Acca Larentia. Tutto quello che non sai

Raffaele Morani

INTRVISTA VALERIO CUTONILLI

La sera del 7 gennaio 1978, un commando dei “Nuclei armati per il contropotere territoriale” attaccò a raffiche di mitraglietta cinque militanti del Fdg che uscivano dalla sezione del Msi di Appio Tuscolano a Roma, in via Acca Larentia. Tre giovani riuscirono a rientrare dentro e chiudere la porta blindata della sezione, riuscendo così a salvarsi, mentre altri due vennero falciati e morirono poco dopo. Si chiamavano Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, avevano diciannove anni. Poche ore dopo, scoppiarono incidenti tra un centinaio di neofascisti accorsi sul luogo e carabinieri presenti in forze. La causa scatenante fu una cicca gettata su una pozza di sangue da un teleoperatore che stava riprendendo il punto dov’era caduto Ciavatta. Come ricostruisce il giornalista Ugo Maria Tassinari in Fascisteria, si scatena la rissa e «Alcuni militanti pestano il malcapitato, altri prendono a calci una civetta dei carabinieri, che reagiscono con un fitto lancio di lacrimogeni. Anche il segretario nazionale del Fronte, Gianfranco Fini, è ferito a una gamba da un candelotto. Dalla parte in cui sono radunati i giovani missini si sentono degli spari, i carabinieri rispondono. Un altro militante del Fdg, Stefano Recchioni, muore (dopo due giorni di agonia), ucciso da una pistolettata in fronte  sparata dal capitano Eugenio Sivori». I morti di quella che è passata alla storia come la “strage di Acca Larentia”, non hanno ricevuto giustizia e quei fatti alimentarono ulteriormente le tensioni tra gli opposti estremismi, secondo lo storico Giorgio Galli è legittimo il dubbio che l’agguato sia stato “commissionato” ad elementi esterni al terrorismo politico, proprio con la finalità di aumentare il livello dello scontro di piazza tra rossi e neri (1). Esce in questi giorni un libro per le Edizioni Trecento che ricostruisce la vicenda e cerca di rispondere ai tanti interrogativi rimasti senza risposta. Il libro si chiama Acca Larentia – quello che non è mai stato detto,  è disponibile soprattutto nelle librerie specializzate o in quelle on line, può essere acquistato direttamente sul sito www.edizionitrecento.com. Gli autori sono Valerio Cutonilli e Luca Valentinotti,  due avvocati che hanno studiato per alcuni anni il caso storico-giudiziario di Acca Larentia. Cutonilli è stato anche avvocato di Luigi Ciavardini e si è occupato di un altro grande mistero italiano come la strage alla stazione di Bologna (è uscito qualche anno fa sempre per le Edizioni Trecento il suo Bologna 2 agosto 1980, Strage all’italiana). Abbiamo rivolto a Valerio Cutonilli alcune domande.

R.M

ACCA LARENTIA
Raffaele Morani intervista Valerio Cutonilli

Cosa ha rappresentato la strage di Acca Larentia avvenuta il 7 gennaio 1978, con l’assassinio di da parte di un commando terrorista di sinistra dei due militanti del Fronte Della Gioventù Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, e l’omicidio sullo stesso luogo poche ore dopo di Stefano Recchioni, un altro militante ucciso però dai carabinieri?

Le tragedie di Acca Larentia rappresentano un momento d’elevata criticità. Sia per l’ambiente di destra che viene colpito in modo diretto, prima dall’eversione rossa e poi dalle istituzioni. Sia per l’intero paese. La sera del 7 gennaio, infatti, venne annunciato a tutti il 1978, l’anno terribile che ha mutato il corso della storia italiana. La classe politica però se ne accorse solo due mesi dopo, con l’agguato brigatista di via Fani.

E’ stato detto da qualcuno che dopo Acca Larentia “nulla fu più come prima”, sebbene le azioni dei Nar e dello spontaneismo armato siano iniziate qualche mese prima di Acca Larentia (penso ad alcune rapine e all’omicidio di Walter Rossi). E’ indubbio però che dopo quella data ci sia stata un’aumento esponenziale di adesioni ed azioni dello spontaneismo armato, cosa ne pensi?

La tua osservazione è corretta. Acca Larentia non rappresenta un fulmine a ciel sereno. Sembra costituire, piuttosto, un momento di ulteriore destabilizzazione per la città, forse in vista del grande evento di marzo: il sequestro Moro. L’eccidio imprime – in modo evidente – una forte accelerazione alla degenerazione terroristica, già in atto dalla fine dell’anno precedente, di una parte dell’estrema destra.

Ci potresti dire brevemente il perché del sottotitolo: “quello che non è stato mai detto”?

Il libro contiene informazioni, ricavate dai fascicoli di diverse istruttorie, che non sono mai state divulgate all’opinione pubblica. Alcune di esse riguardano la pistola mitragliatrice Skorpion (utilizzata nella strage, e che sparò in altri tre omicidi, firmati dalle Brigate rosse: quelli dell’economista Ezio Tarantelli, dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Roberto Ruffili. n.d.r.) e, come vedrete, sono davvero sbalorditive.

Esiste un filo rosso che lega i fatti narrati nel libro agli altri omicidi commessi a Roma negli anni settanta contro militanti di destra?

Questo è punto fondamentale. Noi riteniamo di sì. Le evidenze acquisite ci portano a escludere la tesi “riduzionista” per cui la strage di Acca Larentia sia da attribuire al cosiddetto terrorismo diffuso. Bisogna chiedersi, piuttosto, se a Roma in quegli anni abbia agito una struttura occulta che forgiava le nuove aggregazioni attraverso il fuoco dell’antifascismo;

Gli omicidi di Ciavatta e Bigonzetti sono rimasti senza colpevoli, mentre quello di Recchioni senza condanne, visto che l’ufficiale dei carabinieri responsabile fu prosciolto in istruttoria. E’ possibile ora dopo tanto tempo scoprire la verità?

Difficile capire se sia possibile. Sicuramente è doveroso. Il debito di verità, contratto la sera del 7 gennaio 1978, non può cadere in prescrizione.

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1)     Giorgio Galli, Piombo rosso. La storia completa della lotta armata dal 1970 a oggi, Baldini Castoldi Dalai, 2007

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