Feltri: ora è santo. L’informazione va giù

Angela Azzaro

Non sono stata tra coloro che hanno tentato di dimostrare in tutti i modi che Vittorio Feltri fosse il diavolo. Anzi, trovavo gli attacchi all’ex direttore del Giornale assolutamente capziosi e sempre schierati dentro quello che si rivela sempre più uno scontro di civiltà per il potere. Da una parte Berlusconi, dall’altra l’asse Repubblica-Debenedetti-Marchionne che, come dimostra l’accordo Fiat, non è meno padronale e meno condannabile delle politiche berlusconiane.

Oggi, davanti al nuovo affaire Feltri sono tanto più spiazzata e sbalordita:  il giornalista che prima veniva denigrato e accusato di essere il male in persona è diventato quasi un santo. O meglio, per gli ex amici è diventato un traditore, per gli ex nemici addirittura un compagno (è questo il titolo che sia pur ironicamente faceva domenica il Fatto come apertura del giornale).

Elemento del contendere sarebbe l’infedeltà dimostrata da Feltri nei confronti di Berlusconi: non solo infatti ha lodato l’intervento del ministro dell’economia quello in cui parlava del fatto che la crisi non è finita, ma avrebbe addirittura prima detto e poi negato che Berlusconi non può aspirare al Quirinale dopo frequentazione con le escort.

Giustamente sul Corsera, Pierluigi Battista scrive che la politica italiana sembra essere caratterizzata dall’ossessione del tradimento. Appena uno pensa o fa qualcosa diversamente dal gruppo di appartenenza, scatta la scomunica, i sospetti, la denigrazione di colui o colei che fino all’altro giorno era un alleato. Bravo, Battista. Niente da aggiungere.

Ma c’è un altro elemento che colpisce in tutta questa vicenda di “ex”, tradimenti, complotti e “metodi Boffo”, metodo che inventato dallo stesso Feltri per far fuori un avversario politico-giornalistico, oggi verrebbe, secondo il Fatto, applicato contro di lui, dopo il passaggio dal Giornale a Libero, nella veste anche di editore.

L’elemento che colpisce di più è l’autoreferenzialità dei giornali. Invece di parlare dei fatti del mondo, di ciò che accade, di che cosa è davvero questa crisi che non è finita, titolano aprendo le varie edizioni su di loro o sul nemico che scrive in un altro quotidiano. Certo, sarebbe interessante capire che cosa sta accadendo nel campo dell’editoria italiana, un settore in vero subbuglio. Basti pensare proprio al nuovo ruolo di Feltri che entra come editore nel giornale di Angelucci, il quale imprenditore decide di tenere Libero, ma di mollare Il Riformista che perde il suo direttore, Antonio Polito, in attesa di nuovi investitori. Tutto questo mentre i tagli prima smentiti e poi di nuovo in vista, minacciano ancora una volta testate storiche come il manifesto.

Ma sarebbe ancora più interessante capire quali poteri si stanno muovendo e come il potere dell’editoria si intrecci con i nuovi scenari politici. Sarebbe interessante perché forse scopriremmo che dietro tanti giochetti di Palazzo si sta consumando, a nostro danno, un altro pezzo di democrazia e partecipazione. Il dubbio cioè è quello che dietro tanta autorefenzialità ci sia la volontà di non dire come siano veramente le cose per poterle manovrare meglio.

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