Ha chiuso ieri la fiera del pisello

Ha chiuso ieri la Fiera del Libro di Torino e si chiude nel peggiore dei modi. Nel silenzio e senza quelle polemiche che avrebbe dovuto suscitare tale vergogna.  Non abbiamo paura di usare questa parola. E’ una parola che rischia di essere moralista, populista, ma quando ci vuole ci vuole. Perché la Fiera del libro è una vergogna? Perché è nata e morta sotto una cattiva stella.

In occasione dei festeggiamenti dell’Unità d’Italia la manifestazione torinese ha proposto una mostra che ripercorre la storia del Paese attraverso i libri più importanti. La selezione è stata fatta da un comitato scientifico capeggiato dal professor Gian Arturo Ferrari. Beh, hanno fatto una selezione degna di un saloon dove ci si sbronza e si sta tra uomini, e non di un salone dove si discute di cultura, di identità, di storia. La selezione fatta è all’insegna della banda maschile. E invece di criticarli e buttarli giù si parla di Gian Arturo Ferrari come il nuovo direttore del Salone del Libro. Davvero troppo.

Veniamo alla mostra. Su centocinquanta libri, uno per ogni anno, che hanno scritto la storia d’Italia, solo quindici sono di donne. Molte le assenze. Ne segnaliamo, per il loro alto valore simbolico, solo due: Amelia Rosselli e Alda Merini. Nessuna poeta è degna di stare nella lista dei grandi, come se la poesia, arte suprema, non fosse degna dei corpi e delle menti femminili. La follia compilativa diventa ancora peggior quando si passa ai quindici libri “totem” (così li definiscono gli eccelsi frequentatori del saloon). Nessun libro è a firma di scrittrice. E, ciò che è peggio, tra quei titoli, che a detta degli esimi professori, hanno fatto discutere il Paese, non c’è La Storia di Elsa Morante, romanzo che più di tanti e anzi, forse, più di tutti, creò una discussione di livello altissimo e molto controversa tra opposte idee di letteratura, storia, politica. Le donne ritornano,  a mo’ di riserva indiana, nei lista dei top quindici dedicata ai personaggi: qui – bontà loro – nella sequela di volti maschili compare Oriana Fallaci. Una su quindici. Meglio niente, allora.

C’è da chiedersi quali siano le linee guida che hanno ispirato il comitato scientifico, ma soprattutto c’è da chiedersi come nel 2011 un gruppo di uomini si senta autorizzato ad incensare solo il proprio genere, la propria cultura, la propria identità spacciandole per universali, generali, di tutti. Quella cultura non è di tutti, esclude una parte significativa della storia letteraria e filosofica del Novecento. Cancella, colpevolmente, libri che hanno segnato la vita di tanti uomini e di tante donne, che hanno, come i libri scritti dalle femministe completamente ignorati, cambiato la società nel profondo.

Una mostra come quella del Saloon del libro sarebbe stata insopportabile anche dieci anni fa, anche venti, anche trenta. Oggi suona come il rigurgito di una identità ferita, quella maschile che, spiazzata dall’affermarsi della soggettività delle donne, tenta la carta finale. L’ultima chance per tentare di risalire la china. La carta di eliminare ciò che dà fastidio, ciò che mette in discussione la propria visione del mondo. Il proprio potere.

Questi signori (non sappiamo se c’è anche qualche signora nel comitato scientifico, ma questo cambia poco il discorso) devono capire che il tempo è scaduto. Che una mostra così non cancella niente, non nasconde nulla. Non è una rivincita possibile. E’ invece un patetico tentativo di ritornare al passato e una messa in mostra di ciò che sappiamo: un saloon di maschi desiderosi di propagare se stessi. Il re è nudo. Ma non se ne può più.

Angela Azzaro

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks