Quando vai a sbattere con la “Norma Sinistra”

L’articolo che segue è la replica di Angela Azzaro all’azione di censura che la rivista alfabeta2 ha compiuto nei confronti del suo articolo e di cui Il Fondo ha dato già notizia QUI. E’ stato pubblicato oggi, 31 marzo, sul Foglio.

La redazione

IO, TRATTATA COME UNO “SCARTO”
DAI TRISTI CARDINALI DELLA NORMA SINISTRA
Angela Azzaro

Nonostante me ne abbiano dette di tutti i colori, non posso certo competere con la mia amica Anna Paola Concia, quando gli antifà preoccupati del suo abbigliamento le hanno urlato: “Ma come cazzo te sei vestita?!”. Parliamoci chiaro, di strada ne devo ancora fare. E per il momento mi posso accontentare di epiteti molto più scontati e modesti: il misogino internazionale ma sinceramente ormai un po’ demodè “la Monica Lewinsky di Liberazione”, quando ancora lavoravo al giornale di Rifondazione comunista; l’evergreen operaista “Azzaro, prendi il piccone e vai a lavorare” e, nelle ultime ore, mi sono pure beccata, sulla bacheca facebook di un mio ex collega, la definizione di “scarto”, ma senza alcun chiarimento di che natura fosse. Avrei cioè gradito sapere se lo scarto era umano, post umano, sub umano o, semplicemente, uno scarto professionale. Certi particolari sono importanti.

Queste gentili descrizioni della mia persona sono visibili su internet dove ognuno, spesso facendosi scudo dell’anonimato, si sente legittimato a offendere e denigrare senza alcun problema. Ma da quando i Cardinali della Norma Sinistra, cioè i guardiani del dogma, hanno deciso che io sia fuori linea e traditrice per ciò che penso per esempio sulle veline o sulla giustizia, la parte più divertente avviene fuori dalla rete e nella realtà. E’ negli incontri in carne e ossa che si consuma infatti l’antico rito del “o stai con me o stai contro di me”. Una tragedia se commisurata alla cultura politica che esprime, una brutta commedia se quel rito e i personaggi coinvolti vengono osservati dal punto di vista dei comportamenti e dei tipi umani che compongono la scena.

Sarà che ultimamente sono anche un po’ sfigata, ma è raro che non vada a una presentazione o in un locale e dopo un po’, proprio mentre sto per addentare l’agognato tramezzino, non mi si piazzi davanti il Regista, lo Scrittore, il Militante o l’Ex Amica Femminista e non provino in tutti i modi ad attaccare bottone. Ma mica perché ci tengono a confrontarsi con me, perché interessati alle mie posizioni. In genere l’intento è diverso, forse meno nobile ma – mi rendo conto – per loro altrettanto importante: farmi capire quanto sto sbagliando, convincermi che ho peccato e che devo redimermi. Costi quel che costi. I Cardinali della Norma Sinistra per raggiungere questo obiettivo non si pongono limiti. Vi ricordate: il fine giustifica i mezzi? Ecco, provate a calarlo in una mondanissima conversazione, e capirete a quale piccola tortura vengo sottoposta. Il Regista: “Al tuo posto mi intristirei”. Io: “In che senso?”. Il Regista: “Beh, sì, se avessi le tue posizioni”. Io: “Ma scusa, così mi offendi”. Il Regista: “Perché ti offendo? E’ quello che penso”. Io: “A me mettono tristezza le persone come te: certe di possedere la verità”. Il Regista, che fino a quel momento aveva avuto un tono di voce basso, in un sussulto di orgoglio ferito aumenta i decibel: “Ahhh, così mi offendi tu…”. Sembravamo Totò e l’onorevole Trombetta, quando duettano  a colpi di “lei non mi tocchi”, “e lei non mi ritocchi”. Inutile che vi dica l’oggetto del contendere: l’importante è il metodo. Un vero delirio a cui mi vorrei sottrarre, ma in cui cado ogni volta in preda al furore ideologico della persona che ho di fronte e che non mi molla. A dire il vero, tra tipi umani che si incontrano in questa danza macabra delle certezze c’è anche chi non dialoga. E’ il tipo “mordi e fuggi”. Prima ti osserva da lontano con sguardo critico, poi, appena ti distrai, ti si avvicina e ti butta lì una frasetta per dimostrarti tutto il suo disprezzo. Ma quando ti giri e stai per rispondergli è già strisciato via. Non per sempre, purtroppo. Perché nel corso della serata le incursioni saranno diverse, una specie di guerra a bassa intensità con l’obiettivo comunque di annientarti a piccole dosi di veleno.

Secondo Piero Sansonetti, direttore del settimanale Gli Altri in cui ora lavoro, ciò è dovuto al fatto che queste persone, pur avendo ormai pareri diversi da noi su molte questioni, continuano giustamente a percepirci come parte del loro mondo. Da qui la reazione risentita che non avrebbero, probabilmente, con nessun altro. Se non la pensi come loro, diventi immediatamente, di volta in volta, filoberlusconiano, fascista, rinnegato. Insomma, un traditore. Se non anche un nemico. Ed è questo il punto di cultura politica da analizzare. Ho avuto la fortuna di vivere da vicino la scommessa della nonviolenza portata avanti da Fausto Bertinotti. Era una scommessa che, tra le tante sfide, puntava a un cambiamento prima di tutto umano. Il primo cambiamento cioè doveva riguardare noi stessi, il nostro modo di intendere le relazioni e quindi anche il confronto politico. Sono passati tanti anni e il bilancio di quella sfida temo possa sembrare negativo. Gli insulti vanno ancora molto di moda e chi esprime posizioni diverse dalla maggioranza viene immediatamente stigmatizzato oppure censurato. Questo non vuol dire che la sfida della nonviolenza sia tramontata per sempre. O anche la nonviolenza è uno “scarto” come me?

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