Fini. Fenomenologia di un ornitologo

Graziella Balestrieri

Non sembri uno scherzo, carnevale qui non c’entra nulla e di maschere e mascherati in giro ce ne stanno abbastanza. Di Gianfranco Fini sappiamo il tutto che è possibile, ma credo che fosse più o meno sconosciuta questa sua passione per gli Aves. Tra falchi e colombe che vivono in cattività, bisogna studiare la psicologia dell’animale in questione e lui si è dato da fare. E ci sta mettendo tutto lo spirito e la passione con cui ci si affaccia dinnanzi ad una materia sconosciuta, complessa e intrigante.

Voglio dire , capire quale sia la differenza con cui una colomba o un falco possa spiccare il volo non è roba da bar. Ci vogliono lunghi anni di preparazione e il Presidente della camera con FLI, (che in inglese potrebbe anche essere FLY = Volo) era arrivato alla fine dei suoi studi. Ad un certo punto però è accaduto il ritorno al passato misto ad una sindrome di Stendhal da cui non si riesce ad uscire. Sindrome che lo ha portato ad innamorarsi perdutamente della propria creatura, estremamente nuova, bella bella, dotata di bellezza tanto straordinaria che l’aggettivo bella nemmeno sufficiente è. E bellezza fu che gli ha provocato vertigini, capogiri, confusione ed allucinazione.

Questa non è una spiegazione politica ma è una spiegazione logica. E la logica serve per capire di tanto in tanto quello che accade. La platea che lo acclama, lui, il Presidente ornitologo, i cartellini che sventolano orgogliosi tipo a dire “per alzata di cartellini, poiché le mani non servono: per le decisioni importanti verranno mozzate”. E lo sfoggio dei cartellini è stato bello, carnevalesco, pieno di colori. Pure lui dal palco non è che la novità gli fosse stata stampata sul foglio. Ma dice sempre quello che la gente vuole sentirsi dire, specie oggi: « Se Berlusconi si dimette mi dimetto anche io».

Sono 17 anni che Berlusconi non si schioda, sta tentando anche di trovare  il siero che gli possa allungare la vita. Per cui avrebbe potuto dire altro che non fosse indirizzato solo all’entusiasmo della platea, perché si sa basta dire “ fuori Berlusconi ”ed il boato parte. Vale anche per un futuro e libertà (che poi in questo momento nome più azzeccato non potrebbe esserci, visto che il Futuro è già passato e la libertà non c’è) che le decisioni come accadeva in An le prende lui. Perchè paradosso paradosso ha dimenticato i suoi studi di ornitologo ed ha dimenticato una delle formule  base “ La sparizione o il deterioramento degli habitat rappresenta una minaccia per la conservazione degli uccelli selvatici. La loro protezione è quindi necessaria”. Non ha in questo caso saputo preservare il suo habitat. E così l’ornitologo  si è trasformato in un cacciatore, spietato anche. Iniziando a puntare senza mira ben precisa, “ndo cojo cojo”. Non accorgendosi che quei colpi invece di finire sui suoi volatili mirano e sono caduti in maniera copiosa sulla platea svolazzante dei cartellini.

Un cacciatore, dunque. In ogni caso i fucili pesano e se non hai la forza necessaria è meglio non mettersi a sparare, si possono  colpire altre specie in via di estinzione, come appunto gli elettori di FLI che simboleggiano lo specchio delle sue idee. E’ inutile occupare i giornali dicendo «fuori dal palazzo c’è un altro mondo», non è logica come spiegazione perché a ben pensarci non ci sarebbe il voto, ovvero la gente vota i politici affinché rappresentino il loro mondo nel palazzo, da lì si prendono le decisioni. E a questo punto lecito chiedersi: ma Fini che mondo sta rappresentando, il magnifico mondo di Finì o Shining?

Perché tra l’elettorato di FLI c’è un misto di sorpresa e terrore. Tra colombe e falchi dunque l’habitat pare ristretto, piccolo, soffocante e nervoso e più di tutto non è come potrebbe apparire all’opinione pubblica … non sono le colombe a rimetterci. Anche se i falchi nobili sono superiori per velocità e per la straordinaria rapidità con cui catturano la preda a terra, le colombe virano in spazi ristrettissimi e riescono a sviare ostacoli improvvisi, si adattano ad ogni clima ed è per questo che sono uno degli animali più resistenti del pianeta.

Il colpo di un cacciatore che si è innamorato troppo della sua creatura perdendo di vista chi quella creatura lo ha aiutato a portare avanti, potrebbe tornagli indietro. Per sparare bisogna allenarsi, avere costanza e forza, mettere i tappi alle orecchie per non sentire il frastuono, saper puntare, prendere qualche lezione al poligono, non sparare davanti ad uno specchio:ovvio che questo andrà in frantumi. E come si dice “so sette anni di sfiga”.

Graziella Balestrieri

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