“Dopo fascismo e antifascismo, pensando alle possibili aurore…”

Raffaele Perrotta

SE DEGNO, TITOLO DA NON DEFINIRSI

se si è desti ci si muove alle venture. siamo di continuo nell’ordine di mettere ordine alle nostre idee data l’evoluzione déi nostri – nostri – tempi storici. ¿non si è forse in un ‘periodo’ storico? se cosí è/fosse, nostro dovere riprendere letteratura teorica su terreno di cultura politica, e della ‘politica’, in senso lato, la Politica; e quando la si scriva con l’iniziale maiuscola, la Politica pretende una scrittura in polivalenza semantematica. il poeta Pound dell’epos era per mettere ordine al suo poema, e glielo diceva al suo Boss. in senso lato, la Politica. fuori di questo testo, il becerume del luogo comune “la politica è cosa sporca”, grazie alla… virtú (sic!) del Berlusconismo del nient’ente avent’ente idee, e per ciò, nient’ente avent’ente idea-le, la Politica è divenuta una “cosa sporca”, perché questo – almeno cosí mi si presenta – è il ‘berlusconismo’: un populismo artefatto a regola di genio piazzaiolo e piazzista privo di idee e senza conoscenze elementari déi procedimenti storici – e sía chiaro: le ragioni dialettiche non schematizzabili -, né mi risulta cittadino capace di intendere civitas che sía dalla parte del Cavaliere; ma non sporchiamoci la voce nel citare l’eroe (sempre sic!) del ‘conflitto d’interessi’, risparmiamocela questa nostra voce per tempi che auspicabilmente vengano a schiarita di orizzonte etico-civile plurale, però caratterizzata a tendenza ‘di fondo’.

e noi si viene da una cultura-(di)-sapere, cultura seppur non ancóra non focalizzata, dove risuonano parole austere – Spirito della Storia, Destino di Popolo e Nazione che pretendono, piaccia o non piaccia ai nostri contemporanei di percorso ‘confusionario’ e non di ‘con-fusione’, la presenza dello Stato -; responsabilizzati a simili dizioni v’è timore e tremore molto, ma tant’è ché l’impresa è disegnata, mentalmente (la mente considerante la propria virtuale «semenza» del ciascun soggetto individuo-storico nella sua generazione epocale) a tutto tondo. diamone del lustro a mente nostra: l’intelletto può tradirci, sta a noi, in misura d’autocontrollo, rialfabetizzare alfabeto scolastico e postscolastico, e facendo presente che di alfabeto si parla sí/ma in campi linguistici di conoscenze ai saperi diversi gli uni dagli altri.

come a proclama apud rostrum, nazionalisti, se per nazionalismo s’intenda amore e cura per la comunità nella quale ci si trovi in vita e in opera dell’industriarsi; e surrealisti, se per surrealismo s’intenda il sottrarsi alla rugosità del reale – e il reale œ la realtà altro non sono che il nostro esperire -, e andare oltre il qui-e-ora – il qui-e-ora consumato nell’attuantesi dello stesso qui-e-ora -.

«Non possiamo metterci il “traghettatore a basso prezzo”, perché ne verrebbe fuori la solita truffa che ovviamente non ci soddisferebbe e saremmo lí a fare i criticomani… piú o meno dal passo calcolato. E non possiamo neanche dare risposte “a tutti i costi”, come ben ci bacchetti… il senso del tempo, (come ciclo) il senso del limite… certo… ma dobbiamo dar(ci) risposte del nostro stile, ovvero ripercorrere il tempo del novecento a oggi, capirne bene i flussi e riflussi nel clinamen, in un modo compartecipe e, attento, lucido, ma non occhiuto livoroso o disfatto. Che tanti n’avesse disfatti ormai abbiamo misure. Per non morire richiami alla battaglia, giustamente… e chi potrebbe farlo meglio di te, con quel tuo discorso inimitabile che ci fa capire il profondo delle nostre parole-miti, il senso delle nostre idee inesauste?» (Sandro Giovannini).

«Il carattere fondamentale del Principe è quello di non essere una trattazione sistematica, ma un libro “vivente”, in cui l’ideologia politica e la scienza politica si fondono nella forma drammatica del “mito”. Tra l’utopia e il trattato scolastico, le forme in cui la scienza politica si configurava fino al Machiavelli, questi dette alla sua concezione la forma fantastica e artistica, per cui l’elemento dottrinale e razionale s’impersona in un condottiero, che rappresenta plasticamente e “antropomorficamente” il simbolo della “volontà collettiva”, per un determinato fine politico, viene rappresentato non attraverso disquisizioni e classificazioni pedantesche di principî e criteri di un metodo d’azione, ma come qualità, tratti caratteristici, doveri, necessità di una concreta persona, ciò che fa operare la fantasia artistica di chi si vuol convincere e dà una piú concreta forma alle passioni politiche.» (Antonio Gramsci).

un nuovo modo di ‘pensare’ la Storia e di ‘scriverla’, e, con la Storia, la Politica, lo Stato e la Comunità déi Singoli. quando poi Storia, Politica, Stato e Comunità déi Singoli síano «realtà effettuale», allora nei ludi nazional-popolari è la festa déi miti e déi riti tutti alle insegne déi simboli e degli emblemi, il Teatro degli uffici pubblici; e vale l’Artaud de Le théâtre et la cruauté, in Le Théâtre et son double: «Le Théâtre de la cruauté se propose de recourir au spectacle de masses; de rechercher dans l’agitation de masses importantes, mais jetées l’une contre l’autre et convulses, un peu de cette poésie qui est dans les fêtes et dans les foules, les jours, aujourd’hui trop rares, où le peuple descend dans la rue.» (RP).

da persona empirica a persona giuridica (il tratto… e è un tutto sí di limite ma promettente il c’è dell’altro per il quale si deve nell’attendere al laboroperare), salvaguardata l’incolumità pubblico-privata dell’individuo, da terra a territorio, nomos, légge di Stato. il ‘traghettatore’ è il pensiero politico dell’idea nel tempo delle vacche magre, piú esplicitamente: in questo tempo di degrado ancor prima che ideologico e politico, culturale. le barriere vanno superate, le barriere sono le categorie che, rese ‘realtà’, addirittura impediscono la dinamica, meglio il lievito dell’iniziativa politica; tra i meriti della Rivoluzione francese non possono piú starci le categorie di destra e di sinistra, né tampoco le recenti svenevoli di centrodestra e di centrosinistra con trattino o non fra i due termini; al contrario, che abbia a ‘vigere’ il «traghettatore», che non è il partito né il principe se, con questo titolo, s’intenda ‘l’uomo della Provvidenza’ (il Vaticano è uno Stato straniero impedito di parlare degli e negli affari dello Stato italiano…), il «traghettatore» è il pensiero politico dell’idea (v.s.): l’idea che attende di incarnarsi in stile costituzionale, di vita – comprendendovi il tutto del possibile vitale, e io sono io e tu sei tu, patos di distanze che alimenta l’iotu in cerchio intorno al fuoco – e dunque arricchendo quel ‘vitale’ crociano che è l’economico con l’‘imagination au pouvoir’, cioè l’‘opera d’arte’ (ovviamente non trattandosi di ‘pura’ estetica). Frei wovon? Was schiert das Zarathustra! Hell aber soll mir dein Auge künden: frei wozu? (Nietzsche), il mio conio. in qualche squarcio di storie patrie il Passato come Tradizione, ovvero Valore, può suonare ‘pesante’, rallentare l’‘azione’ incespicando tra i problemi del tempo a noi contemporaneo; certo rimane, e a sorgente per nostre attuali fermentazioni, il monito foscoliano di ricorrere alle storie – virtú – patrie, ma che non si tralasci di rammentare l’insegnamento Storico che l’‘eterno ritorno’ della Storia avviene nel metamorfico (l’io dello stesso singolo, se intraprendente e in-quieto, di oggi non è piú quell’io dello stesso singolo intraprendente e in-quieto di ieri; la memoria Storica va rivista ridiscutendola, è una ‘forma’ accessibile nella rinnovata critica). ¿e allora cè e è ‘capitano di ventura’ come ai bei tempi in cui il miles italiano di humile terra italiana scriveva la sua pagina di ardito ardimentoso pregustando gli Arditi che sarebbero venuti? la figura dell’ athlētés, e ancóra: il dannunziano Disegno di un nuovo ordinamento dello Stato libero di Fiume 27 agosto 1920, tutto da mandare a memoria, testo degno della miglior polis platonica e della miglior città del sole di Campanella; fra i Libri da dover scrivere, il Libro che si deve scrivere: la Costituzione per la Comunità di Nazione-Popolo e di Esemplari ‘animi animosi d’amor proprio’.

DISCORSO, ma il modello è puramente ispirativo; infatti tutti i modelli, i piú pregevoli, si forgiano in officina, il made è il ‘personale’ dell’opera, non ci si improvvisa per elaborare discorso. ¿questo testo subisce il tentativo di lettura, in fondo al pozzo alla scienza (e io, povero me! ne ho commessi di errori avendo dovuto immaginarmi!). «Novecento» o XX secolo, e aldilà déi pensieri totalitari, pur ‘epocali’ che síano stati, tra Nazione e Stato. e del procedere spedito è contrassegno di contrasto/ossimoro, tuttavia non è da credere che una parola d’ordine prefiguri la ventura; e a riemergere, quella problematica sí pressante che è l’ideo-logia, letteralmente ‘discorso (logia) intorno alle idee (ideo)’; e noi si sa, senza idee non si va da nessuna parte. anche il postfascismo ci è alle spalle, e del fascismo, storico œ teorizzato ma non interpretato e comunque non voluto da libera espressione nell’ideale di idea, qui è da rispedire al ‘sogno’ del libero pensatore di nuovo neofascista ché «il fascismo?»: storicità da Evola a Bombacci, e ancóra: la Repubblica Sociale Italiana, cioè laboratorio di idee : «Allo stato degli studi è impossibile precisare il numero e la consistenza di questo pulviscolo di movimenti, gruppi e gruppetti.» (De Felice, Mussolini l’alleato. II. La guerra civile 1943-1945, Einaudi, p. 504). urge che si viva la parte di storia corale che storicamente ci appartiene, vecchi e giovani, e, a questo punto, sí, nella stagione-dopo fascismo e antifascismo, pensando alle possibili aurore, pur non di gloria; in primis, ponendoci là dove non sía piú nemmeno vago sentore di destra e sinistra, categorie di pseudopolitica uscite dal metalinguaggio della Rivoluzione francese (ripetere giova), e se sono partiti, noi – super partes – li intenderemmo non ‘p/Potere’ ma movimenti organizzati di cultura culturale e di cultura etico-politica nel contribuire ‘culturalmente’ al governo della res publica, culture-consigliere.

¿che dire al nevralgico di discorso? nella confusione chiassosa e avvilente della parola fatta scadere non solo a chiacchiera ma fatta precipitare nella gola profonda del capitalismo Signore ingordo di Servi – questi, i nuovi ‘dannati della Terra’ – con le sue sentenze su ‘crollo del Muro’ œ su ‘fallimento/fine del comunismo’ – come se al posto déi ‘socialismi reali’ vi fossero stati i ‘comunismi reali’-. si ricompangano parole e loro significazioni nel complessivo sintattico di un discorso, da cui ‘un certo senso di… senso’. stralci (non a caso trascelti perché ben caratteristici, almeno alla di lui persona futuro «Duce», del periodo diciannovista œ sansepolcrista del ‘primo fascismo’, il ‘movimentista’ œ ‘relativista’) da Riassunto del discorso pronunciato [da Mussolini, il ‘movimentista’ œ ‘relativista’ ] a Cremona, al politeama «Verdi», la mattina del 5 settembre 1920, nel corso del convegno lombardo dei Fasci Italiani di Combattimento. (Opera omnia di Benito Mussolini, a cura di Edoardo e Duilio Susmel, XV, pp. 182-189) (non allarmiamoci! ¿Mussolini ispiratore nostro? suvvia, a ciascuno i dèmoni che riesce a  scovare in sé: quel nome appartiene alla Storia della cultura soprattutto politica e della dottrina dello Stato (piaccia o no), non è che l’umile scriba ne possa sentenziare l’efficacia dell’insegnamento, il detto ‘il Duce ha sempre ragione’ è il detto irragionevole che i servi di turno, come attualmente in Italia, ripropongono mutando il titolo con il nome di persona e alla ragione ponendo il Dasein); discutibile che possa pure essere lo stralcio che si sta per citare, si dovrà anche ammettere che lo si possa prendere in parte in buona considerazione perché i córsi e ricórsi storici non tollerano i sistemi ermeneutici, l’ermeneutica chiusa: «Il fascismo nostro, il programma dei Fasci di Combattimento, […] non ha avuto subito un programma ben definito. Questa proposizione può sembrare paradossale, ma io vi potrei citare questa frase di Carlo Marx: «Chi propone un programma è un reazionario». Ed effettivamente chi vuole ingabbbiare in precedenza un’attività futura in un sistema rigido di dettami è un reazionario, la cui opera sarà, quanto piú si avanzi nel tempo, tanto piú estranea al progresso e alla vita vissuta.» … sí, movimentismo relativismo anche pragmatismo, coscienza inquieta come titolò Remo Cantoni il suo studio su ‘quel singolo’ che è Kierkegaard; e è come si aprisse un volume di racconti, un epos, una pagina… un’altra pagina, una riga… un’altra riga, passi e brani, lettura di pragma allo stato puro, e di pragma in pragma è la vita: lo sguardo portato al teatro spectaculum mundi – e l’attore io stesso lo sono e tu stesso lo sei a servire l’exducere in funzione di paideia –, proposizione positiva tutta da reinventare, un secolo non è che solo con sé stesso, e il nostro temenos è come ‘liberato’ dal kolossal che è la ‘Caduta del Muro di Berlino’, con quel che ne segue di steccati abbattuti e le macerie abbandonate alle spalle, e ancóra: valenza precipua di simbolica, evocativa, promozione d’evèntica; e allora ne consegue, tutt’altro che postulato, l’immagine, peraltro già sfruttata a titolo ora di cattiva propaganda ora di buon concetto-significato pro-avvenire, tipo d’immagine coltivata dall’immaginario a significare ‘prendiamoci la possibilità-opportunità di una nostra ingegneristica storia’, un angelus veramente novus con il denso significarsi di parola-‘angelo’.

le teorie si sovrappongono, come metalinguaggio, al linguaggio della forma linguistico-teorica; si dirà: ¿ma è possibile dottrina dello Stato non esplicitata da teorica? si rivada al lettore gramsciano del Principe di Machiavelli: mito e mitopoietico che possono dottrinare dello Stato il Collettivo è smosso dall’immaginarlo.

non si può fare a meno: inforestarci (storicamente), il forestale che ci viene tolto (originariamente) dalla nostra parte non accattivante.

l’estetica, altra forma della politica, se non politica stessa – come peraltro dimostrato, anzi mostrato, dai regimi totalitari fondamentalmente nazional-popolari distinti sbrigativamente di estrema destra e di estrema sinistra -; purtroppo l’andazzo déi tempi è pur questa cristallizzazione di modi-di-dire anticipatrice dell’evèntico. suvvia, ¿perché cosí negligenti nel non darci al nostro pensiero che sarebbe pronto a pensare grazie all’apporto fondamentale della nostra mente; son cose queste d’un’ovvietà estrema, eppure si è costretti a dirlo che si può pensare con la propria testa alle ‘virtú etico-civili’, e mai come qui-e-ora suso in Italia bella. ¿che il Principe di Machiavelli torni a darci una mano? ¿che nuove indicazioni di massima – virtú – vengano a ispirarci? tutto, tranne che: tristo totalitarismo di pensiero-unico ottenebri il nostro studio idèico. e allora ne consegue, tutt’altro che postulato, l’immagine, peraltro già sfruttata a titolo ora di cattiva propaganda ora di buon concetto-significato pro- avvenire, il di nuovo kolossal della Caduta del Muro di Berlino, tipo d’immagine coltivata dall’immaginario quale simbolica, evocazione: caduta dello steccato, superamento dello stesso, a significare ‘prendiamoci la possibilità-opportunità di una nostra ingegneristica storia’. … poiché è da Libro non letto che verrebbe al mancato lettore la vergogna; le sin-tesi non sono per noi, l’ago della bilancia è fermo al centro che si chiama logicamente e significativamente ossimoro, l’ossimoro che non spezza il ‘necessario’ contrasto senza colpo ferire dell’iotu. e con il punto e accapo ci si consegna alla innocua grammatica, ma se in essa vi si annida una ‘vaga’ idea di riconsegnare alla Politica il suo onore cancellando la ridicola uniforme della macchietta attoriante in e di ciò che sta passando per “politica”, allora si avrebbe modo di ricominciare a ‘far politica’ intessendola d’un decoroso linguaggio e partecipandovi – ‘la libertà è partecipazione’ – il gioco stesso delle parti, un filo rosso, il ‘trasversalismo’.

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