Nikki Sixx. This Is Gonna Hurt

Si chiama This Is Gonna Hurt (Questo farà male). È un libro di riflessioni e di fotografie. Fotografie inquietanti. Come lo sono quelle di esseri umani con un aspetto diverso da ciò che rientra, o si fa rientrare, nella norma. Non semplici bizzarrie, come tatuaggi o altre forme di travestimento. Menomazioni. Alterazioni talmente vistose, e talmente gravi, da mettere a disagio fin dalla prima occhiata. Anche solo sulla pagina, e figuriamoci nella realtà. Individui – uomini e donne, e nel caso delle donne è forse ancora più disturbante, per l’idea comunque diffusa che le donne siano depositarie di una grazia innata e di un superiore “diritto” alla bellezza esteriore – che portano su di sé i segni terribili delle malattie da cui sono stati aggrediti o degli incidenti in cui sono incappati. Ed ecco i loro corpi cambiati per sempre. Deturpati per sempre. Circondati da un alone (immaginario?) di sfortuna o di iattura.

Il libro è fresco di stampa. E non ancora tradotto in italiano. È firmato da Nikki Sixx, personaggio che qui da noi è poco conosciuto ma che è ben più noto oltreoceano, essendo il bassista, e il fondatore, di un celebre gruppo di Heavy Metal che va sotto il nome di Mötley Crüe. Una band da oltre 80 milioni di dischi. Una lunga storia di eccessi. Una miscela esplosiva di “Sex & Drugs & Rock’n’Roll” riversata in un’autobiografia uscita nel 2001 che si intitola The Dirt e che diventa un best seller. La lezione è tutt’altro che inedita, ma quando la vivi in prima persona te la ricordi meglio: i retroscena possono sedurre quanto ciò che va in scena, e a volte anche di più. Il grande pubblico non cerca insegnamenti. Cerca emozioni. E le spiegazioni servono solo ad aggiungere altri dettagli stuzzicanti. Per esempio sul batterista Tommy Lee, che ha avuto una lunga e tempestosa relazione con Pamela Anderson. Per esempio sul cantante Vince Neil, che a suo tempo ha preso a pugni Izzy Stradlin dei Guns N’Roses, reo di aver fatto delle avances a sua moglie e di averla addirittura picchiata.

Bello, vedere che c’è qualcuno che fa come vuole. Proprio bello. Fa venire delle idee anche sulla propria vita. Assomiglia a un lasciapassare. Un lasciapassare in più copie. Sulle prime – quelle che si trovano in cima alla pila – c’è il nome delle star. Sull’ultima, laggiù in fondo, non ce n’è nessuno. Forse si aspettano che tu ci metta il tuo. Forse vogliono vedere se sei abbastanza sveglio da pensarci. Abbastanza svelto da non limitarti a pensarci. Certo: non possono dirtelo apertamente. Ma possono suggerirtelo tra le righe. Se afferri il messaggio vuol dire che meriti di riuscirci. Tutto chiaro, fratello? Sei arrivato al confine. E adesso dipende solo da te, varcare la frontiera e lasciartela alle spalle.

Nikki Sixx ha pubblicato il suo primo libro nel 2007, col titolo assai poco enigmatico di The Heroin Diaries. Un intero anno di annotazioni, su un arco di tempo che va dal Natale 1986 al Natale 1987. La fase peggiore della sua lunga esperienza con la droga, raccontata dall’interno e integrata dal punto di vista di chi gli stava intorno e di parecchi altri musicisti e addetti ai lavori. Una sorta di confessione. Ma non da imputato che cerca di impressionare positivamente la Corte e la giuria. Una confessione da uomo libero che espone quello che gli è successo. C’erano delle motivazioni, allora. Giuste o sbagliate che fossero, gli hanno saturato la mente e il cuore. «Volevo un posto tranquillo, isolato, lontano da tutti – alcuni fanno meditazione per arrivare a questo – un luogo in cui trovare risposte. E serviva a trattenere la mia rabbia, impedendomi di esplodere. Farmi di droghe ha fatto parte della mia crescita, del fatto di essere giovane. Ma poi devi uscirne. Non è che puoi restare tossico per tutta la vita.»

Il libro è andato bene, con vendite superiori alle 350 mila copie. Lui ha deciso di riprovarci. Ha realizzato questo nuovo volume che esce adesso. Fresco di stampa. Ma affondato nella memoria collettiva degli Stati Uniti d’America. Un Paese cresciuto così in fretta da credere che il dinamismo sia tutto. È buono quello che desideri. È lecito quello che puoi permetterti. Non sei tenuto a rifletterci su e a trovarti una giustificazione convincente. Il senso del peccato prescrive obbedienza, ma dissemina tentazioni. Sembra una medaglietta sacra. La giri e diventa una moneta da spendere il più rapidamente possibile, prima di avere il tempo di ripensarci. Il male che diventa miele. L’energia che diventa ebbrezza. Questo fuoco che divampa. Questa pura e travolgente attrazione per tutto quello che è impuro.

Gli ultimi decenni dell’Ottocento. I primi del Novecento. I circhi se ne andavano su e giù per gli States e replicavano il loro spettacolo ovunque, come in un’anteprima ancora rozza e frammentaria di quello che in seguito sarebbe stata la televisione. Gli imbonitori promettevano meraviglie. Cose mai viste. Gemelli siamesi. Sirene uscite dal mare. L’uomo più piccolo del mondo. O il più forte. O il più alto. La donna con due teste. La gente si avvicinava di buon grado. Sapevano che c’era da pagare un biglietto e sapevano che lo avrebbero pagato volentieri, disponendo dei soldi necessari. La vita era dura e un po’ di svago ci stava a pennello. La vita era monotona e un po’ di distrazione era la benvenuta. Non è che ne capitassero molte, di occasioni così. A meno di non decidere di lasciare tutto e di andarsene via, diventando a loro volta dei girovaghi. Dillo educatamente: dei viaggiatori. Dillo com’è: dei vagabondi.

«Fin da bambino – ricorda Nikki Sixx nell’intervista pubblicata sull’ultimo numero di XL – ho subìto il fascino del macabro e di quelli che chiamano “freaks”, i mostri. Ricordo che un giorno, passeggiando con mia madre per le strade di Los Angeles, mi sono fermato a guardare una donna con una gamba sola. “Non stare lì a fissarla!”, mi ha ordinato mia madre. “E perché?”, le ho risposto. “Per me è bellissima”.» Ma fa di meglio quando passa dai ricordi alle conclusioni: «Se non affronti i tuoi demoni, saranno loro ad affrontare te. E allora sarà molto doloroso.»

Già. Affrontarli. Non solo contemplarli, o addirittura stuzzicarli. La gente paga volentieri il biglietto. Solo che di regola non sa esattamente che cosa sta acquistando. E tantomeno il perché.

Federico Zamboni

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