Sesso, Patria e Rock ‘n’ Roll!

Rock! Una singola e semplice parola che va pronunciata con durezza e decisione, perchè non rappresenta solo il termine che noi italiani, con il nostro romanticismo lessicale, tradurremmo in “Roccia”, ma un mondo: decine di migliaia di personaggi, storie, racconti, avventure, successi ed eccessi.

Non si può parlare di ‘900 senza parlare di Rock ‘n’ Roll, la musica della ribellione giovanile che i più reazionari hanno bollato come “musica del diavolo”: il male assoluto!

Quando leggo una biografia di un noto(o meno noto) gruppo rock, oppure di un singolo personaggio, anche di contorno, o magari ascolto un pezzo degli Iron Maiden, non posso non ricollegare tutto questo meraviglioso universo a quello che è stato il movimento culturale, politico ed ideale più “Rockerò” della storia del ‘900: il Fascismo.

Già l’immagino mentre sobbalzano dalla loro poltroncina, in vera pelle umana, con il loro whiskey ultra-invecchiato, cercando di somigliare alla Rock Star che avrebbero voluto sempre essere, i critici musicali che vedono affiancare questi due mondi che nessun buon maestro del politicamente corretto avrebbe mai voluto vedere vicini.

Ebbene si, la violenza, l’audacia, lo spirito anti-accademico, ribellistico ed avanguardistico del Rock non è altro che l’espressione musicale più Fascista che la storia abbia mai conosciuto. Cosa sarebbe stato il mondo senza le violente e dissacranti schitarrate di Hendrix che ricordano troppo gli assalti squadristi alla riconquista della patria violata ed offesa, entrambi fenomeni di radice anarchica che non mirano a distruggere per puntare al nulla, ma al seppellire qualcosa di vecchio in previsione di un nuovo ordine futuro pieno di gioia e colori.

Non possiamo non ricordare le esibizioni dei mitici The Who che, invitati ad un noto festival musicale dell’epoca, scandalizzarono i pacifici ed inconcludenti Hippies, abituati ad esibizioni soft ed inni alla pace in perfetto stile catechismo, con un rock-show duro e violento che come al solito si concluse con la devastazione del service sul palco. «Volevamo risvegliare, incitare, trascinare i ragazzi promettendo a noi stessi e al mondo di rimanere per sempre giovani» dichiareranno dopo molti anni mentre un giornalista gli chiedeva del perchè di tutta quella follia dissacrante. Tutto questo ci rimanda a qualche decennio addietro quando Marinetti e le sue scorribande di folli studenti avventurieri cavalcavano le strade notturne di Milano, seminando il panico e l’energia della gioventù tra i palazzi dormienti della città, “L’esecrabile sonno”, così intitolò un suo famoso componimento in versi che descriveva le notti insonni dei giovani futuristi milanesi.

Le lunghe trasvolate degli inventori dell’Heavy Metal, gli Iron Maiden, dove a pilotare l’aereo privato della Band il “Flight 666”, che guiderà i pazzi metallari in giro per il mondo durante l’omonimo Tour, c’è proprio Mr Bruce Dickinson, la voce storica ed immortale del gruppo, sanno troppo di avanguardia legionaria fiumana; delle spedizioni da Fiume a Roma di Guido Keller, durante le quali lanciava rose sulla capitale come forma di protesta per l’annunciato assedio dello Stato Libero di Fiume.

Insomma tutto ciò che circonda il Rock sa troppo di squadrista, legionario, rivoluzionario, futurista. La vita di ogni Rock Star non rappresenta di certo una vita comoda: decine di biografie di artisti che nel bene o nel male hanno fatto di tutto per fare della propria vita un’opera d’arte, come ordinava “Il Vate” nei suoi scritti più arditi; che rapprentano dei chiari testamenti ideali per le generazioni del futuro.

La folle vita di Axl Roses, affascinante ed irrequieto; di Lemmy Killmister, duro e puro con la sua voce roca ed inconfondibile ed i suoi testi peni di guerra ed avventure. Mettiamoci anche lo squilibrato Ozzy Osburne l’emblema del cattivo maestro che ha fatto della sfida ai dogmi della società borghese uno dei suoi principali motivi di vita. Ma se andiamo a rileggere le biografie di Italo Balbo, Filippo Corridoni, Alessandro Pavolini, non sono anch’essi considerabili come dei Rocckettari d’inizio ‘900? Assolutamente sì!

Due mondi che per anni sono stati considerati opposti ed inaffiancabili dalla stampa antifascista e conforme, dalla storiografia più vile e politicamente corretta e dai tristi professirini di ogni genere nel nuovo millennio hanno bisogno di essere necessariamente rivisti e storicizzati nella maniera più giusta e non conforme. E’ questa la sfida che dobbiamo rilanciare tutti noi amanti del rock e delle avventure fiumane. C’è bisogno di un vero e proprio movimento di pensiero che aggredisca nella maniera più ribelle e sana gli schemi dell’opinione giovanile distorta e piena di luoghi comuni travianti. Cosa ci potrebbe essere di più Rock che dissacrare la sua stessa storia?

Sarà dunque divertente sfidare i nuovi schemi e le nuove logiche, così intrinseche di bigottismo neoborghese, aggredendo le nuove sfide di una società che sente ormai il bisogno di una vera e propria “reazione rivoluzionaria” a delle culture giovanili standard, imposte dal mercato e non dall’istinto febbrile che ogni giovane racchiude dentro di se.

L’invasione nel campo dell’arte nel nostro tempo è sicuramente la musica elettronica: i ragazzi, le nuove generazioni, il popolo della discoteca è stato conquistato da questo misto di rumori e suoni metallici che invadono ogni locale del vecchio continente (e non solo…) nel fine settimana. Ed è per questo che da anni esperti e meno esperti del campo musicale si scervellano per trovare una posizione. Può essere considerata realmente musica il contemporaneo sound da ballo? O è soltanto il risultato della cultura della nostra società svuotata da ogni valore etico e piena di contraddizioni. Qual’è o qual’è stata la Risposta del Rock a questa nuova rivoluzione artistica?

Non possiamo certo dire che il genere musicale per eccellenza dei giovani del XX secolo sia in crisi, visto che pur non avendo più la fama di una tempo le Rock Star continuano ad esistere e ad imbarcare cifre astronomiche nei loro conti in banca. Ma sicuramente bisogna ammettere che il Rock si trova di fronte ad una sfida molto interessante, senza tralasciare il fatto che esso abbia una grande responsabilità in merito a queste nuove evoluzioni. Ed infatti qualche risposta comincia a venir fuori, specialmente nel periodo tra la fine dei ’90 ed il nuovo millennio: ritroviamo Rock o Metal band che hanno accolto l’elettronica non come un fenomeno da scartare a priori, ma che attraverso il suo contributo sono riuscite a migliorare la pulizia e l’intensità del proprio sound. Possiamo citare l’aggressività del metalcore degli Slipknot, gruppo Statunitense proveniente dallo “stato campagnolo” dell’Iowa, che viaggia in piena armonia con le creazioni di Sid Wilson, un vero e proprio Dj di musica Elettro/Hip-Hop catapultato in concerti Metal dove non troveremmo certamente spettatori inclini a musiche da discoteca o pseudo tali.

Ritroviamo anche una reazione concreta nell’industrial metal, dove gli artisti sul palco hanno acquisito fieramente l’elettronica come proprio punto di riferimento; basta ascoltare un pezzo dei Rammstein e capiremo il senso di questo concetto.

Tutto questo può essere considerata una risposta? La nuova sfida dell’elettronica può dare al Rock ancora una volta un ruolo non marginale all’interno del mondo dell’arte contemporanea? Questo non possiamo saperlo, forse tra duecento anni, le generazioni future conosceranno la risposta. Ma intanto non posso fare a meno di sottolineare che una sfida del genere toccò anche a dei giovani di una generazione d’inizio novecento, alla quale al ritorno da una guerra devastante, toccò la responsabilità fondamentale di riprendere il controllo di un’Italia offesa e piena di contraddizioni. Potremmo ritrovare anche qui l’ennesima similitudine?

Mauro Pecchia

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