Tunisia. Il “fusibile” Ben Ali e i furbacchioni

Alberto B. Mariantoni

Ecco uno degli uomini “nuovi” dell’attuale “nuovissimo” Governo tunisino, Fouad Mebazâa, in una foto del 1981, con l’autore dell’articolo, quando già era Ministro Degli Affari culturali e dell’Informazione (a sinistra, Mariantoni, al centro, con i baffi, il Ministro Mebazâa).

La redazione

IL “FUSIBILE” BEN ALI
E I FURBACCHIONI OCCIDENTALI
Alberto B. Mariantoni

Purtroppo per noi, i manipolatori dell’informazione conoscono bene il loro mestiere.

Essi sanno perfettamente, infatti, che con “l’arte del dire”… al “popolo bue” – via i consueti imbonitori embedded della maggior parte dei canali televisi o dei media cartacei – si può facilmente raccontare qualunque cosa e riuscire tranquillamente a fargli credere qualsiasi “favola”. Anche quella, ad esempio, della già avvenuta “rivoluzione dei gelsomini”, in Tunisia, e la prossima instaurazione, in quel Paese, di un vero e proprio regime liberale, democratico, parlamentare e sicuramente rispettoso (questa volta…) della famosa Carta universale dei Diritti dell’Uomo.

E, come al solito, il “popolo bue” abbocca all’amo o continua a farsi prendere nella nassa della disinformazione!

Come sappiamo, la tecnica di dominio neo-coloniale è sempre la stessa… La “marmitta” popolare di qualche Paese che interessa l’Occidente affarista e mercante, tende a “bollire” un po’ troppo? “Il fine giustifica i mezzi” (Machiavelli)… E’ sufficiente alzare leggermente il coperchio… Fare copiosamente evaporare il tutto… Ed il gioco è fatto!

Non dimentichiamo, infatti, che – nella vicinissima (71 chilometri da Pantelleria e 110 dalla Sicilia) Repubblica tunisina (al-Jumhūriyya al-Tūnusiyya) e sotto la guida dell’allora Presidente a vita Habib Bourguiba, il “Combattente Supremo” (Al Moujahid Al Akbar) – simili o paragonabili “giochini” sono già avvenuti, a diverse riprese. In particolare: nel Gennaio 1969, con decine di morti; nel Gennaio del 1978, con centinaia di morti, e nel Dicembre 1983 / Gennaio 1984, con altre centinaia di morti ugualmente.

Nel primo caso, come era facile immaginarlo, venne fatto saltare il “fusibile” Ahmed Ben Salah (l’allora Primo ministro)… che fu immediatamente sostituito da Bahi Ladgham e, subito dopo, da Hédi Nouira; nel secondo caso, il “fusibile” Hédi Nouira venne quasi subito rimpiazzato dal nuovo Primo ministro Mohamed Mzali; nel terzo caso, il “fusibile” Mohamed Mzali venne dapprima alternato dal Pemier Rachid Sfar e, qualche mese dopo, dal nostro lupus in fabula, Zine el Abidine Ben Ali. Un personaggio quest’ultimo che, da Primo ministro in carica, il 7 Novembre del 1987 – adducendo ufficialmente a pretesto un’avanzata e degenerante senilità dell’allora Presidente Habib Bourguiba, ed aiutato sottobanco dai Servizi segreti italiani, francesi e statunitensi – realizzò un vero e proprio Colpo di palazzo nei confronti del suo predecessore e si impadronì direttamente del potere.

Insomma, per riassumere, ogni volta, in Tunisia, quando il popolo incomincia a ribellarsi, in quanto non riesce più a sopportare le angherie poliziesche o a sbarcare semplicemente il proprio lunario, il Sistema medesimo (quello, cioè, inizialmente strutturato, sperimentato e consolidato dal primo Presidente tunisino, Bourguiba) si inventa un capro espiatorio, lo espone al pubblico ludibrio e – pur di tentare, con qualsiasi espediente, di sopravvivere a se stesso – lo getta pubblicamente ed impietosamente in pasto alla folla e, mettendo in prima fila altri “cavalli” del medesimo “allevamento”, continua a governare il Paese, come prima o peggio di prima, anche se – come di consueto – esclusivamente in nome e per conto di alcune e ben individuate potenze straniere!

E’ ciò che è avvenuto, con lo stesso Presidente Zine el Abidine Ben Ali (o Zayn al-‘Ābidīn bin ‘Alī), il 14 Gennaio scorso, quando – dopo all’incirca un mese di minacciose proteste popolari e di sanguinose ed indiscriminate repressioni (si parla di più di 60 morti e di centinaia di feriti) che avevano preso maggior vigore dopo il 18 Dicembre 2010, a partire dalla pubblica immolazione, con il fuoco, di un giovane abitante della cittadina di Sidi Bouzid – l’attuale Capo di stato maggiore dell’Esercito tunisino, il generale Rachid Ammar (a sua volta, “caldamente incoraggiato” nel suo gesto “umanitario” da alcuni inviati speciali di Washington) avrebbe fraternamente “consigliato” al Presidente tunisino ed alla sua famiglia di andarsi momentaneamente a fare un giretto da qualche altra parte… Preferibilmente, in Arabia Saudita, dove da prima della Seconda guerra mondiale esiste un particolare regime autocratico e nepotista che è praticamente legato mano e piedi agli USA.

In altre parole, è stata la classica e ripetitiva “parata” dei soliti Stati Uniti che, per non essere pubblicamente costretti a spiattellare ai quattro venti le loro turpi ed inconfessabili responsabilità politiche e morali in tutta questa faccenda, hanno preferito – come nel caso di Fulgencio Batista (Cuba) Luis Somoza Debayle (Nicaragua), Mohammed Reza Pahlavi (Iran), Ferdinand Marcos (Filippine), Mobutu Sese Seko (Zaire), Alfredo Stroessner (Paraguay), Alberto Fujimori (Perù), etc. – abbandonare alla sua sorte uno dei loro più fedeli e collaudati maggiordomi. Ed ordinare, per giunta, a due dei principali “cavalli di razza” della suddetta “scuderia”, Mohamed Ghannouchi e Fouad Mbazaa (o Fouad Mebazaâ o Fūad al-Mebaza) di offrire sommariamente in pasto all’opinione pubblica tunisina e mondiale, il solito e proverbiale “coniglio di pezza” da rincorrere ed azzannare: l’ex Presidente Ben Ali, il “cattivo di turno”!

Come è facile immaginarlo, i due principali uomini “nuovi” dell’attuale “nuovo” Governo tunisino, apertamente appoggiati da Washington e dalla maggior parte delle Capitali europee, “nessuno”, nella loro Patria, li conosce…

Il primo, infatti, Mohamed Ghannouchi, dal 27 Ottobre 1987 al Novembre 1999, è stato successivamente – sempre sotto la presidenza Ben Ali – Ministro del Piano, Ministro delle Finanze, Ministro dell’Economia, Ministro della Cooperazione internazionale; e, dulcis in fundo, perfino Primo ministro, dal 17 Novembre 1999 ad oggi. Dal canto suo, il secondo uomo “nuovo” del panorama politico tunisino, Fouad Mbazaa o Fouad Mebazaâ o Fūad al-Mebaza, è stato ininterrottamente, già dall’epoca del Presidente Bourguiba: Sindaco-Governatore di Tunisi dal 1969 al 1973; Ministro della Gioventù e dello Sport dal 30 Novembre 1973 al 1978; Ministro della Sanità dal 13 Settembre 1978 al 1979; Ministro Degli Affari culturali e dell’Informazione dal 7 Novembre 1979 al 1981; Ambasciatore presso le Nazioni Unite di Ginevra dal 1981 al 1986; Ambasciatore in Marocco dal 1986 al 1987; di nuovo, il 27 Ottobre 1987, Ministro della Gioventù e confermato nel medesimo dicastero, il 7 Novembre 1987, dall’appena insediato Presidente Ben Ali, fino alla sua nomina, il 14 Ottobre 1997, a Presidente della Camera dei deputati, nonché, dal 15 Gennaio 2011 ad oggi, Presidente della Repubblica ad interim, in applicazione dell’articolo 57 della Costituzione tunisina; il tutto, ovviamente, senza contare che dal 1969 al 1987 ha fatto parte del Partito Socialista Desturiano (PSD), il partito unico di Bourguiba, e dal 1987 al 18 Gennaio 2011, è stato addirittura membro dell’ufficio politico del Raggruppamento Costituzionale Democratico (RCD), il partito unico di Ben Ali.

Capisco la Casa Bianca e la maggior parte delle Capitali europee… che, oggi – come se il caso tunisino fosse improvvisamente balzato fuori dal cappello di un mago – si affrettino a congelare ovunque gli averi della famiglia Ben Ali e di sua moglie Leïla Trabulsi (quando, invece, li pirateggiavano liberamente nel loro Paese e li versavano copiosamente nei numerosi conti delle diverse banche occidentali, andava benissimo!), avendo aggiuntivamente la faccia tosta di dirsi francamente sorpresi e profondamente scandalizzati dai metodi di governo di un uomo di Stato che – grazie ai loro indicibili ed inconfessati interessi – è stato incessantemente ed impunitamente al potere per ben 23 anni.

Ma figuriamoci – potrebbero ribattermi i miei  pseudo “colleghi” della stampa embedded… – se i Governi occidentali potevano saperlo o sospettarlo! Tanto più che nella sua biografia ufficiale, l’ex Presidente tunisino, ora in esilio, tendeva pomposamente a sottolineare: «Liberale per convinzione, oltre che per temperamento, il Presidente Ben Ali fa della Tunisia un paese pioniere in materia di difesa dei diritti dell’Uomo. Una concezione globale che coniuga i diritti economici, sociali e culturali con i diritti civili e politici» [leggere QUI]. E poi, perbacco, non dimentichiamolo: il Presidente Ben Ali, con in concorso dell’UNICEF, aveva solertemente reso obbligatori, in tutte le scuole e le università del suo Paese, i corsi sulla Shoa!

Io, invece, già dal 5 Maggio del 1990, sul Journal de Genève [si veda l’articolo intitolato: Le régime tunisien côté cour, pp. 1 e 2] che cosa osavo scrivere a proposito del suo regime?

«(…) centinaia di prigionieri politici marciscono nelle galere di Sawaff, El-Houareb, Borj Errouni o Tunisi. I partiti politici, a dispetto della loro legalità acquisita, sono sistematicamente impediti a svolgere la loro attività. Ed i loro principali leader, sono costantemente tenuti nel collimatore della polizia…».

E, nel 1991, nell’introduzione di uno dei miei libri (Gli occhi bendati sul Golfo, Jaca Book, Milano, 1991, pp. 12 e 13), così mi permettevo di  ribadire: «Nonostante l’eliminazione politica del “Combattente supremo” (l’anziano Habib Bourguiba) nel 1987, la Tunisia ed il regime del Presidente Ben Ali continuano a degenerare. Eppure una promessa di liberalismo politico, mai mantenuta, aveva fatto posto alle  «tempeste di sabbia» originate da Bouguiba negli ultimi anni del suo «regno». Poi, quasi immediatamente, Ben Ali si è ricordato che era stato allievo della scuola militare francese di Saint Cyr, che era stato responsabile della polizia tunisina e ministro degli Interni. Il suo regime si è quindi strutturato ad immagine di un sistema poliziesco ed inquisitore. Inutile meravigliarsi dell’assenza di libertà di stampa e d’opinione, nonché della mancanza di elementari garanzie legali e costituzionali. La società tunisina è in effervescenza: i conflitti sociali aumentano d’intensità, la repressione s’intensifica e le prigioni sono piene».

Ora, di due cose l’una: o il sottoscritto, in quel tempo, era (e continua ad esserlo tutt’oggi…) uno sfacciato, incallito e fraudolento ingannatore dell’opinione pubblica, al servizio, magari, di qualche recondita e pericolosissima causa sovversiva mondiale; o gli Stati ed i Governi occidentali che per ben 42 anni (19 durante la presidenza Bourguiba + 23 anni, nel corso di quella di Ben Ali) hanno sistematicamente, proditoriamente ed interessatamente chiuso gli occhi sull’effettiva realtà tunisina, lo hanno fatto, come al solito, per il “bene dell’umanità” o per contrastare il “terrorismo islamico”… Vale a dire, in questo caso, per meglio potersi assicurare: il controllo delle miniere di fosfati e di ferro di quel Paese; il monopolio delle sue forniture militari; la possibilità di installare, nelle sue contrade – a bassissimo costo – la maggior parte delle industrie manufatturie europee; il vantaggio di potere liberamente ed impunemente scaricare sotto le sabbie dei suoi deserti – a prezzi irrisori – innumerevoli e rischiose scorie radioattive ed infinite tonnellate di fastidiosi ed ingombranti cascami biologici e chimici fortemente inquinanti; l’esclusiva fondiaria o commerciale sui numerosi alberghi, residence, casinò, sontuose ville e molteplici ed accoglienti infrastrutture turistiche e balneari; senza contare il comodato d’uso – da parte della VI Flotta USA – dell’ampio e strategico Porto militare di Biserta.

Insomma, in proposito, decida il lettore!

La prova del nove, in ogni caso, l’avremo nelle prossime settimane. Vedremo, allora, se il popolo tunisino continuerà a farsi perennemente turlupinare dai soliti furbacchioni dei Governi occidentali o se, al contrario, memore delle numerose e reiterate fregature già incassate nel corso del suo recente passato, continuerà nella lotta ad oltranza, per potere finalmente riconquistare quella libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare che, fino ad ora, gli sono state ignominiosamente negate.


Alberto B. Mariantoni ©

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks