Orgoglio e pregiudizio. Lettera aperta ai protagonisti della rivoluzione fasciocomunista

Compagni, amici e camerati,
prestatemi orecchio.

Abbiamo passato gli ultimi trenta giorni a cercare di mettere in pratica una suggestione, una metafora, un comune sentire. Abbiamo corso, strillato, sgomitato, recriminato, puntato i piedi, sudato e bestemmiato. Insieme, da soli, a gruppetti, nelle piazze e nelle strade, nei locali e nelle sale conferenze, nelle case e davanti agli schermi dei nostri computer. Ma soprattutto ci siamo conosciuti, incontrati e abbiamo collaborato, spesso per la prima volta nella nostra vita. Significa che adesso abbiamo le idee più chiare su chi siamo e con chi abbiamo a che fare. Io adesso lo so con chi andrei in guerra e chi invece non lo seguirei nemmeno per attraversare la strada a prendere un caffè al bar di fronte. Lo so – anzi, dovrei dire lo sappiamo – proprio perché insieme abbiamo lavorato per portare avanti quest’idea.

Era un’idea balzana?
800 voti guadagnati da questa lista sono niente? Può darsi, ma è la nostra idea. E quei cinquecentoventisei voti ce li siamo guadagnati uno per uno. Prima – è bene ricordarlo – il numero dei voti di Futuro e libertà a Latina era zero. Se Granata e Pennacchi non avessero lanciato l’idea e noi non l’avessimo raccolta scapicollandoci a presentare questa lista, a queste elezioni Fli non ci sarebbe stata.

A campagna elettorale conclusa invece sono arrivati a farsi vedere i “professionisti della politica”, pronti sui loro trespoli a cogliere eventuali frutti, o a dividersi le spoglie. Alcuni li conoscevamo già da prima – le colombe di Fli che sponsorizzavano candidati di altre liste o che non aspettavano altro che questo risultato per riberlusconizzare il partito – altri invece sono piombati qui a spiegarci come si fa politica o a come non dovremmo disperdere le forze che abbiamo raggranellato e a come ricondurre tutto nell’alveo della vita di partito.

Beh – compagni, amici e camerati – a costoro non posso fare altro che dire: giù le mani!

Mentre arrivavano i risultati elettorali noi stavamo in giro per la città, a commentare, incazzarci, ridere e scherzare, incontrare quelli delle altre liste. In poche parole – come abbiamo fatto durante l’intera campagna elettorale – abbiamo “occupato la città” perché non importano solo i voti che prendi o le persone che presenziano a un evento che tu organizzi (ovvio, se fai le folle oceaniche è meglio, ma non è la spinta essenziale), ma quello che importa è che tu hai “occupato” Piazza del Popolo a presentare Il futurista con Antonio Pennacchi a cantare Bella Latina in una bella nottata di Maggio, che hai portato a Latina Sansonetti, Colombo, Renzaglia, Azzaro, Cecchini, Barbaro, Rossi, Lanna, Lucenti, Ceccaroni – e mi scuso con quelli che posso aver dimenticato – a discutere di politica e cultura e gettare semi per future collaborazioni.

(Cardini non è venuto – c’è stato un disguido organizzativo – è il rimpianto più grosso di questa campagna elettorale, ma anche uno di quei discrimini di cui accennavo prima su chi portare in guerra e l’attraversamento delle strade. Avevo un sacco di curiosità sulla sua idea di raccontare la storia partendo dai luoghi: il Circeo, l’Abbazia di Casamari, la Torre d’Astura come punti di partenza per un viaggio nella storia d’Italia. Credo che una delle nostre priorità sia di portare Franco Cardini qui a Latina e sanare questa ferita.)

La città è nostra, non di chi ha vinto le elezioni.
Abbiamo tirato il fiato, ma adesso ricominciamo a correre.
Chi vuole ci venga dietro.
Chi non ce la fa lo raccogliamo al prossimo giro.

P.S.
Questo – cari compagni, amici e camerati – è stato possibile perché è nel nostro Dna. Sono anni che l’Anonima Scrittori organizza e porta avanti questo tipo di attività politica. Così tutti gli altri che con noi hanno contribuito a questa idea. Non siamo nati ieri. Non ci hanno inventato – anche se il loro contributo è stato essenziale – Fabio Granata e Antonio Pennacchi. Tanto meno Futuro e libertà. Non è pensabile che adesso – solo perché abbiamo preso lo 0,70 per cento – vengano da fuori, alzandosi da comode poltrone e sorseggiando Campari, a dirci quello che dobbiamo fare.
Adesso – alle 4 di notte – non lo so quello che faremo.
Però lo faremo.

P.P.S.
E il fasciocomunismo?
Pure quello ce l’abbiamo nel Dna. Alcuni di noi ce lo hanno ben chiaro quello che significa, per altri è una parola astratta. Alcuni tentano di ricondurlo a una corrente di partito. Ho letto da qualche parte su internet da un nostro fiancheggiatore che il risultato elettorale non deve demotivarci perché pure il glorioso Msi una vota pigliava il 2 per cento.

Non ci siamo capiti. Per me il fasciocomunismo da una parte è uno spettro che si aggira per l’Europa, una potenza che cambia la Storia. Dall’altra è mio nonno che quando nel ’43 gli dicono “Lanzide’, trasferiamo la fabbrica a Cantù, che fa, viene o rimane qua?” mio nonno – che Cantù non sapeva neanche dove si trovasse – ha deciso di seguire la sua fabbrica.
Altro che due percento.

Massimiliano Lanzidei

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