Un lupo mannaro americano a Londra. Il remake

I see the bad moon rising.
I see trouble on the way.

Creedence, Bad moon rising

 

Come dimenticare il celebre brano dei Creedence che, insieme a Blue Moon dei Platters, è colonna sonora di un horror destinato a restare immortale: Un lupo mannaro americano a Londra.

Dietro la macchina da presa, a raccontare le disavventure di David Kessler nella Terra d’Albione, un regista, John Landis, padre di pellicole immortali:  Blues Brothers, Animal House, Una poltrona per due (che da vent’anni almeno ci accompagna ogni Vigilia di Natale), Ai confini della realtà e il recente Ladri di cadaveri. Landis fu anche curatore del famosissimo videoclip di Micheal Jackson Thriller.

Nei titoli di coda de Un lupo mannaro americano a Londra la produzione esprimeva felicitazioni per le nozze (era il 1981) del principe Carlo e di Lady Diana. Il film era stato girato in Inghilterra e David, sotto forma di lupo, scorrazza per la capitale britannica con la telecamera che inquadra le principali zone di Londra, come Piccadilly Circus, dove David è impegnato in una ‘strana’conversazione con non morti in un cinema a luci rosse.

Gli inglesi amano le tradizioni e saranno felici di sapere che i loro cugini d’oltre oceano faranno ululare il virgulto David Kessler anche per il matrimonio di William e Kate.

A trent’anni di distanza la Dimension Film annuncia un remake di Un lupo mannaro americano a Londra in  uscita (almeno in USA) per l’estate.

Il Los Angeles Time indica Sean e Brian Furst per la regia e Fernley Philips per la sceneggiatura. Una storia identica a quella di Landis, ambientata però ai nostri giorni: il licantropo della brughiera chiusa e tradizionalista e degli omicidi nella Londra dei Duran Duran, scorrazzerà ora tra internet point, negozi di I Pad e multisala in 3D. Chissà se il lupo del 2011 porterà fortuna e riuscirà ad accaparrarsi i trenta milioni di dollari della produzione precedente?

Quella di ‘replicare’ o di creare seguiti (sequel) di pellicole famose è ormai una vera e propria moda a Hollywood: si cominciò  nel 2003 con Non aprite quella porta, passando poi per Nightmare, Venerdì 13 e L’uomo lupo (originale di Lon Cheaney, 1941).

Al di fuori di qualche eccezione il remake non riscuote, in genere, grande plauso: nell’epoca della violenza gratuita e del sangue che scorre in Tv, dai telegiornali alle fiction più modeste, una replica di un horror famoso è come una goccia nell’oceano. Un tempo quei film rappresentavano la novità assoluta, un taglio netto con le produzioni commerciali della Hammer e Jesus Franco, oggi regalano emozioni solo a chi ha avuto modo di ‘sperimentarli’ al cinema da ragazzino.

Un esempio emblematico è Lo squalo di Spielberg: nel 1975 sconvolse e terrorizzò spettatori (e bagnanti) di tutto il mondo; quarant’anni dopo fa quasi ridere, o sicuramente non lascerà di stucco i giovanissimi abituati agli zombie, alle sparatorie e ai corpi mutilati di video game e serie televisive.

La macchina cinematografica, tuttavia, non risparmia rivisitazioni o restauri al fine di trovare nuove idee o per recuperare insuccessi  al botteghino.

Il film di Landis fu davvero un’opera d’arte. In un  1981 in cui la computer grafica era fantascienza, la trasformazione di David guadagnò un oscar per gli effetti speciali, effetti analogici e tutt’ora studiati da esperti e maestri americani ed europei.

Piacerà a chi, come il sottoscritto, è un patito dell’horror ’80-’90. Dopo Ragazzi perduti e in attesa di Scream 4 (in uscita ad aprile) Un lupo mannaro americano a Londra non può mancare all’appello, accompagnando una serata estiva, in un cinema all’aperto, perché no accanto ad un ‘sinistro’ bochetto.

Non piacerà ai sostenitori del cinema impegnato, a quelli del cinema d’autore o ai fan di Landis che temono, a questo punto, anche un remake di Animal House e Una poltrona per due.

Infine, sarà scansato dai ragazzini cresciuti con Resident Evil e a quelli che i lupi mannari piace ammazzarli dalle tastiere dell’ X-Box.

Marco Petrelli

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