Nuove lettere persiane

Come dei novelli Montesquieu, quattordici autori si sono cimentati nelle Nuove Lettere Persiane, una raccolta di racconti sull’Italia che cambia, uscita pochi mesi fa per Ediesse Editore, nata da una collaborazione tra l’Ong Cospe ed il settimanale “Internazionale”.

Un ragazzo di Hong Kong che studia belle arti a Milano, una giovane ciclista lituana alle prese con l’umorismo toscano, una bambina cilena sbarcata nella Roma degli anni ottanta, un uomo camerunense che realizza il sogno di costruirsi una casa in patria: sono alcune delle storie riunite in questa breve raccolta, raccontate con stili diversi ma uniti dall’ironia.

Gli autori della raccolta sono Farid Adly, Ejaz Ahmad, Ismail Ali Farah, Lubna Ammoune, Mayela Barragan, Paula Baudet Vivanco, Domenica Canchano, Alen Custovic, Raymon Dassi, Darien Levani, Gabriela Pentelescu, Edita Pucinskaite, Sun Wen-Long, Akio Takemoto.

Come Montesquieu, gli autori hanno immaginato dei personaggi, più o meno autobiografici, che raccontano le loro impressioni sull’Italia ad amici o parenti, i “nuovi persiani”  infatti sono quattordici giornalisti di origine straniera, che sono nati in Italia o comunque vi risiedono da lungo tempo, e ci ricordano l’importanza di aprirsi a nuovi sguardi sul mondo in cui viviamo.

Il titolo è un chiaro omaggio al filosofo francese, che nel 1721 con Le lettere persiane criticava i costumi del suo tempo con sarcasmo ed ironia attraverso le lettere di due viaggiatori persiani, personaggi immaginari, che visitavano la Francia e la descrivevano ai loro concittadini.

Come ci ricorda nella prefazione Gad Lerner, anche lui immigrato in Italia dalla sua terra d’origine, ma che non si sentiva diverso per interessi e sensibilità dai suoi coetanei, e da loro non era percepito come tale in quanto «un’Italia protesa nell’assorbimento di un impetuoso flusso migratorio interno da Sud a Nord, dava per scontato che ci fosse spazio vitale anche per la sparuta avanguardia degli stranieri in arrivo da fuori» e «pur non essendolo giuridicamente, a me fu concesso di sentirmi fin da subito italiano fra gli italiani, grazie non solo all’inclusione ambientale ma prima ancora a una nuova lingua pronta a divenire lingua madre».

La situazione dei giornalisti autori delle nuove lettere è diversa, perché come dice Francesca Spinelli curatrice del libro «rispetto ai loro antenati settecenteschi i nuovi persiani esistono. Non sono creature immaginarie… Esistono e anche loro, come Usbek e Rica, osservano i luoghi in cui arrivano con uno sguardo fresco, cogliendo peculiarità e contraddizioni, bellezze e lati oscuri che passano inosservati ai più. Pur essendo una ricchezza, questi nuovi sguardi spesso vengono accolti con indifferenza o ostilità».

L’indifferenza è l’ostilità di chi probabilmente ha paura della sua ombra, o pensa che il futuro sia nel chiudersi come una fortezza assediata che si vorrebbe isolare dal mondo esterno, dimenticando che invece le civiltà del passato, anche la nostra, sono il frutto di una contaminazione ed uno scambio tra culture e lingue diverse, scambio e contaminazione che adesso sono resi ancora più facili da facebook, twitter e compagnia.

Raffaele Morani

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