Raffaele Curi. Sfiorerai il mio destino

Il 14 aprile, con anteprima il 13, e fino al 19, all’Antico mercato del pesce (via di San Teodoro, ore 21.30), Roma  – Raffaele Curi presenta il suo nuovo spettacolo,  Sfiorerai il mio destino come una farfalla. L’ingresso è gratuito, basta prenotare chiamando ai numeri 06 6792597 – 06 6793139.

La redazione

Nell’imbarbarimento complessivo di questi anni, sarà prima o poi il caso di mettere in conto anche l’appiattimento del linguaggio, omologato a quello televisivo. Che sia arte, o sia cinema, o sia teatro, ma anche letteratura, sembra che l’unica strada possibile sia quella di usare gli stessi codici, verrebbe da dire, gli stessi format, del piccolo schermo. Anche quando si vogliono esprimere pareri opposti a quelli imperanti lo si fa senza scarto linguistico. Una vera dittatura e uno svilimento che il critico del Corriere della sera, Filippo La Porta, ha iniziato i giorni scorsi a mettere giustamente a mettere in discussione, anche se lo fa con qualche malcelata nostalgia reazionaria per i bei tempi andati che sa tanto di ritorno all’ordine, benché professata a sinistra (quando si dice che ormai le categorie di destra e sinistra sono indistinguibili, non si va troppo lontani dalla realtà).

Dal quadro che comunque anche La Porta denuncia e che è predominante, si discostano alcune esperienze coraggiose che tentano di costruire altro, di fare, altro, di dire altro. E’ il caso del lavoro dell’artista Raffaele Curi che, dopo aver a lungo collaborato con Giancarlo Menotti al festival di Spoleto, è passato da sette anni alla regia. Il 14 aprile, con anteprima il 13, debutta a Roma con il nuovo spettacolo Sfiorerai il mio destino come una farfalla, dedicato ai grandi temi di sempre: vita, morte, dolore, destino, con una puntata centrale sull’attualità: le migrazioni. In scena all’Antico mercato del pesce degli ebrei al Circo Massimo (via di San Teodoro, ore 21.30) non troverete la solita narrazione, il solito teatro di parola, ma un testo che, come il titolo dello spettacolo, sfiora diversi linguaggi: da quello fotografico a quello pittorico, fino a quello musicale, traendo spunto e simboli dalle religioni cattolica e ebraica. Gli attori, quasi tutti esordienti, saranno accompagnati da un’icona degli anni Ottanta, Kim Carnes, la mitica, che cantava e canta anche in questa occasione Bette Davis Eyes.

Tra le varie opere d’arte proiettate c’è la Resurrezione di Piero della Francesca. Ai piedi del Cristo risorto i soldati che dormono. «Questa scena – spiega il regista – vuol raccontare il nostro tempo. Anche noi come quei soldati non capiamo le grandi rivoluzioni. Da qui la scelta di occultare una parte del quadro. Sfiorerari il mio destino come una farfalla – continua il regista – è uno spettacolo sulle leggerezza e sulla purezza. Cioè sulla necessità di essere leggeri e puri per capire in profondità l’animo umano. La nostra società sembra vivere nell’effimero e di effimero, ma ognuno di noi fai i conti con qualcosa che va al di là dell’esistente».

Lo spettacolo è interessante non solo perché parla di emigranti, considerandoli protagonisti della nostra attualità ma, soprattutto, perché lo fa rinunciando ad alcuni tic perniciosi del teatro sociale. Lo fa cioè unendo un tema di grande attualità politica e soprattutto umana con la ricerca linguistica. La denuncia non è detta con lo sdegno di certa tv del dolore, ma con la forza delle immagini della storia dell’arte, con la nettezza dei corpi nudi in scena. E’ detta non con la certezza di chi urla, ma con le sfumature delle frasi tratte dal Libro dei Sogni e dal Talmud.

L’altro elemento di rilievo offerto dallo spettacolo è dato dal committente, cioè la Fondazione Alda Fendi Esperimenti. Alda Fendi, lasciata la moda, si è dedicata a questo progetto senza scopo di lucro. Una bella lezione rivolta alla politica. Infatti nonostante il reintegro del Fondo unico per lo spettacolo l’Italia resta fanalino di coda nel finanziamento della Cultura. E’ quindi importante che una donna, un privato, investa e ci creda. E lo faccia proponendo gli spettacoli della Fondazione a titolo gratuito. Per assistere allo spettacolo, in scena fino al 19, basta infatti prenotare chiamando ai numeri 06 6792597 – 06 6793139. «La Cultura – commenta Alda Fendi – deve essere un bene per tutti. Da qui la decisione della Fondazione di non far pagare il biglietto. La nostra politica sbaglia a non investire in questo settore. La Cultura è il futuro e la nostra vera ricchezza».

Lorenzo Alderani

 

 

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