Il nostro amore è incostituzionale?

L’articolo che segue è stato pubblicato venerdì, 29 aprile, sul settimanale Gli Altri e fa riferimento all’aggressione omofobica subita a Roma dalla deputata e dalla sua compagna la settimana scorsa a Roma. E’ postato qui per gendile disponibilità delle Autrici e della Direzione.

La redazione

BASTA CON LA SOLIDARIETÀ
Anna Paola Concia e Ricarda Trautmann

Ci siamo conosciute nei giorni in cui Veltroni candidava me, Paola, alla Camera dei Deputati. Destino. Ricarda, donna libera e tedesca, viene da un paese che da un decennio ha approvato leggi in favore di omosessuali e transessuali: contro l’omofobia e transfobia e a favore del riconoscimento delle coppie dello stesso sesso. Io, Paola, vivo qui nel nostro paese di cui sappiamo il travaglio rispetto a queste leggi di civiltà.

Abbiamo tentato disperatamente di tenere separati i piani: la nostra storia d’amore e le mie battaglie pubbliche. Con successo fino a quel giorno del 22 aprile in cui passeggiando per il centro di Roma siamo state insultate pesantemente: «Lesbiche schifose, hanno fatto bene a bruciarvi nei forni crematori, dovrebbero farlo di nuovo». Non è stato un bel momento, per entrambe. Con sentimenti diversi, per me Paola e per Ricarda. La mia consapevolezza di vivere in un paese purtroppo pesantemente imbarbarito, in lei una incredulità rispetto a uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea dove trova inconcepibile poter vivere aggressioni di tale devastante e simbolica portata.

Noi ci siamo sempre confrontate, la politica è stata sempre molto presente nella nostra vita e nei nostri discorsi. Lei, Ricarda,  criminologa che si occupa di riabilitare i criminali, chi ha commesso reati soprattutto contro la comunità. Loro in Germania non vengono lasciati soli ma entrano a far parte di una rete che vuole che riprendano la cittadinanza perduta. Lei riabilita chi commette tutti i reati, anche i razzisti e gli omofobi. La legislazione tedesca ha sistemi di recupero che tendono a far sì che i tedeschi capiscano attraverso la sanzione sociale che quei reati sono contro la comunità. Io Paola vivo in una comunità e una legislazione che non contemplano tutto questo. Abbiamo sempre avuto la sensazione di essere meno libere in Italia. Una sensazione fisica. A Francoforte ci sentiamo libere, tranquille non c’è dubbio. Ma abbiamo sempre cercato di esorcizzare tutto questo in Italia. Della serie “dai viviamo tranquille e non facciamo le paranoiche”… E quindi quel giorno come tanti giorni italiani tornavamo alla macchina scherzando sulle nostre vite (avevamo fatto una cosa bella per noi due) mano nella mano e, forse, questa è stata la nostra colpa: eravamo felici. Sì perché, come ci ha scritto un ragazzo su facebook che ci aveva viste poco prima  dell’aggressione su via Frattina, la sensazione che davamo era quella di due donne felici. Quanto dà fastidio la felicità’, l’amore che non teme giudizio, l’amore che sta lì, e non fa male a nessuno (o forse fa bene). Chiede solo di essere vissuto, non vuole essere niente di più di quello che è.

Noi non ci diamo la mano in mezzo alla strada per essere “esibizioniste” come qualcuno ha subodorato… Ma perché, ci chiediamo, una coppia etero, quando si da la mano, lo fa forse per esibizionismo? O lo fa, boh, per affetto forse? Io, Paola, la mano la tenevo anche a mio marito quando ero sposata, lo abbracciavo liberamente, e non mi sentivo una esibizionista! E allora? E qui sta il punto, il nodo: noi come tutti gli omosessuali italiani, siamo stanche, anzi stanchissime  di sentirci trasgressive, di sentirci “diverse”. Di essere considerate “esibizioniste” perché ci amiamo.  Il nostro amore è come tutti gli altri, con gioie e dolori. Questa sensazione di essere fenomeni da baraccone nel nostro paese è diventata insopportabile.

Lo diciamo sempre: in Italia la vera rivoluzione è  la normalità dell’omosessualità. E proprio di normalità parla la pubblicità dell’Ikea che ritrae due ragazzi mano nella mano di spalle con la scritta “siamo aperti a tutte le famiglie”. E di questa normalità si è indignato il sottosegretario Giovanardi, che prima ci ha dato la solidarietà e poi ha sparato a zero contro Ikea dicendo addirittura che considerare noi famiglia sarebbe un attentato alla Costituzione. E poi ci si stupisce che quel ragazzo si è sentito tranquillamente in diritto di riempirci di insulti e di “vomitarci” addosso tutto il suo disprezzo? No non ci si deve stupire. Perché per Giovanardi, per un autorevole membro del Governo, noi due mentre passeggiavamo mano nella mano eravamo “un attentato alla Costituzione”.

Sono tre anni che alla Camera è ferma la legge contro l’omofobia e la transfobia. Bocciata già una volta dalla maggioranza di Governo, da un anno e mezzo aspetta di essere discussa in commissione giustizia. Io Paola ho presentato due mesi fa un testo unificato, un testo che potrebbe essere votato in cinque minuti. Il Pdl tace, non si esprime. Ma ora basta: il Parlamento deve prendersi le sue responsabilità, e dopo oltre settanta attestati di solidarietà per l’aggressione subita da parte di politici di tutti gli schieramenti, tra cui i presidenti di Camera e Senato, le istituzioni hanno il dovere di dare una risposta definitiva. Ricarda lo ha detto espressamente: è dalla politica che mi aspetto una risposta. E le risposte le istituzioni le danno attraverso le leggi.

Dopo l’aggressione abbiamo aperto una pagina su facebook “È successo anche a me. Racconta un episodio di omofobia”. La denuncia di questo atto, infatti, l’abbiamo fatta partendo da facebook, e da li che ha avuto risonanza sui giornali e televisioni. E sì, perché il clamore dell’episodio che e’ capitato a noi è la punta dell’iceberg di un fenomeno quotidiano, che vede vittime di violenze tanti ragazzi e ragazze italiani colpevoli solo di amarsi. Approvare una legge contro l’omofobia è un dovere, come è un dovere del nostro paese affermare che l’omosessualità è come l’eterosessualità, condizione umana che va vissuta con libertà e inclusione sociale. La violenza con cui la nostra storia privata è diventata pubblica deve essere ripagata in qualche modo. Siamo disposte a continuare questa battaglia insieme oggi ma c’e bisogno di tutti, c’e bisogno della comunità e di una politica all’altezza del suo compito. C’è un detto tedesco che dice “Wo die Liebe hinfaellt…”, “Dove cade l’amore è…”. E questa ineluttabilità che sembra impossibile da noi.

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks