Bin Laden. Il genio del 21° secolo

Il terribile fa parte della grandezza
F. Nietzsche

Obama è lì lì per partorire un nuovo appello al mondo arabo (ed islamico). Il testo sarà pressappoco questo: “Alleluja, Alleluja, udite gente! La onnipresente giustizia divina incarnata dagli Stati Uniti d’America ha colpito Bin Laden! Ora potete continuare con le vostre rivoluzioni, che altro non sono che atti di dovuta conversione al nostro sacrosanto modello di vita, ossia la liberal-democrazia ed il capitalismo. Amen!”

E così gli USA si illudono di risolvere il problema del rapporto con il mondo islamico, tramite opere di killeraggio compiute in quel vero e proprio stile da gangster che “ex illo tempore” caratterizza la politica nord americana in genere. Eppure basterebbe una riflessione un tantinello più accurata, per accorgersi che le cose stanno in modo differente.

Bin Laden. Il solo nominarlo evoca terrifiche immagini di morte e distruzione, terrore, panico; ma quando invece nominiamo l’Occidente, cosa evochiamo? Subito ci sovviene alla mente l’immagine di un bel mondo che fu, fatto di uomini, tensioni, ideali. La spinta verso il futuro, al pari della più fanatica conservazione dei valori, collidevano, si intrecciavano, per tornare a scontrarsi in un grandioso scenario storico, in cui l’Europa aveva pur sempre quel ruolo di rispettabile protagonista, che una leggenda lunga tre millenni e passa le aveva irresolubilmente assegnato.

Di quelle passioni, oggi, rimane l’acidulo sapore di un buonismo d’accatto e di un peloso solidarismo che pervade con il suo lezzo dolciastro l’intera società occidentale. Oggi a quella che diceva essere la sinistra, l’avanguardia del popolo, sono rimasti i matrimoni gay e la tutela degli immigrati, mentre alla destra dura e pura, la lotta sino all’ultima, squallida, poltrona ed il Grande Fratello in versione arcoreggiante, in buona compagnia dei soliti immigrati.

Invece Lui no, con il suo barbone nero da pirata dei tempi moderni, con quel suo fare tranquillo e sussiegoso, ha saputo dar corpo a tutte le paure e le inquietudini di un Occidente che, sin ad allora, si era crogiolato nel mito della propria intangibilità. Sì perché l’attentato alle Twin Towers, l’11 Settembre, ha visto per la prima volta nella Storia, (quale spettacolo sacrilego!) l’America, quella dei cow boys invincibili, dei John Wayne, dei giustizieri senza macchia, venire bombardata. Proprio loro che, del bombardamento terroristico hanno fatto, e continuano a fare, il perno fondamentale della propria strategia di guerra e che, invece, quattro tipi armati di taglierini hanno ribaltato a loro spese.

Lui Bin Laden, ancora capace di provare un sano ed esplicito odio, l’Occidente, invece, infracidito da decenni di buonismo, ma non per questo meno vile ed assassino nel bombardare “umanitariamente” Iraq, Afghanistan, Serbia, Libia e chissà quanti altri ancora e nell’emettere altrettante umanitarie “sanzioni”, tali da decidere la sorte di interi paesi e popoli. Lui, virile, sposato a quattro mogli, quale terribile spettacolo per l’Occidente dei gay pride! Quale bestiale spettacolo questo Bin Laden…

Vero o finto che fosse, la superpotenza USA ne ha talmente temuto l’icona, da gettarne il cadavere a mare, pensando così, a torto, di sbarazzarsi di un sin troppo ingombrante fantasma mediatico. Pedina USA, irredentista religioso, califfo post-moderno, chissà…Bin Laden rimane comunque là a ricordarci che il mito dell’invincibilità dell’Occidente è di colpo crollato, che siamo tutti coinvolti ed accomunati nella vicenda globale e nei suoi prossimi, decisivi, sviluppi.

Chiamarsene fuori è oramai impossibile. Repentine ed estese crisi finanziarie, disastri climatici, invasioni incontrollate di turme provenienti dai più disparati recessi della terra ed alfine l’inquietante spada di Damocle di un incontrollato attacco terroristico, hanno radicalmente mutato la percezione che l’Occidente aveva di sé. Oggi tutti possono essere vittime di tutto. Che i facili apologeti della democrazia e del buonismo tout court se ne avvedano. Non si può pensare di tirare avanti con una carretta carica di ingiustizie che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Una di queste si chiama Palestina. Integralismo o no, nessuno creda di stabilizzare l’assetto geopolitico ed economico dell’intera regione euro mediterranea, lasciando questa ferita ancora aperta. E Bin Laden, nei suoi ultimi proclami, non aveva mancato di mettere in guardia gli USA e l’Occidente su questo problema vitale. La monarchia saudita. Tutte le recenti rivolte del mondo arabo non hanno ancora veramente toccato l’Arabia Saudita. La presenza della Mecca, ma anche le consistenti riserve petrolifere, ne fanno l’alleato par excellence degli anglo- americani nella regione del Golfo Persico.

A lungo andare, però, la politica USA volta al sovvenzionamento dell’integralismo sunnita in funzione anti sovietica, prima, ed anti europea dopo, ha cominciato a dare i suoi frutti avvelenati. I fidi alleati di una volta tali non sono più o, quanto meno, nascondono delle insidie prima inaspettate. Stessa solfa vale per il Pakistan, posto a ridosso di una regione di fondamentale rilevanza geopolitica e geoeconomica. Anche qui, delle rivolte presenti negli altri paesi islamici si è avuta, sinora, scarsa eco. Ambedue i paesi poi, sono caratterizzarti da regimi corrotti ed asserviti, almeno in facciata, agli USA. E Bin Laden ha sempre dichiarato suo scopo primario, una lotta senza quartiere alla corrotta monarchia saudita.

Una tematica complessa quella dei rapporti tra mondo islamico e contesto europeo ed occidentale in genere, che però non può più prescindere da una risoluzione che non assista ad un ridimensionamento della “longa manu” israeliana sull’intera regione vicino orientale. E perché ciò avvenga, sarebbero necessarie quella compattezza, quella capacità di risposta unitaria, quella volontà di potenza di fronte alla strafottenza anglo americana, che l’Europa di oggi, ahimè non possiede. Il buonismo, la passiva accettazione dell’invasione degli allogeni, la continua giaculatoria per le sofferenze del “popolo eletto” nelle vicissitudini dell’ultimo conflitto mondiale (ignorando sistematicamente i crimini degli “altri”). Tutti questi elementi indeboliscono l’Europa rafforzando, invece, i suoi avversari  di sempre, lasciandoci in eredità il sinistro ghigno di Bin Laden, lì a ricordarci che non è assolutamente finita, anzi, con buona pace di tutti i facili predicatori di moralismi e buonismi, in varie salse.

Umberto Bianchi

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