Maurizio Martucci. Cuori tifosi

Fabio Polese

intervista Maurizio Martucci

Maurizio Martucci, giornalista e scrittore, dopo  11 Novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica e Cuore tifoso. Roma-Lazio 1979, Un razzo ha distrutto la mia famiglia, Gabriele Paparelli racconta, ha recentemente pubblicato Cuori Tifosi edito da Sperling & Kupfer (pagg. 480, euro 18,00) – nella Collana Le Radici del Presente diretta da Luca Telese. Un libro che racconta i morti dimenticati degli stadi italiani per cercare di non farli sparire nelle menti di una nazione che vive di calcio.

«La morte è uguale per tutti» così inizia l’introduzione al suo nuovo lavoro e così recitavano gli striscioni delle curve italiane in più di un’occasione per ribadire che la morte di un tifoso, di un ultras non vale certo meno di quella di qualunque altra persona. Crede davvero che sia così? Crede che uno Stato, o più in generale, una società come quella attuale, sia in grado di ricordare in ugual modo tutti i suoi morti?

Niente affatto, sono convinto dell’esatto contrario! E nella schietta sinteticità della frase, questo striscione esposto in curva nel lontano 1993 stanava già l’equivoco, denunciandone il paradosso. La nostra memoria storica è correlata all’azione culturale che i mezzi d’informazione e di comunicazione di massa riescono ad esercitare sul nostro immaginario collettivo. Il grado di incidenza di un sentimento popolare è subordinato al grado di performance del messaggio su reti sociali e ripetitività nel tempo. In parole povere, passata l’onda emotiva del primo momento, se ad un caso di cronaca nera con eco nazionale non si fa seguire una calendarizzazione della ricorrenza o un ciclo di verità, scadenzando un percorso di memoria, si sconfina presto in una dimensione d’oblio. La gente dimentica, la gente scorda, distratta dagli affanni della quotidianità com’è fisiologico che sia. E alla fine, passati 5-10 anni di distanza dall’accaduto, anche il più efferato disastro può passare nell’anonimato come se non si fosse mai consumato. Se chiedi in giro cosa evoca il nome di Ustica, passati 30 anni dal disastro del DC-9 capita che trovi qualcuno che ti risponde ‘E’ una meta estiva per le vacanze!’ Nessuno ricorda più del dolore delle famiglie e la morte diventa inutile anziché rappresentare un monito per il futuro. E pensa cosa accade quando un’informazione depistante riesce a confondere la vittima col carnefice, oppure quando invece di parlare di un attentato si parla di un incidente oppure di una morte naturale invece che di un omicidio. In quest’ultimo caso si entra nella categoria delle cosiddette morti scomode, quelle che il pensiero unico, allineato e politicamente corretto preferisce ignorare mettendoci una pietra sopra. Alla faccia della verità e della giustizia. In altri contesti si parlerebbe di omertà, invece…

Si chiamano Augusto, Giuseppe, Vincenzo, Gabbo, Antonio, Spagna, Celestino, Cioffi, Stefano, Mau… Ha trovato difficoltà a reperire documenti ed informazioni su strani casi di morte?

Eccome! Praticamente sono partito da zero: ho ricostruito decine di vicende processuali e casi scomodi, raccogliendo testimonianze di prima mano e il racconto di avvocati e famigliari delle vittime. Esiste una storiografia e un’appendice bibliografica scientificamente valida per i martiri del dopo-guerra, per le vittime degli anni di piombo, per i più recenti casi di cronaca nera di Cogne, Garlasco, Meredith a Perugia. Ma prima di ‘Cuori Tifosi’… c’era un vuoto culturale che aleggiava sopra i martiri del calcio. Nessuno li aveva mai considerati nella loro complessa drammaticità, nessuno aveva mai scritto a 360 gradi delle loro incredibili storie. Ed il dato dovrebbe far riflettere, visto che il calcio è una delle prime industrie del paese e primeggia per fatturati da capogiro. Tanti parlano di tattica, allenatori e calcio mercato, ma nessuno aveva mai scritto questa storia d’Italia sconosciuta e dimenticata. Questa è la genesi di ‘Cuori Tifosi’, è la storia di decine di ragazzi e ragazze che in un modo o nell’altro sono morti per questo sport.

Nella sua presentazione del libro al Campidoglio di Roma ha dichiarato: “Il libro è rivolto alle istituzioni, che non dialogano mai, e mai l’hanno fatto, con i tifosi, come nel caso della tessera del tifoso”. Una dichiarazione che sembra più un appello. Sbaglio?

Esatto. Il mio è un invito lanciato da un’aula tra le più rappresentative del paese. Giustamente tutti dicono che bisogna contrastare la piaga della violenza nel calcio, recuperare i giovani che guerreggiano…. ma poi nel concreto mi sembra si faccia poco o nulla e anzi provvedimenti come il programma Tessera del Tifoso partono più da una logica di fisiologica espulsione per soglie d’acquisto e Black List anziché di ricomposizione. Ti porto un dato: partendo dal Governo, passando per regioni e province scendendo giù sino al più piccolo dei comuni italiani, sai tra questi quanti sono i ministeri e gli assessorati che si occupano di sport, politiche sociali, politiche giovanili e culturali? Sono una marea, talmente tanti che impiegheresti una settimana solo per censirli. Ebbene, di tutti questi organismi, sai dirmi quanti effettivamente propongono programmi o progetti rivolti al popolo degli stadi per creare e diffondere una vera cultura del calcio e del tifo e per contrastare fenomeni reazionari valorizzando lo spirito aggregativo e passionale? Te lo dico io: nessuno! Ecco, manca la volontà politica di parlare con i nostri giovani, manca la forza per dire si faccia un passo in avanti ma anche uno in dietro. In due anni di tavole rotonde hanno concepito la Tessera del Tifoso confrontandosi con società private, agenzia di servizi, istituzioni, management sportivo, insomma… con tutto e tutti, tranne che con i tifosi! Non ti sembra strano? La Tessera del Tifoso è uno strumento per i tifosi, ma nessuno ha mai pensato di accoglierne preliminarmente il parere. I tifosi sono rimasti esclusi dalla filiera, cioè gli utenti finali si sono visti calare dall’alto questa carta prepagata e ancora non si capisce come una fidelity card possa contrastare la violenza con la tesi del ‘Più Spendi, Più Tifi’. Si è persa una grande occasione! La vera alternativa è Cuori Tifosi, è la cultura del dialogo, del confronto: fare cultura sentendo le voci di tutte le componenti, ricordando la storia degli stadi, evidenziando gli errori del passato affinché non si ripetano in futuro. Ma forse è più sbrigativo isolare e ghettizzare i tifosi. Così va l’Italia…

Si appunto, la Tessera del Tifoso. Lei ha scritto diversi articoli sull’argomento, ci sono novità? Lo stadio è diventato un salotto buono come volevano farci credere?

Le novità le avevo anticipate nei miei articoli, dove facendo semplicemente inchiesta giornalistica mi ero accorto che questa tessera è piena di anomalie: il Garante della Privacy ha da poco aperto un’istruttoria sull’ipotesi di uso scorretto del trattamento dei dati personali ed a breve dovrà pronunciarsi, così come il TAR del Lazio a Dicembre sarà chiamato a dirci se sussiste o meno l’incostituzionalità di un articolo di legge (9 del 41/07) più adatto ad uno stato di polizia dell’800 che ad pese civile, garantista e liberale da terzo millennio. Infine gli stadi vuoti, a Trieste pure i tifosi finti, disegnati su striscioni di plastica. Da contraltare l’aumento degli abbonati in pay-per-view, il ripetersi sistematico di isolati episodi di violenza in linea con il trend degli ultimi anni e la creazione di zone miste di tifosi non tesserati mischiati ai tifosi di casa, coi settori ospiti deserti sorvegliati da steward che controllano solo l’ombra di se stessi. Roba da ridere se non fosse che è a rischio l’incolumità fisica del pubblico. Per questo il Sindaco di Cesena ha scritto al Prefetto chiedendo una revisione dell’iniziativa Tessera del Tifoso. Forse qualcuno pensa che il primo cittadino romagnolo sia un violento ultrà che perora la causa degli incidenti selvaggi? Oppure a Cesena ci si è accorti che così com’è questa Tessera del Tifoso non sta in piedi e non porta da nessuna parte?

Secondo lei, potremo smettere di parlare di morti di calcio? Potrà mai cambiare qualcosa a livello di sicurezza negli stadi? Non parlo certo della sicurezza attraverso decreti che intendono militarizzare ancora di più le gradinate italiane…

Si può smettere di morire di calcio metabolizzando il modo assurdo in cui per 90 anni si è morti di calcio. La prima vittima è datata 1920, l’ultima 2009. Di calcio si è morti per vili agguati di isolate frange reazionarie, per assalti condotti all’arma bianca, per vandalismo, ma anche per eccesso di repressione delle forze dell’ordine, per stadi fatiscenti, per malasanità e non ultimo, vedi la vicenda di Gabriele Sandri, un’informazione malata ha preteso di far passare il teorema che si potesse morire di calcio anche quando tutto questo tormentato mondo non c’entrava affatto e lo stadio più vicino si trovava a centinaia di chilometri di distanza dalla scena del delitto…

Torniamo a Cuori Tifosi. Sono iniziate le presentazioni del libro, quali saranno i prossimi appuntamenti?

Le richieste sono tante ed arrivano da ogni parte d’Italia. Dopo Roma e Viterbo sarò presto ad Udine, Torino, Firenze, Perugia e poi nelle Marche. Il mio augurio è che quante più persone possibili riescano ad interfacciarsi con queste storie, perché dal sacrificio immotivato dei “Cuori Tifosi” può nascere un rinnovato cambiamento, un nuovo processo di crescita culturale per guardare con fiducia al futuro, memori degli errori del passato…

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