No Sex Week. Se questa è una soluzione…

Arba

La senatrice belga Marleen Temmerman del “Socialistische Partij. Anders” (Partito Socialista.Diverso) ha invitato recentemente i belgi a non fare sesso fino a che in Belgio non si arriverà alla formazione di un nuovo Governo. Secondo la Temmerman, anche i politici, da ben 7 mesi e mezzo impegnati in infruttuose trattative per giungere ad un accordo, dovrebbero partecipare all’iniziativa ed astenersi da attività sessuali.

La sua richiesta prende spunto dallo “sciopero del sesso”, organizzato in Kenya nel 2009, contro le mancate riforme di un governo estremamente litigioso. Gruppi di attiviste avevavo proposto alle donne di negare rapporti sessuali ai propri mariti per una settimana, per convincerli ad occuparsi dei problemi del paese. Sia in campo economico che sociale, la situazione doveva essere sbloccata.

Dispute fra il presidente Mwai Kibaki e il primo ministro Odinga impedivano l’attuazione dei programmi di riorganizzazione. I cambiamenti erano essenziali per prevenire lo stesso scontento che era stato in parte alla base delle proteste del dopo elezioni del dicembre 2007, quando si registrarono più di 1000 morti e decine di migliaia di profughi. L’instabilità colpisce direttamente i più deboli ed in Kenia questo significava donne e bambini.

Le promotrici dello sciopero avevano l’appoggio delle mogli dei due leader della coalizione, in special modo della moglie del primo ministro, e si erano offerte di sostenere con mezzi finanziari le prostitute favorevoli all’iniziativa, come aveva spiegato Rukia Subow del Maendeleo ya Wanawake, attivista a capo della più vecchia associazione di donne del paese.

Rappresentava uno sforzo femminile atto a spostare l’attenzione dei politici sui problemi reali del Kenya e così contribuire alla risoluzione dello stallo e delle beghe di potere. Ed ecco: i politici si rimisero al lavoro e decisioni vennero prese per affrettare il processo delle riforme costituzionali da tempo previste.

La senatrice belga fa notare che, anche se non esistono cifre esatte sulla partecipazione complessiva della popolazione femminile kenyana allo sciopero, molte donne si impegnarono effettivamente astenendosi dal sesso.

In un’intervista sulla rivista belga De Morgen, la Temmerman spiega come nella letteratura greca questo mezzo venga proposto per spingere gli uomini alla ragione, come infatti si legge in Lisistrata di Aristofane, rappresentata per la prima volta nel 414 a.C. Questa commedia, di assoluta modernità ed attualità, descrive Lisistrata, una grande ateniese a capo di donne, impegnata ad estorcere la pace agli uomini con un mezzo poco ortodosso: niente sesso. Era un messaggio alla cittadinanza contro la magistratura ed i maschi, non certo per avere più diritti, ma come segno tangibile di una partecipazione attiva all’interesse del paese e contro l’interminabile guerra del Peloponneso. Sottolineava il bisogno di avere uomini che, oltre ad attivarsi per la guerra, fossero anche in grado di promuoverne la fine. Donne non completamente pacifiste. E femminili senza essere femministe.

Temmerman non prevede che la proposta di astensione abbia veramente un seguito in Belgio ma esprimendola ha voluto sottolineare che la sua si aggiunge ad innumerevoli altre azioni della società belga. E si somma alla chiamata maschile di non radersi fino a che un nuovo accordo politico fra le parti si materializzerà, fatta dall’attore belga Benoit Poelvoorde e dal giornalista di RTL Nicolas Buytaers

Indubbiamente la frase spesso lanciata in innumerevoli programmi televisivi italiani: “l’Italia è l’unico paese al mondo che ….” si trasforma nel contesto mondiale in una forma di provincialismo politico a buon mercato. Il mondo è una grande soap. Il potere tenuto senza rimorsi o pregiudizi si muove a pari passo con il  prendere in ostaggio per mesi, se non anni, intere classi sociali in tutto il globo.

E alle donne, che il 13 febbraio 2011 hanno protestato in Italia, se si sentono offese nella loro dignità (ma cosa ha fatto loro Berlusconi, le ha torturate in una cellafrigorifero, appese nude a testa in giù?) e protestano, consiglio quindi l’arma del sesso.

Specificando che: se si attivano, non per il sesso mercificato ma per il fatto che sia mercificato ad Arcore, tale politica è ipocrisia al quadrato, solo per colpire Berlusconi. I maestri di determinati atteggiamenti degradanti appartengono, prima che a lui, alla totale avventura del maschile e del femminile, divertente e tragica ad intermittenza.

Il 13 febbraio contribuisce a trasformare l’impegno politico in barzelletta. E più che un corteo in ogni città sarebbe più morale proporre uno sciopero del sesso. Ma non iniziando dalla Brianza. A partire dalla loro situazione. Dalla loro casa. Dal loro letto caldo…Insignificanti cartelli o slogan, che sul piano risolutivo non aggiungono nulla al contesto da cambiare,  servono alle partecipanti a soddisfare il bisogno di sentirsi le suffragette della loro generazione. Rappresentanti autoelette di tutta la categoria femminile.

Fatti concreti: neppure l’ombra. La loro criticità sarebbe più seria ed onesta se si attuasse con un NO SEX ed apparirebbe almeno rivolta contro un (presunto o meno) sistema di pensiero maschile e non verso l’eterno avversario politico di destra.

Il 13 febbraio: un abbassarsi alla manipolazione più becera. Ma da parte delle donne che incolpano Berlusconi della medesima attitudine.

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