Ernesto Terlizzi. Ombre di luce organica

Carlo Fabrizio Carli

Per ulteriori approfondimenti sull’opera di Carlo Terlizzi, si vedano sul Fondo gli altri articoli di Carlo Fabrizio Carli, “Premio Michetti 2010” e “Nel corpo della materia“.

La redazione


Da quasi un ventennio, vale a dire dall’esordio degli anni Novanta, Ernesto Terlizzi [nella foto], tra i più interessanti esponenti del contesto artistico vesuviano contemporaneo, attende, con molta coerenza, ad un serrato lavoro di pittoscultura, a un’indagine sulla materia e sul segno, in cui occupa un ruolo imprescindibile l’inserto oggettuale.

Ma non si intenda ciò nel senso di un interesse meramente fisico, esterno, infine retinico, intento a determinati stimoli di natura. L’attenzione dell’artista campano si spinge infatti intus et in cute, sotto la scorza della fenomenicità, e questo tanto in relazione alla realtà osservata/evocata, che all’attitudine dell’artista e conseguentemente del fruitore dell’opera, con l’intenzione di sondare la dimensione dell’io segreto. A ben vedere, questa circostanza non fa che confermare la continuità di intenti dispiegata da Terlizzi lungo l’intero svolgimento del suo lavoro, anche in fasi operative precedenti, coinvolgendo esplicitamente il fortunato ciclo di grandi disegni ad inchiostro di china (esposti, a suo tempo, al Premio Michetti di Francavilla al Mare), cui l’artista si era applicato già nel corso degli anni Settanta e Ottanta.

Qui il dato biomorfico, talvolta esplicitamente allusivo al corpo umano o a suoi organi, di tessuti e legamenti, trascendeva nondimeno queste pur motivate assonanze fisiche, anatomiche, per ritrovare più fondate istanze interpretative in un registro propriamente psicologico, mentale, metaforico, che, del resto, l’opera di Terlizzi, anche in tempi cronologicamente assai più prossimi, ben si presta ad interpretare.

Invece, nelle opere esposte in questa mostra romana presso la Galleria Consorti e in parte proposta proprio nell’ultimo Premio Michetti, l’artista opera inserendo su supporti lignei, rigidi, frammenti di tronchi, cartone e pietre; tutte presenze organiche e ricche di valenze segniche, che entrano in relazione con il segno pittorico, disegnativo. Terlizzi attende infatti, con la più grande attenzione, alla definizione cromatico-materica della pelle del quadro, che da fortemente marcata e perfino drammaticamente piagata e combusta, si è fatta ora austera, ascetica nella risoluzione monocromatica del bianco-nero.

Carlo Fabrizio Carli


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