La mia adesione a Fli. Alcuni puntini sulle “i”

miro renzaglia

Mi sono accorto che la mia dichiarata “adesione” a Futuro e Libertà per l’Italia e la mia partecipazione ai lavori della sua Assemblea costituente, espressa QUI e ripresa da varie fonti giornalistiche e siti online, ha suscitato un vivace dibattito. Non desidero replicare a tutte le argomentazioni critiche, favorevoli o sfavorevoli,  che mi sono state rivolte. Tanto meno, desidero farlo a chi non ha trovato cosa migliore che insultarmi: l’avevo messo in preventivo e va bene così. Desidero, invece, mettere un paio di puntini sulle “i”.

Innanzi tutto, “aderire” a un progetto non significa “iscriversi” a un partito. E, infatti, questa seconda ipotesi non mi è passata nemmeno per l’anticamera del cervello. Fatte le debitissime proporzioni con Ezra Pound – perché io, purtroppo, non possiedo la sua statura poetica e intellettuale (ma quella etica ritengo di sì) e Fli non è né il Pnf  né il Pfr –  il poeta dei Cantos “aderì”, sì, al fascismo, ma non si “iscrisse” mai a nessuna delle sue organizzazioni. Lo ricorderà lui stesso quando venne interrogato dalle autorità americane per difendersi  dall’accusa di “tradimento”. La differenza non è lieve: “aderire” vuol dire portare il proprio contributo ad un progetto da posizione assolutamente indipendente ed autonoma (proprio come fece Pound); “iscriversi”, invece, implica l’assunzione di una “linea” data e, soprattutto, il dovere di farsene interpreti. Forse per una questione di cellule ma questa seconda pratica, anche volendo, non mi riuscirebbe mai.

Secondo puntino sulle “i”. Sempre dalle animate discussioni sul tema che mi riguarda, sembrerebbe quasi che la mia decisione di “aderire” a Fli sia stata una sorta di folgorazione sulla via di Damasco. Non solo non è così ma, in tutta modestia, posso pure dimostrare di aver anticipato e, addirittura, sollecitato il progetto di questo partito. Era il 30 novembre 2009 quando, proprio da questa pagina elettronica, rivolgevo a Gianfranco Fini la lettera aperta: “Caro Fini ti scrivo… esci dal Pdl”. Nella lettera, tra l’altro, dicevo:

«Lo sai meglio di me,  all’interno del Pdl non troverai mai una maggioranza che possa seguirti nelle battaglie libertarie che stai sostenendo, fino al punto di promuoverle a legge. E a sinistra, al di là dei riconoscimenti di merito, sono troppo presi dalla ricerca di un equilibrio interno per potersi permettere di far loro le istanze politiche che stai promovendo. E, allora? Allora è arrivato il movimento di mettere tutti di fronte alle loro nullità, di rompere il carillon ipnotico, di spaccare il giocattolo delle categorie impassibili di modifica interna: esci dal Pdl, crea un altro soggetto politico».

Ripeto: scrivevo questo, il 30 novembre 2009. L’espulsione di Fini dal Pdl era di là da venire: sarebbe avvenuta solo il 29 luglio 2010. La convention di Mirabello si tenne il 5 settembre 2010. Il meeting di Bastia Umbra è del 5 novembre 2010. La costituzione vera e propria del partito è avvenuta appena ieri, 13 febbraio 2011, a Milano. Cosa avrei dovuto fare se non “aderire” a un progetto che io stesso, con largo anticipo, avevo auspicato e sollecitato? Chi ne ha voglia mi imputi, semmai, di essere stato un istigatore a delinquere. E lasci stare le mie ambizioni a salire sul carro. Tanto più che Fli, allo stato,  non è nemmeno un carro vincente.

Ho partecipato all’assemblea dando il mio contributo alla “commissione cultura”, presieduta da Umberto Croppi, che conosco da quasi 40 anni. Avevo animo anche di intervenire nel dibattito pubblico con un testo che è fotocopia di quanto da me dichiarato nell’articolo che QUI, sempre sul Fondo, annunciava la mia “adesione”. Ma ho rinunciato: la disputa in corso verteva su questioni molto più mirate a risolvere equilibri di organigramma “interno”, delle quali non mi fregava né mi frega punto, che sul progetto politico-culturale. Se ne avrò modo e se la mia presenza sarà ancora richiesta, tornerò a battere in altri contesti di Fli i chiodi che mi stanno a cuore: “cultura della nazione” e “cultura del lavoro”.

Per il momento, mi attesto sulla posizione espressa dall’intervento, in quella assise, del mio amico Luciano Lanna (molto applaudito) sintetizzabile in questa citazione dal Friedrich Nietzsche della Gaia Scienza, da lui riportata: «Nell’orizzonte dell’infinito. Abbiamo lasciato la terra e ci siamo imbarcati sulla nave! Abbiamo tagliato i ponti dietro di noi, – ancor più, abbiamo tagliato la terra dietro di noi! Ebbene, navicella, guardati innanzi! Accanto a te c’è l’oceano; è vero che non sempre muggisce, e talvolta la sua distesa è come seta e oro e sogno di bontà. Ma verranno ore in cui ti renderai conto che esso è infinito e che non c’è niente di più spaventoso dell’infinità. Oh, il povero uccello che si è sentito libero e ora sbatte le ali contro le pareti di questa gabbia! Guai se ti assale la nostalgia della terra, come se non ci fosse stata più libertà, – e non c’è più nessuna “terra”!». Sottoscrivo.

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