Nichilismo, fascismo “È” anarchia

Umberto Bianchi

Giusto qualche tempo fa, ho avuto modo di assistere ad un’incontro organizzato presso il circolo l’ “Universale”, sull’esperienza de l’ Orologio, rivista eretica sorta nei primi anni della calda decade dei Sessanta quando, tra le ansie di cambiamento generazionale e le solite rigide contrapposizioni ideologiche, il cosiddetto “ambiente”, si sarebbe giocato le carte per il futuro. Di quel travagliato momento, l’Orologio fu una delle più interessanti e pregnanti espressioni, proprio perché voce di un ambiente che dagli anni immediati del dopoguerra sino ad allora, aveva avuto una vita non proprio facile, anzi, aveva assunto a vero e proprio serbatoio di marginalità ideologica e sociale.

Animata da Luciano Lucci Chiarissi, veterano della RSI, attivista, coinvolto nei FAR, ma comunque scevro da nostalgismi di ripiego, la rivista rimette in discussione i parametri che allora (come oggi, d’altronde!) animavano la composita galassia del neofascismo, in primis un rozzo anticomunismo, troppo spesso accompagnato ad uno smaccato filo americanismo, qua e là macchiato di coloriture “sociali”. La simpatia verso le allora sorgenti espressioni del più vivace antimperialismo, dai combattenti Viet Cong ai Palestinesi, l’appoggio alla contestazione studentesca, l’idea di un’ “altra” economia, fanno di questo vivace laboratorio politico, un vero e proprio unicum che finirà con l’ispirare esperienze come FS, Lotta di Popolo, Lotta Studentesca, Terza Posizione ed altri ancora ed i cui precedenti si possono forse ravvisare nella Jeune Europe/Giovane Europa di Jean Thiriart, anch’essa dei primi Sessanta.

A Lucci Chiarissi va inoltre riconosciuto il merito di essere per primo voluto andare oltre ed al di là del neofascismo e delle sue parole d’ordine, al di là di quelle stesse fascinazioni evoliane, da cui non si lasciò mai coinvolgere. La validità dell’esperienza de l’Orologio è indiscutibile ma, fatti i dovuti conti, siamo tutti sicuri di saper interpretare queste esperienze alla luce di quello che noi siamo? Ovvero, ci siamo mai posti la questione sul reale senso e significato della nostra avventura umana, politica e ideale alla quale in qualche modo ci sentiamo tutti avviluppati?

Domanda sterile, si dirà, eterei vagheggiamenti di qualche malriuscito filosofastro in cerca di ascolto, ma a vedere i fatti d’oggi, l’assottigliarsi di qualunque espressione politica antagonista, vien fatto di porsi questa domanda con urgenza e senza ulteriori indugi. Il problema è determinato da una linea di demarcazione storica che sembra inequivocabilmente separare le esperienze d’anteguerra, da quelle del dopoguerra.

In Europa le esperienze totalitarie ante ‘45 (fascismo e marxismo-leninismo) sorgono animate da uno spirito di positivo “costruttivismo “ determinato dal clima di novità da queste ultime rappresentato. I Totalitarismi in qualche modo edificano, creano, costruiscono dei reali modelli di sviluppo alternativi ad un liberalismo vetusto e messo in crisi dalla ventata di irrazionale vitalismo che, a partire dalla fine della Grande Guerra, sembrava aver trovato in queste nuove rappresentazioni dell’agire politico la propria compiuta realizzazione.

Con la fine dell’ultimo conflitto mondiale, in Europa Occidentale e negli USA sembra affermarsi in via definitiva uno status quo imperniato sull’inscindibile e consolidata sintesi tra   liberal-democrazia e sviluppo tecno economico, con quest’ultimo sempre più riconfermato al proprio ruolo di assoluta supremazia, di contro ad una politica ridotta a ruolo di notarile comprimaria nell’assecondarne le sempre più incalzanti istanze. Il neonato ordine occidentale non può più contemplare l’insediarsi al proprio interno di realtà antagoniste, e questo proprio grazie al fatto che quella tra Tecno Economia e modello demo-liberale è una sintesi in grado di auto contraddire continuamente i propri assunti, salvo poi ripresentarli perfettamente riadattati e coniugati ai nuovi scenari che lì lì vanno presentandosi.

L’onnipervadente modello occidentale, avvolge in sé rendendo superflua ed antiquata qualunque narrazione ideologica tendente all’assolutizzazione, quale quella rappresentata dalle grandi esperienze totalitarie del 20° secolo, marxismo e fascismo, proprio grazie al proprio intrinseco relativismo. In un simile quadro, l’insorgere di realtà antagoniste nel contesto occidentale, non potrà più essere caratterizzata da una positiva spinta progettuale, bensì dal più completo nichilismo. E qui bisogna un momento chiarire quale valenza dare al termine “nichilismo”.

Usato ed abusato sino alla noia, “nichilismo” è, in realtà, un termine che, oltre a possedere una serie di valenze e significati facilmente intercambiabili, è anzitutto portatore di uno stato d’animo che alligna da tempo immemorabile nelle compagini della storia del pensiero occidentale, facendo qua e là la propria comparsa. Nichilismo può essere inteso come l’avvento di quel regno dell’apparenza che, frutto di una forzosa interpretazione del platonismo, ne capovolge gli iniziali “desiderata”, facendo di quell’ “idea”, frutto di “idèin/vedere”, la causa prima della graduale obnubilazione e perdita del senso intrinseco delle cose che, via via, porterà quella occidentale ad essere la civiltà dell’Ente, dell’apparenza, di quel “nulla”, che qui il termine nichilismo porta in sé.

Ma nichilismo è anche quella spinta alla perenne contraddizione, alla distruzione fine a se stessa, a quella universale disarticolazione delle coordinate del pensiero occidentale, sulle ceneri del quale edificare un nuovo modello, fondato magari sull’ideale di un’universale “felicità”, sull’avvento di quel regno dell’Utopia che tanto ricorda il mare magnum del Caos primordiale, quello stato di indistinta felicità in cui disperdere la propria individualità e che, generalmente viene posto anche dalle dottrine tradizionali all’inizio di qualsiasi teodicea o narrazione cosmica che dir si voglia. Ed infine una terza variante, che vede nella contraddizione, nella continua e dilacerante tensione al superamento di se stessi e della realtà, in un continuo sforzo di adattamento e riaggiustamento di quest’ultima ai propri opportunistici fini, la base ed il principio primo dell’umano agire.

E’ il nichilismo di matrice nietzschiana che punta attraverso un lavoro di disarticolazione e distruzione della metafisica a creare un nuovo tipo umano, ricadendo al contempo nell’errore iniziale della metafisica, quale quello rappresentato dalla creazione di un ulteriore modello (qui rappresentato dal nicciano “ubermensch/oltreuomo”), ma conferendo, comunque, una nuova direzione al pensiero occidentale.

Da una parte le aspirazioni neotestamentarie a realizzare la “Gerusalemme celeste”, il regno della felicità su questa terra, con tutto il suo corollario di contributi dai messianisti millenaristi del13°e del 14° secolo, dai Thomas Muntzer passando via via per Tommaso Moro, sino ad arrivare a Saint Simon, Fourier, Marx, Engels ed oltre. Dall’altra la coscienza della contradditorietà della realtà e quindi la possibilità di volgerla ai propri fini, partendo in questo dalle prime e contraddittorie riflessioni di Eraclito e Platone sulla natura dell’Essere, passando alla sofistica dei Gorgia e dei Protagora, attraverso i nominalisti medioevali quali Roscellino o Guglielmo da Occam, sino ad arrivare a Machiavelli, Rousseau, al vitalismo scientifico-filosofico dei Barthez, dei Driesch, dei Von Uexkhull, dei Bergson, ma anche alla elaborazioni dei vari Schopenauer, Stirner e Nietzsche, passando attraverso il pensiero politico dei Proudhon e dei Bakhunin.

Due sensibilità, due risposte, due vie ambedue vicine, ma radicalmente incompatibili. L’Occidente spinge se stesso alla contraddizione e quindi alla propria autodistruzione, rendendo in tal modo più chiara e leggibile la vicenda degli antagonismi ideologici della seconda metà del secolo passato, gettati sul proscenio della storia da quel Nichilismo che come un impetuoso fiume sotterraneo, percorre l’intera storia dell’Occidente.

A sinistra non meno che a destra, ci si farà portatori di modelli che si riveleranno in tale contraddizione con la realtà socio politica di riferimento, da poter essere realizzati solamente attraverso la totale disarticolazione e distruzione del presente. E così un Evola non potrà non essere visto meno nichilista di un Marcuse, e chi, in buona fede, penserà di costituire un Nuovo Ordine in Europa, non sarà meno utopista di chi penserà di instaurarvi la dittatura del proletariato.

Pensare, oggi, di riuscire a proporre o ad edificare qualcosa sulle basi delle istanze antagoniste Sinistra/Destra o Marxismo/Fascismo e via dicendo, è totalmente illusorio. Gli spunti forniti da Lucci Chiarissi hanno dalla loro la giusta pretesa di voler guardare il mondo, con un’ottica nuova rispetto ad una realtà avvelenata dall’unilateralità ideologica, ma non tengono conto della vicenda epocale dell’Occidente da cui sono avulse, perché impregnate di un sano ottimismo. E comunque, qualunque sia l’opzione che si intende prendere in considerazione, bisogna partire dalla basale considerazione che la frattura ideologica Destra/Sinistra venutasi a creare all’indomani della Rivoluzione Francese e sviluppatasi attraverso percorsi di pensiero non sempre lineari, (quali quelli per esempio, legati ai successivi sviluppi dell’hegelismo nelle sue varianti di destra e di sinistra), vada invece risolta e superata in favore di una complementarietà insita alla realtà delle cose stesse e, per ciò stesso, arrivare all’edificazione di un movimento antagonista totale, un fronte antagonista unico, collocato oltre gli antichi schemi ideologici.

Idea vecchia, si dirà, ma oggi più che mai d’attualità, vista la sempre maggiore necessità di unificare forze ed anime differenti di fronte all’irrefrenabile avanzata del Globalismo, questo sì uniforme e compatto.  Una simile idea cozza però con il generale clima di paralisi che sembra abbia colto le forze antagoniste in Occidente, malate tra l’altro di un attaccamento a stereotipi , quali quello antifascista (per dirne uno tra i tanti, sic!), con la sola e rimarchevole eccezione di alcuni paesi dell’Est europeo, connaturati da forti spinte nazionalistiche.

A questo punto, l’unica via percorribile rimane quella legata alla riscoperta delle antiche radici nichiliste, mai morte e mai totalmente obliate che, ora più che mai, dovrebbero riportare l’antagonismo a rappresentare un momento di rottura con le logiche omologanti e normalizzatrici in atto. Individualismo, spontaneità, ribellione, rappresentano le coordinate da cui partire per innescare un processo di disarticolazione dell’intero sistema capitalistico. Al diavolo dunque gerarchie, ordini e tradizioni, se non come strumenti interiori utili a riorganizzare le identità all’insegna di quella complessità culturale, attraverso cui rispondere colpo su colpo alle sollecitazioni del globalismo. La riconversione nell’economia delle micro imprese, a dispetto delle concentrazioni oligopolistiche, la fine dell’economia finanziaria sostituita da quella dei beni reali, un modello di graduale decrescita, la disarticolazione dello stato in comunità autosufficienti, micro o macro regionali che dir si voglia, le già percorse orme dei Proudhon, dei Communitarians americani, o dei teorici alla Charles Nozick (per citarne solo alcuni) potrebbero essere un inizio ma non sono sufficienti, se non corroborati  dalla coscienza della radicalità di un conflitto che, non limitato al solo e stanco riproporre modelli o metafisiche più o meno intercambiabili, non può conoscere alcuna soluzione se non quella rappresentata dalla volontà primaria di annichilire, eliminare in modo definitivo l’economicismo ed il suo più avvelenato frutto, il capitalismo.

Ecco, qui  Nichilismo e Anarchia dovrebbero ritrovare il proprio senso d’essere in una volontà titanica di azzeramento dell’intero Occidente, muovendo da quella irrazionale volontà di vita, da quel “disagio della civiltà” che da tempo immemorabile cova nell’anima dell’uomo occidentale, al di là di ideologie, schemi preconcetti o metafisiche che dir si voglia, senza scappatoie, né “alternative” di sorta.

UMBERTO BIANCHI

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks