Littoria. Laboratorio fasciocomunista aperto

L’idea è di Antonio Pennacchi: Lista Pennacchi-Fli alle prossime elezioni amministrative di Latina. Di seguito, l’articolo di Luciano Lanna che riassume la vicenda e l’intervista di Antonio Rapisarda al romanziere che lancia la sfida fasciocomunista nella città di fondazione.

La redazione

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E SE LATINA SCOMMETTESSE
SUL FASCIOCOMUNISTA?
Luciano Lanna

E se stavolta la politica ripartisse da Latina, la città del “Canale Mussolini”? L’abbiamo già scritto, ma lo ripetiamo: sono le città, sempre, a prefigurare le nuove sintesi della politica. È stato così anche nel 1993-94 quando, in occasione delle elezioni amministrative, milioni di voti si spostarono ad esempio in direzione di candidati missini che in molte città grandi e piccole diventarono inaspettatamente sindaci quando, fino all’anno precedente, la massima aspirazione era quella di entrare nei consigli comunali nei banchi dell’opposizione.

S’era già verificata allora una specie di rivoluzione che aveva portato alla rottura delle appartenenze e delle rappresentanze consolidate: prima la Lega che, nel 1990, raggiunse la maggioranza assoluta in intere aree del Nord, poi nascono soggetti nuovi come Alleanza Democratica, la Rete o il movimento referendario di Segni, che tracciarono nuovi confini rendendo finalmente fluido – dopo decenni di immobilismo – il mercato elettorale. Quindi, appunto, l’elezioni diretta dei sindaci rimise definitivamente in movimento gli elettori e i confini della politica: e come dicevamo, per la prima volta si imponevano amministratori di centri grandi e piccoli formatisi a destra. Infine l’anno successivo Forza Italia metteva insieme una formazione senza precedenti, che comprendeva pensatori liberali, intellettuali ex marxisti, uomini nuovi e politicanti di lungo corso (dc, socialisti, radicali ma anche ex comunisti) strappando direttamente milioni di voti alla sinistra. E tutto questo partì, nel 1993, dalle città. Il Parlamento arriverà dopo…

Intanto, nella primavera del ’93 il Msi conquistava, da solo o attraverso liste e alleanze civiche, le amministrazioni di centinaia di comuni grandi e piccoli – fra i quali una ventina di capoluoghi – oltre che di di otto province e poi di sette regioni: 254 posti di sindaco, 554 assessorati comunali e oltre cinquanta incarichi nelle giunte provinciali e regionali, inclusa la presidenza della Regione Campania. Il fatto poi che il successo elettorale fosse stato determinato soprattutto attraverso liste civiche – che collegavano, seppure in maniera anomala, i quadri missini all’elettorato “orfano” di altre storie – era l’indicazione evidente del metodo dell’apertura e ricerca di nuove sintesi.

Ricordiamo tutto questo perché abbiamo la sensazione che se, come in quel frangente, si avrà il coraggio di superare pregiudiziali e schemi dati la nuova politica sarebbe a portata di mano, a partire dal “caso Latina”. Qui lo scrittore Premio Strega Antonio Pennacchi è nato, ha vissuto e raccontato nei suoi libri la sua città e la sua terra. E qui Pennacchi è convinto che occorra uno sforzo di coraggio politico per farne un laboratorio nazionale: «I vecchi schieramenti – dice l’autore di bestseller come Il fasciocomunista e il recentemente ristampato Mammut – sono saltati, destra e sinistra non hanno più senso. L’unica differenza è tra chi ha senso dello Stato e chi pensa solo ai fatti suoi…». Tutto questo per suggerire un’alleanza civica tra chi, come Pennacchi, è iscritto al Pd e gli eredi dell’esperienza politico-culturale che sta all’origine stessa di Latina. «È vero, sto lavorando – ha detto il romanziere a Francesco Bei di Repubblica – per costituire la lista Fli a Latina. Che potrebbe, se loro me lo chiedono, anche chiamarsi Lista Pennacchi-Fli. Bisogna superare le vecchie forme che tengono ingessato il paese». Con un candidato sindaco che proverrebbe dal centrosinistra perché sull’altro versante, in passato maggioritario a Latina, tutto è ancora condizionato dallo scontro interno al Pdl che ha, tra l’altro, causato lo scioglimento della precedente amministrazione guidata da Vincenzo Zaccheo. Uno scontro in cui non sono assenti elementi di polemica sul fronte della “questione legalità”.

Proprio per questo, da qualche mese figure e esponenti nazionali di Futuro e libertà – da Fabio Granata a Umberto Croppi, da Flavia Perina a Antonio Buonfiglio – hanno avviato una interlocuzione con Pennacchi sulla praticabilità di questa ipotesi. Che, oltretutto, da un lato sarebbe in linea con le indicazione congressuali di Fli di puntare in tutta Italia sulle liste e le alleanze civiche, e dall’altro anche con l’obiettivo strategico suggerito da Gianfranco Fini di superare i vecchi schemi di fronte a casi di emergenza democratica o “di legalità”.

Non è un caso che lo scrittore lo scorso 17 marzo abbia firmato l’editoriale del nostro giornale per il 150° dell’Unità nazionale e che avesse in precedenza inviato un messaggio al Congresso di Milano di Fli. C’era poi stato un lungo faccia a faccia tra lui e Fini, da Pennacchi – intervistato da Antonello Piroso – definito «l’unica risorsa politica in Italia insieme a D’Alema». Ieri su Repubblica Bei era lapidario: «Pennacchi e Fli si sono annusati e si sono piaciuti: alle prossime elezioni comunali l’alchimia produrrà una “lista Pennacchi-Fli” per Latina. Vai a vedere, dice Antonio, che a Littoria potrebbe ricomporsi la scissione del 1914?».

ANTONIO RAPISARDA
INTERVISTA
ANTONIO PENNACCHI

Ha evocato addirittura la frattura del 1914 e il rientro dei fascisti a “casa”, cioè a sinistra. Quando c’è di mezzo lui non può che sorgere una discussione appassionata in cui piano storico, piano politico ma soprattutto piano immaginario si mischiano fino a diventare tutt’uno. Figurarsi se a Latina-Littoria Antonio Pennacchi – ex operaio, scrittore detentore dell’ultimo Premio Strega, propone di aggregare la sua lista civica e quella di Fli con il centrosinistra alle prossime amministrative. In una città simbolo per la destra italiana dove un Pdl diviso, a causa di faide interne e di dinamiche ancora da chiarire, rischia di consegnare la città pontina al centrosinistra. Alla notizia, il caso Pennacchi-Fli è diventato nazionale. Per l’evidente suggestione che assume non solo l’impegno di uno scrittore in politica. Ma anche il fatto che Fli possa sostenere un candidato “dell’altra sponda” per manifesta incapacità degli altri. Per questo lo abbiamo inseguito per tutta la giornata.

Quanto è fasciocomunista l’idea della lista Pennacchi-Fli?

Ma quella del fasciocomunista è e rimane soprattutto un’immagine poetica, nata nel contesto di un romanzo. Allo stesso tempo, però, è in un certo modo anche un’idea concreta che vuole ribaltare per poi dissolvere una volta pertutte gli schemi concettuali del Novecento: a partire proprio dalle categorie di destra e sinistra che davvero non esistono più. E, mi ascolti, se vogliamo costruire sul serio questa nuova Italia, quella che rappresentata la gente che continua nonostante tutto a fare il proprio dovere, questo passaggio – lo chiami come vuole lei – è più che mainecessario.

Pennacchi, intende fare di Latina un “laboratorio”?

Qui non c’entra solo Latina. Perché il problema della città è lo stesso del Paese. Abbiamo bisogno di un nuovo pattosociale, di ricomporre le fratture vecchie e nuove. Ma per fare questo occorre porsi una domanda: a chi interessa oggi lo Stato? Di sicuro non a chi sta adesso al governo: che è impegnato a garantire in questo preciso momento solo sestesso, al prezzo degli interessi della collettività. Per questo è necessaria un’alleanza di uomini di buona volontà. Sì,perché quello che si trova davanti non è solo l’antistato ma, mi si consenta, addirittura l’anticristo: perché a paroleparla, invocando il Santo padre, di Dio, patria e famiglia mentre in realtà è un vero “drago”.

 

C’è chi, anche all’interno di Fli, ha definito la sua idea un “suicidio” politico…

Suicidio? Ma suicidio è andare con chi continua a cavalcare solo il proprio di interesse. Suicida è garantire la vittoriadell’antistato. E poi, parlando proprio della mia città, che identità vogliono difendere? Perché dalle mie parte l’identitàè la bonifica dell’agro pontino che diede lavoro ai poveri e non ai ricchi. Non so se per questi difendere l’identitàsignifica sostenere Fazzone o la camorra di Fondi.

Si sostiene  che tutto questo  potrebbe far perdere consenso.

Ascolti, non si sento rappresentato da questa destra che ha rovinato la mia terra: e francamente non credo che cipossa essere qualcuno che lo sia. L’identità vera è quella di Latina e di  Littoria, l’identità delle bonifiche, dello statosociale. Quelli che hanno governato qui io li chiamo – ripeto – l’antistato. Insomma se uno vuole bene a questa terradeve stare in qualche modo con me. Non dalla parte dello Stato di Pulcinella. Perché l’eredità delle bonifiche sono io. E lo è anche quella parte di Fli che viene con me..

Ma perché allora non si candida lei in prima persona?

Semplice. Perché non è il mio mestiere e mi farebbe fare un’inversione che risulterebbe fuori luogo. Io però possoincoraggiare un patto tra uomini di buona volontà. E le ragione per raccogliere i “coloni” uniti in ampio fronte ci sonotutte: dal centrosinistra fino ai “fascisti” onesti di Futuro e libertà.

 

Antonio Rapisarda

 

 

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