Le donne e Silvio. La trappola del moralismo

Angela Azzaro

Il giudizio sui comportamenti privati di Silvio Berlusconi è estremamente critico. E parte dalla convinzione che non si tratta di questioni private, ma pubbliche. E quindi come tali vanno trattate: cioè come questioni altamente politiche. E’ la posizione articolata di un gruppo di donne, intellettuali, giornaliste, politiche che hanno scritto sull’ultimo numero de Gli Altri. Ma proprio a partire da una critica così radicale sono altresì convinte che oggi a prevalere non sia il giudizio politico, ma quello o moralista o voyeurista.

Anche davanti alle nuove intercettazioni –  che comunque sarebbe stato meglio non rendere pubbliche – la reazioni dei giornali e dei politici sembra perlopiù viziata da questo atteggiamento.  Non si vuole capire e ragionare criticamente, ma condannare. E alla fine chi ci va di mezzo sono sempre le donne.

Nello speciale de Gli Altri, da domani in edicola, trovate firme come quella di Lea Melandri, Ritanna Armeni, Paola Concia, Elettra Deiana, Susanna Schimperna, Aurelio Mancuso. Sono voci fuori dal coro, rispetto a chi tra le donne e gli uomini di sinistra ha deciso di andare sabato in piazza a Milano per manifestare contro Berlusconi e i suoi festini.

Perché fuori dal coro? Perché ritengono principalmente che la posizione moralista oggi dominante abbia una serie di effetti molto insidiosi e boomerang rispetto alla situazione che a parole si dice di voler cambiare:

1)      Per battere Berlusconi serve infatti un’analisi e una critica più serie. Se ci si ferma solo a si suoi comportamenti, senza comprenderne il radicamento profondo in questa società, si rischia una personalizzazione che lascia intatte le dinamiche sociali e soprattutto non cambia niente nel rapporto uomo donna.

2)      Si mettono le donne le une contro altre. In questo caso le escort contro le donne buone. Ma questa dicotomia ha segnato la storia dell’umanità e andrebbe definitivamente messa in discussione.

3)      Tutta l’attenzione è concentrata sulle donne coinvolte nella storia e Berlusconi non viene mai raccontato nella sua dimensione di uomo, cioè nella sua dimensione maschile. E’ il perverso e il pazzo. E se fosse invece un uomo normale?

Insomma c’è il rischio che in nome di una presunta moralità si voglia riportare la società indietro di 40 anni. Non si tratta di difendere i festini di Lele Mora, ma di capire che non è tornando a un modello di società perbenista e proibizionista che si supera lo spettacolo offerto dalle intercettazioni.

Il salto da fare, dicono queste donne, è molto più ampio. E’ un salto complessivo della politica, che deve rimettere al centro il rapporto tra i sessi e quella parte della vita privata che, sempre espunta, è invece il cuore dell’agire pubblico e che, se tenuta sotto il tappeto, ritorna nelle forme esasperate di questi giorni.

Un discorso così fatto sarà poco strumentalizzabile dall’opposizione, ma è molto più alternativo al berlusconismo di molte battute e battutacce fatte da alcuni leader. Richiede però fatica e anche la messa in discussione della propria parte politica, cosa che in pochi – abbiamo capito – sono disposti a fare.

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