Il Fondo Quotidiano – dicembre 2010

Il Fondo Quotidiano è una costola del Fondo Magazine. Nasce dall’esigenza di restare nella cronaca giornaliera tra una edizione e l’altra della casa madre settimanale. A differenza della matrice che accoglie abitualmente scritti eterogenei, FQ esprime esclusivamente la linea editoriale.

La redazione

.


TOH!!!
PURE I TEDESCHI LO FANNO…

Bielefeld (Germania), 13 gennaio 2010 – E’ proprio vero che il mondo si sta globalizzando e, di resa in resa, si vanno abolendo le differenze di cultura. Voi dove collochereste questo fatto: padre evira il fidanzato (57 anni) della figlia adolescenziale (17 anni) perché lo ritiene troppo adulto per lei. Vabbeh! Vi tolgo il dubbio: è accaduto in Germania e i protagonisti sono tutti tedeschi.

«Ho ricevuto una telefonata anonima a casa e mi hanno detto che mia figlia ha una relazione con un uomo di 40 anni più vecchio di lei. Sono venuto in commissariato, ma mi avete detto che non potevate impedire questa relazione. Allora l’ho fatto io. L’ho visto come il mio dovere di padre», ha dichiarato Helmut Seifert, responsabile dell’azione castrante.

Non oso pensare alle conseguenze di opinione se il fatto si fosse svolto all’interno di una famiglia musulmana, magari immigrata. Le belle e nobili anime mosse dal superiore sentimento dei nostri primati di civiltà europea avrebbero scandito tutto il rosario degli anatemi contro i perfidi tabù maghrebini.

Il problema vero è che al fondo dell’anima dell’uomo gli istinti sono globalizzati fin dall’origine. La cultura, al massimo, li può moderare, non estinguere. E, al fondo del fondo, sta pur sempre il fatto che le donne, soprattutto se minorenni, sono sempre di proprietà di qualcuno. E se il diritto di possesso non si esercita con qualche violenza su di loro, si proietta il diritto-dovere sull’attentatore alla loro virtù.

Alla fine, gira che ti rigira, sono sempre le gioie della famiglia a donarci queste perle.

m.r.

LA BANCA È LA TUA CASA
CI SARÀ UN MOTIVO SE SONO UNO SFOLLATO

DEBITO PUBBLICO
DUBLINO, ATENE: ADESSO ROMA VIENE

Roma, 9 dicembre 2010 – Monsieur Jean-Claude Trichet, Presidente della Banca centrale Europea, si dice preoccupato per il sistema bancario del Vecchio Continente. Detto da chi  quel sistema lo sovrintende è già indizio di malaugurio. Quanto meno, le tesorerie degli stati della zona Euro dovranno mettere di nuovo mani al portafoglio per soccorrere quei noti istituti filantropici a rischio di collasso che sono le banche.

Ma non finisce qui. Sempre Trichet fa sapere che il debito pubblico dei medesimi stati segna, sì, un generico stabilizzarsi intorno all’88 per cento del Pil nazionale, ma con quattro eccezioni: Grecia, Irlanda, Belgio e Italia che supereranno di gran lunga, nel 2011, la soglia del 100 per cento del Pil.

L’Italia, per esempio, nel 2010 ha già toccato il suo record storico arrivando a quota 112 per cento. Vale a dire: a fronte di una produzione interna lorda (Pil) pari a 100, per mantenere in efficienza la macchina nazionale siamo costretti a mendicare un altro 12 per cento di valuta fresca per non collassare economicamente. E si tratta di miliardi di euro.

Fino ad adesso, abbiamo fatto fronte alla situazione con un escamotage noto fin dalla notte dei tempi con esiti che hanno segnato la fine di imperi di gran lunga più illustri della nostra Repubblica: per pagare le rate del debito, mi indebito di più. L’emissione dei nostri titoli di stato rappresenta, sì, una ciambella di salvataggio per l’immediato. Ma non risolve, anzi aggrava, la nostra esposizione debitoria.

L’ultima asta dei bot ha fatto entrare nelle casse italiane 30 miliardi di euro. Ed è stata una boccata d’ossigeno che ci ha dato altri tre mesi di sopravvivenza. Da alcune fonti si ventila la possibilità che all’asta di gennaio 2011 possano essere emessi titoli per un valore di 120 miliardi di euro. E la speranza è che vadano venduti. E se non lo fossero? Dublino, Atene: adesso Roma viene…

m.r.

WANTED DI LIBERO
CONTRO I FIRMATARI FLI
DELLA MOZIONE DI SFIDUCIA

Milano, 4 dicembre 2010 – Pochi giorni fa [leggi QUI] sono stato accusato da Il Giornale di essere “accecato dall’odio ideologico”.

Nel brillante (?) corsivo che conteneva l’accusa, mi si rinfacciava di aver confuso un manifesto, cito testuale: «tipo “Wanted”», come quello che raccoglieva le firme contro il Commissario Calabresi nel lontano 1971, e la petizione contro Roberto Saviano promossa proprio dal giornale di Vittorio Feltri, qualche settimana fa.

Oggi,  Libero (sì, lo so: sono due testate diverse ma il fronte è lo stesso, la proprietà finale pure e le prassi che adottano sono identiche), esce con la prima pagina riprodotta sopra. Con tanto di mail per spedire ai reprobi gli insulti che si meritano.

Il testo che accompagna il manifesto è questo:

«La maggior parte di loro erano perfetti sconosciuti. Alla Camera ci sono arrivati solo ed unicamente perché sulla scheda, nel 2008, c’era scritto Silvio Berlusconi. Ora, capeggiati dal leader di Futuro e Libertà, Gianfranco Fini, vogliono sfiduciare un governo che nelle ultime consultazioni non ha vinto, ma stravinto. Libero oggi ha reso note le email – pubbliche – di tutti e 45 i deputati. I cittadini indignati dal ribaltone potranno così far sentire la loro voce ai diretti interessati. Potranno rivolgersi a quel gruppo di parlamentari che è pronto a sovvertire la volontà del popolo sovrano e ad affidare le chiavi di questo Paese a una maggioranza non legittimata dalle urne. Una maggioranza in cui, magari, si infilerà anche la sinistra. Un vero paradosso».

Ora, a parte la patente falsità dell’accusa rivolta ai firmatari della mozione di sfiducia di volersi accordare con la sinistra e sovvertire il risultato elettorale (quello che chiedono, in realtà, è che responsabilmente Berlusconi si faccia da parte, lasciando ad altro esponente del Pdl  la formazione di un governo di responsabilità allargato a Casini, non a Bersani o a Vendola per intenderci); a parte questo – dicevo – chi è che predica odio ideologico fino al punto di additare il nemico da colpire, con un linguaggio e una prassi da Far West?

Si tratta solo di spedire mail di protesta e non pallottole? Va bene e ci mancherebbe altro. Ma la logica non è la stessa?

m.r.

MOZIONE DI SFIDUCIA A BERLUSCONI
AREA DI RESPONSABILITÀ
E AREA DI IRRESPONSABILITÀ

Roma, 3 dicembre 2010 – Parte la mozione di sfiducia dell’area di responsabilità: Fli, Api, Udc, Mpa, Dl. E’ questa:

«La Camera dei Deputati, preso atto che la delicata situazione internazionale, la crisi economica e monetaria che aggredisce l’Europa e lo stato di malessere sociale di ampie fasce della popolazione italiana, richiedono la piena operatività di un governo solido e sicuro; alla luce dell’attuale inadeguatezza dell’esecutivo a garantire, oltre alle misure di contenimento del deficit, il risanamento strutturale della finanza pubblica e il sostegno della ripresa economica e dell’occupazione; auspicando l’avvio di una nuova fase politica della legislatura ispirata al senso di responsabilità nazionale e istituzionale, che punti a modifiche della legge elettorale per restituire ai cittadini la scelta degli eletti, con un governo capace di prendere le misure adeguate per evitare il declino del Paese e garantire il suo futuro civile e economico; esprime, ai sensi dell’art. 94 della Costituzione, la sfiducia nei confronti del governo».

Se ne può pensare tutto il male possibile, come fa il Capo di governo Silvio Berlusconi, ma non si può dire che la mozione non centri il nocciolo del problema: l’Italia rischia la bancarotta economica, come è accaduto a Grecia e Irlanda e, di fronte alla catastrofe, l’attuale Governo non dà segni di vitalità reagente. Anzi, per meglio dire, non dà proprio segni si sé, perso com’è nelle chimere del signor ghe pensi mi.

Debito pubblico in aumento costante, così come è in costante aumento la percentuale di disoccupazione dei lavoratori, ed entrate tributarie in calo. E’ questo il fronte, la prima linea su cui chi amministra questo Paese deve concentrare il grosso delle sue attenzioni. Vi sembra che l’attuale Governo ne dia prova?

Gli 85 firmatari dichiarano di non voler compiere alcun ribaltone. Escludono, in sostanza, qualsiasi ipotesi di schierarsi con la sinistra. Pretendono un nuovo esecutivo di centrodestra, allargato all’Udc, e un “passo indietro” di Berlusconi che favorisca una nuova leadership. Il nome più gettonato, al momento, è quello dell’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Il passaggio, qualora avvenisse, sarebbe di quelli meno traumatici per il Paese. Forse, al momento, il più idoneo in assoluto.

Ma il clima che si respira, per alitosi del piccolo cesare, è quello del “muoia Sansone con tutti i filistei”. Ed è questo il vero ed unico atto di irresponsabilità che si registra in queste ore.

m.r.

OMICIDIO SANDRI
FU VOLONTARIO. STABILITA LA VERITÀ

Italia, 2 dicembre 2010 – L’agente di polizia Luigi Spaccarotella è stato condannato a 9 anni di reclusione per l’omicidio volontario di Gabriele Sandri.

Personalmente, non mi conforta per nulla che Spaccarotella passi i prossimi 9 anni della sua vita in galera. Non credo che la punizione riscatti nemmeno un briciolo della vita del povero Gabriele stroncata da quella che considero una sciagura che segnerà per sempre, oltre  alla vittima, i suoi parenti ed amici ma, anche, l’autore del gesto criminale.

Mi importa, invece, che sia stata stabilita la verità. In primo grado si era parlato di omicidio colposo. Un delitto sul delitto: prima quello compiuto da un agente di polizia su un cittadino indifeso e, poi, quello della giustizia che declassava il fatto in accidente non volontario.

La sentenza di ieri – ripeto –  ristabilisce il vero: Spaccarotella sparò per uccidere senza alcuna necessità di pericolo immediato, né per lui né per altri.

Quello che agghiaccia è il commento rilasciato dal condannato alla notizia della sentenza: «Adesso so che non rientrerò più in polizia. So che sono stato abbandonato da tutti, anche da chi credevo amico. Sono scomodo, hanno paura di aiutarmi, di schierarsi con un perdente, con chi è stato giudicato ancora prima della sentenza. Questa sentenza era già scritta. Sono stato condannato quel giorno, al casello di Arezzo».

Agghiaccia per due motivi. Il primo: totale assenza di rimorso per il suo gesto che è costato la vita a un giovane. Il secondo: il rammarico per non poter riprendere il proprio servizio nel Corpo di polizia di Stato.

Nella somma dei due motivi sta l’atto di inconsapevolezza e quindi di irresponsabilità, della sua azione.

C’è un terzo grado di giudizio che attende la conferma della condanna espressa ieri: quello della Cassazione.

Qualunque sarà l’esito definitivo della giustizia ordinaria, di una cosa le superiori autorità di polizia devono dare garanzia: che mai più a una persona dotata di un così basso livello di autocoscienza sia dato il diritto di indossare quella divisa e di dotarla di un’arma da fuoco.

Per lui, la cosa vale come licenza di uccidere.

m.r.

MERCOLEDì 1° DICEMBRE
LOCOMOTIV, VIA S.SERLIO, 25/2
BOLOGNA
ORE 20.30

Bologna, 1° dicembre 2010 – Le associazioni Anchesetuttinoino, Faremondo ed Eur-eka, organizzano la conferenza “No alla Tessera del Tifoso – Perchè il Potere ha voluto introdurre la Tessera del Tifoso”. I relatori saranno Miro Renzaglia (scrittore e blogger) e Paolo Alberti (scrittore e ultras del Bologna FC). Saranno presenti delegazioni di alcune “curve” dell’Emilia Romagna.

Che piaccia o meno, le curve, e i gruppi ultras in modo specifico, rappresentano le ultime forme di aggregazione giovanile, svincolate dalle logiche del mercato. L’edilizia selvaggia, e la paura diffusa dai mass-media, hanno cancellato spazi come i cortili o i “campetti”, dove le generazioni precedenti socializzavano e crescevano “per la strada”; i centri commerciali hanno cancellato i rapporti di vicinato, tanto che i ragazzi, sempre più in stile statunitense, passano le giornate in quelli che il sociologo francese Marc Augè definisce “non-luoghi”, dove crescono tra vetrine dei negozi e multisale cinematografiche, totalmente slegate dal contesto storico e comunitario del luogo in cui sorgono; videogiochi e social network virtuali, stanno sempre più chiudendo la gioventù nelle proprie stanze, invece che vivere le piazze storiche e i ritrovi dei propri quartieri; ecc.

I ragazzi vivono sempre maggiori pressioni all’isolamento, a non condividere passioni e tempo con i loro coetanei, e, perché no, con persone più grandi che possano fornire loro esempi ed esperienze di vita. Tutto ciò deve essere mediato da una “merce” da acquistare, secondo le logiche del mercato.

Sarà forse un caso che un provvedimento come quello della “tessera del tifoso”, che nulla a che vedere con la sicurezza negli stadi (alla conferenza verrà ben spiegata e approfondita tale questione!), viene approvata proprio adesso, che la televisione del Presidente del Consiglio (Mediaset Premium) comincia a trasmettere su tutto il territorio nazionale le dirette delle partite di calcio? Tale fenomeno è riscontrabile anche nel calcio, che sta passando da “people’s game”, come lo definivano i sociologi inglesi, a “merce” da vendere a un pubblico medio-alto, che sia disposto a pagare cifre elevate per andare allo stadio, o che sia disposto a fornirsi di parabole e decoder.

Gli organizzatori della conferenza

.

.

I numeri arretrati di sono QUI

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks