Libia. Alle origini di una tragedia

Tra una montagna di ipocrisie, menzogne e falsificazioni d’ogni sorta e tipo, è ripartita la solita guerra coloniale di matrice finto-umanitaria contro il cattivaccio di turno, a questo giro rappresentato dal malcapitato leader libico Muammar Gheddafi. Di lui, si dice che ha sparato su folle di poveri manifestanti, scesi in piazza “solo” armati di kalashnikov ed altri simili deliziosi gingilli. Di lui si dice anche che abbia tolto la tanto agognata “libertà” di stampo occidentale ad un popolo che, se non fosse stato per il suo lungo governo, vivrebbe in una situazione non dissimile a quella della Tunisia, dell’Egitto o dell’Algeria e via discorrendo. Di lui si dice che era un insopportabile ed arrogante tiranno, con il vezzo però di far fare affari straconvenienti a molti, agli italiani in particolare.

Cose già dette, si dirà, ma mai sufficientemente ripetute, visto l’assordante bombardamento del buonismo mediatico che, senza tregua alcuna, sembra volerci imporre una vulgata messa lì a coprire una ben più tragica e scomoda realtà. L’Europa di fatto non esiste più, o quanto meno, quel poco che sinora campicchiava sotto le asfissianti ceneri di un quanto mai ottuso burocratismo, si è definitivamente vaporizzato. L’Europa e lo spirito che ne avrebbe dovuto animare il progetto negli intenti dei suoi vari mentori, è definitivamente tramontato. Quella che, sin dall’inizio di questa ulteriore squallida aggressione, sembrava solo una flebile voce di corridoio, un sussulto mormorato nei bui recessi di qualche salotto minore della politica, si è fatta via via una voce sempre più assordante. Ma sì, la Francia, nazione europea a pieno titolo e diritto, sì quella Francia figlia della beneamata Rivoluzione “libertè, egalitè, fraternitè”, avrebbe tramato per far accendere ed esplodere il germe della “rivolta” anti-Gheddafi perchè, guarda guarda, gelosa dei successi sul “bel suol di Tripoli” dei successi in campo economico e politico, dei propri odiati vicini di casa italiani.

E a dirlo stavolta non sono più circoli marginali della “destra terminale”, ma autorevoli quotidiani quali Libero o testate RAI quali “Radio Londra” del buon Ferrara. Il tutto all’insegna della formula: i costi militari si dividono tra Francia, Gran Bretagna, Italia, Usa e quant’altri, ma ai francesi il petrolio, agli italiani gli immigrati.

Certo, nessuno di noi è così ingenuamente ottuso da credere che solo di Francia o Inghilterra si tratti, dietro a tutto ciò sta la lapalissiana volontà di ricondurre la Libia ed il contesto geoeconomico maghrebino e vicino-orientale sotto l’ombrello delle Sette Sorelle, al di là di qualunque tentazione o deviazione di sorta.

Intanto una delle parti maggiormente interessate, cioè l’Italia, dopo il colpaccio della conclusione di una serie di accordi conclusi simultaneamente in modo veramente vantaggioso, sembra invece aver riscoperto una misteriosa aspirazione al masochismo da studio psicanalitico, attraverso le inspiegabili contorsioni del suo attuale capo di governo, Silvio Berlusconi. Dopo aver concluso accordi su accordi, dopo aver giurato eterna amicizia e fedeltà al leader libico ed al suo popolo, coronando tali dichiarazioni di intento con plateali baciamani, d’improvviso, al primo sentore di problemi per Muammar Gheddafi, il Nostro prende e ti cambia rotta, gettandosi tra le braccia dell’intraprendente Sarkò e della Perfida Albione, in barba ad accordi, promesse e baciamani vari.

Il territorio nazionale intero, viene d’improvviso trasformato in una gigantesca  portaerei, oltre ai mezzi anglo-francesi ed americani, partecipano i nostri, ma, e qui viene fuori tutto il peggior spirito italico, non combattono a detta del Berlusca. “Partecipano”, “fiancheggiano”, “supportano”, ma loro no, non combattono. Anzi, in un improvviso ed inusitato attacco di buonismo, il nostro novello Scipione l’Africano, si lascia sfuggire delle tenere parole di solidarietà verso lo strabombardato leader libico. Fa addirittura la voce grossa e riesce ad ottenere che il comando di questa bravata passi dal trio Francia-Gran Bretagna-USA, sotto il cappello di paglia ONU, alla NATO, cioè ad un cappello a direzione unicamente USA.

Eppure, ci sarebbe veramente voluto poco. L’Italia aveva tutto il più che legittimo diritto a far valere i propri interessi in quella regione. Bastava tenere una linea di astensione, non votare alcuna risoluzione ONU,  riproporre la legittimità dell’astensione dall’intervenire negli altrui affari, specie in quelli dei propri vicini di casa e il gioco era fatto. Germania, Russia, Cina, Brasile, India ed Italia, nonché le riserve politiche dei paesi arabi, avrebbero costituito un importante inizio di contraltare all’arroganza ed alla protervia dell’asse anglo-francese a regia USA.

Ma così non è stato. L’antica aspirazione a fare da stato vassallo, la mai totalmente repressa aspirazione a vivere da pidocchi, lo strisciante archetipo dell’8 Settembre, sono riemersi in tutta la loro possenza. Con questa occasione, la Sinistra ha poi sancito la propria definitiva sparizione dalla scena dell’Antagonismo, relegata com’è al ruolo di battistrada per i più melensi ed inutili buonismi a buon mercato, mentre, dall’altra parte, le uscite di un Ferrara o di quotidiani alla Libero, non possono sminuire la gravità delle improvvide scelte di questo governo.

Il Colonnello. Qualcuno ha creduto che bastava fomentare una rivolta e sarebbe finto. Magari in esilio o in ritiro come i Mubarak o i Ben Alì di turno. Invece è accaduto l’imprevedibile. Il Regime sembra esser molto più saldo di quello che, gli embedded media occidentali andavano cianciando. Quella anglo-francese non sarà una passeggiata, perché, prima o poi si dovrà scendere dagli aerei e, piedi in terra, affrontare il rais ed i suoi fedeli sul loro terreno, ovvero un paese grande dieci-quindici volte il nostro, desertico e la cui popolazione viene in queste ore riarmata in vista di una generale guerra di popolo. E non vale portare l’esempio di Bengasi e della regione Cirenaica che, del puzzle libico rappresentano solo un tassello, e molto parziale per giunta, visto che in Tripolitania si respira ben altra aria. Il rischio Iraq è forte.

Il rischio di veder riproporsi un’altra immane tragedia sulle sponde del Mediterraneo, davanti a casa nostra, è più che mai reale. Una immane guerra civile e di occupazione, accompagnata dai tentativi di pilotare le varie fazioni, integralisti, filo occidentali, etc. da parte dei soliti fin troppo noti, mentre nella confusione qualcuno potrebbe approfittarne e realizzare un bel Bingo, accaparrando per sé definitivamente le risorse energetiche libiche. Non solo. Il Colonnello non ha mai né rinnegato né scordato i propri trascorsi di grande sponsor di movimenti rivoluzionari di mezzo mondo, dall’IRA all’ETA sino ai combattenti palestinesi di Abu Nidal ed altri ancora, potendo sempre giocare questa carta ed infliggere dolorose sorprese ad un occidente distratto e irresponsabile.

Su tutto questo, grava l’ombra della vergogna di chi ha rinnegato accordi e baciamani  per garantirsi una improbabile sopravvivenza politica, rimanendo in silenzio di fronte all’ennesimo atto di protervia. A questo genere di personaggi bisognerebbe suggerire una definitiva uscita di scena dalla vita politica, visto che in tanti anni di belle parole hanno concretizzato molto poco. Non solo. L’intero campionario della partitocrazia italica ha mostrato una sostanziale incapacità nel gestire la nuova ondata di invasori provenienti dalle coste del Nord Africa.

La lega, sino a poco tempo fa, avvezza a toni da dura e pura ora invece si fa garante del trasferimento in tutte le regioni italiane dei cosiddetti “profughi” per i quali, anzi, il ministro Frattini (di area berlusconiana) ha proposto una generosa donazione di Euro 1.500 cada uno, direttamente pagata con i soldi del contribuente, alla faccia del tanto strombazzato “non metteremo mai le mani in tasca agli italiani”. E così, alla faccia di belle parole, slogan e sviolinate umanitarie varie, si sta consumando l’ennesima vergognosa , tragica sceneggiata sulle sponde del Mediterraneo.

Questa volta però, avendo l’Europa, come non mai, dimostrato la propria definitiva inconsistenza e nullità politica, sarebbe meglio avviare un salutare resetta mento di tutte quelle idee, aspirazioni, elaborate all’insegna dell’illusione di una geopolitica europea o, addirittura, euro asiatica. Nuove e più realistiche prospettive possono invece provenire da quelle alleanze che potremmo definire “a geometria variabile”, come quella realizzata in sede ONU da Cina, India, Brasile, Germania, Russia, per quanto attiene la risoluzione sull’aggressione alla Libia. Altri paesi come Venezuela, Iran, Cuba, Corea del Nord ed altri ancora, potrebbero costituire il perno per futuri assetti geostrategici di questo tipo, mentre l’Europa rimarrà sempre più un’espressione geografica, vittima di litigi e contrasti di tipo condominiale, intenta solo a bruciare le proprie ultime risorse economiche con solidarismi d’accatto.

Per quanto riguarda la situazione interna, invece, sarebbe proprio il caso che i cittadini si rendessero conto della prova di totale inanità offerta dall’attuale governo di centro-destra. Chi ancora continua a credere nelle capacità di costoro con gli ultimi fatti, si dovrebbe ampiamente ricredere e se non lo fa è solo per il solito italico, spirito di cadrega che sembra aver colto tutti, ma proprio tutti, inclusi i duri e puri di una volta. E qui viene il bello di tutta la questione. Lamentarsi, far notare certe cose, potrebbe non servire a nulla, se non corredato da una decisa volontà popolare, da un robusto moto di opinione pubblica che dia corpo a certe giuste e legittime rivendicazioni. Altrimenti, Americani, francesi, inglesi e compagnia bella continueranno a far più e peggio di quanto fanno adesso. Gli immigrati ci invaderanno e da qui a poco gli italiani scompariranno o saranno ridotti ad espressione minoritaria, in un paese dalla vaga e confusa identità. Spese militari folli ed ospitalità grandiose ci andranno via via immiserendo.

Tra i protagonisti della grande competizione tra blocchi geopolitici e geoeconomici non ci saranno più gli europei. Ma tutto questo potrebbe essere  anche la giusta nemesi riservata a chi, conscio di quanto stava accadendo, non ha avuto voglia di far nulla per cambiare. Ogni popolo ha quanto si merita e su questo non ci piove, con buona pace di belle parole, slogan, intenzioni e quant’altro a cui non faccia seguito alcunché.

Umberto Bianchi

 

UMBERTO BIANCHI

 

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