E Trichet ripropone la sua ricetta. E’ un’altra rapina.

Ci risiamo. Si alzano i prezzi dei beni di prima necessità e monsieur Jean-Claude Trichet, presidente emerito di quella nota associazione a delinquere che è la Banca Centrale Europea, che fa? Alza a sua volta i tassi di interesse che erano fermi da 2008. Per frenare l’inflazione, dice lui. Un ragionamento della minchia, dico io.

Il rialzo dei beni al consumo che si sta registrando ad Aprile, è dovuto all’aumento del costo del petrolio che è, poi, un altro degli splenditi effetti, oltre alla recrudescenza dei flussi immigrativi, di quella genialata che è stata l’aggressione militare alla Libia. Non occorre precisarlo, ma questo è un mondo che va a petrolio:  se aumentano benzina e gasolio – si sa da sempre – aumenta anche la pasta, il pane e, a seguire, tutto il resto.

Il ragionamento di Trichet è di una logica micidiale. Siccome c’è questa corsa all’aumento dei prezzi, va a finire che il consumatore che non arriva ad acquistare beni di prima necessità va a contrarre nuovi prestiti, aumentando la liquidità monetaria sul mercato economico innescando, così, la spirale inflazionistica. La soluzione, quindi – a parere del genio finanziario – starebbe nell’alzare il costo del denaro disincentivando il ricorso ai prestiti.

Ma brutta bestia che non sei altro, a parte che questa legge del rialzo dei tassi per frenare l’inflazione è stata smentita più e più volte, non ti salta in testa nemmeno per un momento che così finirai per rubare un altro po’ di soldi dalle tasche degli europei che hanno contratto, per esempio, un mutuo a tasso variabile per comprarsi – mettiamo – la casa?

Ma sì, che gli salta in testa, figuriamoci. Solo che, dopo aver dovuto, obtorto collo, abbattere i tassi nel 2008 ai minimi storici per far front al crack finanziario che veniva dall’America, non vedeva l’ora di riproporre la sua ricetta di rapina.

Le famiglie andranno in malora? E a lui che gliene frega? L’importante è che l’inflazione sia sotto controllo. Il suo…

miro renzaglia

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