Strano. Bersani è diventato un leone

Simone Migliorato

In un momento Pier Luigi Bersani è diventato un leone. Ha annunciato difatti al Lingotto di Torino, nella reunion dei suoi nemici veltroniani (“Fuori del 900” era lo slogan), che se il Partito Democratico va ora alle elezioni le vince. Fino all’altro ieri però lo spettro delle elezioni anticipate era un incubo per il PD. Anche i finiani che avevano cercato la strada della crisi istituzionale e di un governo tecnico per rovesciare Berlusconi, oggi si sentono pronti per le elezioni che fino a ieri erano un tabù. Loro con tutto il Terzo Polo.

Verrebbe da chiedersi cosa è successo? Come è possibile che il PD, un partito che riesce ad entrare in crisi interna ogni due mesi, che non ha una strategia comune (neanche appunto sul fronte elettorale), che perde tutte le primarie che convoca, che è sotto scacco di Di Pietro, di Vendola e di qualunque possibile alleato, beh, come può in un giorno “sentirselo così duro” da voler andare alle elezioni? E cosa è successo a Fli e a i suoi alleati? Era giustificata in fin dei conti la loro paura di elezioni anticipate con una Lega fortissima e un consenso comunque solo virtuale e non ancora accertabile materialmente. Ma tutto cambia in un minuto, tutto si trasforma e tutto si agita verso quel grande traguardo che agita la politica italiana: morire tutti democristiani…

Sono bastate le parole di sconcerto del Papa e dell’Avvenire per dare coraggio a chi sembrava avere paura. Sono bastate le parole di Santa Romana Chiesa sullo scandalo Ruby, contro la mancanza di etica della politica per ringalluzzire i nostri prodi. Che ritrovano la loro forza senza creare un alternativa plausibile all’egemonia del Drago. E soprattutto sembrano invece aver trovato soluzioni e soprattutto elettori, in quell’area cattolica delusa dalla vita privata di Silvio Berlusconi.

Il sindaco di Torino Chiamparino, quello stesso che si schierava con Marchionne e contro la FIOM (tanto per citare l’alternativa al sistema), oggi dice che bisogna intercettare quel “voto deluso”. Walter Veltroni che appunto ci vorrebbe fuori dal ‘900 e dalla sue ideologie, ci propone un partito a vocazione maggioritaria, che non può allargarsi a sinistra ma deve farlo verso il centro. Difatti è l’UDC, il maggior partito post-democristiano in Italia, ad essere ancora una volta il piatto più ambito della tavola politica italiana. E’ per questo che gongola il Terzo Polo, avendo tra le sue file Casini, ed essendo quindi il punto di riferimento per codesti cattolici delusi da Berlusconi.

Ma delusi da cosa? Delusi dalla battaglia reazionaria del governo Berlusconi sul testamento biologico? Delusi dall’enclave laziale berlusconiana, che con la reggente Polverini distrugge i consultori e si sposta verso strutture sanitaria cattoliche? Delusi dai finanziamenti alle scuole private cattoliche che non vengono toccati dalla riforma Gelmini che invece distrugge la scuola pubblica? Delusi dai deliranti Forum sulla Famiglia o dall’astio nei confronti dei diritti civili? In fin dei conti Berlusconi bilancia molto bene i suoi scandali con le elargizioni fatte al mondo che gira intorno alla chiesa di Roma.

Certamente c’è il rischio di generalizzare, poiché il mondo cattolico è un mondo variegato ed esteso, e sono molti i credenti che non si sentono rappresentati da Berlusconi nonostante le sue politiche oscurantiste. E non lo amano come non lo amiamo noi per un milione di motivi, non solo per i suoi scandali privati. Ma non si possono vincere le elezioni “intercettando” e “convincendo” o ricreando qualcosa a cui sentiamo di non appartenere. Nessuno di noi insomma vuole morire berlusconiano. Ma nemmeno vogliamo essere inghiottiti dalla Balena Bianca, che anche se tinta di verde e di rosso, ci fa schifo lo stesso.

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