Col fischio o senza? La parabola di una Nazione

Graziella Balestrieri

In fondo siamo in guerra. Siamo arrivati anche dopo, come al solito. Quindi non propriamente guerrafondai…  noi ci “allineiamo” , ci mettiamo in fila per un pasto caldo e per un po’ di petrolio da riportare a casa, qualsiasi sia la scelta, degli altri però. Che bei tempi che si vivono, abbiamo iniziato festeggiando l’unità d’Italia, San Giuseppe e la festa del papà ed il mattino dopo ci siamo svegliati con i mitra ed i cannoni. Tutte le basi americane, ovvio, di nostro non c’è niente, anche se il suolo è tricolore, tutte pronte a bombardare . E poi riparte il deliro degli essere umani: chi è a favore chi è contrario questa guerra, non sapendo o sapendolo benissimo che le loro opinioni non contano nulla e non cambieranno le cose, specie le opinioni degli italiani, sempre  pronti a perdere fiato invece di trascorre il tempo con i propri cari. Siamo utili a niente. Ridotti a colonia americana. L’unica cosa che ci è concessa è quella di affacciarci dai balconi, poiché  gli dei ci hanno donato il Mediterraneo sotto casa e mirare a braccia conserte lo spettacolo della guerra che gli altri producono. Tutto qui, la nostra partecipazione si riduce all’essere spettatori della nostra parabola discendente. Non produciamo guerra potremmo mai essere capaci di concepire la pace?

E se ci scappa il morto, poi, un minuto di silenzio sui campi da gioco riusciamo a farlo, anche  qualche lacrimuccia per una bara che rientra, il tricolore, un minuto di pace e poi via subito a guerreggiare come ai vecchi tempi.

Per cui ci buttiamo con ardore a sconfiggere chi poco tempo fa era amico, chi dalle Nazioni Unite veniva considerato come un capo di governo qualsiasi, rispettato, osannato , baciato e da cavallerizze accompagnato. Cose passate. Ormai. Dei trattati  pre e post in guerra non nè rimane niente, dovrebbe convincersene la gente ed anche impugnare la Costituzione avvalendosi dell’Art.11 “ l’Italia ripudia la Guerra..etc etc ” non è propriamente esatto come gesto, anzi come al solito inutile. Se ogni giorno dovessimo impugnare la Costituzione arriveremmo a  scendere in piazza di continuo o perlomeno raggiungere un gradoo di protesta pari a quello del popolo egiziano: l’Art.1 è rispettato, l’Art. 5 è rispettato?

Potremmo scrivere una contro-costituzione per quanto la Costituzione reale non sia rispettata. Lo sappiamo tutti che l’America va non a democratizzare ma a riempire i barili, in Iraq, Kuwait. La democrazia è una scusa, una bellissima scusa, funziona ormai da secoli per cui formula vincente non si cambia. Ma non dobbiamo prendercela con l’America, possiamo colpevolizzare una Nazione solo perchè ha una guida ed una linea politica che poi anche filosofia di vita? Noi seguiamo come i buoi trainati, che se staccati finiscono a terra, non capaci di prendere posizione , terrorizzati da una possibile punizione americana ed ora anche la Francia di Sarkozy con la baguette ci prende a ceffoni. Chi arriva prima, comanda prima. La Francia avrà( aspettando la fine della guerra) il controllo su questi territori. Noi? niente , presteremo le basi e dovremo anche stare attenti a rimanere senza gas!

Tempi freddi all’orizzonte.

Insomma in Italia si può fare quello che si vuole, l’importante è partecipare. Gli italiani si comportano come allo stadio, la guerra come una partita di calcio, tifosi neri e tifosi bianchi. La guerra come chiacchiericcio da bar, chi sta con Gheddafi e chi con l’Onu. Ma l’Italia quando starà con l’Italia?

Mettetevi una mano sulla coscienza e date pace allo spirito da buoni cattolici come dice il Papa: siamo in guerra e ci siamo entrati con i fischi all’Unità d’Italia.Le conseguenze alla fine saranno le migliaia di poveracci  a Lampedusa,(che poi secondo la Lega possono andare anche a Crotone) gli abitanti di Lampedusa che cercheranno  di rimandare indietro le barche … insomma come al solito in guerra non ci vanno i potenti,in guerra ci vanno i poveri e ci vanno sempre sotto!

Che schiava d’America  Iddio la creò!

Graziella Balestrieri

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