Caso Battisti. L’italietta chiede l’estradizione

Angela Azzaro

Tra le varie dichiarazioni assurde che si sono sentite in questi giorni sui giornali a proposito del caso Cesare Battisti, quella veramente più incredibile la si può leggere nell’intervista fatta su Repubblica a Alberto Torregiani. «In tutti questi anni – dice – mi ha sempre colpito l’arroganza di Battisti, non ha mai chiesto scusa». Torregiani è il parente di una vittima. Un parente speciale. Il padre fu ucciso a Milano nel 1979 da un gruppo di Proletari armati per il comunismo. Battisti è ritenuto colpevole di essere il mandante. Durante l’agguato mortale, un uomo estrasse la pistola e un proiettile ferì il figlio alla colonna vertebrale. Da allora non cammina. E si capisce che debba essere un po’ arrabbiato.

Quello che non si capisce è il perché pretenda da una persona che si dichiara innocente di  chiedere scusa e perché Repubblica, così come quasi tutta la stampa italiana, possa pensare che è dando parola ai parenti delle vittime che si possa fare giustizia. La giustizia, intesa diversamente da come la intende il Vecchio testamento, cioè occhio per occhio…, non si può fondare sul desiderio di vendetta, sul risarcimento morale dei parenti delle vittime, ma sulla possibilità o meno di stabilire la verità.

Il Brasile, nonostante le pressioni internazionali, ha ritenuto che manchino in Italia le condizioni per accertare la verità. Come dare torto a giudici latinoamericani? L’accanimento di queste ore per l’estradizione di Battisti dimostrano che non c’è nessuna serenità, né nessuna voglia di accertare la verità. Si tratta quindi di lesa maestà nei confronti della nostra magistratura? Può darsi, ma del resto le pressioni perché venisse presa una decisione opposta sarebbero state in egual misura una lesa maestà nei confronti della giustizia brasiliana e degli accordi internazionali. La possibilità di negare l’estradizione esiste, piaccia o non piaccia.

Il punto quindi è capire che cosa ha scatenato la bagarre. Che una volta tanto vede uniti destra e sinistra (non tutta per fortuna). Il Fatto e Il Giornale diversi solo nell’individuare il colpevole: per il primo è Berlusconi, per il secondo è più colpevole Lula. Il motivo di queste posizioni trasversali va cercata nel bisogno di vendetta che caratterizza la nostra società. E’ un bisogno appunto ben rappresentato nei diversi schieramenti politici, e che si chiama giustizialismo. Quanto poco il giustizialismo abbia a che fare con la giustizia è inutile dirlo.

Il caso Battisti riapre una ferita, questo è sicuro. Ma una ferita che non si rimargina perché gli anni Settanta e Ottanta non sono stati terreno di vero confronto, ma terreno spesso di strumentalizzazioni. Oggi in particolare sembra prevalere non la volontà davvero di capire che cosa è accaduto, che cosa ha generato la violenza. Sembra prevalere invece il bisogno di vendetta. Per questo appare assurdo che sia proprio Battisti a diventare il simbolo del male su cui inveire e a cui attribuire una valenza che non ha. Battisti è Battisti, e i conti con la storia non si fanno pensando di scaricare tutte le responsabilità su un singolo.

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