Melissa P. Da 100 colpi a Tre soltanto

Mario Bernardi Guardi

Se non conoscete Anna K. Valerio, vi diciamo noi chi è. Padovana ( di residenza,ma è nata a Gemona del Friuli), trentenne, bionda, riccia, fascinosa, voluttuosa, nonché mamma meravigliosa, Anna K. è anche filologa classica, nicciana e franco- giorgio- frediana. Nel senso che collabora con Franco G. Freda e le Edizioni Ar, e lo fa con deliziosa grafìa intellettuale ed estetica. Dai suoi bei pori, Anna K. gronda cultura, libertà di spirito e “vis” polemica. Dunque, anche scintillante “cattiveria”. Anna Kattivik Valerio. Proprio così. Ed è in forza di questo brillìo capace di varcare allegramente  le tenebre del conformismo che Anna “giudica e manda”. A quel paese, giocando con raffinata perfidia.

Se non conoscete Melissa P., nata Melissa Panarello- non la si confonda con Giorgio Panariello, decisamente meno bello-  vi diciamo noi chi è. Catanese, ventiquattrenne, bruna, bambolotta e rotondetta, Melissa P. è diventata famosa nel 2003, dando alle stampe una sorta di “caliente” autobiografia adolescenziale intitolata “Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire”. In realtà, prima di andare a dormire, Melissa non solo si spazzola la sensuale capigliatura, ma ne fa di tutte e di più, inanellando per l’editrice Fazi, plurali sozzerie che la hanno valso un successo pressoché planetario, visto che il libro ha venduto in Italia tre milioni di copie, è stato tradotto in quarantatré paesi e ha avuto anche, nel 2005, una versione cinematografica (prodotta da Francesca Neri, diretta da Luca Guadagnino e interpretata da Maria Valverde e da una mummificata Geraldine Chaplin nel personaggio della nonna anticonformista che dà i “giusti” consigli alla nipotina in boccio), rivelatasi- ahimé-  al di sotto delle attese voyeuristiche. E di quelle del pruriginoso botteghino.

Beh, direte voi, cosa c’entra la filologa Kattivik con la P.? C’entra, perché l’Anna Padovana oltre a dilettarsi di peripli nicciani e di gratificanti avventure nella sapienza greca, ha creato per Franco G. una gustosa collezione “Le librette di controra” dove accoglie testi erotici di autori illustri – Luciano di Samòsata, Mario Mariani, Mario Appelius…- e di giovai promesse- Fiammetta Oselladori, Mauro Meriggi, Dudù…-, all’insegna dell’eleganza e di una gioiosa “paganità” che nulla ha a che fare col sottobosco porno contemporaneo, “hard” o “soft” che sia, e meno che nulla con i risvolti ideologico- pedagogico- didattici con cui gli abitanti di detto sottobosco legittimano le loro morbosette e presuntuosette pseudo- rivoluzioni sessuali.

Con le “Librette” entriamo decisamente in paesaggi “altri”, dove il piacere è davvero libero e libertario, ha incantevoli profumi antichi ed eterni, intreccia fascinazioni e suggestioni còlte, con anima e carne piacevolmente avvinte, senza sermoni, contorsioni intellettualistiche, disgustosi retrogusti tra il moraleggiante e l’amorale manipolati da giovinette peccatrici burrose e logorroiche, esperte nel darla a bere agli onanisti mass-mediatici, ma incapaci di farlo con i veri alfieri e le vere alfiere dell’Eros, finalmente con la maiuscola che merita.

Ovvio che tra questi ci sia- con tutti gli sprezzi aristocratici del caso, coniugati però con graffi di divertimento che addolciscono la vocazione ad annichilire- l’Anna Kattivik di cui sopra. La quale, nelle sue Librette “controrarie” (a proposito, «la controra è, nella giornata, l’ “hora lasciva”, avversa alla progressione faustiana del lavoro, ora ideale e ideativa, è l’ora morbida –morbosa?- panica, misteriosa e misterica, dove tutto è ebbro e inebriante») non poteva sfuggire al diletto di fustigare graziosamente, con sanguinaria dolcezza, la Melissa nonché P.

Leggiamo: «Da un po’ di bizzarre stagioni, sappiamo di avere tutti una ambasciatrice dell’Italian style’, una ragazzetta che, per caso, in giro per il mondo, sta portando ‘cum laude’ il suo romanzo. Ne scorgiamo la faccia, stereotipata nel tentativo di apparire provocante, sulle coperine dei più noti rotocalchi stranieri. Ora i capelli diffusi su cui ha puntato tutto; gli occhini imploranti; le gemme ancora immature dei seni (tanto chi ci fa caso alle misure, conoscendo gli usi che lei è disposta a farne…). Il maggiore fotografo giapponese di oggi l’ha ritratta ‘desnuda’, come una piccola, smarrita geisha, nutrita a lacrime e cannoli siciliani; come un eterno ‘vorrei ma non posso’ fumigante di sogni, illusioni e miraggi.

Melissa P., rivelazione nel paesaggio erotico contemporaneo. Melissa P., paragonata alla bella e nevrotica Anais. Melissa P., panetto australe di carne appena tornita, incaricata di trasmettere nientemeno che una visione del mondo generazionale. Grido degli adolescenti lascivi. Boccaglio delle adolescenti vogliose. Specchio ustorio di occhi persi. Monito all’umanità che si affaccenda distratta, mentre i suoi uccioli diventano a fatica adulti. Rintocco addirittura del tempo. Melissa, nome parnassiano prestato al mistero da poco di un’iniziale di cognome che non vuole svelarsi» (Contro la P. Melissa. Elogio e invettiva, Le librette di controra, 2005, pp. 45, € 6,50).

L’ “incipit” è magistrale, no? Anche il resto, datemi retta. Ora, però, attendiamo la nostra fulgida Kattivik a un nuovo appuntamento perché la Melissa, dopo un’abbondante seminagione sul corrieresco “Sette” di articoli intesi a svelarci i misteri dell’eros nelle italiche province, adesso (si veda il n.40/41 del  titolato “magazine”), aggiunge furbeschi tocchi autopromozionali alla sua immagine facendosi effigiare- giochetti di seminudo su biancheria nera, occhioni e capigliatura d’ordinanza, giarrettiere “comm’il faut”, un paio di maschi- l’uno efebico, l’altro trucido, a contorno – sulla detta rivista in occasione del lancio del suo nuovo romanzo Tre ( con ammicco alla celebre scrittrice Irène Némirovky. Si veda il suo Due recentemente pubblicato da Adelphi), dove si narra, appunto, una erotica triangolazione che fa impallidire quella di Jules et Jim (cfr. il libro di Henri-Pierre Roché e il film di François Truffaut): lei, la poetessa Larissa, ama, assieme, l’allevatore di pappagalli (!) Gunther e il fotografo itinerante (!) George.

Ci sa fare, la Melissa, con la pubblicità: megaservizio con foto – sette pagine-, anticipazione editoriale – le prime, sulfuree pagine di Tre – intervista ad alto tasso di narcisismo libidinoso. Dove la piccola star dagli occhi snocciolati- a celebrazione della sua novella, spudorata historia (che scandalizzerà, ed ecciterà, le residue -e bruttarelle- anime- cosiddette- belle, raccontando le “vertigini negative” di un rapporto a tre naturalmente vissuto), dice di sé alcune cose che costeggiano col sublime. Eccola, discinta e disvelata, spiegare come e qualmente il suo ruolo di cartomante in “Victor Victoria” della Cabello, su La7, abbia una sua significativa ragion d’essere: «I numeri contano molto nella mia vita. Il tre, sopra tutti. E quindi anche le carte. Da piccola in famiglia mi chiamavano ‘sacerdotessa’. E il programma in tv non è un’improvvisata. La cartomanzia è la mia seconda professione. La faccio a casa, la faccio nelle feste».

Fa un sacco di cose Melissa/ Larissa. E ulteriormente svela: «Non sono missionaria, semmai oracolare». E ci chiama a una disincantata riflessione su politica e dintorni: «Dov’è un paese più sessuale dell’Italia: Berlusconi governa con i bassi istinti…».

Alfine confessando all’incalzante Enrico Mannucci che la vorrebbe sentir ragionare non solo dei minimi, ma anche dei massimi sistemi: «E poi ho ventiquattro anni. Non mi va di parlare di morte e di pene».

E qui la battutaccia di volgarissima, caporalesca fattura viene spontanea: davvero di pene no? Ma sia la Kattivik a pronunciarsi.

MARIO BERNARDI GUARDI

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