Manifesto Heliopolis. Nuovi spunti e riflessioni

Il Fondo ha già pubblicato vari interventi sull’argomento [si veda QUI] . Quello che segue è il pensiero di uno dei partecipanti, Umberto Bianchi  alla riunione preparatoria tenuta a Roma il 16 aprile scorso.

La redazione

PER UNA NUOVA OGGETTIVITÀ
Umberto Bianchi

Sabato 16 Aprile, ho seguito con attenzione il convegno svoltosi presso la sede de l’ “Universale” organizzato da Sandro Giovannini e gli interventi a tale evento legati, tutti appunto accomunati dalla volontà di dar vita ad un nuovo laboratorio meta politico che, nell’intenzione dei suoi organizzatori, dovrebbe prendere il via proprio con la pubblicazione di un libro-manifesto, incentrato sulle più varie tematiche, con la maggior libertà interpretativa possibile, finalizzato però a ri-orientare, andando a ricercare, un comune indirizzo di azione sotto il comune denominatore di olismo, comunitarismo, partecipazione, differenzialismo, anticapitalismo ed antiglobalismo.

Una delle tante iniziative editoriali si dirà, oppure l’ennesima nascita di un altro tra i tanti piccoli gruppi che aspira a fare da nume ispiratore per qualche ambito politico-culturale e via discorrendo. E invece no. Stavolta la questione è totalmente differente, perché interessa il destino di un’intera area, quella della cosiddetta “estrema destra” a sua volta interconnessa alla più grande vicenda delle realtà dell’antagonismo politico occidentale.

Una vicenda che ha visto sempre di più assottigliarsi i margini per una più decisiva azione di influenza all’interno della società occidentale, proprio a causa dell’impossibilità da parte delle forme-pensiero (sia di matrice progressista-marxista che di matrice neofascista o destro estremo che di si voglia) espresse dalle realtà antagoniste in oggetto, di tener testa all’impetuosa avanzata della Tecno Economia. Prova ne sia, la completa stasi, la quasi totale paralisi di queste forze di fronte all’ennesimo e gravissimo atto di arroganza imperialista anglo-francese nei riguardi della Libia, che ha, tra l’altro, definitivamente messo fine a qualsivoglia velleità europeista, lasciando alle varie formazioni antagoniste le briciole di sempre più insensati e melensi slogan solidaristici.

Fine degli antagonismi? Forse sì, forse no. Certo, ad oggi per riorganizzare una qualsivoglia forma di pensiero-azione si necessita di chiarezza e lucidità d’analisi, riandando a dissotterrare il vecchio e mai sopito interrogativo sul “chi” e “cosa” siamo e da dove, quindi, veniamo. Avevamo già trattato in un precedente articolo questo argomento, andando ad identificare nel mare magnum del nichilismo e dell’anarchia le radici profonde di una certa area, radici tornate a farsi sentire con più vigore nelle sue vicissitudini degli anni dal dopoguerra in poi. Ma quale può essere il senso compiuto di tale riscoperta e quale specialmente, l’utilità ai fini dello sviluppo di un qualsivoglia progetto metapolitico? Semplice, offrire un potente indirizzo di azione in grado di chiarificare in modo definitivo e senza alcun dubbio, quale debba essere l’obiettivo primario di una futura azione meta politica e cioè il concepire il nichilismo come coscienza compiuta della precisa volontà di “annichilire” il modello globale occidentale, attraverso la disarticolazione del suo strumento principe, ovvero il capitalismo.

Ma per arrivare a questo, non si può e non si deve commettere il micidiale errore di ricadere nei “memento” ideologici del passato. Il rincorrere gli anni ’20, ’30, ’40 o, finanche ’70, rappresenterebbe un passo che altro non farebbe che trascinare nel ghetto del velleitarismo nostalgico ed utopistico qualsiasi tipo di iniziativa. Il passo successivo dovrebbe essere quello di definire la modalità dell’azione meta politica in oggetto, ovvero il chiedersi in quale modo possa essere recepito il messaggio nichilista. A questo punto di fronte a noi si presenteranno due scelte. Da una parte il continuare un’azione disarticolata, attraverso gruppi e gruppetti accomunati questa volta da una rinnovata coscienza sulle ragioni e sulla precisa valenza del proprio “esserci”, ovvero sulla finalità nichilista, dell’intera azione politico culturale di cui questi si renderanno protagonisti. La seconda strada dovrebbe invece avere per oggetto la creazione “ex nihilo” di un movimento, la cui caratteristica dovrebbe appunto essere quella di avere come premessa il totale superamento delle posizioni ideologiche del passato, capovolgendo l’impostazione filosofica di tipo “gnostico” caratterizzante sinora aree politiche come quelle dell’estrema destra, in particolare.

In base a questa impostazione, a farla da padrone sarebbe un esasperato dualismo ontologico  che vedrebbe la netta contrapposizione tra mondo della materia e mondo dello spirito, in cui un iperuranio “mondo delle idee”, o “mondo della tradizione” nel caso nostro, concepito nella statica attesa di essere fedelmente ricalcato da un uomo tremebondo, immerso in un mondo di tenebra ed ignoranza.  Questa impostazione è sempre stata foriera di malintesi e distorsioni, conducendo ad una vera e propria atrofia della elaborazione intellettuale ed alla conseguente mancanza di lucidità nell’analizzare una realtà circostante di cui non si riuscirebbero più ad identificare fattezze e contorni, tutti gli sforzi andando nella ricerca di quel mondo di “valori” o “mondo della tradizione” che dir si voglia, che in tal modo continuerebbe a rilucere e vivere di vita propria lontano dagli occhi e dai problemi del mondo.

Un’analisi questa, non nuova, già fatta propria dalle scuole esistenzialiste di Heidegger e Jaspers che, per l’appunto, vedevano nell’idealismo platonico, quella barriera che si sarebbe andata via via frapponendo nella storia d’Occidente tra l’uomo e la visione autentica della realtà, creando in tal modo le premesse per la attuale alienazione. Questo non significa demonizzare quel “tradere” che della più genuina “tradizione” costituisce la base ed il fondamento, ma solamente il dare ad ogni cosa il suo giusto valore, in questo caso quello di archetipo informante l’umano agire. Né questo significa un ritorno di fiamma del materialismo meccanicista, ma invece un riposizionamento di un certo pensiero in direzione di quell’immanentismo, che della consustanzialità tra materia e spirito, di quell’aristotelico “ileomorfismo” fa il proprio asse portante.

La storia del pensiero filosofico ha da sempre visto contrapporsi due scuole: una che afferma la netta divisione del mondo in due dimensioni incompatibili, luce e tenebra o spirito e materia, animate da un perenne ed insanabile conflitto. Questa scuola trova le sue premesse nello zoroastrismo iranico da una parte ed in alcuni motivi del platonismo dall’altra, sino ad arrivare all’acosmismo della Gnosi, del Manicheismo ma anche, sotto sotto, di S.Agostino, che finiscono col relegare la dimensione statuale e civile in una sfera infera e prona rispetto all’etereo mondo dello spirito. Dall’altro abbiamo l’intuizione dell’Essere con Parmenide in Grecia, mentre in Cina corrisponderà quella del Tao di Lu Tzu, passando per il Brahman Nirvana buddhista, attraverso lo Zen nipponico, sino ad arrivare all’Essere di Meister Eckhart ed al Deus sive natura di spinoziana memoria ed infine alle intuizioni gentiliane sulla natura dell’Essere. A farla qui da padrone è la percezione dell’unicità di quell’ “Essere” presente in tutte le cose, ma assolutamente ineffabile, tanto da costituire il magnum misteryum dell’intero ordine cosmico. Questo Essere è contemporaneità di Pensiero e Azione, Spirito e Materia, Volontà e Annullamento, Chiaro e Scuro.

E’ da queste premesse che dovrà ripartire un Pensiero-Azione volto ad annullare e resettare tutte le precedenti impostazioni di pensiero. A farla da padrone sarà quindi l’esigenza di interagire con la realtà in un perfetto spirito di osmosi con i tempi e con lo spirito del momento. E quindi spazzare via tutti gli inutili rami secchi cumulatisi in decenni di stagnante e nauseabondo buonismo, a cominciare proprio da quell’Europa ignava e ladrona, buona solo a pontificare sulle dimensioni degli altrui salumi, ma totalmente disabile a produrre alcunché di Europeo, se non imporre assurde ed antieconomiche monete uniche o fare i buonisti di cartapesta sull’immigrazione, salvo poi imporre unicamente alla povera Italia, di farsi carico delle ondate umane provenienti dal Nord Africa. E proprio sulla spinosa questione migratoria l’Europa si sta giocando tutto, immagine, futuro e stabilità incluse. E sempre su questo terreno, un nuovo schema di pensiero avrà il suo battesimo del fuoco: o uscire definitivamente dagli schemi buonisti, denunciando il fenomeno per quello che è, ovverosia una vera e propria invasione sponsorizzata dai vari poteri forti per infracidare definitivamente le già stanche membra del continente europeo. E poi tornare a comprendere che la vita di una comunità nazionale non può essere delegata in toto alle esigenze delle imprese. Non si può arrivare a privatizzare, finanche l’acqua o l’aria o delegare la gestione dell’energia nucleare ai “privati” (come accaduto a Fukushima, sic!), solo per far contenti turme di avvoltoi che si sentono in diritto di fare qualsiasi cosa, perché i salotti progressisti hanno definitivamente delegato le loro coordinate di pensiero ai guru dell’iperliberismo d’oltreoceano. No, tutto questo non si può ma, proprio per questo, è necessario muovere dei passi decisi con idee chiare per arrivare a far nostro un presente le cui istanze, richieste e necessità verranno altrimenti fatte proprie da realtà politico culturali che finiranno, invece, col lasciare  relegati sul binario morto del nostalgismo tutti i temporeggiatori d’ogni tipo ed estrazione.

Umberto Bianchi

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks