Olivier Dard. Voyage au coeur de l’OAS

Marco Petrelli

Voyage au coeur de l’OAS. Non è uno slogan promozionale di qualche ente turistico d’oltralpe quanto un interessante saggio del professor Olivier Dard dell’Università Paul Verlaine-Metz, Francia. In italiano si traduce in: viaggio nel cuore dell’OAS.

OAS. Non vi preoccupate, anzi state tranquilli perché l’ “organizzazione dell’armata segreta” (Organisation de l’armeé secrete)  non è risorta approfittando del caos algerino, semmai è stata sezionata da Dard che ne propone una lettura nuova e più approfondita.

Di questa organizzazione clandestina avrete sicuramente sentito parlare. Gli appassionati di spy story non avranno dimenticato Frederick Forsyth che, con  Il Giorno dello Sciacallo, racconta del tentativo dei cospiratori francesi di assassinare De Gaulle. Ma andiamo per gradi.

L’ OAS nasce a Madrid nel 1961. Nella spagna di Franco avevano trovato rifugio Pierre Lagaillarde (ex ufficiale dei paracadutisti) e Jean Jacques Susini, originario della Corsica e implicato nella settimana barricadera del Gennaio 1960. All’ OAS aderiscono alti ufficiali delle forze armate  e della Legione, molti dei quali pluridecorati e popolarissimi in patria.

Perché, verrebbe da chiedersi? Perché uomini così popolari scelgono la via della clandestinità?

L’anziano generale De Gaulle era tornato al potere nel ’58, sostenuto da buona parte del mondo militare, speranzoso di riprendere il controllo dell’ Algeria, polveriera dal 1954.

La Francia non aveva fatto in tempo a perdere l’ Indocina (del ’54 l’eroica resistenza nel campo trincerato di Dien Bien Phu) che una nuova rivolta anticoloniale stava prendendo piede nei possedimenti mediterranei. Ma la linea di De Gaulle non era destinata a soddisfare i generali. Lo scenario mondiale, dal ’45, era radicalmente cambiato: i grandi imperi coloniali ormai al capolinea, l’ URSS il nemico principale, la NATO poco incline  ad appoggiare la campagna algerina, temendo che la Francia potesse sguarnire i propri confini europei di truppe indispensabili per contrastare eventuali attacchi sovietici. A ragioni strategiche si aggiungevano i lamenti dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale: la guerra stava costando troppi morti e le violenze commesse dai militari non recavano beneficio all’immagine della Francia. Ecco allora la decisione di Parigi di cambiare tattica, di avvicinarsi agli insorti nella speranza di trovare una soluzione condivisibile.

Tuttavia saranno le trattative tra Parigi e il FLN di Abbas a dare inizio alla campagna di terrore dell’ OAS.

Nell’aprile del 1961 l’ OAS appoggia il colpo di stato del generale Raoul Salan, fallito grazie all’intervento di De Gaulle che convince parte delle forze armate a restargli fedeli; un anno più tardi, nel marzo 1962, nuove sommosse contro gli accordi di Evian per il cessate il fuoco: la protesta in sostegno dei Pied Noirs porta ad una violenta repressione, conclusasi con venti morti.

Il FLN diventa, nel frattempo, partito legale. L’OAS, suo malgrado, non si esime dal perpetrare nuovi omicidi ed attentati. In un anno di attività più di mille vittime.

Nonostante alla firma del cessate il fuoco i francesi di Algeria fossero ancora un milione,( peraltro molto agguerriti e furibondi con De Gaulle), la linea strategica dell’ organizzazione collassa. L’Algeria si avvicina sempre più all’indipendenza e il terrorismo fa paura, è destabilizzante. Tantissimi i coloni che, per scelta o costrizione, faranno ritorno in patria.

Con l’attentato a De Gaulle di Point sur la Seine (settembre 1961) e il successivo di Petit Clamart (agosto 1962) termina la stagione dell’ OAS. I reduci della struttura sono incarcerati fino al 1968 quando il governo gaullista concede loro l’amnistia; altri finiscono nella Spagna franchista facendo ancora parlare di sé: emblematico il caso dell’Aginter press, l’agenzia stampa di Lisbona in  realtà copertura di una cellula della CIA.

Dard nel suo libro ripercorre la parabola politica, umana e terroristica di questi soldati ‘a loro modo’ fedeli alla Francia. Interessante il passaggio relativo ad eventuali rapporti con il maggior partito dell’estrema destra francese, il Fronte Nazionale di Jean Marie Le Pen. Le Pen fu paracadutista in Algeria, note le sue posizioni in materia di immigrazione ed europeismo. Dard squarcia il velo del sospetto, ritenendo poco probabili relazioni dirette,  operative tra il FN e l’OAS.

Piacerà: ai cultori di Forsyth, agli appassionati di spionaggio e di storie poco note al grande pubblico.

Non piacerà: a chi ritiene che certi avvenimenti e personaggi debbano restare nel ‘dimenticatoio’, al fine di non generare revanchismi e nostalgismi.

Seguendo le orme di Forsyth, dopo l’OAS occorrerebbe un libro veramente approfondito su ODESSA, altra famosissima (quanto sinistra) organizzazione clandestina.

MarcoPetrelli

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