Valle Giulia ancora, brilla la luna…

Annalisa Terranova

intervista Antonello Venditti

L’intervista che segue è stata pubblicata oggi, 2 dicembre, sul Secolo d’Italia. E’ ripresa qui per gentile disponibilità dell’Autrice e della Direzione.

La redazione

GLI STUDENTI CANTANO IL FUTURO
Annalisa Terranova

Gli studenti non si danno per vinti, continuano a occupare le facoltà, continuano a mobilitarsi nelle scuole medie superiori. L’impressione che se ne ricava è quella di una voglia di partecipazione che, se resterà aliena da vecchi ideologismi, può solo far bene al paese, al di là delle posizioni ultrareazionarie di chi risponde al fenomeno con lo scontato adagio: «Andate a studiare». Repertorio classico – scriveva ieri Michele Serra – della «destra d’ordine e di manganello». Una destra che ha sempre rinunciato pregiudizialmente al confronto con i giovani. Una destra, ma per fortuna non l’unica. «Macché andare a studiare – aggiunge Antonello Venditti, animatore della protesta sui tetti della facoltà di Archiettura a Roma – questi stanno salvando il futuro del paese. Tutti noi dovremmo sentire come nostre le loro ragioni».

Possibile, la salvezza viene dai bamboccioni?

Questa mobilitazione ha dato una scossa di vera democrazia all’Italia, riavvicinando le categorie, non più ripiegate su interessi di settore, ma preoccupate per il futuro. Una cosa che dovrebbe stare a cuore a tutti. I giovani sono stati sottovalutati, mal considerati: li hanno chiamati bamboccioni, fannulloni, li hanno dipinti come teledipendenti, dediti solo alla droga e alla discoteca. Ora sono protagonisti di un riscatto, è questo quello che va visto nel profondo di questa protesta, che non è solo dei ricercatori e degli studenti, ma è dei precari, degli operai, dei magistrati, di tutti quelli che guardano al futuro.

Berlusconi ha detto che i ragazzi dovrebbero pensare a fare la corte alle studentesse, invece di fare i cortei.

Berlusconi dicendo queste cose ha creato un dibattito profondo nella destra che ha generato il fenomeno di Futuro e libertà, la cui esistenza dimostra che esiste in Europa una destra democratica che non è certo quella berlusconiana. Una destra che dialoga con la sinistra nel reciproco rispetto perché da tutte e due le parti c’è l’interesse a una visione dell’Italia di domani.

Per questo avete invitato i deputati di Fli sul tetto di Architettura?

Proprio io ho spinto in questa direzione e penso di avere fatto bene perché i deputati che hanno aderito all’invito sono stati onesti, franchi. Da parte di Fli ho trovato un approfondimento sui temi della legge che è merce rara. Certo, hanno votato a favore, ma questo è recuperabile. Io penso che il voto del 14 dicembre renderà chiaro all’Italia che il paese ha bisogno di una nuova sinistra e di una nuova destra, moderne e dialoganti. Io guardo a Fli come una cosa veramente importante, un canale di libertà, la possibilità di una nuova Italia. Fuori da questa esigenza non c’è democrazia ma populismo.

D’Alema dice che destra e sinistra possono stare insieme in un governo di coalizione per risollevare le sorti del paese. È d’accordo?

Tutto può essere purché il fine sia quello di ricostruire l’Italia in modo corretto, lasciando che la verità emerga. Prima ognuno diceva la sua verità, senza assumere il punto di vista degli altri. Questa protesta studentesca è importante anche per questo, per il dialogo che instaura, perché avvicina pezzi di società e chiede leggi condivise a partire da principi non negoziabili: il diritto al futuro e la salvaguardia della scuola pubblica.

Tornando alle proteste, ci sono stati anche scontri, forse eccessivamente drammatizzati, soprattutto a Roma. Che ne pensa?

A me sembra che sia stato il governo a drammatizzare alcuni episodi ma, visto che ho vissuto altre stagioni di violenza, posso dire che in questo caso siamo dinanzi a piccole cose. Il massimo della violenza è stata l’occupazione dei grandi beni culturali: è importante che tutto riparta dal Colosseo, dalla Torre di Pisa, dal centro storico di Firenze proprio per far capire che quei simboli sono la nostra ricchezza, il nostro futuro, che la cultura va valorizzata perché è l’energia del paese. Questi studenti sono costruttori di buon senso e di mobilitazione civile e non distruttori. È chiaro che si beccano gli sberleffi del principe, ma al principe non bisogna neanche rispondere. Il suo tempo è scaduto.

Se dovesse scegliere una colonna sonora per questo movimento?

No. La cosa incredibile e al tempo stesso importante che abbiamo voluto fare è che ognuno di noi si è attivato come cittadino comune, rinunciando a quello che abbiamo realizzato nel campo artistico, per cantare la canzone del futuro sul tetto di Architettura. Una canzone comune, collettiva, la canzone del cittadino. Tanti artisti sono saliti sul tetto ma ciascuno è stato bene attento a non dare l’idea che si tratti di una mobilitazione dello spettacolo. Questa partita ci riguarda tutti in quanto italiani, uomini e donne di spettacolo e uomini e donne che fanno altre professioni. Io, poi, sono e resto me stesso: sul tetto o in un albergo di lusso.

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