Ancora su Latina. Bagatelle per una sconfitta

Speravamo tutti in un miracolo… una suggestione letteraria che si tramutasse in una valanga di voti… e ci abbiamo creduto, vi prego di crederci… perché farsi una campagna elettorale spossante all’insegna di una sfida ardita… è opera per pochi… anche se ho avuto paura, lo confesso… di quella paura che diventa poi misura del coraggio… Non immaginate quante volte ho pensato che non ce l’avremmo fatta, che la gente non avrebbe capito, che erano troppi a volerci male e chi ci voleva bene ce lo voleva per carità, ma in segreto e lontano da occhi indiscreti… M’ero chiesto: chissà se poi, in cabina elettorale… e invece… Ecco il disastro… atteso con gli occhi chiusi, come di chi s’aspetta qualcosa ma non sa cosa… e poi, nell’aprire gli occhi… ecco un numero di consensi da non avere più il coraggio di guardare… da avere addirittura il rifiuto del numero, ché fatica ad entrare in testa… 50, 47, 42, 22 e così via fino ad arrivare a una serie di 0… Che se poi ti metti a controllare seggio per seggio, strada dopo strada, in questa città fatta non più di palazzi ma di cabine elettorali gigantesche… giusto per vedere com’è andata… ti riesce troppo facile pensare a chi t’ha promesso il sostegno e poi s’è piegato al potere, alle promesse, al parente influente. E’ peggio di un incubo, perché i volti si mettono in fila, come le promesse di amici che magari ti danno una pacca sulla spalla – “che coraggio che avete avuto”, “ad averne di gente come voi”, “non posso non votarti” – con circonlocuzioni strane, contorte, forse deviate… tipiche della gente che vuol sfuggire, che si nasconde, che tenta di mimetizzarsi… che chiede sempre, ma quando c’è da dare… ha da fare e sta impicciato…

D’altronde qualcuno di noi forse se l’aspettava, qualcuno ha subodorato l’aria, ha intuito l’andazzo… ha avuto paura ma ha preferito tacere… pensando di ricavarci qualcosa, facendosi vedere, andando a trovare gli avversari… anche solo per un giretto… “ho cinque voti di qua e cinque di là”… che è una frase buttata lì, può significare tante cose… perché i voti si sa, sono sempre a buon mercato… i voti, in una campagna elettorale tesa come questa, hanno un peso – forse pure un prezzo – anche se li presenti uno alla volta… e vengono accettati senza tanti distinguo di razza, religione, orientamento sessuale. E’ la vera democrazia: un voto è un voto… e se poi i voti sono pure raggruppati in comodi pacchetti, meglio ancora.

“Si, ma questo succede in ogni campagna elettorale, non lo sapevate?” ti rispondono in tanti, anche dei tuoi sodali, compagni lavoratori amici e camerati di Latina/Littoria, che nemmeno ti danno il tempo di completare il concetto. E tu che vuoi capire, comprendere, metabolizzare… perché le persone sono rivoluzionarie e codine allo stesso tempo… invocano la Bastiglia, ma una bella tavola imbandita a Versailles non la disdegnano (mica sono scemi)… Solo che la domanda finale… Ti fanno la lezione, capito? E aggiungono un bla bla bla bla bla bla a completare il concetto. “Tutti a tavola, è ora de magna’”. Amen.

Ecco una ricetta facile per scoprire il mondo: “le parole so’ le parole, i fatti so’ fatti”. Per sapere se la tua compagna t’ama, per vedere se il datore di lavoro ti rispetta, per verificare se il professore apprezza la tua esposizione… e pure per sincerarsi che il tuo compagno (o amico o camerata) sia pronto alla battaglia… perché i voti sono voti, le parole rimangono sempre parole ma “i fatti so’ fatti”… e se vedi che il bastone tra le ruote è retto sempre dalla stessa mano… con tutte le scuse di sto mondo, con tutta l’incompetenza che il buon Dio può aver appioppato a qualche suo essere…  qualche dubbio è meglio che te lo fai venire, prima che sia troppo tardi.

Qui a Latina/Littoria, sede dell’esperimento fasciocomunista/futurista… ci siamo resi conto, nel bel mezzo della competizione… che erano più i bastoni delle ruote… ma hai voglia a fare la Maria Verzine a strillare, a chiamare, a indicare col dito… perché i rivoluzionari/codini sono pronti a spiegarti che in campagna elettorale non si butta via niente, come col maiale… che devi lasciar fare, che poi tanto tutto si sistema… fasciocomunisti un po’ democristiani, pronti ad andare nella nuova Fiume col last minute e col bagaglio a mano… e così, democristianeggiando, i bastoni li abbiamo collezionati, fino alla fine, tollerando e soffiando e sopportando… anche se sembrava un Arcipelago di bastoni, un campo di Battaglia pieno di bastoni che s’infilavano e t’inchiodavano, che io forse di questa campagna elettorale… mi ricordo bene solo i bastoni e il preciso momento in cui sono arrivati tutti insieme sui nostri denti…

Me lo ricordo bene, vi dicevo, perché in quel preciso istante la paura è svanita… dissolta, scomparsa, teletrasportata chissà dove… ed è rimasto il ricordo della tante cose che abbiamo fatto… perché poi alla fine noi Anonima Scrittori… mica qualcuno sperava portassimo una valanga di voti, vero?… che noi siamo scrittori, mica politici navigati… e se allora dobbiamo rimanere sul versante artistico… mi sembra che le cose fatte non abbiano precedenti in questa città… con Miro Renzaglia, Filippo Rossi e “il Futurista” e l’anteprima nazionale, Luciano Lanna, Graziano Cecchini e l’evento di arte futurista… che quel giorno con Cecchini l’abbiamo fatta impazzire, sta città… Sembrava che fossero sbarcati i marziani… tutti intorno a guardare, a sorridere e a pensare “ogni tanto qualcosa succede pure in questa cazzo di città”… una cosa così fastidiosa, per il potere costituendo, che un neoconsigliere diligente… un po’ guardia e un po’ pittore edile… si è messo a fare l’eroe solitario, pure mezzo fischiato, con una squadra di dipendenti volontari ma lautamente pagati…

Abbiamo perso, con più bastoni che ruote, ma è stata n’esperienza che in pochi riescono a capire… perché se è vero che c’era gente in attesa che il cadavere passasse… allora basterebbe semplicemente rialzarsi per non dare soddisfazione… perché un’idea non è possibile misurarla in percentuale… bisogna darle il tempo di attecchire e crescere… e così ai rivoluzionari/codini, in attesa di banchettare a Versailles o anche solo al Palazzo Comunale di Latina, il coniglio – cannibali che non sono altro! – glielo manderemo di traverso.

Graziano Lanzidei

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