Graziano Cecchini per Latina

Cari amici e lettori del Fondo, questo sarà lo spazio dedicato all’informazione della campagna elettorale che mi vedrà impegnato per le prossime elezioni amministrative di Latina-Littoria, nelle quali sono candidato per la lista “Pennacchi per Latina-Fli”. Riporterò qui tutto ciò che mi sembrerà utile per tenervi aggiornati.

miro renzaglia

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GRAZIANO CECCHINI PER LATINA
Reportage fotografico

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LATINA
NON SARÀ SOLO UN’AVVENTURA

Bella la chiusura della campagna elettorale, ieri in piazza del Popolo, dove Pennacchi vuole un monumento equestre al bonificatore Cencelli (“Perché Littoria l’ha fatta lui contro il parere del Duce”) mentre Zaccheo “la voleva dissacrare con un parcheggio sotterraneo”. Poche centinaia di spettatori “scelti”, tra cui io, che ci sono venuta da Roma per non sentire per una volta le solite pappine sul rinnovamento-cambiamento-risorgimento ecc. ecc.

E Pennacchi non ha deluso le aspettative: “Compagni operai, camerati di Littoria, alzatevi, siete figli dei giganti bonificatori, votate per mandare af…ulo Fazzone”.

C’è il ras di Fondi dietro il candidato del centrodestra De Giorgi espressione del gruppo rampelliano. Quello della rabbia e dell’amore che l’alchimia politica distilla in un sulfureo trasporto per le poltrone. L’ammucchiata identitaria, a Latina, mette insieme nel perimetro che fa capo a Fazzone anche storaciani e Casapound.

E per silurare Pennacchi i moderati di Fli (leggi Potito Salatto) sponsorizzano una lista di disturbo di un ex An. Gira pure voce che Berlusconi si farà vedere a Latina. “Davvero? Tenete a casa le figlie minorenni allora…”.

I pennacchiani non si sono mai divertiti tanto: Miro Renzaglia distribuisce volantini come quando era ragazzino, Graziano Cecchini fa murales irriverenti, Filippo Rossi distribuisce il suo Il Futurista con l’ausilio dell’attivissima Fabiola Lucente, Luciano Lanna ricorda che nell’urna “solo il Duce ti vede”, Fabio Granata dice di sentirsi anche lui come lo spericolato Accio Benassi de “Il fascio comunista”. E Filippo Cosignani, il candidato sindaco, ha già firmato dal notaio che si ridurrà a metà lo stipendio da consigliere comunale “perché la politica non è una professione”.

Pennacchi è un fiume in piena: il Pdl vuole fare di Latina una città da 300mila abitanti il che vuol dire “consegnare questo territorio bonificato col sacrificio di tanti morti ai palazzinari, stravolgere l’architettura razionalista”. Lui invece vuole le piste ciclabili dai borghi verso la città, come nella pianura padana “perché la bicicletta è rapporto con la gente e con il posto dove vivi”. “E voglio la marina dipinta di bianco, e gli eucalipti, e i centri di aggregazioni per i giovani”. E vuole i voti: “Se vince Fazzone poi non me fermate pe’ strada per dimme ce vorrebbe questo e ce vorrebbe quello, stavolta non voglio complimenti, voglio i voti. Se no pijatevela in der c…”.

Arriveranno? Vedremo. In ogni caso la politica scapestrata è rincuorante, in ogni caso ho visto bella gente, gente che non si fa comprare, e mi è venuto in mente uno dei primi libri “d’ambiente” che ho letto: “Nella prossima guerra-rivoluzione colonnello o disertore. Disertore, se non potete farmi colonnello. Non sarò più vittima di una mobilitazione imbecille…”. (Pierre Drieu la Rochelle, “La Commedia di Charleroi”). Le minoranze a volte sono isolate, a volte guidano la marcia. I soldatini in riga, invece…

Annalisa Terranova

CARO FRANCO TI SCRIVO…

Ieri martedì 10 maggio 2011 alle ore 18.00 era atteso all’ex Opera Balilla di Latina-Littoria in piazza San Marco il prof. Franco Cardini, uno dei massimi storici del Medioevo, un’autorità mondiale, candidato alle elezioni comunali nella lista “Pennacchi per Latina – Futuro e Libertà”. Solo che Franco Cardini non ne sapeva niente. Tutti lì a aspettarlo, ma quello che gli doveva telefonare a suo tempo per la conferma, non lo aveva fatto. S’era scordato. “Credevo che lo avessi fatto tu”, ha detto a un altro.

Quella che segue è la lettera che ho quindi ritenuto di dover scrivere a Franco Cardini:

Caro Franco,
io ero sicuro di vederti oggi, poiché così m’avevano detto. Ma tu avrai capito, oramai, che questa lista pennacchi-FLI a Latina non è esattamente una macchina da guerra. Ma queste sono le truppe, e con queste proviamo a combattere. Noi tutti ti siamo grati tantissimo di aver voluto spendere il tuo nome insieme a noi e ci dispiace proprio non averti potuto avere sul campo di battaglia. Ma il tuo nome c’è sempre. In ogni bar, in ogni posto in cui andiamo, non facciamo che ripetere: “Guardate che non siamo solo noi di Latina, perchè con noi c’è Franco Cardini”. Ogni tanto qualcuno fa segno con il muso: “E chi è?”. E allora noi aggiungiamo: “Il più grande medievista del mondo!”. “Me cojoni!” fanno quelli, ma noi insistiamo: “E c’è pure Fabio Granata, Luciano Lanna, Filippo Rossi, Miro Renzaglia, Graziano Cecchini, Antonio Buonfiglio, Claudio Barbaro”, come fosse la formazione della Roma.

Cosa dirti, Fra’? Io in teoria dovrei essere pentito di questa cosa, perché sto sotto stress, m’è aumentata la pressione, mi sono venute le afasie nominali (mi scordo tutti i nomi, ce li ho sulla punta della lingua ma non riesco a ricordarli; avevo paura che mi fosse venuto un tumore al cervello e sono andato pure a farmi visitare, ma è stress dice il dottore, solo stress, e mia moglie invece dice: “Ti sta bene”), litigo per strada con la gente e litigo soprattutto con i nostri per la disorganizzazione e non lavoro, soprattutto non lavoro e non scrivo più un rigo. Non vedo l’ora che finisca questa storia. Ma non sono per niente pentito, Fra’. Se non lo facevamo adesso, e quando lo dovevamo fare?

Prenderemo voti, non ne prenderemo? Ma che cazzo ce ne frega a noi? Facessero come gli pare. Noi gliela abbiamo data la possibilità al popolo di Latina e al popolo d’Italia di capire come stanno le cose e d’intraprendere la giusta strada – al di là delle divisioni del Novecento – per rifondare la città e ricostruire lo Stato e la nazione. Se ci ascoltano, bene. E se no se la pigliassero nel culo.

Ciao e un abbraccio fraterno anche da parte di Ivana.
VIVA L’UNITA’ DI POPOLO FASCIOCOMUNISTA,

antonio pennacchi


RADIOGRAFIA DI UNO SFACELO
Reportage Fotografico


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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LA POLITICA A LATINA
E’ UN CIRCO BELGA

Qualche sera fa stavo leggendo le istruzioni del nuovo aspirapolvere. Quello che avevamo in casa ha deciso di abbandonarci dopo sette anni di servizio indefesso (e decisamente sopra la media; forse ha finto di morire). L’ho portato all’isola ecologica e amen. Mentre mi accanivo sulla funzione della doppia spazzola in dotazione ha squillato il cellulare: era uno dei miei più cari amici.

“Ma il Cirque du Soleil è nato in Belgio?” mi fa, senza neanche darmi il tempo di dire “pronto”. Sono scoppiato a ridere perché ho capito subito di che stava parlando e gli ho voluto un po’ più bene.

Ho letto infatti che il centrodestra vuole inaugurare l’Ars Lab all’ex Rossi sud, «una “factory” sul modello di quella che in Belgio ha dato vita al Cirque du Soleil».

Il Cirque du Soleil in verità è nato in Quebec, cioè in Canada e non mi risultano Ars Lab tra i padri fondatori. Ora, non è che io voglia sottilizzare, però un errore grossolano così mi fa pensare che Di Giorgi non sappia proprio di cosa stia parlando; i giornali e le agenzie che hanno riportato la notizia poi mi sembrano un tantino ossequiosi. Anzi no, sono proni. «La prima opera che metterà in campo Ars Lab sarà proprio uno spettacolo di Franco Dragone, l’inventore del Cirque du Soleil ».

In realtà ne è un regista importante ma non l’inventore.

Ad ogni modo, ammesso che sia una cosa concreta, con reali possibilità almeno di attivarsi,  questo Ars Lab punta  –  stando a tutte le dichiarazioni – a formare, direi in sintesi, protagonisti e tecnici dello spettacolo (e, pare, della moda). Penso sinceramente che per la gioventù di Latina, figlia di generazioni innamorate allo spasmo dell’apparenza e catalizzate dalle multiformi Marie de Filippi che girano nel circuito dell’unico responsabile educativo nazionale, il televisore, questo sarà davvero il colpo di grazia. La ratifica della politica latinense (ma anche di tutta Italia) da cinquant’anni: “Ti do poco ma ti chiedo poco”. Se chi ha avuto e avrà la responsabilità dei giovani della propria città assegna un ruolo di punta alla formazione in un campo velleitario e di scarsa capienza occupazionale, fatto di speranze da rotocalco (nonché di soldi facili, ça va sans dire, come commenterebbero nel Quebec) o di lavoro tecnico negli studi televisivi, è evidente la cifra intellettuale e la capacità di analisi sociale della politica.

Puntare sui giovani è tutto un altro paio di maniche; anzi, è proprio un altro abito.

Si tratta di dargli l’opportunità di partecipare consapevolmente a gestire la società, condividendo con loro i valori e liberandoli dai – scusate il termine desueto – fattori di oppressione.  Bisogna assolutamente cambiare però le situazioni sociali vigenti, senza attendere la manna dai ministeri: facciamo noi da traino per la nazione, creiamo un’eccellenza nella formazione e nel coinvolgimento delle nuove generazioni.

Qui a Latina si pensa ai giovani per farli divertire nei locali (sostanzialmente unica forma di intrattenimento, di socializzazione e di stimolo culturale che si promuove) e per fargli attaccare i manifesti elettorali con la scusa della partecipazione politica. Basta fare un giro in strada per  capire se a queste elezioni, dopo più di un anno di reggenza del commissario, si è arrivati operando un reale coinvolgimento giovanile o se c’è stata la solita distribuzione di viagra dell’entusiasmo pre elettorale a vantaggio dei soliti personaggi da cartellone 6×6.

L’unica istituzione inoltre (si può chiamare così?) che impegna le proprie energie per la formazione sociale è la Chiesa. Si può convenire che ci sia almeno la necessità di garantire alla parte laica della Città l’educazione a valori condivisi di solidarietà e partecipazione senza la necessità della confessione religiosa? È o no questo il compito della politica? Invece anche le amministrazioni delegano alla Chiesa oppure se ne fregano. Non c’è niente di peggio, mi permetto, di appiattirsi su questo percorso, di alimentare cioè la considerazione fideistica che si ha della partecipazione politica, generatrice di amministratori che si pongono come sacerdoti se non come vere e proprie manifestazioni di un dio elargitore (bisognerebbe anche considerare come avviene nelle parrocchie il reclutamento di questi educatori che, tranne rari casi che conosco di persona, sono totalmente impreparati culturalmente alla formazione e scelti sulla base di una spesso solo presunta devozione e sensibilità vocazionale). Il discorso sarebbe lungo e partirei per la tangente. Senza inalberarsi, guardate i risultati.

Comunque il concetto è semplice: osservare la nostra struttura sociale e provare a immaginare una soluzione che valorizzi le caratteristiche intrinseche delle nuove generazioni.

I nostri ministeri, le nostre istituzioni pubbliche, i nostri uffici sono inzeppati di anziani, non anagraficamente ma intellettualmente; gente impigrita o annientata da anni o decenni di impiego statale retribuito a prescindere da rendimento e capacità professionale. Sono luoghi tutti italiani in cui vince il più furbo e  la colpa è sempre degli altri; luoghi del “se non ci fossi io!”; luoghi in cui si depreca in pubblico quello di cui si approfitta nell’ombra (un’ombra a dire il vero trasparente e cristallina). Molti di questi  pensano che il computer sia un demiurgo, scrivono con un dito solo sulla tastiera e stampano quintali di documenti in triplice copia.

Puntare sui giovani è puntare sulla loro capacità di svecchiare e di rinnovare sfruttando gli strumenti cui sono avvezzi e che la generazione precedente non vuole imparare ad usare. A Latina si costruirebbe un’eccellenza nazionale, paragonabile solo a esperienze estere, se ci si adoperasse per incanalare l’energia creativa dei giovani nello sviluppo, nello snellimento della burocrazia, nella semplificazione della vita dei cittadini. È chiaro che c’è la necessità di una formazione che li educhi a usare la loro estrema dimestichezza coi mezzi di comunicazione informatici – e con internet in particolare – per partecipare al miglioramento della città e non solo per scaricare video e musica o per chattare.  Il coinvolgimento dei giovani si opera dando loro importanza e assegnandogli un ruolo attivo, non con la politica del panem et circenses o del ti do poco ma ti chiedo poco.  La rotta del centrodestra è: vuoi il mondo che vedi in tv? Bene, siccome piace tanto anche a me facciamo una bella scuola a Latina per diventare il più possibile come quelli che ci piacciono.

Poi ti puoi riempire la bocca di biblioteche e di rete di biblioteche (mamma mia quanto fumo) ma se i giovani vedono che tu punti sul Cirque du soleil per le nuovi generazioni di questa città, i libri non li vanno a cercare né in biblioteca né altrove. Rete di biblioteche, si dice da parte di quelli che riempiono la bocca di cose che non conoscono: provate a chiedergli a cosa servirebbe una rete di biblioteche e se realmente si può fare a Latina. Vi risponderà gente che non sa che esiste l’OPAC. Allora andate a digitare su internet, nel vostro motore di ricerca preferito, la parola OPAC e vedrete che esiste una rete nazionale di biblioteche: voi cercate il titolo o l’autore o il soggetto e non solo vi dirà quante pubblicazioni esistono ma in quali biblioteche potrete trovarlo su tutto il territorio nazionale. E questi vogliono fare la rete delle biblioteche (ma poi quante biblioteche ha Latina?) di Latina. E c’è pure chi li vota!

Adesso però non fate gli snob, cari lettori di sinistra, non cominciate a dire che se ci fosse la biblioteca Stirling con le sue belle vetrate (centrosinistra, solita pappa da vent’anni) ci sarebbe più attrattiva per i giovani, un polo intorno al quale organizzare iniziative culturali etc. etc. Qui non è un problema di luoghi fisici ma di luoghi mentali. Per coinvolgere i giovani e trasformarli in creatori di una rete di servizi migliore per la città basta una stanza, qualche computer e la voglia di scommettere su di loro, che li entusiasmi nel far diventare internet uno strumento di enorme potenza che favorisca la ricerca, lo sviluppo e la semplificazione. Una risorsa, non un surrogato di sale d’intrattenimento, pubblicità e seconde vite.

Di fronte ad una maggioranza di impiegati statali che parlano male della burocrazia, salvo obbligarti a produrre quintali di carta per evitare assunzioni di responsabilità; di fronte a gente cui viene assegnata la email del ministero in qualità di impiegati o funzionari che è convinta di non poterla controllare da casa perché “posta dell’ufficio”; di fronte a maniaci del cellulare alla moda che usano internet come mezzo di abbrutimento anziché di emancipazione, solo una città che si impegni con i giovani e non al posto loro, a formarli, a renderli consapevoli delle potenzialità creative insite nel lavoro quando è davvero fatica, intellettuale o fisica, può davvero sperare in un futuro migliore.

Il concetto di biblioteca è sbagliato, così come proposto sia a destra che a sinistra. La biblioteca è uno strumento, di ricerca, di studio certo ma soprattutto di emancipazione culturale. Non è una sala lettura per i libri che ti porti da casa. A Latina la biblioteca è da generazioni il luogo dove molti studenti universitari vanno a studiare. I libri a disposizione rimangono sugli scaffali, ergo il luogo non svolge la sua funzione. Adesso, a rischio di essere impopolare, vorrei dire che la biblioteca di Latina è all’ottanta per cento un bivacco. Nessuno di quelli che ci va per studiare poi ci torna per qualsiasi altro motivo legato alla destinazione d’uso. I libri potrebbero incollarli o mettere quelle librerie tipo negozio di mobili. L’impressione, magari sbaglio, è che si cerchi nel luogo fisico quell’aura di serietà dello studio, quella sensazione di solennità dell’impegno che non si riesce a trovare in sé stessi.

Occorrerebbe una seria scommessa sulla gioventù, una scommessa che, diciamolo chiaro, costerebbe assai meno dei porti, delle terme, delle metropolitane leggere, degli Ars lab, dei finti infopoint, degli intrallazzi tra politici e imprenditori e anche delle date zero di Vasco Rossi, regalando alla città una risorsa infinita per il futuro.

Il governo nazionale non spende per i corsi di formazione sull’informatica, sulla razionalizzazione dei servizi, le lingue straniere, sulla specializzazione nei lavori difficili (tornitori, fresatori, falegnami)? Bene, lo facciamo noi. Poi ci dovrete venire a pregare! Pensate cosa sarebbe Latina se un’amministrazione investisse nel far diventare i propri giovani, al di là delle istituzioni scolastiche o in convenzione con esse, esperti di internet  – come strumento di commercio e comunicazione – e di lingue (inglese, cinese, giapponese). Basterebbe investire su queste cose e dunque sullo sviluppo anziché benedire crociate fallimentari per porti, areoporti, misteriosi musei subacquei, miopi intermodali e chi più ne ha più ne metta.

È ovvio naturalmente che se si vuole alimentare le categorie economiche che attualmente funzionano, basando la città sull’economia reale, è necessario trovare chi in provincia rimetta l’industria e favorisca l’agricoltura. Occorre realizzare prodotti attraenti e unici, cercare investitori e compratori. Occorre cioè: creare lavoro, lavoro creativo. Non bastano le migliaia di posti (locali pubblici, centri commerciali, parchi giochi) dove spendere i soldi. Servono quelli per guadagnarli.

La Polverini, commentando le parole di Di Giorgi sull’Ars Lab ha detto: «Noi investiamo molto sui giovani e sull’industria dello spettacolo». Nella testa di queste persone, giovani e amici di Maria (de Filippi) sono la stessa cosa. Io non so come si può votarli e guardare al futuro con speranza.

Francesco Moriconi
da “Stazione Zero

PRESENTAZIONE DE “IL FUTURISTA”
Reportage Fotografico

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Da destra: Antonio Pennacchi, Miro Renzaglia, Fabio Granata, Filippo Rossi

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SE NON ORA, QUANDO?
SALVIAMO LA NOSTRA CITTÀ!
APPELLO DI ANTONIO PENNACCHI

Dopo avere portato Latina-Littoria al coma profondo di oggi, c’è chi immagina una città da trecentomila abitanti domani, per cui costruire – magari con capitali camorristi o fondani – ancora nuove case. Ma di quale lavoro dovranno vivere questi abitanti – senza pensare ai nostri giovani, già disoccupati oggi – nessuno si preoccupa. L’importante, per loro, è far colare il cemento.

Il primo punto del nostro programma è quindi: “A casa questa classe dirigente. Andè in malora, fiòi de can!”.

Noi vogliamo una città in cui ci sia lavoro e qualità della vita per tutti, una città bella, fiera della sue tradizioni e della sua epopea bonificatrice, ma che guarda al futuro con senso di giustizia sociale, rispetto delle leggi e primato della comunità su ogni furbo interesse individuale o di parte.

Noi vogliamo una nuova industrializzazione del territorio per poter dare lavoro stabile ai giovani ed ai disoccupati. Basta con la precarietà.

Noi vogliamo nuove e grandi fabbriche a Latina-Littoria, con investimenti produttivi e non assistenziali. Creeremo quindi una task force per andare a cercare questi investimenti in tutto il mondo, compresi i paesi emergenti a nuova accumulazione di capitale.

Per una nuova qualità della vita, vogliamo una nuova estetica della città e un nuovo modo di viverla. In particolare vogliamo:

Ciclabilità Latina-Borghi. Ogni Borgo – come era una volta – deve essere raggiungibile tranquillamente in bicicletta.

Rimboschimento delle fasce frangivento. Ripiantare gli eucalypti dappertutto, sia di fianco alle strade che su tutti i canali.

Cimiteri di Borgo. Ogni Borgo deve avere il suo cimitero. Perché la gente – solo per garantire i monopoli – dopo essere vissuta sempre in campagna, dopo morta deve andare in città, lontana dai suoi cari?

La nostra idea di piano regolatore non è quindi – come loro – un marchingegno dei costruttori per fabbricare e guadagnare di più, ma un’idea e un progetto di città davvero a misura d’uomo, che integri armonicamente la città con la campagna e i Borghi.

E’ l’ora di una nuova bonifica. Bisogna ribonificare, attraverso il tessuto edilizio e urbano, anche l’anima, la socializzazione e l’etica di Latina-Littoria.

Bisogna riqualificare i Borghi e i quartieri dormitorio-speculativi come Q4 e Q5, con soluzioni che “aprano” le strade cieche e che diano ossigeno alla circolazione e alla socialità dei condomini-ghetto. Bisogna creare spazi pubblici, piazze, laboratori urbani di animazione culturale e cortili non recintati, in cui le persone possano incontrarsi e vivere comunitariamente la città, i quartieri e i borghi, e non delegare questa funzione solo ai centri commerciali e agli oratori.

Vogliamo Latina Mare bella e a basso costo.

La riqualificazione della marina si può fare subito e spendendo poco, senza tutte quelle promessa false e faraoniche di terme, porti, “borghi marinari” e investimenti turistici che sono serviti solo a prenderci in giro per anni o – come le famose “difese” della spiaggia – a portare la sabbia in un posto e a toglierla in un altro (ci ha guadagnato Foceverde, ma ci hanno rimesso di là, fino a Sabaudia).

Noi vogliamo che tutto il lungomare da Capoportiere a Foceverde – tutti i fabbricati sul lato terra – venga interamente verniciato di bianco.

La monocromìa, l’assoluta ma compatta macchia di colore, renderà di fatto indistinguibili tutte le differenze e le brutture eventuali degli attuali corpi di fabbrica, rendendoli un tutto unico, perfettamente in linea con il concetto e il senso della “mediterraneità”. Latina Mare come Ischia, come Capri. Come una Sperlonga senza Cusani.

Noi vogliamo inoltre la “passeggiata turistica” da Capoportiere a Foce Verde, con il completamento del marciapiede e il recupero degli accessi al mare ostruiti dalle villette sul lato spiaggia. La concessione demaniale delle villette non riguardava infatti il terreno su cui sorgono, che rimaneva pubblico, ma il solo “costruito”,  e per questo furono realizzate su pilastri. La terra sotto resta pubblica. Si tengano quindi le case i singoli proprietari – se non abbiamo i soldi per espropriargliele – ma ci restituiscano, per passeggiarci sotto, la duna recintata. Latina Mare diventerà così – tutta bianca e una passeggiata lunghissima, piena di giovani a sera – una vera attrazione turistica. E allora sì, che arriveranno pure gli investimenti.

Noi vogliamo infine che venga reso onore ed eterna memoria all’epica bonifica della Paludi Pontine, operata dai nostri Padri.

Vogliamo innanzitutto un monumento al fondatore della città, il vero Pater Patriae di Latina-Littoria, il conte Valentino Orsolini Cencelli che la ideò e la volle contro tutto e contro tutti. Ogni città ha il monumento al suo fondatore, e un monumento equestre, a cavallo. E’ ora che Latina-Littoria paghi il suo debito, con un monumento in piazza del Popolo, al centro della città, con Valentino Orsolini Cencelli a cavallo, come a cavallo solcava le Paludi Pontine in via di bonificazione. Un monumento non di marmo o di bronzo però – che è roba antica – ma di plastica, un monumento pop che riporti Latina alla ribalta dell’arte contemporanea nazionale e internazionale

Vogliamo poi un monumento enorme alla bonifica, visibile dalla Mediana, lungo almeno 70 metri ed alto 10, che rechi in ogni sua faccia scolpite le più gloriose immagini della nostra epopea, dallo scavo dei canali alle lestre, dai bufali e dai cavalli alle serre, alle trebbiatrici, alle ciminiere delle fabbriche, come in America il grande monumento alla nazione indiana. E dentro il monumento – con a fianco un grande parco, pieno di eucalypti, che la gente possa scendere dalle macchine e farci giocare i ragazzini – il Museo della Bonifica ed il Museo stesso dell’Unità d’Italia.

Queste poche cose noi vogliamo fare, ma queste poche cose sono le uniche che possono sollevare la città dalla palude morale e civile, economica e sociale, in cui bande di politici inetti se non indegni – che il proprio candidato a sindaco se lo vanno a far benedire a Roma, o peggio ancora a Fondi – hanno gettato.

E’ per questo che ho dato il mio nome e tutto il mio impegno alla lista “PENNACCHI PER LATINA – FUTURO E LIBERTA’” con Filippo Cosignani sindaco. Chiedo pertanto a tutte le donne e agli uomini di buona volontà di dare il loro voto e sostegno ai trentadue candidati consiglieri, veri “capitani coraggiosi”, che superando i vecchi steccati della destra e della sinistra hanno risposto al mio appello.

In nome della mia città,
Antonio Pennacchi, 6 maggio 2011


“IL FUTURISTA” NASCE A LATINA

Il futurista, il nuovo settimanale irriverente e indipendente, sarà a Latina in Piazza del Popolo, il 5 Maggio, a partire dalle ore 21.30, con il suo direttore, Filippo Rossi, candidato nella lista Pennacchi per Latina – Futuro e Libertà, insieme a tutti i suoi collaboratori. In anteprima nazionale sarà disponibile anche lo stesso settimanale che uscirà in edicola il 6 Maggio, il giorno dopo, in 105 città d’Italia.

A festeggiare l’uscita de il futurista ci saranno Luciano Lanna, ex direttore responsabile de Il Secolo d’Italia e collaboratore del settimanale, e Miro Renzaglia, giornalista e collaboratore de Il Secolo d’Italia e de Gli Altri , e tutti gli altri candidati al consiglio comunale. Oltre, ovviamente, al candidato sindaco della lista Pennacchi per Latina – Futuro e Libertà, Filippo Cosignani.

Un momento di dibattito politico-culturale ma anche una festa, grazie all’intervento musicale del Luigi Gentile Quartet, ensamble formatosi per l’occasione guidata dal maestro Luigi Gentile di Viterbo.

Alla base della nuova iniziativa editoriale di Filippo Rossi, direttore del fortunato magazine culturale Caffeina, c’è una frase di Aristofane: “chiunque è un uomo libero, non può starsene a dormire”. Una frase che per i futuristi vale per l’Italia e per Latina.

Una vecchia classe dirigente ha mostrato tutti i suoi limiti, a scapito dei cittadini che gli avevano dato un’ampia fiducia. Ribellarsi davanti all’incapacità e alla mancanza di programmazione è un diritto sacrosanto di chi non vuole abbassare la testa, di chi non è costretto a dire sempre sì, di chi vuol pensare al futuro di tutti e non al Futuro di una sola persona o di una sola parte.

Il futurista online è il successo da cui è partita questa nuova avventura, con 108 mila visitatori unici, 180 mila visite e 700 mila pagine visitate. Un successo a cui ha contribuito anche Latina, l’unica città che ha una sezione dedicata, a dimostrazione di come il sito online, e il settimanale, seguano con grande interesse l’esperimento futurista e fasciocomunista di Latina.

da:Latina Notizie


 

FASCIOCOMUNISTE IN CORSA: DIECI
NEL PDL UNA SOLA

Sarà pure la lista di quelli che hanno messo insieme il diavolo e l’acqua santa (ognuno in provincia si diletta sul chi sia il diavolo e chi l’acqua santa). Sarà anche la lista dei radical-chic, che ha messo insieme intellettuali di destra e di sinistra, ma con i numeri alla mano, la lista Pennacchi per Latina – Fli è certamente quella che ha candidato più donne. Dieci su trentadue, il primato tra tutte le ventisei liste che si contendono il governo della seconda città del Lazio, dopo Roma. In un paese dove la questione è aperta, tra mille dissertazioni sulle pari opportunità nelle aziende nelle istituzioni e in politica, non è un segnale che può passare in sordina. Scorrendo gli elenchi su 13 candidati a sindaco, non trovi una donna. Un peccato.

Ancora peggio quello che accade nel Pdl (forse se ne possono intuire i perchè), su 32 candidati ce n’è una sola (coraggiosa), chissà, il timore di essere associate alla Santanchè (quando ti dice bene) o a Ruby, nelle peggiori delle ipotesi, deve aver fatto fuggire le donne?

Nella lista Fli, ce ne sono 10, più che nel Pd che ne conta 6 e nell’Udc che può contarne 8. In tutte le altre il quorum è inferiore ad 8. Ergo, è o non è un primato dei fasciocomunisti di Latina? Sono donne che hanno in testa l’idea di una società migliore, che negli interventi parlano ai giovani come futuri cittadini, rispettosi delle regole e della legalità. Questa non è forse l’idea di ribonifica, di cui hanno parlato anche Piero Sansonetti e Miro Renzaglia, in occasione del primo incontro futurista a Latina?

Maria Grazia Merola, candidata per la lista fasciocomunista ci crede e si dà un bel da fare, con tanto di figlia e marito al seguito, è una prof di educazione fisica che spiega: «La volontà e la tenacia nel portare a compimento un progetto, richiede spirito di sacrificio e di collaborazione. Lo stesso impegno e la stessa costanza che occorrono durante l’allenamento sportivo, quelli che sono stati necessari per concretizzare la lista Pennacchi per Latina Futuro e Libertà. Nonostante gli innumerevoli ostacoli che si sono frapposti durante il lavoro svolto, il credere fermamente in un progetto e il coinvolgimento di persone motivate che hanno creato una squadra compatta, siamo finalmente riusciti a dimostrare la nostra presenza in questa competizione elettorale».

Se è vero che il divario tra le presenze maschili e quelli femminili nella politica italiana è ancora il nostro guinnes dei primati, peggiori, nell’ambito europeo, è vero che declinato a livello locale possiamo parlare di “disastro di imparità”. Molti insistono con il dire che le donne qui non hanno seguito, no, è una bufala, prima di avere seguito queste donne dovrebbero avere spazio. Lo spazio che non hanno avuto, lo spazio che crea seguito, giusto e svincolato dai diktat degli uomini che in provincia di Latina hanno sempre “usato” le donne come specchietto per le allodole. In realtà gli uomini dovrebbero collaborare alla creazione di una vera politica femminile. No, loro non hanno collaborato, loro hanno deciso: tu sì, tu no. E’ stato anche questo il Pdl pontino, la vecchia amministrazione targata Zaccheo-Fazzone. In base al grado di ubbidienza della donna di turno.
Un esempio. La prima responsabile di Fli a Latina, fido zaccheiana poco prima di compilare le liste ha fatto il salto nella lista di Città Nuove, quella di Renata Polverini, forse solo perché gliel’ ha chiesto Zaccheo e Potito Salatto, del resto lei era la presidente della Fondazione Lorenzo Zaccheo. Come dire di no?

Bianca Maria dei Cimini


“IL FUTURISTA” A LATINA

QUEL GRANATA INDIGESTO

La presenza dell’onorevole Granata, uno degli esponenti di Fli più critici nei confronti di Berlusconi, sembra essere indigesta a molti. A Gasparri, che per primo l’ha attaccato ad inizio campagna elettorale, e a tanti altri esponenti dell’ex Forza Italia, che non perdono occasione per ricordare che non è di Latina e che, con questo, vogliono insinuare il dubbio di un suo scarso interesse per la città.

Tra attacchi e risposte, gli esponenti locali del Pdl sono riusciti, almeno fino ad ora, a far passare in secondo piano un punto altamente qualificante del programma della lista Pennacchi per Latina – Futuro e Libertà: la battaglia per la legalità, contro le infiltrazioni malavitose.

Fabio Granata è il vicepresidente della Commissione Antimafia in Parlamento. Chi meglio di lui a garanzia della battaglia per la legalità in questo capoluogo? E’ inutile trincerarsi dietro a negazioni anche assurde, come quelle che si sono susseguite nel Pdl quand’è scoppiato il caso Fondi, oppure a sterili battaglie di principio come quelle di una parte del centrosinistra a difesa di un Prefetto che poi non è stato difeso al momento opportuno.

La politica deve fare il suo dovere, prendendo tutti i provvedimenti necessari per non favorire fenomeni criminogeni, segnalando alle istituzioni superiori – anche in Parlamento, perché no – situazioni in cui viene minacciata l’agibilità democratica, e cercando di capire com’è possibile avviare uno sviluppo che non ceda a dannosissime scorciatoie.

Non basta citare nel proprio programma dei principi ormai masticatissimi che, poi, rimangono lettera morta. Bisogna metterci la faccia, spendersi in prima persona, non lasciare nulla di intentato: proprio questo ha fatto Granata, sposando il laboratorio futurista, fasciocomunista l’ha definito Pennacchi, e attivandosi in prima persona in un territorio dove gli episodi di criminalità organizzata si susseguono con ritmi spaventosi, da capogiro per chi pensava a Latina come ad un territorio tranquillo e ‘limpido’.

Avessero gli altri il coraggio che ha dimostrato Granata. Facessero gli altri ciò che ha fatto lui: candidarsi come capolista. Sembra strano a qualcuno, ma Latina può essere amata anche da chi non c’è nato. Come i bonificatori e come parecchi dei (ri)bonificatori.

Graziano Lanzidei


COME USCIRE DAL BERLUSCONISMO
Reportage fotografico

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Da sinistra a destra: Massimiliano Lanzidei, Miro Renzaglia,
Piero Sansonetti, Filippo Cosignani, Gerardo Rizzo.

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POLITICA E LAVORO
ASSENTI INGIUSTIFICATI

All’isola ecologica su via Bassianese è sempre tutto ordinato. Contenitori differenti per ogni tipologia di rifiuto speciale da smaltire. Chi ha svuotato la cantina, cambiato aspirapolvere o computer va lì e butta le cose vecchie. Nel gabbiotto all’entrata lavora un ragazzo, forse un po’ più giovane di me; è diligente, educato, molto simpatico. Ultimamente ci sono stato due volte, con mia figlia di due anni e mezzo; lei mi accompagna volentieri perché le regalano sempre il portachiavi-gadget di spugna dura. Quell’isola ecologica e quel ragazzo mi fanno stare simpatica Latinambiente. Certo, quando non viene a pulire via Papiniano, dove abito, mi incavolo a morte: un paio di volte io e mia moglie abbiamo scritto al sindaco – quando c’era – ed è scoppiato un mezzo casino.

Ad ogni modo Latinambiente non funziona. È male organizzata e soprattutto – è sulla bocca di tutti – mal gestita, basti pensare ai casini TIA e TARSU e al fatto che da un anno e mezzo non vediamo una bolletta né sappiamo quanto pagheremo. Ne è consapevole anche il centrosinistra, pare. Infatti nei punti principali del programma di Moscardelli, c’è chiuderla.

Quando l’ho letto la prima volta mi è venuto in mente subito quel ragazzo sulla Bassianese: me lo sono immaginato il giorno che la sinistra dovesse vincere le elezioni, preoccupato per il suo futuro, magari disperato. Non credo che voterà Moscardelli. Poi però ho riflettuto meglio e ho pensato che forse gli slogan elettorali estremizzano un po’ le intenzioni e che il candidato sindaco e la sua coalizione intendevano solo dire che la società andava riorganizzata con personale dirigente all’altezza, in grado di porre a regime la delicata macchina del ciclo dei rifiuti. In realtà ho letto un’altra dichiarazione, poco tempo dopo, in cui si specificava che oltre alla chiusura l’intento è quello di affidare lo smaltimento a società completamente diverse che già avrebbero dato prova di efficienza in altri comuni paragonabili a Latina. Dunque quel giovane ha davvero di che preoccuparsi, visto che non viene spiegato che fine faranno i dipendenti.

Ma io dico: è possibile che i candidati riescano a mettersi la propria umanità sotto le scarpe così? Senza dire una parola che rassicuri i lavoratori (sarebbero dalla loro parte, quelli del centrosinistra, fino a prova contraria), che li invogli a migliorare la condizione della “loro” azienda per fare meglio il proprio lavoro? No, li mandano al macero insieme ai politici avversari che hanno fatto lo sfascio gestionale. Ne parlavo con qualcuno ieri che mi ha replicato, facendomi saltare la mosca al naso, che va chiuso tutto e azzerato perché lì lavora  solo chi è raccomandato dai vari politici di destra, in cambio del voto. Certo, non sono io a negarlo e conosco perfettamente casi di questo tipo, però i più sono operai che hanno elemosinato un lavoro pregando in ginocchio un potente. Ora si alzano la mattina alle tre e mezza e girano anche con con zero gradi per caricare su un camion le cose che tutti gettano via o per pulire la strada. È un lavoro. Va bene che magari non tutti lo fanno al meglio, che anche io mi sono inalberato più di una volta e che sono convinto che potrebbero fare assai di più, però in tutta franchezza, dipende da chi li organizza e chi li controlla. E dovrebbe stimolarli.

Inoltre, mannaggia la miseria, se Latinambiente è imbottita di raccomandati della politica che fanno un lavoro di merda non va bene – perché di destra – e se invece l’Ater è occupata da altrettanti dietro le scrivanie è tutto in regola perché di sinistra? Abbiamo lanciato strali giusti e d’ogni genere sul centrodestra, sui palazzinari, sugli amici di Fazzone ma qui io vorrei vedere un’opposizione che si ponga come alternativa, non che brami semplicemente prendere il posto di quelli, per fare le stesse cose. Vorrei vedere qualche giacca di meno e qualche camicia con le maniche rimboccate in più, non nelle foto ma attaccata ai cancelli delle fabbriche, abbracciata ai disgraziati di questa città. Invece no, parola d’ordine: si chiude. Come la Goodyear, ognuno per sé e Dio per tutti. Questa è la sinistra a Latina?

Vuoi cancellare una situazione fallimentare, d’accordo. Ma ai lavoratori qualcosa devi dire. Sembra invece che non si faccia distinzione tra azienda e suo contenuto umano, spietatamente. È questo il compito della politica? A un tale incartapecorimento della sensibilità umana, del senso di appartenenza ad una comunità ci deve portare la ricerca di consensi? Un ottuso manicheismo di tessere e bandiere ci porta ad essere così disumani da distinguere i deboli in categorie? Che tempo privo di ideali è questo in cui si mettono in nomination pure i lavoratori da parte di mestieranti della politica? Il centrosinistra è quello che scrive sui manifesti “Latina riparte dai suoi cittadini”, però non tutti, sembra. Non si può parlare più nemmeno di realpolitik: questa è schiavitù. Una terribile servitù che sottomette le idee e la libertà individuale alle necessità di sopravvivenza attraverso il vincolo del voto politico e del consenso coatto.

Sono andato a leggermi il rapporto Excelsior 2009 che è disponibile on line sul sito della Camera di Commercio di Latina. La provincia, a partire proprio dal 2009 soffre di un peggioramento assoluto del saldo occupazionale in tutti i settori. Il dato dell’industria è catastrofico con un declino quantificabile in circa 700 lavoratori in meno. Non dispongo di dati aggiornati ma se pensiamo che i casi Nexans e Bristol sono successivi si fa presto a trarre le conclusioni, senza contare le crisi Findus e Tacconi sud. Ora, non è il caso di dire che le proteste e le azioni politche non si devono fare per i lavoratori ma con i lavoratori? Non perché ti votano – anzi potrebbero proprio non farlo – ma perché la tua vita (vocazione?) di politico, che tu sia istituzionalmente incardinato o no, ti impone di lottare per i diritti della comunità che è costituzionalmente fondata sul lavoro. Mi suscita un amaro sorriso il pullulare di candidati in mezzo alla gente solo per motivi elettorali (ad esempio all’inaugurazione della libreria Feltrinelli) constatando la fatica del popolo di farsi rappresentare nel momento di massimo bisogno, quando non ha alcuna serenità né voglia di crederci più tanto.

Non mi sono fatto mancare qualche altro numero, perché se la classe dirigente è quella che è  sembra proprio che i cittadini di Latina ci mettano del loro. L’ultimo dossier realizzato dal Sole24ore (anch’esso on line) sulle 103 province italiane comunica dati allarmanti su alcuni tipi di comportamento che generano la mentalità già analizzata in articoli precedenti. Latina è all’ottantanovesimo posto in classifica per i debiti non pagati: abbiamo € 85,17 di protesti pro capite. Siamo una delle province con la popolazione più indebitata d’Italia. Non basta: se guardiamo i risparmi depositati in banca siamo settantaduesimi, con € 7.991 per abitante (tanto per avere un ordine di grandezza, la prima provincia, Milano, ha un risparmio depositato per abitante di € 27.776, quasi  € 20.000 di differenza, un dato mostruoso). Siamo pieni di debiti (su cui fondiamo la nostra apparenza di benessere) e non mettiamo da parte nulla, sia perché i più poveri non arrivano alla fine del mese sia perché chi ha spende tutto quello che ha. C’è anche la conferma del dato, quella che stende qualsiasi distinguo di opinione: nei consumi siamo tra le prime venticinque province d’Italia, con una spesa pro capite di € 444,5 in mobili ed elettrodomestici. Niente risparmio, mucchi di debiti e spese da primato. Che mentalità si nasconde dietro questi dati? Non è difficile arguire.

È ovvio dunque che se da una parte la classe politica deve cominciare a cercare di ragionare con le categorie della solidarietà sociale e della costruzione del bene comune è vero anche che i  cittadini comuni devono trovare le motivazioni per fare una salto in avanti, acquisendo gli strumenti che  permettano loro di giudicare consapevolmente il proprio ruolo nella società, i propri doveri e i propri diritti. Senza che patiscano la necessità di indebitarsi fino al collo per sentirsi a proprio agio durante le passeggiate in piazza e arranchino nel privato completamente disgregati dalle ansie della rincorsa sociale. In questo il compito educativo del dibattito politico, della partecipazione, delle iniziative culturali è primario.

È solo con un innalzamento del livello culturale medio che si può uscire dal tunnel dell’individualismo e dell’ottusa mostra di sé, sia che si abbiano le disponibilità economiche sia che manchino. Anzi, laddove manchino, sopra ogni cosa la politica – attraverso i suoi attori – deve ampliare le possibilità di crescita della comunità, renderle accessibili ma anche desiderabili. É necessario far sentire alle persone, quotidianamente, uno Stato che le protegge, le garantisce, che lotta per loro. Con i fatti, non con le promesse berlusconiane sulle quali si sono appiattite destra e sinistra.

Più sei debole, più devi essere un punto di forza per lo Stato. I tuoi rappresentanti, dopo il voto, devono andare a fare gli interessi della comunità. Non i propri e di chi gli ha allacciato le scarpe in un bell’ufficio, nell’ora in cui i camion di Latinambiente rientrano con gli autisti che cascano dal sonno e dalla fatica.

Francesco Moriconi
da: “Stazione Zero

SEMPLICE, NO?

Martedì scorso – 28 aprile 2011 – Antonio Pennacchi ha simbolicamente affisso le tesi della sua Riforma della Politica Cittadina al portone del Comune di Latina. A sostenerlo in questa fatica c’erano i candidati e l’organizzazione della lista Pennacchi per Latina – Futuro e Libertà.

E soprattutto, qualche centinaio di persone che hanno sfidato prima la minaccia, e poi proprio gli scrosci, di una pioggerella di tarda primavera che sembrava proprio mandata per spegnere gli entusiasmi. E invece – guarda un po’ il caso – il maltempo ha dato la dimostrazione che non di nuvola passeggera si tratta, quando parliamo della nostra lista Pennacchi per Latina, ma di promessa di uragano e bufera per gli equilibri della politica cittadina. Ombrelli aperti, qualcuno riparato sotto i portici, altri fermi al loro posto a sfidare le intemperie – sul palco come nel resto della piazza – ma tutti saldamente intenzionati ad ascoltare fino in fondo dalla viva voce del padrino della lista, quello che già era serpeggiato sul web, nelle conferenze stampa (alla Camera dei Deputati a Roma e al Bar Poeta a Piazza del Popolo a Latina) e nelle interviste a giornali radio e tivù, locali e nazionali

È la lotta all’Antistato il fulcro di quest’idea di rinnovamento della città. Che significa? Significa che è ora che la politica riscopra il predominio del bene della collettività rispetto all’interesse dell’individuo.

È intorno a questa idea (o sarebbe più giusto tornare a parlare di ideali?) che si sono concentrate le forze che sostengono questa lista. La lista Pennacchi per Latina – Futuro e Libertà nasce per abbattere gli steccati che le ideologie frappongono alle persone che veramente hanno a cuore il bene comune. Destra e sinistra sono diventate vuote categorie di appartenenza che fanno solo il gioco di chi ci vuole spettatori e tifosi di una partita che altri giocano. E mentre noi stiamo a insultarci sugli spalti, i padroni dello stadio fanno affari d’oro alle nostre spalle.

Veniamo da quasi venti anni di amministrazione di destra durante i quali questo territorio si è progressivamente impoverito. Ciliegina sulla torta, la passata amministrazione non ha saputo far di meglio che regalarci più di un anno di commissariamento per una faida interna al loro gruppo di potere. E adesso si sono rimessi tutti d’accordo e chiedono la nostra/vostra complicità per un ulteriore mandato a fronte di non si sa bene quali promesse.

Primo punto del nostro programma: a casa questa classe dirigente!
Accusano la nostra di lista di improvvisazione, ma se sono questi i professionisti della politica ben venga una ventata di aria nuova. Se poi è improvvisazione mettere a disposizione le idee e le capacità acquisite in altri campi per portare beneficio alla collettività allora noi siamo improvvisatori e fieri di esserlo. Se è improvvisazione decidere di scendere dalla tribuna, prendere in mano il pallone e controllare il campo di gioco, dall’erba fino alla porta di servizio delle docce, per permettere a tutti di giocare con regole condivise, allora siamo improvvisatori patentati.

Qualità della vita. A disposizione di tutti. Questa è la parola d’ordine.
Ripristinare la ciclabilità dai borghi verso Latina non è una astrazione. È immaginare in un attimo un paesaggio diverso per le nostre vite. La possibilità di sfuggire all’abbraccio soffocante e alienante del traffico per recuperare un ritmo di vita personale e naturale. Incrociarsi a piedi e in bicicletta permette di salutarsi, parlarsi, scherzare e fare un pezzo di strada insieme.

Immaginare un cimitero di borgo in cui andare a trovare i propri cari senza essere costretti a fare chilometri per arrivare in città è ritrovare un rapporto con la morte che lo sottrae alle logiche del mercato edilizio speculativo in cui la passata amministrazione l’ha fatta piombare.

Andare a cercare all’estero – nei paesi delle economie emergenti, in Cina, Pakistan, India, Brasile – investitori pronti a creare industrie sul nostro territorio significa invertire quel processo di impoverimento che sta portando le nostre fabbriche a chiudere una dopo l’altra. Finora le nostre missioni all’estero sono state finalizzate a trovare mercati di sviluppo per i nostri prodotti. Dobbiamo adesso invece attirare sul nostro territorio quel surplus di capitali che si sta accumulando nelle economie in crescita. Latina e i suoi abitanti sono pronti a rilanciarsi in una nuova fase industriale che possa far ripartire l’economia. Le lotte degli operai della Nexans, della Tacconi, della Gial e di tutte le altre realtà che combattono e hanno combattuto per il loro posto di lavoro testimoniano la volontà e la capacità di tenere duro e sacrificarsi del nostro popolo.

Il recupero della marina non passa sicuramente dalle vie dei grandi proclami che la passata amministrazione continua a sbandierare. Porto, grandi alberghi, turismo sono il fumo negli occhi per coprire le solite manovre di speculazione edilizia a esclusivo vantaggio dei costruttori e dei progettisti. Ricordiamo ancora lo sperpero di denaro di un concorso internazionale di idee per la marina in cui hanno vinto (per non far torto a nessuno) tre progetti di cui nessuno realizzato, neanche in minima parte.

Poche realizzabili idee, quelle sì, per restituire dignità a un lungomare che così com’è non ha alcuna attrattiva oltre agli sforzi quotidiani di quei pochi operatori che tentano faticosamente di tirare avanti.

Il completamento del marciapiede da Capoportiere a Foce Verde. Il recupero degli accessi al mare ostruiti dalle villette sul lato della spiaggia. Ricordiamo che la concessione non riguardava il terreno su cui sorgono, che deve rimanere pubblico e accessibile, motivo per cui sono state realizzate su pilastri. E – dulcis in fundo – un piano del colore per le case del lungomare che dia un’identità precisa, mediterranea, a tutto il nostro litorale. Basterebbe verniciare – anche durante le normali operazioni di manutenzione delle facciate – tutti gli edifici di bianco, per avere nell’arco di un paio d’anni in colpo d’occhio caratterizzante per l’intera zona.

Un piano regolatore che non sia finalizzato a nuove costruzioni, ad arricchire il partito di calce e molazza, ma che lavori per sottrazione e adeguamento dell’esistente. Studiare, per esempio, in Q4 e Q5 delle soluzioni che “aprano” le strade cieche che portano ai vari condomini e diano ossigeno alla circolazione di quei quartieri. Creare spazi pubblici, piazze, cortili non recintati in cui le persone possano incontrarsi e vivere la città e i quartieri e non utilizzarli solo come dormitori.

Un programma il nostro aperto ai contributi e ai suggerimenti di tutti, perché questa lista, la lista Pennacchi per Latina – Futuro e Libertà, è un laboratorio permanente. Uno spazio di confronto e discussione sul tipo di città che vogliamo. Una città in cui ognuno dia quello che può e riceva quello di cui ha bisogno.

Semplice, no?

Massimiliano Lanzidei


33 PASSI: NEL BUIO

Si scrive cultura, si legge clientela. Uno dei sintomi più evidenti della pessima amministrazione al Comune di Latina – ma ancor peggio vanno le cose nell’ente Provincia – è l’assenza completa di una politica della cultura: obiettivi ben definiti, risorse investite per conseguirli, necessariamente legata alle politiche per il turismo e opportunamente orientata all’apertura verso l’Italia e l’Europa (siamo nel XXI secolo, dopotutto). Invece no. La tragica impostazione pro- clientele è sfacciatamente riproposta nel programma di Di Giorgi, che individua come priorità la sovvenzione sistematica – attraverso mance più o meno generose, a seconda del grado di familiarità o parentela – alle associazioni e agli artisti cosiddetti “locali”: la cultura come strumento per l’acquisizione di consenso, da censire e regolamentare, da inserire in un calendario unico degli eventi nel territorio comunale (parlano anche di organizzare mostre di “artisti famosi”: ma non si capisce bene chi dovrebbe organizzarle, dove e con quali soldi – magari quelli che restano dalle elargizioni).

L’imbeccata ha un nome e cognome: Bianchi Fabio, l’assessore provinciale alla cultura che vuole Latina migliore – così recita il suo slogan elettorale – eppure vuol mettersi a far danni anche al Comune. Un esempio di cos’è capace basterà. Qualche giorno fa, ha presenziato alla presentazione di una raccolta di racconti sui comuni della provincia di Latina, “33 salti nella storia”, sovvenzionata da lui ma coi soldi nostri. Locale il tema, locali i sedicenti scrittori autori dei 33 “racconti brevi romanzati”: così li ha definiti (ma cosa sarà mai un racconto romanzato?) Campagna Gian Luca, il geniale e originale ideatore dell’operazione, scrittore ed editore di chiara fama pontina, incapace di trovare un editore oltre sé stesso ma beneficiario a getto continuo della generosità di Bianchi. Una raccolta che è tutta un’approssimazione: di contenuti, di editing, di grafica.

Non ho fatto i conti, ma tra libri autoediti che non compra o legge nessuno e fiera dei libri locali in piazza il buon Mastrandré avrà intascato svariate centinaia di migliaia di euro (sì, sì, lo so: tutte le spese sono perfettamente rendicontate): senza mai attrarre alcun interesse al di fuori della circonvallazione, da parte né della stampa né di potenziali lettori o turisti. Ma non avrebbe più senso fare come fanno tutti e investire in festival a carattere nazionale e internazionale, promuovere scambi culturali con partner europei e mondiali, attrarre sul territorio nuovi artisti e nuove idee? Perché la cultura, a Latina, deve essere forzosamente locale, ridotta a sistema ben oliato per gestire il consenso elettorale attribuendo ingiustificati appannaggi? Perché non ce li togliamo dai piedi, simili personaggi?

Giuseppe  Mancini
da: “Il futurista


DOMANI SU “GLI ALTRI”
Il fasciocomunista Pennacchi:
«in politica per riportare i fascisti a sinistra»

Lo scrittore Premio Strega a Latina presta il suo nome a un’operazione firmata Futuro e Libertà, con dentro esponenti di sinistra. Perché lo spiega in un’intervista a Gli Altri, in edicola da venerdì 29 aprile

Antonio Pennacchi, scrittore e vincitore del Premio Strega con Canale Mussolini racconta il suo rapporto con Latina e con la politica in una divertente intervista a Miro Renzaglia per il settimanale Gli Altri, in edicola da venerdì 29 aprile.

«Nun bastano i disoccupati, i cassintegrati, i morti e gli invalidi sul lavoro… nun basta che hanno reintrodotto pure la schiavitù per i lavoratori immigrati, clandestini e no… c’hanno pure levato la soddisfazione de fa’ bene er lavoro nostro. Poi dice che uno s’inventa una lista fascio-bolscevica neomaoista, come ho fatto io a Littoria mia…» sostiene Pennacchi, che spiega anche perché solo mettendo insieme fascisti e comunisti si può battere «l’antistato Berlusconi».

Gli Altri Comunicazione
3293562461

LA (RI)BONIFICA
ECCO LA NOSTRA MILITANZA

“Ribonifica della politica” ma sì ribonifichiamo. Prendo in prestito queste parole di Miro Renzaglia, che ha usato tra le altre, per chiarire l’obiettivo della lista dei fasciocomunisti di Latina. E lo si legge anche sul suo santino. Obiettivo di provincia? Ma neanche per sogno, parte da quì ma è già fermento in molte delle città dove si tengono le amministrative. Ma è soprattutto fermento nella testa della gente, nel movimento de “Il Futurista” gruppo di Fb. Di quelli che hanno saputo fare il salto, soprattutto mentale e culturale, né destra né sinistra, ma politica con Etica (la maiuscola in questa terra di berlusconeide ci sta tutta).

E’ il salto per quelli che non ne possono più di campagne elettorali e di programmi del tipo: io faccio la Pontina, io invece il rilancio dell’economia, io metto le donne in consiglio comunale ( orrore, come fossero esseri da collocare di qua o di là), io vi costruisco l’aeroporto a Latina, io spendo milioni di euro per la formazione professionale, e poi sai che l’80% dei progetti rimarranno nel libro delle intenzioni. Quindi, sapete che vi dico? Chissenefrega degli annunci, io voglio gente che sappia cosa sia Etica in politica.

Il resto? Parole, parole, parole trite e ritrite se alla base non c’è un progetto di cambiamento. Il cambiamento degli uomini della classe politica, quella classe dirigente ma non per questo sempre diligente. Quando c’è la politica delle idee, i fasciocomunisti l’hanno dimostrato, queste irrompono sulla stampa nazionale, senza aver speso una lira. Alla faccia dei Di Giorgi, dei Cirilli, delle liste Civiche e dei loro budget da qualche centinaia di euro.
Pennacchi e Granata c’hanno messo nome e faccia, e di loro si è parlato e si parla ovunque. Tg1, Tg2, Tg3 nazionale e regione Lazio tutti i quotidiani nazionali, compresi quelli feroci di Libero e il Giornale (non voleva essere una rassegna stampa) ça va sans dire . La forza del progetto sta nell’idea della “ribonifica” della politica. Ma la politica non è materia astratta. E quando parlo di (ri)bonifica intendo ribonifica da uomini che in questa città hanno governato (male) per anni, ma anche da chi per anni ha fatto (malissimo) l’opposizione.

Ho letto su queste pagine qualcuno che rivendicava il suo essere Comunista, io rivendico il mio essere di Destra. Ma non è per questo che scrivo. E’ per far capire che questo superamento di destra e sinistra è possibile, che la convivenza di persone con tradizioni e culture diverse è possibile, dove il confronto tra il “fascista libertario” come Luciano Lanna, con un Massimiliano Lanzidei, dell’Anonima Scrittori di Rifondazione Comunista non solo è possibile ma è costruttivo. Non siamo suppellettili di un progetto, dove ciascuno rimane al proprio posto, c’è un confronto aperto, c’è l’idea della rinascita della politica ed è questa la nostra militanza.
E allora sì ribonifichiamo.

Bianca Maria dei Cimini
da: “Il futurista

LATINA OGGI
CONSAPEVOLEZZA E ALTRE VIRTÙ ESTINTE

Sono fermamente convinto che non rivivrei nemmeno un minuto della mia vita, nemmeno il più bello. Provarci è un esercizio inutile e di pronta deriva nel qualunquismo melenso. Dipingere però in sé stessi ogni singolo avvenimento, ogni singolo ambiente che l’ha incorniciato e ogni singolo oggetto che l’ha caratterizzato è quello che si chiama consapevolezza.

Ho il ricordo di una Latina di fine anni Settanta, umile, un po’ grezza, ancora un po’ affamata e alloccata, terra di conquista delle multinazionali e terra di fatica; una città che avrebbe potuto generare un gruppo di persone sensibili e aperte alle reali esigenze della collettività.

Non è poi tanto difficile mettere a fuoco nella memoria le case e le atmosfere di quelle famiglie che, come la mia, vivevano a duecento metri dal centro, in piena periferia. Gente di fabbrica, di lavoro, di tv in bianco e nero.
Nel tempo c’è stato però un diffuso adeguamento a modelli edonistico televisivi, tale da costringere molti a un superficiale tentativo di riscatto da quelli che nei miei ricordi sono gli “umili” anni Settanta. Sembra che ora si debba mostrare a tutti i costi ciò che non ci si può permettere per condizione economica, per età, per ignoranza (il più delle volte tutte e tre le cose insieme).

Le fabbriche scappano dopo averci spremuto come limoni, il lavoro diventa solo precario e fonte di preoccupazione, le famiglie si arrabattano per arrivare alla fine del mese senza – in cambio delle tasse pagate – uno straccio di tessuto sociale sul quale riporre un minimo di speranza; intanto però vedo genitori dei miei coetanei, ormai ultrasessantenni a dir poco, coi pantaloni a vita bassa, gli occhiali a specchio e il SUV a rate. Gli stessi ai cui figli non potevo telefonare alle elementari perché non avevano il telefono e che votavano per l’accensione minima del riscaldamento centralizzato nei loro appartamenti affacciati sul fango. Gli stessi che vivono tranquillamente senza che gli si pulisca la strada in cui abitano o che visitano rassegnati un parente all’ospedale, in un reparto affollato come un treno di Pasquetta sulla Roma Napoli.

Nella rincorsa ottusa verso un’apparenza di benessere, non regalato ai propri figli e falsamente conquistato per sé, si consuma una totale, rassegnata indifferenza per i propri diritti che bruciano appena fuori dalla porta di casa.
A Latina vedo un popolo che quotidianamente rigetta la possibilità di costruire speranze mettendo a frutto il proprio vissuto; un popolo che sputa su quei valori puri che avrebbero potuto rendere una comunità di immigrati spiantati una risorsa di sensibilità per l’Italia devastata. Un popolo che, vergognosamente imbarazzato dalle proprie origini, cerca di cancellarle a colpi di prestiti bancari e, proiettato verso un’illusoria e mai serena felicità fatta di mete esotiche, automobili e wine bar, distrugge la sola concretezza che gli era stata regalata: la consapevolezza di saper compatire e solidarizzare.

Questa indifferenza indotta e assimilata permette a chi ha un po’ di iniziativa e un briciolo di opportunismo – pur privo di preparazione (e a volte di cervello) – di ritagliarsi feudi intoccabili, economici, politici, commerciali, culturali. La parossistica mostra di sé che fanno alcuni, beneficiando della fatica dei padri è un aspetto del medesimo problema. Non si tratta qui di giudicare le modalità che hanno portato alle grandi disponibilità private ma dell’uso che se ne fa ora sul piano del rapporto con la colletività. Nell’opinione comune – anche dei loro elettori – i detentori di capitali e di potere politico si candidano per la città o per sé? Si accetta però e si spera che, lavorando per sé, concedano gli avanzi ai galoppini.

Anche all’interno di quello che è ritenuto erroneamente il più innocuo dei campi di attività sociale ci sono occasioni di profonde riflessioni.
La cultura, ad esempio, a Latina vuole essere assolutamente autoreferenziata. Qualunque persona si occupi di cultura lo fa credendo la città al centro del mondo e sé stesso al centro della città. Così chi riesce a impadronirsi di un microfono, di una pagina, di una telecamera, parla e non pensa necessario ascoltare; scrive e non legge. E difende a spada tratta le “espressioni locali”, “gli emergenti”, “le identità culturali” senza inserire mai questa dannata Latina in atmosfere di respiro ampio, di dibattito, di confronto sovralocalistico. Alcuni diventano intellettuali “locali” o artisti “locali”, solo perché l’ha deciso il politico o l’assessore di turno. In campagna elettorale si coinvolgono i “rappresentanti della società civile” con orde di autoproclamati protagonisti della cultura appena svegliatisi la mattina dopo lunghi sonni nel bivacco della totale aprogettualità (magari sognando, parcheggiati all’università). Più si fa leva sulle ambizioni (magari del tutto ingiustificate) di pseudo artisti, scrittori, registi, critici, galleristi, attori, fingendo di voler garantire loro una visibilità almeno a livello locale (che magari neanche meritano) e più si allarga il consenso politico e la propria fetta di potere.

Ci si continua a guardare l’ombelico invece di impegnarsi a proiettare Latina nel cammino dello sviluppo economico e culturale; un cammino basato sul confronto nazionale ed europeo senza il quale rischiamo l’implosione, di tracollare cioè sulle nostre stesse fondamenta, privi di classe dirigente.
Bisogna faticare e sforzarsi per costruire, per formare giovani competitivi.
Il tema della capacità competitiva è cruciale: l’unico modo per non regredire a livello economico, industriale, agricolo, sociale è cercare di migliorarsi ed essere i migliori. Non basta dire bravo (oltretutto senza esserlo) tra di noi, poiché diventiamo un ghetto sempre più sconosciuto e lontano.

Il concetto è che Latina dovrebbe tutta, in ogni campo, proporre eccellenze col lavoro, l’impegno, lo studio, la ricerca, lo sviluppo, l’impresa; sono gli altri a dover venire a copiarci e a complimentarsi.
Dire “sono bravissimo ma non mi considera nessuno” non basta; sei solo un coglione fino a che non saranno i fatti a dimostrare il contrario. E i fatti a Latina mancano sempre, a ben guardare.

Scommettere sui giovani, formarli perché siano in grado meglio di tutti di affrontare le sfide che incalzano a livello mondiale non può essere solo uno slogan. Né è possibile che la formazione sia appannaggio solo di chi se la può permettere a suon di migliaia di euro; una città che ci crede deve consentirla a tutti, specie a chi è economicamente disagiato. Solo così ci si garantisce il futuro e si incentiva la mobilità sociale, unica vera speranza di sviluppo. Che diavolo di competitività si pensa di ottenere favorendo ogni tipo di precariato e senza esercitare alcun controllo sul lavoro e sulla formazione?
Sento spesso, a destra e sinistra, dire “Latina è troppo schiava della vicinanza di Roma”. Però non ho sentito una proposta sensata scaturita da questo innegabile assunto. Possibile che nessuno realizzi che evidentemente noi non facciamo niente meglio di Roma? Altrimenti ci sarebbe qualche pendolare in meno e qualche opportunità in più. Se al teatro G. D’Annunzio ci mettessi solo attori improvvisati del dopolavoro ad esempio (in nome dell’esclusiva promozione delle cosiddette realtà locali che si vorrebbe fare sia da destra che da sinistra), potrei pretendere che la cittadinanza, almeno ogni tanto, non vada a Roma a vedersi gli attori veri? Sta tutto qui il ragionamento. Ed è facile estenderlo a qualsiasi campo della produzione umana.

La provincia invece è stata massacrata; si è concesso, imbelli, a qualsiasi azienda di scappare; si sono cancellate tutte le opportunità di lavoro se non quelle derivanti da raccomandazione politica; si sono ridotti gran parte degli agricoltori alla protesta continua. Non solo, la cosa più grave, da veri bastardi, è aver impedito alle famiglie di scommettere sul proprio futuro. Come si può non vergognarsi guardandone i salti mortali mentre l’unico vero stato sociale cui persino il comune si affida, sono i nonni (ancora il passato anziché il futuro)? Che governo disumano ed egoista è quello che accetta asili senza posto per tutti e riforniti di carta igienica dagli stessi genitori che dovrebbe sostenere? Che idea predatrice si ha delle istituzioni quando vengono pagate consulenze e privatizzazioni a vantaggio unico dei singoli? Non esiste coscienza intellettuale, capacità di solidarietà, senso dello Stato.
Intanto coloro che hanno governato finora usano come slogan “la politica del fare”. Per non parlare di chi si allea con loro e contemporaneamente si propone come “garante del cambiamento”.

E l’opposizione, in un tale sfacelo, compare solo due mesi prima del voto, così, giusto per garantirsi almeno quei quattro feudi che le hanno concesso.

Francesco Moriconi
da: “Stazione Zero

NON SOLO UN MANIFESTO

 

26 aprile 2011 – Il manifesto politico che Antonio Pennacchi ha illustrato prima alla Camera dei Deputati, insieme a Bocchino, Granata e Cosignani, e poi a Latina, insieme a tutti i candidati al consiglio comunale, non è solo una suggestione. E’ un progetto politico per superare le divisioni del Novecento, per ridare speranza a quella città che lo stesso Pennacchi ha trasformato in un luogo letterario, con il suo Canale Mussolini, e che adesso, grazie alla lista Pennacchi per Latina – Futuro e Libertà, è al centro di una importante sperimentazione politica.

Sembra impossibile, per gli esponenti del vecchio centrodestra, accettare questa novità. Dagli attacchi di Gasparri e Totaro alle dichiarazioni di Storace l’obiettivo è unico. Delegittimare il progetto con accuse, ripetute fino alla noia, di snobbismo culturale e di tradimento di un’ideologia. A questo proposito le parole di Claudio Barbaro, deputato di Fli, numero 3 nella lista di Latina ed ex militante missino, vanno in controtendenza: “Abbiamo sostenuto per anni che Berlusconi ci ha sdoganato, in realtà è stato Pennacchi”. Perché il superamento degli steccati proposto dal Premio Strega non prevede abiure, ci sono due storie parallele che possono incontrarsi per il bene comune, per l’unità nazionale, per salvare prima Latina e poi il Paese.

Chi ha tradito, questa città e i suoi elettori, sono proprio gli esponenti del vecchio centrodestra pontino che, pur ricevendo per quasi venti anni un ampio consenso – circa il 65% –, sono riusciti a creare soltanto maggiore disoccupazione, servizi sociali inesistenti, malasanità, una città ormai degradata dal punto di vista urbano e sociale, una marina deturpata dall’abusivismo edilizio. Il manifesto del loro fallimento è il documento di discontinuità sottoscritto da Cirilli e Di Giorgi, e avallato dai numerosi alleati, come se si potesse cancellare con una firma anni di programmi disattesi, di malgoverno e di fiducia tradita.

La fedeltà di cui parlano è forse quella delle alleanze di potere, fatte di equilibri che nulla hanno a che vedere con il bene collettivo. Se fossero davvero leali, forse, la maggior parte di loro non avrebbe nemmeno avuto il coraggio di presentarsi alle elezioni. Chi si indigna, chi dice di no, chi non vuol piegare la testa è chi si pone in maniera autentica di fronte ai problemi della comunità, non è un traditore.

Graziano Lanzidei


PERCHÉ MI CANDIDO

Sarò candidato nella lista “Pennacchi per Latina-Fli”. Ho già comunicato nella conferenza stampa del 20 aprile scorso che, in caso di mia elezione al Consiglio comunale, rimetterò immediatamente il mandato al primo dei non eletti. Non partecipo, insomma, per cercare la classica “poltrona”. Questo per sgomberare subito il campo almeno da una delle illazioni che immancabilmente mi assilleranno. Che, anzi, già mi assillano.

E tanto per eliminare un altro fastidioso spiegare, meglio ribadire: corro da indipendente. Non sono, cioè, in quota Fli. Per cui, prego chiunque ne avesse l’intenzione di evitarmi dover rispondere a questioni che riguardano quel partito: io rispondo solo di quello che dirò e che farò e che prevedo non sia granché dissimile da quello che ho sempre detto e fatto.

Ho aderito a questa lista, io che non voto da trent’anni, che ho avuto una tessera di partito in tasca solo un anno nella mia vita (quella del Msi nel lontano 1976), che non mi sono mai candidato prima per nessun partito e in nessuna occasione elettorale; partecipo a questa lista – dicevo – per tre motivi fondamentali. Il primo è di natura assolutamente politica: è arrivato il momento di fare qualcosa per liberare l’Italia dal malaffare di età berlusconiana. Il secondo, risiede nel fatto che me lo ha chiesto (in realtà me lo ha ordinato) il mio fraterno amico Antonio Pennacchi. Il terzo è che mi intriga molto il laboratorio fasciocomunista aperto a Latina.

Per il momento è tutto, ma gli aggiornamenti saranno pluriquotidiani…

miro renzaglia

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