (vedi Mexes), che firmi accordi tv asservendosi a Milan, Inter, Juventus e compagnia cantante o che compri gli unici brasiliani che non sanno giocare a pallone (Cicinho e Julio Baptista) per fare il favore a chissà quale procuratore. Gli allenatori che ci hanno fatto vincere lo scudetto, non erano romani. Così come non era romano Dino Viola, presidente che ci portò ad un passo dal trono d’Europa.
Meno male che è arrivato Di Benedetto, così la facciamo finita con questa storia. Che non era valida nemmeno ai tempi dell’Impero Romano. Ci vuole gente che vuole bene alla squadra e alla città. Che sia capace di far riecheggiare il nome di Roma. Dove sia nata, sinceramente, non mi interessa.
Grazia’, secondo me te la sei presa per la storia dei burini
… comunque, per inciso a tal proposito, io sono contento che tutto il Lazio, che tutta Italia, che tutto il mondo sia della Roma. “…più semo e mejo stamo…” si diceva e io lo vedo veramente questo ruolo di Roma e della Roma (lo esplicitavo in qualche risposta più sopra).
Discorso giocatori romani e romanisti: l’articolo non voleva dire facciamo una squadra di soli romani (anche se sarebbe possibile, dato che la regione Lazio è il doppio dei Paesi Baschi come popolazione e Roma è sconsideratamente più popolata di Bilbao) ma non perdiamo delle virtù che facevano della Roma un’anomalia, facendo crescere giocatori ottimi e in più romani e romanisti come Totti e De Rossi che ancora giocano con la Roma o come altri, che con la Roma hanno giocato e che venduti alle altre squadre comunque fanno soldi (anche se la gestione Sensi ha sempre venduto i giocatori a prezzi irrisori) come Aquilani, Amelia e compagnia bella.
Poi cosa vuoi che ti dica, se fossero 11 fenomeni romani e romanisti sarei l’uomo più felice del mondo, ma mi basterebbe avere per l’eternità il capitano romano e romanista.
Ti faccio un esempio: vendere De Rossi? Per me non è una cosa possibile.
Lazio merda comunque
Si concordo che a Firenze ci sia una squadra sola, ma essa è stata costruita dalla sofferta fusione di squadre e anche la maglia viola deriva da un errore di lavanderia dovuto al mix di colori e di squadre. Da esterno non credo valga la dicotomia quartieri alti Lazio vs. quartieri popolari – Roma, o almeno valga in parte, perchè diversi borgatari tifano Lazio e li ho conosciuti personalemente. Si, quel che conta è la maglia che quando indossata deve divenire come l’armatura del cavaliere, deve essere la bandiera per la quale sputare sangue, perchè quella maglia rappresenta la città tutta e la sua millenaria cultura. A Roma, città d’immigrazione interna l’esperimento Basco è improponibile. Come in parte lo sarebbe a Firenze, ma non è quello, è la maglia che trasforma il calciatore-cavaliere, è la maglia che crea il calciante-eroico. Il garnde Dino Viola era originario delle mie parti. Un romantico del calcio ed un “furbone” mica da ridere….Le dimensioni della città (Roma) e le sue caratteristiche cmq rendono difficile il binomio città-squadra-cultura locale. Roma ne ha viste tante, forse troppe, ed è una metropoli cosmopolita, un melting pot nazionale, difficile che reggano identità specifiche. Firenze è piccola, com migrazioni soprattutto locali, al massimo regionali ed una tradizione di città-stato ben più lunga e una minore influenza di poteri esterni (che certo vi fu, ma non come a Roma con la chiesa etc…). Ad esempio a Roma il papa culacchione Leone X portò un poco di spirito mediceo… Roma, ha ragione forse Miro, è difficilmente paragonabile con Firenze, che è la città identitaria per eccellenza in Italia. Ma a mio avviso è giusto interrogarsi sul perchè a Roma l’identità calcistica su ambo i fronti non affondi nel mito culturale cittadino (Gladiatori, Cultura etc), ma piuttosto in una sciatta fascisteria romanocentrica (del tipo noi c’avemo er duce) o in identificazione con calciatori locali. Certo è colpa del calcio moderno, ma anche ahimè di una identità molto parlottatta, sbandierata, gridata, ma che osservata da esterno ha radici deboli, fragili. Avendo vissuto sia a Milano, Firenze, Roma… ma non essendo nato in queste città, posso dire che Milano e Roma in questo caso seguono dinamiche identitarie che definirei postmoderne. Firenze, nel bene e nel male, dinamiche ancora tipiche di un mondo che è in estinzione: quello delle città stato. Penso che a Roma chi abbia a cura l’dentità locale si debba interrogare sul come essa possa risorgere… e non è compito semplice. C’è un poeta che credo sia romano, ma magari mi sbaglio, che qualcosa per ricercare le dinamiche del mito ha fatto: http://www.ibs.it/code/9788806147655/acitelli-fernando/solitudine-dell-ala.html
@ Nicola…
non capisco perché insisti con questa storia che i tifosi romanisti manchino di mitopoiesi… ti potrei mostrare centinaia di coreografie della Curva Sud che rimandano al mito di Roma…
se proprio vogliamo stigmatizzare, il gladiatore non è il massimo di espressione della romanità… invece, lo sono i legionari…e, infatti, c’è una bellissima coreografia di qualche anno fa che ritrae una nota icona legionaria…
poi, se ritieni che per essere identitari bisogna essere folkloristici, allora bisogna andare sotto al Colosseo dove tutti i giorni si esibiscono le macchiette con elmo, daga e calzari ad uso turistico…
ma questa è un’altra cosa…
Miro ogni tanto provoco…. volevo vedere proprio se qualcuno citava le coreografie che dici tu. Insieme ai miei colleghi prima di scegliere di studiare la fiorentina, eravamo incerti con la roma. Poi in virtù dell’identità firenze-fiorentina scegliemmo quello. E nell’analisi ci siamo accorti che i fiorentini reputano tutti gli altri privi di identità (juve, inter, milan etc.). L’unica squadra alla quale riconoscono (nella polemica e nello sfottò) un competitor identitario è proprio la roma. E non è un caso! Anche lo striscione “grazie ad Annibale e ai suoi elefanti che di romani ne ha schiacciati tanti” o quelli contro il colosseo denotano che viene riconosciuta alla roma una identità con la quale competere. Una dinamica simile avviene col Siena. Dunque invece che polemizzare tra quartieri richhi e poveri…. qualcuno potrebbe riscoprire gli striscioni che citi e farne uno studio. Provocavo per vedere una reazione identitaria…. ultimamente sono prevalsi nelle curve romane troppi striscioni gretti, violenti, politici…. magari recuperando quelli storici si potrebbe veder meno indebolita l’identità. A firenze per contro quest’anno un distacco della presidenza non vissuta come fiorentina, ha portato alla minor presenza di striscioni identitari…. oh se non ci pensano i fasciocomunisti a salvare certe cose….
Guarda Nicola, se vuoi uno striscione identitario di noi romani te lo regalo subito.
Era un Empoli-Roma, anni ’80:
SEMO ROMANI NON ITALIANI
e sotto un altro con scritto
STRONZO CHI LEGGE
Ai suoi poeti, il popolo di Roma. Altro che gladiatori
gli anni ’80 erano poesia calcistica infatti, io spero che quel trend prosegua perchè ne ricordo di orribili…”lazio e livorno stessa iniziale stesso forno”…. poi da ambo le parti anche di carini, uno che vi fecero non era male: “noi eredi di cesare voi dei cesaroni”… o il romanista simopatico e ironico “ve famo er prefisso 0-2″…. ancora insomma ci sono spunti divertenti, ma temo stia prevalendo la tendenza becera e politichese…. e io credo che la Roma abbia una storia e una potenzialità espressiva che meriti gli antichi fasti anche negli striscioni e nelle chiavi di espressione. Interessante sarebbe uno studio anche sulla tifoseria romanista… forse sugli anni ’80 che furono assai poetici. Io negli anni ’80 da viola simpatizzavo per la Roma, ora purtroppo mi ha un poco stancato il becerismo eccessivo e i politici in curva. Quando abbiamo scelto quale tifoseria analizzare le mie colleghe che sono romaniste sfegatate, scelsero la fiorentina proprio per il decadimento degli striscioni romanisti ultimi. Penso sarebbe bello recuoperare anche quelli degli anni d’oro, quelli della battutaccia romana, dello sfottò e delle tradizioni cittadine…forse servirebbe anche ad invertire una tendenza che fa degli striscioni di stadio qualcosa di sempre più banale. Forse anche questo è un dovere culturale per chi non vuole il calcio moderno…. Magari da questa discussione qualcuno trae spunto per fare una cosina così
http://photo.territorisociologici.info/wp10guerra/index.html
ma sulla Roma! Io la leggerei volentieri!!!!!