Nuovi equilibri cercasi. Un mondo bipartisan

Mario Grossi

In questi giorni il carnevale impazza, siamo alla settimana dell’anno in cui, un tempo, tutto era lecito, tutto era consentito. Dei giorni di follia che riscattavano l’intero anno di patimenti cui erano costrette soprattutto le classi sociali più povere e più esposte alle arroganze e alle ribalderie dei potenti che nel passato avevano due nomi: nobiltà e clero.

Oggi che di re sono rimasti solo quelli di coppe, di denari, di bastoni e di spade e che il clero è guidato da un pastore tedesco le cose sono piuttosto cambiate. Al massimo ci si accanisce contro i politici, ma in forme morbide, come le caricature che imperversano sui carri allegorici che sfilano nelle strade e nelle piazze d’Italia.

Non si assiste più da tempo alla sfilata del re maiale, agghindato da drappi rossi e coronato, così come non si vede più la rappresentazione più classica del Carnevale: l’asino, per tutto l’anno cavalcato, che monta il cavaliere. È questa l’immagine più famosa dell’impazzare carnascialesco che ne sottende tutti i festeggiamenti.

È l’inversione di tutti gli ordini imperanti nel tempo normale che subentra, ma solo per una settimana, dando origine ad un ribaltamento consolatorio per tutti coloro che sono costretti a subire nel corso di tutta la loro vita.

Non giunge dunque inaspettata, dati i tempi, la notizia che il senatore del Pdl Alessio Butti ha presentato un nuovo atto d’indirizzo sui programmi politici della RAI, inventando la conduzione a targhe alterne per i talk show politici. In buona sostanza si dice, per riequilibrare ciò che oggi è totalmente squilibrato, trasmissioni come Ballarò e Anno Zero dovrebbero subire il principio dell’alternanza e i loro conduttori essere  sostituiti per una settimana da conduttori di Centro destra? Destra? Estrema destra? Non si è capito.

Un Santoro verrebbe sostituito da un Paragone e un Floris potrebbe cedere il posto a un Veneziani in formato TV. L’idea ha suscitato scandalo nell’opposizione che ha giudicato la richiesta irricevibile e fonte di un azzeramento del dissenso all’interno della RAI.

La proposta è naturalmente irrealizzabile vista  l’impossibilità di rendere operativa la cosa. Non si saprà mai in quali percentuali un conduttore come Floris sia progressista, bacia madonne, moderato, a meno di non ridurlo all’unica dimensione totalitaria del “Comunista”, come in realtà, semplificando perversamente, il Pdl vorrebbe fare. E d’altro canto non sapremo mai se, al 30% di comunismo di Floris, per riequilibrare le sorti, basterà sostituire un 50% di anticomunismo di Paragone, ammesso che questa sia la media ponderata delle loro pulsioni. È anche una questione di intensità, un energico 30% di comunismo può tranquillamente soverchiare un 50% di blando e floscio anticomunismo.

Ma se si esclude questo non irrilevante aspetto, l’idea è carnevalescamente fantastica, da appoggiare incondizionatamente per dare vigore ad una vita che si incanala verso comportamenti che assomigliano sempre di più a degli stereotipi immodificabili, che vanno polarizzandosi in modo indecente e scandaloso.

Immaginatevi ad esempio che, a settimane alterne, Berlusconi debba guidare lo schieramento di centrosinistra e debba partecipare alle primarie per riaffermare la sua leadership sui sodali. Magari imparerebbe una maggiore umiltà di comportamento nei confronti di persone riottose a concedergliela e che non lo considerano affatto l’Amministratore Delegato del loro partito.

Immaginatevi una Rosy Bindi costretta, telefonino in mano, a curare l’agenda degli incontri del Presidente del Consiglio, specie quelli privati. Non sarebbe spettacolare vederla all’opera per capire come se la cava tra una a telefonata a Lele Mora e un tentativo di convincere il Prefetto di turno a liberare Ruby?

Magari, se fosse dotata di sufficiente autonomia, organizzerebbe delle belle feste di beneficienza con la Caritas, o delle tombole benefiche con le nobildonne della Croce Rossa, con Berlusconi nel disperato tentativo di circuire la contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare.

A settimane alterne il Bari potrebbe schierare i giocatori del Milan. Ibra, Pato, Robinho. Magari riuscirebbe a vincere a sorpresa il campionato, cosa assai improbabile in un torneo da sempre polarizzato e a trazione nordica.

Milano e Letizia Moratti dovrebbero confrontarsi con i problemi di Napoli e dovrebbero risolverli e non potrebbero più berciare i leghisti quando inneggiano alla loro padanità, se si trovassero costretti al confronto con le pianure del Tavoliere.

E che dire di Borghezio, sempre a settimane alterne, sindaco di Lampedusa, ma anche Bassolino a governare Cantù con i suoi metodi.

A me poi piacerebbe vedere Gasparri alla Presidenza dell’Accademia della Crusca, le risate sarebbero assicurate e una ventata di freschezza irriverente in luoghi soporiferi e formali come quelli.

Oppure alla direzione della Treccani, per vedere se è capace con le trenta parole che sa se è in grado di guidarla. Bondi alla cultura è un già visto e quindi non sarebbe divertente, ma a organizzare le attività del Leoncavallo potrebbe interessare.

Ma l’idea di Butti avrebbe anche risvolti interessanti.

Che ne direste se il nostro direttore, Miro Renzaglia, con tutto il suo portato di idee, potesse diventare una settimana sì ed una settimana no, il direttore del Corriere della Sera. Potrebbe avere la possibilità di far conoscere, a una platea vastissima, realtà che quasi sempre rimangono sconosciute al grande pubblico.

Ma qui mi fermo, perché poi in fin dei conti non piacerebbe a me.

Incontrai Ferruccio De Bortoli all’aeroporto e mi misi ad osservarlo in quei suoi vestiti elengatissimi e morbidi, una cravatta da urlo, una borsa di pelle nobilmente vetusta. Un ciuffo di capelli grigi correttamente scarmigliato e spostato da davanti agli occhi con un tocco di mano flessuoso e quasi femmineo, da vero dandy. Toni sommessi, atteggiamento paludato. Il tutto circonfuso da una supponente indifferenza, di chi sa di essere osservato e conosce il fascino discreto del potere.

No. Non mi piacerebbe (e il Fondo non sarebbe il mio posto) e forse non piacerebbe neanche a lui.

Ma nel frattempo la settimana di carnevale sarebbe trascorsa e con questa tutti i divertimenti e le bizzarrie che comporta. Magari si porterà via Butti, ma se con lui ci andasse anche Gasparri forse non sarebbe trascorsa inutilmente.

Mario “vox clamans in deserto” Grossi

3 marzo 2011

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