Portogallo. Si salvi chi può dai salvatori

Il Portogallo ridotto con le pezze al culo da uno spaventoso debito si è consolato con la finale di Europa League tra Porto e Braga. Quando si dice “toglieteci tutto ma non il superfluo”. Tanto, negli ambienti che contano – in primo luogo il famigerato “asse carolingio”, vale a dire i mammasantissima di Eurolandia – tutto era stato già deciso. Nell’anno in corso infatti Lisbona riceverà un contributo di 12,6 miliardi dal Fondo Monetario Internazionale e altri 25,2 miliardi dall’Unione Europea. Tutti questi benefit sono contemplati nell’ambito del sostanzioso pacchetto di aiuti da 78 miliardi di euro approvato nel vertice indetto lo scorso 16 maggio dalla troika Ue-Fmi-Bce.

Il primo a mettersi le mani in tasca tuttavia è stato il consiglio di amministrazione del Fmi, che ha approvato la devoluzione di un “anticipo” di circa 26 miliardi di euro al Portogallo. Si tratta della prima tranche dell’accordo di salvataggio triennale messo a punto per aiutare Lisbona ad uscire dalla palta nella quale è precipitata in seguito alla crisi del debito. L’importo è stato calibrato in modo da permettere allo sconquassato vascello lusitano di tenersi cautelativamente alla larga dal mercato dei bond a medio-lungo termine per almeno due anni. Un lasso di tempo durante il quale il governo iberico dovrà tagliare la spesa, alzare le tasse, riformare il mercato del lavoro e avviare un ambizioso programma di privatizzazioni.

Tanto per cominciare al paese di Vasco de Camoes sarà devoluta una prima tranche di 6,1 miliardi, così, tanto per tranquillizzare il mondo dell’economia. Un milieu fortemente preoccupato per lo stato in cui versano le finanze di alcuni paesi europei, il Portogallo, certo, ma la Grecia in primo luogo. Il Paese sul Tago infatti è – per ora – “solo” il terzo a ottenere aiuti, dopo l’Ellade (100 miliardi approvati nel maggio 2010) e l’Irlanda (85 miliardi lo scorso novembre).

Si tratta di «un pacchetto di misure – ha spiegato in una nota l’Fmi – concepito per concedere al Portogallo una dilazione, prima di darsi una rassettata e ripresentarsi sui mercati internazionali dimostrando che nel frattempo Lisbona sta implementando tutte le politiche necessarie per rimettere l’economia sui binari giusti». «Le autorità portoghesi infatti hanno messo a punto un programma di riforme economicamente ben bilanciate che puntano alla crescita e alla creazione di posti di lavoro», ha commentato John Lipsky, “managing director” del Fondo. Naturalmente quando nelle alte sfere dell’economia si parla di “riforme economiche ben bilanciate” si sa già dove s’intende andare a parare.

Anche nel paese di Vasco de Gama, come nella depressa società della “tigre celtica”, infatti, la musica sarà sempre la solita. Tagli, stretta monetaria, aumento delle tasse, licenziamenti. Il tutto a carico dei ceti sociali più deboli e senza santi in paradiso. E così anche dalle parti del ponte sul Tago si creerà un clima “greco”. Un’aria da guerra civile permanente che tuttavia non salverà la nazione lusitana dal contagio default. Così come non ha salvato il paese d’Oltreionio. Il quale, seppur foraggiato con 100 miliardi e passa di euro appena un anno fa, ora versa di nuovo in gravi ambasce. Proprio pochi giorni fa, infatti, Zorba s’è visto declassare dall’agenzia Fitch il rating del debito. Un outlook passato da BB a B+. Questa decisione, unita alla successiva esternazione profferita del ministro delle finanze francese Christine Lagarde circa un imminente pericolo default per la nazione balcanica, ha mandato nel panico i mercati di Eurolandia. Si è trattato di due potenti siluri lanciati contro il club dell’uomo vitruviano.

E siccome non c’è due senza tre si era in attesa del terzo “suppostone” Che non è tardato ad arrivare. Stavolta targato Standard &Poor’s. Si tratta di un’altra famigerata agenzia di rating targata Usa. Un’associazione di banditi che all’improvviso ha deciso di esprimere “preoccupazioni” per l’economia italiana. Ora, se a sabotare Eurolandia ci si mette un burocrate d’Oltreoceano la manfrina sarebbe pure comprensibile. Ma se a fare questo lavoro sporchissimo è la componente di un governo “amico” come quello francese la cosa puzza di bruciato. E delle due l’una. O la ministressa Lagarde ha avuto una defaillance, oppure – essendo la gentil donzella candidata a sedere sul supremo scranno del “fu” Dominique Strauss-Kahn ossia quello del Fmi – vuol dire che ha mandato un preciso segnale. Un segnale piuttosto inquietante. Che, tradotto terra terra, suonerebbe più o meno: signori dell’Euroclub, la pacchia è finita. Non c’è più trippa per gatti. Datevi una mossa e non aspettatevi altre scialuppe di salvataggio. Il Titanic sta affondando e di naufraghi a bordo non ne prendiamo più. Amen.

Angelo Spaziano

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