Il Fondo Quotidiano

Il Fondo Quotidiano è una costola del Fondo Magazine. Nasce dall’esigenza di restare nella cronaca giornaliera tra una edizione e l’altra della casa madre settimanale. A differenza della matrice che accoglie abitualmente scritti eterogenei, FQ esprime esclusivamente la linea editoriale.

La redazione

CACCIATA DAL SECOLO
E NEMMENO IL CORAGGIO DI DIRGLIELO A VOCE

Roma, 22 marzo 2011 – Ho appreso oggi, da una lettera a firma del presidente del nuovo consiglio di amministrazione del “Secolo d’Italia”, Giuseppe Valentino, del mio «esonero dalle funzioni di direttore politico» del “Secolo d’Italia. La lettera mi è stata consegnata da una impiegata. Nel testo si afferma che l’esonero «ha effetto immediato» e che il Cda «gradirebbe molto poterLe affidare la rubrica settimanale “D’altro canto” che sarà quanto prima attivata per consentire anche argomenti in dissenso rispetto alla linea editoriale».

Non è stato peraltro comunicato, né a me né al Comitato di Redazione, né al direttore responsabile Luciano Lanna, quale sia questa nuova «linea editoriale» e chi sarà a esprimerla.

Di fatto, la mia estromissione dal “Secolo”, senza neppure l’indicazione di un altro nome per la direzione, configura a tutti gli effetti una «cacciata», portata a termine con l’arroganza e la prepotenza senza idee che caratterizza, purtroppo, il cosiddetto Popolo della libertà.

Ben prima della frattura di Fli questo mondo aveva manifestato la sua insofferenza per un quotidiano libero, coraggioso nell’affrontare temi scomodi – dall’integrazione ai rapporti con l’Islam, dalle veline in lista alla legalità – oltre ogni difesa d’ufficio degli assetti di potere del centrodestra. Personalmente, sono orgogliosa del lavoro che ho svolto al “Secolo”, insieme col condirettore Luciano Lanna e all’amministratore Enzo Raisi, ai colleghi, ai collaboratori, ai poligrafici e a tutta la struttura del nostro quotidiano. Con me hanno condiviso e realizzato un progetto con pochi precedenti a destra, dimostrando che il nostro mondo sa esprimere molto di più dell’invettiva e della retorica trombonesca che ha caratterizzato tanta stampa di destra.

Un’ultima riga, a titolo di puro divertimento, voglio dedicarla all’offerta di una rubrica settimanale «in dissenso». In trent’anni di lavoro nelle redazioni non ho mai visto niente di più assurdo: basta questo per qualificare l’idea di libero giornale e di libero giornalismo di presunti “editori” che non hanno avuto neppure il coraggio di affrontarmi in un responsabile colloquio.

Flavia Perina

COME SI STRAPPANO
I RAPPORTI DI AMICIZIA

Italia, 20 marzo 2011 – Tanto per dare la misura della politica estera del Governo italiano, presieduto da quel genio priapico e brianzolo che risponde al nome di Silvio Berlusconi, e della sua  capacità di tener fede alla parola data, con particolare riferimento all’attuale crisi libica,  segnaliamo il link dove si può leggere per intero il:

Trattato di Amicizia, Partenariato e Cooperazione
Italia – Libia
(2009)

Per chi non ha voglia di leggerlo nel suo intero, riportiamo l’articolo più utile:

Articolo 4 – Non ingerenza negli affari interni.

1. Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza diretta o indiretta negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito di buon vicinato.

2. Nel rispetto dei principî della legalità internazionale, l’Italia non userà, né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà, né permetterà, l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia.

Domanda classica e scontata: chi ha tradito chi? E perché?

la risposta da dare è doppia:

a) perché abbiamo stipulato questo trattato di amicizia?

b) perché lo abbiamo strappato?

m.r.

TREMA GHEDDAFI
STIAMO ARRIVANDO

Roma, 19 marzo 2011 – Sia lode sempre e per l’eternità alla nostra amata guida di Governo per la sua eccelsa prontezza di riflessi. L’Onu non ha fatto in tempo a votare la risoluzione che dispone l’invasione dello spazio aereo libico da parte delle Forze del Bene Assoluto che le nostre truppe si sono messe a disposizione per assecondare il piano militare contro l’intollerabile regime libico.

Le nostre gloriose Forze Armate, rappresentate dalla formidabile macchina da guerra che è la tricolore portaerei “Garibaldi” è ormai in vista delle coste di quella che un giorno fu il nostro “bel suol d’amore”. Non solo. Ma sempre con l’eccellente prontitudine che contraddistingue il Governo del Fare, Dio ce lo sonservi, le nostri base aeree sono state messe a disposizione dell’impresa No Fly Zone.

Solo i soliti disfattisti non possono apprezzare la maestà del gesto con il quale abbiamo strappato in faccia al tiranno libico un insulso trattato d’amicizia sottoscritto dall’Italia sotto il ricatto delle invasione barbariche degli immigrati.

Voglia il Dio degli Eserciti essere benevolo e salvaguardare i nostri destini ancora una volta lanciati generosamente in un’impresa che darà nuovo lustro alla gloria della nazione.

Il reazionario

L’UNITA’?
VI DICO CHE C’E’ ANCORA
TANTA STRADA DA FARE
Miro Renzaglia intervista Aldo Cazzullo

Italia, 18 marzo 2011 – Aldo Cazzullo, ieri sul Corriere della Sera, ha scritto un bell’articolo. La notizia non è questa, perché la penna dell’inviato del giornale milanese è comunque sempre brillante. Se vogliamo, la notizia non è nemmeno quella relativa ai contenuti dell’articolo: festeggiandosi ieri il 150° anniversario della nostra Unità nazionale, l’autore di Viva l’Italia (Mondadori, 2010, € 18,50) con prefazione di Francesco De gregori e oltre 80.000 copie vendute, L’Italia de noantri (Mondadori, 2009) e Outlet Italia (Mondadori, 2008) era più che atteso alla prova. E allora, perché lo segnaliamo? Per la misura. Sì, proprio per la misura. La misura è una qualità rara quando si trattano certi avvenimenti. Farsi prendere la mano dagli entusiasmi retorici o dagli ipercriticismi  di maniera è facilissimo. Meno facile è rimanere sul registro del semplice richiamo ad un valore – quello dell’Unità – che si vorrebbe condiviso, almeno in una giornata come quella, appunto, di ieri. “Uniti, almeno un giorno” questo il titolo del suo pezzo,  sembra una richiesta minimalista, al ribasso, quasi a voler dire: “vabbeh, dài, facciamo questo sforzo: caviamoci il dente di questa celebrazione e, poi, divisi come prima”. Invece è tutt’altro. Anzi, a guardar bene, è proprio una gran paraculata: non basta una vita per sciogliere il nodo dei sentimenti delle anime che si sono autenticamente unite per un’ora, figuriamoci per un giorno intero. Non sappiamo quanti abbiano veramente seguito il suo invito, ma è assai improbabile che chi lo ha fatto possa poi dimenticare in fretta quello stato di comunione, di quel senso di comunità che “Italia chiamò”: «Non si tratta di ricostruire in laboratorio impossibili memorie condivise – scrive – ma di riconoscere che pure noi italiani abbiamo un passato di cui possiamo andare fieri e un futuro ricco di possibilità. L’attaccamento alle piccole patrie, ai dialetti, ai Comuni è giusto e utile, è la ricchezza che il mondo globale ci chiede; e può stare assieme al legame con la patria comune che ci comprende tutti». Misura, si diceva per l’appunto, eh…

Cazzullo, cos’è  la patria?

Per definizione, la patria è la terra dei padri. Giovanni Paolo II affermava che l’amore per la patria è l’estensione del IV comandamento: “Onora il padre e la madre”. E io non solo ci credo ma ho forte la sensazione che questo sentimento, oggi, non sia patrimonio esclusivo degli uomini, ma sia largamente avvertito anche dalle donne. Ne ho ripetute prove dalla loro attenzione per il mio libro Viva l’Italia, quando lo presento in pubblico e dalla partecipazione allo spettacolo, tratto dallo stesso testo e con lo stesso titolo, che sto portando in giro proprio in questi giorni, nei teatri italiani.

Cosa ci ha unito 150 anni fa?

L’Italia nasce molto prima di 150 anni fa. E’ nata nei versi di Dante e Petrarca, nella pittura di Piero della Francesca e di Tiziano. Ed è diventata una nazione grazie a eroi spesso dimenticati. Non bisogna assolutamente dimenticare che il Risorgimento non fu il colpo di stato di una elite militare, ma un’autentica rivoluzione poplare.  A insorgere ripetutamente per realizzare la nostra Unità furono i patrioti di decine di città a Nord, come a Sud. In Campania e in Sicilia come in Lombardia e nel Veneto.

Cosa ci unisce oggi?

Direi, virtù e vizi. Da una parte il nostro estro, la fantasia, la creatività. Quello che i nostri cugini francesi chiamano con ammirazione e invidia génie italien. Dall’altra, i nostri difetti. Non se ne abbiano a male gli amici del Sud se dico che in questi 150 anni abbiamo assistito ad una meridionalizzazione dell’Italia. Dove per meridionalizzazione intendo il poco senso dello stato e un prevalere dell’interesse privato su quello pubblico. Del resto, fenomeni di organizzazioni criminali come la mafia, un tempo circoscritte nelle regioni del Sud, sono ormai ramificate e presenti ovunque sul territorio nazionale. E, quel che è peggio, in un certo tipo di mentalità politica.

Fra il ritorno alle piccole patrie pre-unitarie (la Padania al Nord, i neoborbone al Sud, gli indipendentisti sardi, quelli siciliani, per esempio) e gli orizzonti di Europa-nazione, tu cosa sceglieresti?

Purtroppo credo che l’Europa sia finita a Mastricht, quando l’asse franco-tedesco ha concluso il baratto della moneta unica, con la riunificazione delle due Germanie. Da lì non ci siamo più mossi. Del resto, non credo nemmeno alle identità regionali, spacciate come recupero delle piccole patrie da un certo federalismo. Le regioni non esistono e non rappresentano alcuna identità. Le nostre piccole patrie sono le città, i comuni, i campanili. L’Italia è le sue città. Anche se, molto probabilmentee stiamo rischiando di perdere pure queste. Con Outlet Italia mi sembra di aver descritto abbastanza bene questo svuotamente delle città reali verso quei paradisi di cartapesta che sono gli ipermercati e dove tutto è finto. Ma non vorrei sembrarti troppo pessimista: in fondo, credo che anche questa volta riusciremo a venir fuori da queste derive.

Qual è il personaggio del nostro Risorgimento che, in positivo o in negativo,  ne significa il contesto?

Insisto sulle donne. E non solo su quelle che furono le compagne degli eroi risorgimentali, come Anita Garibaldi. Né mi appassionano più di tanto le nobildonne o femme fatale dell’aristocrazia che parteggiarono per l’Unità, come la contessa di Castiglione Virginia Oldoini. Io penso a Colomba Antonietti che morì soldato, travestendosi da uomo per poter combattere e morire come fece, nella difesa della Repubblica romana di Garibaldi e Mazzini, nel 1848. O, anche, alla “madre della nazione” Adelaide Cairoli che educò i figli al culto della patria, perdendone quattro (il quinto, Benedetto, l’unico sopravvissuto all’impresa, fu tra i primi presidenti del Consiglio dell’Italia unita, ndr).

La prefazione al tuo ultimo libro  è di Francesco De Gregori. Al di là dell’ovvio richiamo al titolo della sua canzone, perché proprio lui?

Era un incontro segnato. Il testo di quella canzone, dai toni assolutamente non enfatici né retorici, ricostruiva il tessuto connettivo di un’appartenenza in cui, seppure tra chiari e scuri, era assolutamente facile riconoscersi. Ma era il 1979 e sembrava, a torto, che solo i fascisti potessero permettersi quell’evviva. E solo a loro si addicesse. De Gregori ebbe il non piccolo merito di dimostrare che non era così. E questo gli costò non pochi… fastidi, per usare un eufemismo, da parte di una intelligenza culturale che al solo accenno alle virtù (ma, ripeto, anche i vizi) della nazione, scattava in reazioni pavloviane. Certo che oggi fa ancora impressione apprendere che nel corso della celebrazione in Parlamento, i deputati leghisti siano usciti dall’Aula per non ascoltare l’Inno d’Italia. C’è ancora molta strada da fare.

ENERGIA SICURA?
PROVIAMO  CON LE CAZZATE

Mondo 17 marzo 2011 – Il nucleare, no perché è pericoloso. Il petrolio, a parte che non è una risorsa infinita, no perché produce monossido di carbonio e, perciò, inquina. Pure il carbone inquina: quindi, no. La legna, no perché dovremmo distruggere tutto il patrimonio forestale del pianeta. Le centrali fotovoltaiche e quelle eoliche, no: ne va di mezzo il paesaggio e non sia mai. Oddio, pure le centrali idroelettriche non sono tanto belle a vedersi perciò, no. I termovalorizzatori, nemmeno: producono diossina.

Insomma, come intendiamo continuare a produrre energia?

Un amico mi suggerisce: “Con le cazzate. Non era con le cazzate che una volta si mandavano avanti i treni?”. In effetti le cazzate sono un’energia sicura, non costa niente, è rinnovabile, non inquina l’ambiente. Facciamo così, spariamone tutti un migliaio a testa: hai visto mai funzioni?

Comincio io: Berlusconi è il più grande statista italiano di sempre.

m.r.

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DEDICATA AI “NASCIUTI PRIMA”
IN OCCASIONE DELL’ULTIMO DERBY


venite dalli castelli… nun so se me spiego…
sete cresciuti alli parioli e la suburra ve fa schifo…
io so’ nato a portuense e nun lo nego:
amo solo l’aesse roma e je fo er tifo…

io romano nun me sono autoproclamato:
per quanto te sembrerà strano a te che sei burino
lo certifica er campidojo: io romano ce so’ nato…
daje, damme retta: zitto, bono e a capo chino…

te sei scerto la squadra che te conviene:
un ammucchio de colori senza identità,
un nome che nun se sa da dove viene,
pe’ simbolo, un’aquila che se sogna de volà…

avete perso er quinto derby, nun ce fate caso:
sete nati perdenti e su questo nun me impiccio
ma pe’ conclude me viè da divve, raso raso,
quando ve vedo piagne,  godo come un riccio…

m.r.

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QUEL GUASCONE DI BERLUSCONI

Roma, 12 marzo 2011 – C’era da aspettarselo. Le giravolte dell’Italia sulla crisi libica non potevano lasciare indifferente il Raìs e il suo entourage. Del resto, diciamocelo chiaramente, a chi farebbe vedersi stracciato in faccia un accordo di amicizia ai primi sintomi di un malessere interno al proprio Paese?

Così, oggi, il figlio del colonnello Muammar Gheddafi, Saif Al Islam, ha messo un po’ di puntini sulle “i”. «Siamo rimasti scioccati dalla vostra posizione, anzi molto irritati, perché voi siete il primo partner della Libia al mondo; il numero uno nel gas, nel petrolio, nel commercio… Il presidente Berlusconi è nostro amico. Siamo vicini, amici. Perciò potevamo aspettarci questo dalla Francia, dalla Gran Bretagna, dalla Svezia: ma non dall’Italia! Guardatevi intorno: i cinesi ci sostengono, i brasiliani, gli indiani, i russi, il Sudafrica. Ma dove sono finiti gli italiani?».

Eh, già: dove sono finiti gli italiani? Sono finiti là dove le strabilianti presunzioni di indipendenza internazionale del Re dei Cachi era ovvio ci conducessero: a dire sì ai nostri padroni di sempre, gli Stati Uniti d’America e i loro partner europei.

Rischiamo grosso, aggiunge il figlio del Raìs: «La Libia è una linea del fronte per l’Italia. Quello che succede oggi qui da noi determinerà quello che succederà domani da voi. Lo ripeto: state attenti!».

C’è poco da stare attenti con il mattocchio che ci troviamo come presidente del Consiglio. Vi ricordate il suo fervido baciamano al Capo dello stato libico in occasione della sua ultima visita a Roma? Beh! Lunedì prossimo, sul settimanale Gente, troverete questa splendida versione del suo modo di fare: «Ho un forte carattere guascone, che qualche volta mi porta in modo spontaneo a comportamenti non strettamente conformi alla forma». «Non nego – ha aggiunto – di essere stato amico del popolo libico e lo sono ancora». Pur tuttavia «la violenza va sempre condannata, ancor più se nei confronti del proprio popolo. Non ci resta che guardare gli sviluppi futuri, sperando che i Paesi del Mediterraneo non cadano nella mani dell’estremismo islamico, ma che siano capaci – auspica – di impiantare le fondamenta solide di regimi pienamente democratici».

Eh, che volete farci? Quando uno è guascone è guascone: prima ti bacia la mano e poi, ma solo poi, gli salta in mente  che sei un perfido tiranno nemico della democrazia e ti scarica. Però sempre in grande anicizia, sia chiaro…

m.r.

NUOVE TRUFFE BANCARIE CRESCONO

Europa, 9 marzo 2011 – Calano i rimborsi al correntista: in caso di fallimento della banca, un decreto legge in discussione oggi porterà da 103.291,38 a 100.000 euro il limite massimo.

Mutui e prestiti più cari per le famiglie a gennaio. I tassi sul credito al consumo sono saliti di quasi mezzo punto da dicembre (dall’8,33% all’8,78%) e per i mutui si è passati dal 3,18% di fine 2010 al 3,36% di inizio 2011 (il livello più alto almeno dal dicembre 2009). Lieve limatura, dallo 0,36 allo 0,35% degli interessi riconosciuti sui conti correnti.

Jean Claude Trichet, presidente emerito della Banca centrale europea dichiara: «È possibile, seppure non certo, che già in aprile ci sia un rialzo dei tassi». «Sarebbe comunque sbagliato interpretare le mie parole come l’inizio di una serie di aumenti del costo del denaro».

Senza parole…

m.r.

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CORAGGIO, AMICI LIBICI
STA PER ARRIVARE IL 7° CAVALLEGGERI

Mondo, 7  marzo 2011 – Gli Stati Uniti d’America non cambieranno mai. Finché morte non li seppellirà, si sentiranno investiti del sacro dovere di liberare i popoli afflitti dalle loro sofferenze. Sì, ma chi li ha investiti di cotanto impegno? Nessuno: si sono investiti da soli. Dove occorra il loro fraterno senso di soccorso umanitario, loro sono pronti all’intervento: Europa, Medio o Estremo oriente, Africa, America latina, tu manco li chiami che loro accorrono.

E non è manco questione di chi sta al vertice del loro Governo. Si chiami Kennedy, Nixon, Bush o Obama… loro ci sono: repubblicani o democratici che siano.

Prendiamo Obama, per esempio: il fulgido cavaliere della riscossa liberal-in-progress che tante aspettative ha suscitato nei soliti allocchi che hanno creduto in una resipiscenza, tramite suo (di Obama) della inveterata politica guerrafondaia statunitense. Non fa in tempo a ritirarsi dall’Iraq e a promettere il lesto rientro in patria delle truppe allocate in Afghanistan che il dovere lo chiama di nuovo. E dove, stavolta? Ma è chiaro: in Libia.

Non c’è verso: dalla sindrome del Settimo Cavalleggeri e dell’ “arrivano i nostri”, non riescono proprio a liberarsi. Basta una guerricciola fra tribù nel Mediterraneo che loro prendono e partono. Intanto, aerei Awacs già sorvolano i cieli della Libia. Ma pensate si fermino qui? Macché! Non ci pensano proprio.

Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen ci fa sapere che: «La violazione dei diritti umani e della legge umanitaria internazionale è oltraggiosa». Indi per cui, non si esclude niente. Tanto meno l’oltraggio di un intervento armato in uno stato che, fino a prova contraria, è sovrano.

Ora, uno sarebbe portato a chiedersi il perché di tanto generoso dispendio di uomini e mezzi. Che siano solo le istanze umanitarie ad animare i loro istinti, sembra difficile da credere. Non fosse altro per la considerazione che dei medesimi “diritti umani” se ne sono sempre allegramente impipati e se ne impipano persino a casa loro (o nelle zone da loro controllate: vogliamo parlare di Guantanamo, per esempio?).

E, allora?  Allora, siamo alle solite: al di là di tutte le congetture che possiamo fare in termini di strategia di controllo geo-politico economico ed energetico, il motivo immediato dei loro pronto-interventi che li ha visti agenti nel corso degli ultimi 100 anni in tutto il pianeta, sta nel fatto, semplice semplice, che una delle loro principali industrie è quella bellica. Avete mai visto, voi, un’industria che produce qualcosa che resti inutilizzato? Quello che vale per il pane o per le automobili, vale anche per le armi: o le usi e quindi le consumi, o chiudi le fabbriche e mandi a casa, disoccupati, qualche milione di onesti lavoratori del settore. Per di più, trattandosi di una delle principali industrie del paese (se non la principale) è assai probabile che il suo default coincida con il crollo dell’intero sistema produttivo nazionale.

Pensavate che Obama potesse trovare un’alternativa plausibile al massimo editto del capitalismo forever “produci-consuma-crepa”? Beh! Vi siete illusi.

Avanti, Settimo Cavalleggeri…

m.r.

LA TUA BANCA TI RAPINA

Italia, 2 marzo 2011 – Meraviglioso. Hai aperto un conto in banca versandoci qualche migliaio di euro? Ti serve di prelevare qualcosa direttamente allo sportello fisico senza passare per il bankomat? Ok! Quanto vuoi prelevare? 100 euro? Perfetto. Peccato che anziché 100 te ne danno 97. Gli altri 3 li trattengono per le loro commissioni di servizio: il 3%, per la precisione.

No, non è uno scherzo: è un incubo. E, stando agli attuali rigori della legge, non è nemmeno una truffa. Si tratta semplicemente di una delle tante gioie che la tua banca ti offre: quella di farti pagare il prezzo per avere la disponibilità dei tuoi soldi, ogni volta che ne hai bisogno.

I correntisti della Bnl hanno già ricevuto le lettere di avviso: dal 18 aprile, per ogni prelievo di liquidi in agenzia, inferiore ai 2mila euro, dovranno versare 3 euro.

E non è un caso isolato alla sola Bnl. La stessa trattenuta l’hanno decisa anche Mps, Ubi, Cariparma, Popolare di Milano e Unicredit. Nelle sei banche analizzate, i costi per un prelievo di denaro allo sportello variano fra uno e tre euro.

Vabbè – si dirà – con tutto quello che prendi di interesse per il tuo deposito, qualche cosa dovrai pur pagare. Già! Ma quanto prendi di interesse? Lo 0,03%. Vale a dire che se hai depositato 10.000 euro, per rientrare dei costi per un prelievo di soli 100 euro, ti serve un anno.

Il tutto sembra finalizzato alla riduzione della circolazione di denaro cash a vantaggio dell’uso di carte di credito, assegni e similari che, non a caso, ha i suoi costi scientificamente già previsti. Ditemi: non è meraviglioso?

Facevano bene i nostri nonni a mettere i risparmi sotto il materasso.

Nell’attesa che uno stato degno di questo nome decida di tutelare il cittadino risparmiatore, consoliamoci così: «Il vero delinquente è chi fonda le banche: non chi le rapina» (Bertolt Brecht).

m.r.


L’ITALIA VA IN MALORA?
L’IMPORTANTE È SALVARE BERLUSCONI

Roma, 1° marzo 2011 – Niente. Non se ne esce. Il Nord Africa è in fiamme. Aumenta la benzina e, di conseguenza, aumentano tutti i generi di prima necessità. L’inflazione italiana a febbraio è salita al 2,4% (alla faccia della stabilità dell’euro). La disoccupazione giovanile sale al 29,4%. Un altro soldato italiano è morto in Afghanistan. E il nostro parlamento di cosa discute? Indovinate. Ma via, è facile: Fabrizio Cicchitto, Marco Reguzzoni e Luciano Sardelli  hanno appena inviato al presidente della Camera, Gianfranco Fini, una lettera nella quale chiedono di sollevare conflitto di attribuzioni fra i poteri dello Stato «a tutela delle prerogative della Camera», sul caso Ruby e compagnie di avventura del Re dei Cachi.

Io non so se chiunque altro al posto dell’attuale premier sarebbe in grado di risolvere uno, almeno uno, dei problemi reali. Ma di una cosa sono sicuro: con chiunque al suo posto il dibattito politico, almeno quello, avrebbe ben altro di cui discutere. Qui, invece, si fanno sempre e solo i conti con i bisogni più o meno di cuore, sesso, tasche di Silvio Berlusconi.

L’antiberlusconismo per l’antiberlusconismo non ci interessa. Abbiamo più volte ribadito che il Re dei cachi deve essere liquidato per via politica. Ma non ci interessa nemmeno il berlusconismo di chi, di fronte a crisi internazionali, politiche ed economiche lavora in parlamento solo per curarne gli interessi personali. O meglio: non ci interesserebbe se non fosse la sola attività a cui ci costringono i berluscones in servizio permanente effettivo.

Domani troveremo tutte le prime pagine dei giornali impiastrati di questa dirimente ossessione: ma basta!!!

m.r.

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I numeri arretrati di sono qui

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